Diario del CapitanoDiario del Capitano 

Diario del Capitano

L'altra mattina, andando a Roma per appuntamenti, ho avuto una sensazione, un brivido. Quella sensazione che hai quando stai per concludere un esame o un'interrogazione di cui hai la certezza quasi assoluta - un assolutismo che non ti concedi per scaramanzia - di aver superato. Quella sensazione che si accompagna sempre con la certezza che se non si commettesse qualche errore grave proprio sul finale, ormai sarebbe fatta, superata - avanti il prossimo, viva il weekend, viva la vita.
E' una sensazione ricorrente in me ultimamente. E più si fanno aspre le battaglie e le sfide e più sento che ci sono quasi.
Ecco questo è un diario autobiografico. Non parlerà di videogiochi, ma di un pezzo di me. Un flusso di coscienza a tratti illegibile così come lo era quello di James Joice.
Dopo diversi mesi (un anno?) che non ritorno su questo argomento, ed essendo questo diario passato da cinque letture al giorno del 1999 a oltre dodicimila di oggi, ritengo che si corra il rischio di dimenticare le origini, dimenticare perchè siamo qui e dove stiamo andando, lungo questa infinita via che porta al successo.
Non ho dimenticato quando quattro anni fa mi portai un portatile (di chi?) in vacanza al mare cercando di aggiornare Multiplayer.it dalla casa del custode del residence provvista di telefono. Ero solo allora. Sembra una banalità, ma ripensate al 1999 e cercate di ricordare se, come e quando ci si collegava a Internet. Era l'anno del boom, l'anno in cui si pensava che Internet avrebbe portato con sé fiumi di miele e oro, trasformando in ricchezza qualunque pezzo di piombo. Nel giro di sei mesi rifiutai più o meno cinque offerte di acquisto dell'allora inesistente società. Come in un'allucinazione derivata da una dose mal eccessiva di LSD si accodavano alla porta di Multiplayer.it investitori, con i progetti più disparati, che vedevano però la base di partenza in un sitarello dal nome accattivante. Cento milioni, cinquecento milioni, un miliardo, tre miliardi (di lire, allora - ah le lire!). Ebbene sì, li rifiutai - pazzo!. Multiplayer.it non era un sitarello dal nome affascinante. Multiplayer.it era un progetto, con il suo apparato circolatorio, respiratorio e digerente. Invece gli investitori assorbiti nel vortice dei miliardi pensavano solo ai loro di business plan - ah, i business plan che mala invenzione!
L'idea di allora, nata nella mia testa, non è la stessa di oggi. E' cambiata, si è evoluta, è cresciuta. Cresciuta non solo grazie al padre, ma anche grazie a tutti i genitori che si sono affiancati a me in questo cammino, donando un pezzetto della loro anima a questa grande creatura.
Oggi, volenti o nolenti, trecentomila italiani passano ogni mese tra le pagine del sitarello dal nome accattivante. Molti di questi nemmeno sanno di stare su Multiplayer.it. Non conoscono la sua storia, non la vogliono nemmeno sapere. Ci sono finiti per sbaglio, un consiglio, un link. L'idea è di leggere, scaricare quello che serve e poi scappare. Ma una percentuale di queste api che vengono a prendere il polline si fermano. L'area Premium, l'ultima nata in ordine di tempo (ma non l'ultima - ah no di certo!) è arrivata a quota 100.000 api che hanno fatto di Multiplayer.it una buona base di partenza per le loro scorrerie online.
Torna il concetto della base di partenza. Forse è questa la scintilla vitale?
Il mio desiderio, seppure evoluto, è sempre stato rappresentare la prima scelta, il primo approdo, il primo pensiero collegato al videogioco. Che demo è uscito oggi? Sentiamo Multiplayer.it. Cavolo che bel gioco questo, vediamo cosa dice Multiplayer. Ho voglia di fare quattro chiacchiere, me ne vado su Multiplayer.
Multiplayer.it centro del mondo videoludico. Ambizioso? Si, ma non lontano.
Orgoglio, ma non presunzione. Forza, ma non prepotenza. Multiplayer.it dà lavoro al momento a quasi venti persone (una parte di queste giunte con Alternative Reality lo scorso anno), di cui alcune con famiglia sulle spalle, me compreso - ah si, perchè dal 1999 a oggi mi sono anche sposato, mi ero dimenticato.
L'ultimo componente che ho montato sul Jeeg-Multiplayer-Robot-d'Acciaio è l'area Premium Gold. Sono convinto che là fuori ci sono molte persone che hanno capito. Si sono evolute. Hanno capito che per realizzare il meglio ci vogliono risorse che non nascono sotto la mattonella. Ma anche se non l'avessero capito, non fa niente. L'importante è che apprezzino gli sforzi. Che gli piacciano le iniziative che senza il loro contributo (cosciente o incosciente, è indifferente a questo punto) non ci sarebbero state. E' questo quello che conta.
Entro due anni tutti i siti internet che offrono informazione esclusiva, seria e professionale, a prescindere dal settore di appartenenza, saranno passati a pagamento.
Multiplayer.it oggi potrebbe subire lo scotto del pioniere: arricchirsi o morire di stenti. Ma ogni buon imprenditore è anche un pioniere, altrimenti è destinato a inseguire gli altri a vita e ad accontentarsi degli avanzi delle loro idee.
Sono anni che in un modo o nell'altro ripeto queste mie parole. Nel 2001, quasi due anni fa, realizzammo un meeting a Milano, durante lo SMAU. Lo ribattezzammo "Multiplayer Network Convention". Eravamo quasi in cento in quella sala. Un terzo di quelle persone oggi non ci sono più. Hanno smesso di credere, sono tornate alla vita reale, allo stipendio reale, ai lavori tradizionali. Sono tornati a fare l'impiegato, il commesso, il cassiere, il professore, l'infermiere. Hanno avuto il coraggio, a loro modo, di smettere di sognare.
Magari è il destino di tutti noi. Ma intanto, noi siamo ancora qui, sulle pagine di Multiplayer.it.

Andrea Pucci, editore Multiplayer Network

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