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Diario del Capitano

La Cina è vicina. E i grandi produttori di videogiochi non vedono l'ora che si avvicini ancora di più per invaderla, pacificamente s'intende, con i propri prodotti. D'altronde è ormai chiaro: il mercato dei videogiochi è sì in continua espansione, ma come aumentano i guadagni aumentano anche, e forse ancor di più, i costi. Con il risultato che, a parte una manciata di publisher, tante firme storiche si trovano in cattive acque (si pensi ad esempio a Capcom, ma anche Namco non è che se la passi tanto meglio...). La Cina è un mercato vergine dalle straordinarie potenzialità: il boom economico in futuro ci sarà, e sarà devastante. E il settore videogiochi è pronto ad approfittarne.
Gli scogli da superare comunque non sono pochi. Innanzitutto la Cina è la patria della pirateria e delle copie a basso costo dei prodotti elettronici giapponesi, un fattore questo che ha da sempre scoraggiato gli hardware manufacturer e i publisher dal gettarsi sul mercato. Ma è tempo di fare i primi passi per poter essere pronti e presenti quando il boom, inevitabilmente, ci sarà. E per questo da poche settimane i publisher giapponesi hanno aperto un ufficio comune per tastare il terreno, mentre Nintendo si prepara ad invadere il mercato con IQue. L'idea è semplice: iQue è una console a bassissimo costo, tutto l'hardware è racchiuso nel pad, in grado di far giare i giochi Super NES e Nintendo 64. I giochi verranno distribuiti tramite cartucce riscrivibili e potranno essere downloadati da appositi chioschi, un approccio già adottato da Nintendo con il NES e SNES in Giappone. Risultato? Pochi dollari per ogni download e strettissime misure antipirateria. Un approccio curioso al mercato, che potrebbe però dare i suoi frutti. E soprattutto offrire a Nintendo l'ennesimo sistema per sfruttare ulteriormente il proprio enorme parco software del passato, pratica in cui la grande N è maestra. Più convenzionale la strategia Sony, che inizierà a distribuire ufficialmente in Cina entro fine anno PSOne e PlayStation 2.
Come andranno le cose è presto per dirlo. Ma è bene tenere gli occhi puntanti sull'estremo oriente: la Cina nel giro di qualche anno potrebbe diventare il mercato numero uno nel settore videogiochi, riservando sorprese imprevedibili.

Mauro Fanelli, responsabile editoriale area Console.

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