Joint Task Force - Hands On e Intervista  0

In una Budapest per una volta in versione estiva, abbiamo visitato gli studi di Most Wanted Entertainment, toccando con mano i progressi dell'RTS tattico Joint Task Force, e scambiando due chiacchiere con gli sviluppatori.
Fatevene un'idea anche voi.

Guerra moderna

Il protagonista da noi interpretato risponde al nome del Maggiore Matthew O'Connell, ex agente CIA che ha abbandonato il suo precedente incarico perchè stanco di doversi sporcare le mani in operazioni poco pulite. Ovviamente il suo rapporto con i nuovi superiori sarà conflittuale e tutt'altro che idilliaco, nonostante la vocazione umanitaria dell'organizzazione.
Come altre unità "speciali" (e in quanto tali evidentemente meritevoli di un nome e un cognome), il buon Matthew non risponderà all'ormai classico stereotipo degli RTS secondo il quale gli "Eroi" sono macchine da guerra quasi autosufficienti in grado di piegare da soli le sorti di una schermaglia. In JTF essi sono unità quasi regolari, semplicemente più abili nel fare fuoco e in possesso di competenze, ad esempio, nell'uso di questa o quell'arma trovata sul campo di battaglia, che nelle mani di un soldato semplice sarebbe meno efficace.
Una caratteristica peculiare di JTF è infatti quella di poter raccogliere da terra armi e munizioni abbandonate dagli avversari, equipaggiandole poi alle singole unità in base alle esigenze del momento, come la necessità di avere dei granatieri, dei cecchini o piuttosto soldati armati di armi anticarro, come i lanciarazzi.
Ciò conferisce molta flessibilità alle poche truppe che si hanno in "dotazione" all'inizio di ogni missione, la cui parsimoniosa gestione, complice anche il design dei livelli, ricorda a tratti quella dei guerrieri di Commandos.

Guerra moderna

Raramente infatti il numero di unità controllate risulta paragonabile a quello degli RTS tradizionali - anche se è comunque possibile raggiungere qualche decina - e la notevole attenzione richiesta nel loro posizionamento e nel compiere spostamenti efficienti e precisi, comporta un notevole grado di micromanaging.
Probabilmente anche per questo è stata inclusa la possibilità di assumere il controllo esclusivo di una unità, cliccandoci sopra e tenendo premuto il tasto ALT.
In questo modo la visuale resta la stessa, ma diventa possibile governarne i movimenti con la massima precisione tramite le frecce della tastiera.
Come abbiamo accennato, i livelli si suddividono in settori con specifici obiettivi a breve termine, in relazione ai quali dipenderanno le nostre decisioni tattiche: equipaggiamento e suddivisione delle truppe, ma anche assegnazione dei preziosi mezzi di trasporto e di fuoco d'appoggio, sia propri che requisiti lungo la mappa.
Non a caso ogni livello presenta una significativa componente esplorativa, anche se in molti casi opzionale, durante la quale è possibile imbattersi in magazzini di armi e veicoli incustoditi, come nella scoperta di scorciatoie nascoste.
Il gioco presenta un grado di interazione assolutamente notevole e permette di assumere il controllo di ogni singolo mezzo di trasporto, anche normali automobili civili, come di avvantaggiarsi della copertura dal fuoco nemico di qualsiasi elemento 3D di dimensioni sufficienti.

Guerra moderna

Il motore fisico AGEIA, ultimamente piuttosto chiacchierato, essendo uno dei più accreditati (ed economici) concorrenti di Havok, fa un ottimo lavoro nell'abbellire gli scontri a fuoco e ben si sposa con un engine grafico dal grande realismo. In particolare gli effetti particellari impiegati nei livelli desertici meritano senz'altro di essere visti.
Restano da correggere alcuni difetti, come il fastidioso effetto "manichino slogato" (gambe e braccia allargate come le lancette di un orologio al di fuori di ogni logica del corpo umano) ostentato dai soldati uccisi, e una tendenza del motore fisico ad essere fin troppo pignolo con le collisioni (rendendo il pathfinding in spazi ristretti particolarmente doloroso), ma a parte questo la campagna in singolo ci è sembrata pronta per la consegna.
Ovviamente non mancherà una modalità multiplayer (fino a 8 giocatori), sia competitiva che cooperativa, che permette fra l'altro di controllare due fazioni aggiuntive: quella dei Terroristi (che si contrappongono alle costose unità JDF con una moltitudine di truppe economiche) e quella dei Dittatori, come soluzione intermedia.
Quanto visto finora prevede "arene" di notevoli dimensioni, con delle aree da controllare per assicurarsi le entrate liquide e l'arrivo dei rifornimenti (dropzone), secondo un modello "capture and hold" molto simile a quello visto all'E3 in World in Conflict e in altri strategici “tattici” di nuova generazione.

