C'era una volta il West  29

Quando la musica finisce, raccogli la pistola e cerca di sparare... CERCA!

Il primo Call Of Juarez fu uno sparatutto che divise tanto il pubblico quanto la critica: se da un lato riportava in auge un'ambientazione dimenticata come quella western, tra l'altro con un prodotto finale sicuramente più che positivo, dall'altro mostrava i tipici difetti del genere (livelli lineari, alcuni passaggi frustranti) senza risucire quindi a imporsi sulla spietata concorrenza dei mostri sacri quali Call of Duty o Far Cry. A distanza di due anni, Ubisoft ci riporta nel vecchio west con un seguito che si presenta in realtà come un prequel: ambientato una ventina di anni prima del predecessore, Bound in Blood ci narrerà i retroscena della vita dei fratelli McCall prima che Ray diventasse reverendo e iniziasse la sua crociata personale per vendicare il fratello Thomas, come si vede nel primo Call of Juarez.
Ufficiali dell'esercito confederato, i McCall saranno costretti a disertare per proteggere la loro famiglia dalle razzie dei vincitori e dovranno poi fuggire per non essere impiccati come traditori, ritirandosi sul confine messicano, dove si uniranno alla banda di Juarez, bandito messicano ossessionato da un leggendario tesoro azteco.

Quando si spara, si spara, non si parla

Una idea caratteristica (e poi realizzata male) del primo episodio fu dividere il titolo in due stili differenti: il principale, in cui il giocatore impersonava il reverendo Ray, era il tipico sparatutto, il secondo, nei panni del giovane Billy, prevedeva un simil stealth che nella pratica fu del tutto fallimentare. Consci dell'errore commesso, ma volendo tenere la "dualità" della serie, i programmatori permettono ora la scelta ad inizio livello tra i due protagonisti. Dove Ray rimane il sanguinario pistolero visto nel primo, più portato all'azione diretta con le sue due pistole e protetto da una vecchia corazza, il fratello Thomas si rivela capace di un tiro più preciso sulle lunghe distanze e, sopratutto, di utilizzare un lazo con cui raggiungere luoghi altrimenti troppo lontani e da lì aiutare il fratellone a salire. La scelta di uno dei due personaggi lascerà il secondo sotto il controllo dell'intelligenza artificiale, facendolo diventare un alleato più che valido, in grado di dare un intenso fuoco di copertura, abbattere i nemici sfuggiti al giocatore e dando in generale un senso di partecipazione raramente visto in personaggi non giocanti, anche grazie alle continue battute e allusioni che i due uomini si scambiano prima e durante gli scontri a fuoco. Indipendentemente dal personaggio scelto, il gameplay resta quello piuttosto classico dell'episodio precedente: livelli più o meno lineari in ambientazioni simbolo del genere (deserto, miniera, campo indiano), gremiti di nemici e da attraversare interamente per accedere al successivo, con tuttavia la trovata del duello finale ad intervallare un capitolo all'altro. Sebbene manchino quasi due mesi all'uscita del prodotto, vogliamo fin d'ora spezzare una lancia a favore di questa particolarità, i duelli appunto, che si presentano come una caratteristica in grado di rendere Call of Juarez 2 diverso dalla massa: la telecamera si sposterà dalla prima persona ad un'angolatura dalla quale vedrete la gamba (e annessa fondina) del protagonista e, di fronte, l'avversario. Tramite il mouse controllerete la mano, da tenere il più vicino possibile alla fondina, e con i tasti direzionali sposterete il personaggio affinchè metta bene a fuoco l'immagine del nemico. Al rintocco di una campana dovrete spostare rapidamente il mouse e sollevarlo subito dopo, simulando il gesto dell'estrazione. Il gioco offrirà inoltre una variante della ben nota modalità "bullet time", ovvero la possibilità di rallentare il tempo di gioco, simulando una maggiore velocità da parte del protagonista rispetto ai nemici: uccidendo un certo numero di avversari "caricherete" una barra a forma di tamburo che, una volta piena, vi permetterà di selezionare rapidamente i nemici spostando il mouse su di loro e, subito dopo, potrete godervi la carneficina. Da notare che usando Thomas (il secondo fratello) il risultato sarà diverso: potrete infatti selezionare i nemici, ma dovrete anche spostare rapidamente il mouse per simulare l'armamento del cane tra un colpo e l'altro. Nulla di eccezionale rispetto a quanto visto in passato, ma comunque apprezzabile, sopratutto considerata l'ambientazione western che con simili orpelli va decisamente d'accordo.

Lo sai di chi sei figlio tu?!

Call of Juarez: Bound in Blood promette una quindicina di ore per completare la sessione a giocatore singolo e presenterà un multiplayer dotato di modalità a squadre e un capture the flag in diverse mappe ispirate all'ambientazione del gioco in singolo. Dove sembra probabile il tentativo di riproporre una guerra di secessione online (sullo stile dei vari Call of Duty) non è stato possibile trovare conferme alla speranza di un multiplayer cooperativo basato sulla storia principale: alcune caratteristiche, come i già citati duelli, fanno però temere che questa rimanga retaggio del gioco in singolo. Dal punto di vista grafico i miglioramenti rispetto l'engine originale sono a dir poco incredibili: i dettagli, già abbondanti, sono aumentati in maniera esponenziale, gli effetti atmosferici, così come la distorsione provocata dalle fonti di calore e gli effetti di luce ed esplosioni si rivelano realistici come poche volte si è visto (su tutti l'effetto della pioggia è realizzato in maniera davvero magistrale).

I modelli si dimostrano fluidi e dettagliati, ricchi di orpelli sebbene forse un po' ripetitivi. Aspetteremo la versione finale per dilungarci sull'intelligenza artificiale e le caratteristiche audio del titolo, che promette fin d'ora un doppiaggio completo in italiano: il tempo di attesa? Non molto, poiché l'uscita è fissata per i primi giorni di luglio, abbastanza comunque per sperare che i (pochi) difetti riscontrati siano superati e che Call of Juarez 2: Bound in Blood esca dalla massa non solo per la particolare ambientazione.

CERTEZZE

  • I duelli sono entusiasmanti e pieni di tensione.
  • Realizzazione tecnica di grande pregio.

DUBBI

  • Il giusto equilibrio tra i due diversi stili di gioco.
  • Non sembra essere stata implementata una modalità cooperativa.