Folklore - Provato  9

Dal giappone con furore, un Action-Rpg ambientato nei miti e le leggende dell'Irlanda.

Riuscirà Folklore a godere della stessa calorosissima accoglienza anche in occidente? Se il gioco manterrà le premesse dell’E3, la risposta non può che essere affermativa.

The legend will never die

Ambientato in un’incantata ed onirica Irlanda, Folklore permetterà di vestire i panni di due personaggi, giunti nel misterioso paese per motivi del tutto indipendenti: Ellen, giovanissima ragazza bionda, si è infatti recata a Lemrick sotto invito della madre, fino al giorno prima ritenuta…morta! (Chi ha detto Silent Hill?)
Keats, invece, oltre ad essere il fratello illegittimo di Otacon per sembianze, è un giornalista di una rivista che si occupa di occulto, ed è dunque chiamato ad investigare circa un inquietante portale che farebbe da ponte tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
La presenza di due protagonisti non è esclusivamente dedicata a chi fa della misoginia videoludica il proprio credo, ma va invece ad arricchire l’esperienza di gioco: a detta degli sviluppatori, infatti, missioni e scenari cambieranno a seconda dell’eroe prescelto, facendo sì che la longevità del prodotto si assesti su livelli decisamente superiori alla media.

Il clima fiabesco è garantito da alcune citazioni alla tradizione folkloristica del luogo. Le creature che popolano Lemrick si rifanno infatti a miti e leggende della cultura irlandese, come Folletti, Fantasmi e Taidshee, spiriti che vivono in uno stadio intermedio tra la vita e la morte.

I Ghostbusters a Lemrick?

Dopo una breve introduzione realizzata a mo’ di fumetto, assolutamente incomprensibile per via degli ideogrammi giapponesi, potrete decidere il protagonista che vi accompagnerà lungo tutto il corso dell’avventura. La decisione non influenzerà solamente l’evolversi del plot narrativo, ma avrà anche ripercussioni circa lo stile di gioco, dato che ogni personaggio godrà di demoni esclusivi, ovviamente dotati di abilità ed attacchi inediti.
Una volta venuti a conoscenza dei vostri spiriti guida (uno spaventapasseri per Ellen, e un fantasma per Keats), verrete catapultati in Netherworld, una dimensione alternativa in cui avranno veramente inizio le vostre gesta.
Rispetto ad altri titoli, il nemico non va combattuto con spade o armi da fuoco, bensì con le anime dei nemici precedentemente sconfitti. L’avventura si apre con 3 mostri a disposizione del protagonista, ognuno dotato di peculiarità utili a superare determinate situazioni (non saranno, quindi, necessari solamente in battaglia, ma anche per risolvere gli enigmi). Fulcro del gioco è ovviamente la cattura di “folks” sempre più potenti, secondo una metodologia che rievoca i mitici Ghostbusters. Una volta stordito un nemico, infatti, è necessario premere R1 e muovere il Sixaxis come se si stesse tirando una lenza nel tentativo di acchiappare un pesce. A seconda della forza del mostro, la vostra “pesca” sarà più o meno agevole. Inoltre, sarà possibile assorbire più anime alla volta: queste, se catturate in massa, forniscono un maggior numero di punti esperienza spendibili nel potenziamento del vostro alter ego.
A garantire la varietà degli scontri, oltre che l’incredibile numero di creature assimilabili (più di 100), anche la necessità di un approccio minimamente tattico, dato che ogni attacco “brucerà” la barra dei punti magia, indispensabili per sferrare anche la più misera delle offensive. Il tempo di ricarica è minimo, ma varierà a seconda della creatura scelta. Infatti, se un attacco di un folks iniziale sprecherà pochissimi punti magia, quelli dei mostri più potenti arriveranno a sperperare quasi interamente la vostra barra. Meglio tanti soffi sul collo, o un solo assalto devastante? A voi la scelta.

Anche l’occhio vuole la sua parte…

Tecnicamente parlando, il gioco non lascia gridare al miracolo. Eppure, pur non spremendo le immense capacità di Playstation 3, a livello visivo Folklore riesce ad incantare, grazie ad uno stile ed un carisma che solo le opere più ispirate riescono a possedere.
L’ambientazione intorno a noi non gode di particolare caratterizzazione, è spesso spoglia, ma riesce comunque nell’intento di soddisfare l’occhio del giocatore, grazie ad una palette di colori a dir poco azzeccata ed un’implementazione degli effetti di illuminazione letteralmente sublime.

Gli unici dubbi riguardano le animazioni, saltuariamente legnose, e il sistema di inquadrature, non sempre capace di fornire la ripresa più fruibile. E’ pur vero che da molti anni, ovvero da quando è stato introdotto il 3d nei videogiochi, quello della regia rimane il problema principale di gran parte delle produzioni moderne…

Piccoli designer crescono

Folklore sarà fondamentalmente un’esperienza per singoli giocatori; tuttavia, l’elemento online non sarà del tutto assente. Sony ha infatti annunciato parecchie chicche capaci di prorogare la presenza di Folklore nel tray della vostra console per molto, motlissimo tempo.
La prima feature riguarda un editor in cui creare il proprio dungeon, che grazie alla rete sarà possibile rendere disponibile alla comunità globale. Inoltre, periodicamente verranno caricate sul Playstation Store quest aggiuntive, che in futuro potrebbero addirittura essere affrontabili in multiplayer.

Stilisticamente ineccepibile e dotato di un gameplay che porta un minimo di ventata di aria fresca al genere, Folklore potrebbe rivelarsi una delle note più liete del parco software di Playstation 3.
Per il verdetto definitivo l’appuntamento è rimandato al 26 ottobre, giorno in cui l’ultima fatica di Game Republic approderà sugli scaffali nostrani.

Precedentemente noto come Monster Kingdom, Folklore è un action-rpg partorito dalla fervida mente di Yoshiki Okamoto, celebre per aver prodotto alcuni dei più grandi capolavori targati Capcom come Onimusha, Devil May Cry e Resident Evil.
Il titolo è sviluppato dai ragazzi di Game Republic, che dopo il mezzo passo falso compiuto con il seguito di Genji sono pronti a stupire con un prodotto dotato di indubbio carisma, capace non solo di soddisfare il palato fine dei consumatori giapponesi, ma anche di meritarsi giudizi lusinghieri da parte della critica nipponica.