Intervista agli sviluppatori Most Wanted e al produttore Vincent van Diemen

Multiplayer.it: In merito al multiplayer, ritenete che JTF presenti un modello di gioco rapido, che premia il rush o qualcosa di più lento e di stampo tattico?
Most Wanted: Le partite posso essere sia brevi che lunghe, ma poiché il successo o il fallimento delle proprie decisioni ha un impatto molto profondo sull’andamento del match, esse tendono ad essere ponderate. Il rush raramente è una soluzione conveniente in questo gioco.

Multiplayer.it: Nei fatti, come si quantificano le differenze fra le tre diverse fazioni?
Most Wanted: E’ una differenza che risiede soprattutto nei tipi di veicoli impiegati e nella loro efficacia.
La JTF ne può schierare di meno, ma sono molto più potenti di quelli dei Terroristi, che sono in maggior numero. I Dittatori si posizionano a metà strada.

Multiplayer.it: Avete parlato di multiplayer cooperativo anche per quel che riguarda la normale campagna in singolo. Come funziona?
Most Wanted: In sostanza, dei due giocatori ce n’è uno principale che è quello che decide il setup delle truppe prima delle missioni. Una volta iniziata la partita però, entrambi partecipano, controllando le medesime unità per l’obiettivo comune.

Multiplayer.it: Verrà incluso un editor di missioni in bundle con il gioco?
Most Wanted: Si, includeremo nel pacchetto il nostro editor, anche se sarà un po’ semplificato.

Multiplayer.it: In base a quale strategia rilascerete nuovi contenuti per il gioco?
Most Wanted: Oltre all’editor incluso nella confezione, rilasceremo sia delle mappe gratuite da scaricare che un vero e proprio “map pack” di espansione.

Intervista agli sviluppatori Most Wanted e al produttore Vincent van Diemen

Multiplayer.it: Come verrà gestito il multiplayer? Vi appoggerete a infrastrutture già esistenti come Gamespy o farete tutto “in casa”?
Most Wanted: Verrà utilizzata una piccolo applicazione esterna, logicamente analoga a Gamespy, per individuare le partite, i propri amici online e così via.

Multiplayer.it: Quali pensate che siano i concept vincenti e in un certo qual modo “esclusivi” che JTF può vantare nei confronti della concorrenza?
Vincent van Diemen: Sicuramente il focus sulla gestione tattica delle singole unità, sul loro preciso movimento e posizionamento.
Un altro concept importante è quello della loro flessibilità, derivata dalla possibilità di equipaggiarle con armi diverse durante la stessa partita, facendo loro assumere diversi ruoli in base alle necessità.

Multiplayer.it: Presso quale mercato pensate di ottenere i numeri migliori? Si sa che la Germania è il mercato europeo più profittevole per gli RTS…
Vincent van Diemen: Il mercato tedesco è sicuramente uno di quelli su cui puntiamo di più, sia per le sue dimensioni che per l’alto gradimento che vi riscuote questo genere di giochi.
Siamo comunque ottimisti sui risultati che otterremo anche altrove.

Multiplayer.it: Avete altri progetti in corso o vi dedicherete solo a questo progetto, nel breve termine?
Vincent van Diemen: Per ora siamo focalizzati su JTF. Ci aspettiamo di realizzare un seguito una volta che il gioco sarà rilasciato, ma a parte questo, non posso parlare di progetti futuri al momento.

Giochi d'attualità

Joint Task Force è uno strategico inusuale, tanto nel background che nel tipo di gameplay che propone, al punto che la definizione di RTS, per quanto sulle prime sembri calzare, comincia a stargli stretta dopo pochi minuti di gioco.
L'ambientazione moderna, direi anzi attuale ci pone al comando di un contingente militare internazionale voluto dal G7, impegnato in 5 campagne single player dalla Somalia all'Afghanistan, dalla Bosnia alla Colombia, all'Iraq.
Pensato come un gioco di guerra contro la guerra, JTF non richiede di ammassare immensi eserciti né di partecipare all'invasione o alla conquista di territori nemici.
In qualità di unità internazionale anti-terrorismo, la cosidetta "Joint Task Force" sarà infatti impegnata nelle "zone calde" che abbiamo nominato principalmente per proteggere civili innocenti e, ovviamente, debellare la minaccia che li mette in pericolo.
Ogni missione è divisa in settori, ciascuno con uno specifico obiettivo, e con le unità assegnateci all'inizio dovremo trovare il modo di minimizzare le perdite e ottimizzare l'equipaggiamento e le munizioni.
Un focus più tattico che strategico, per un gameplay che non prevede alcun tipo di raccolta di risorse né tanto meno la costruzione di una base: le unità a nostra disposizione vengono scelte all'inizio o sono assegnate in modo arbitrario, e tutto ciò cui dovremo preoccuparci è di avere abbastanza soldi per sostenerci.
In particolare, poiché le nostre entrate finanziarie sono direttamente proporzionali al prestigio del JTF e al numero di Paesi che scelgono di dare il loro supporto, la nostra condotta sul campo di battaglia avrà un impatto significativo, costringendoci a ridurre il più possibile le perdite fra i civili e badando di non coinvolgere i giornalisti, che riprenderanno ogni nostra mossa e saranno fisicamente presenti a bordo dei loro studi televisivi su ruote.