La quarta volta di Rambo  9

Stallone recupera dall'armadio uno dei suoi (due) personaggi più celebri: Rambo. Un litro di botox per le rughe e qualche flessione in più et voilà... il film è fatto.

I'm a Broccolino child

Nato a New York il 6 luglio 1946, da padre italiano immigrato e madre americana, Sylvester Gardenzio Stallone scopre alla nascita le difficoltà della vita, subendo un trauma che ne comprometterà il volto con una parziale paralisi laterale della bocca, con conseguenze anche alla parola, ma che sarà anche il suo marchio distintivo nei successi a venire. Nei primi anni della sua vita rimarrà rintanato in casa, frequentemente malato, insieme al fratellino Frank, sostanzialmente abbandonati a loro stessi dai genitori. Nel 1957 i genitori divorziano e Sly va ad abitare con il padre. La sua condizione di "abbandonato in casa" lo spinge a cercare di attirare l'attenzione in qualunque modo, anche negativo. Diventa un ragazzino vagamente sociopatico, espulso da ben dodici scuole diverse. Nelle sue fantasie private coltiva l'idea della riscossa, del sogno americano, di diventare un eroe dei perdenti. A 15 anni lascia il padre e torna dalla madre (nel frattempo risposatasi), a Philadelphia. A questo punto Stallone deve necessariamente rivolgersi ad una scuola per "studenti speciali problematici", la Devereaux High School. La scelta si rivela poi fortunata perchè è lì che Sly diventa prima campione studentesco di football e successivamente scopre il suo amore per la recitazione. Si sposta dunque all'Università di Miami, all'Accademia per le Arti Drammatica dove rimarrà fino al 1969, anno in cui decide di tornare a New York per sfondare nel mondo dello spettacolo, partendo appunto da Broadway.

Purtroppo il mondo dello spettacolo è crudele, ma Sly che non si lascia abbattere fin dalla sua nascita, affronta con il carisma del "non fa male" tutti i no che gli vengono posti dalle agenzie di reclutamento. Dopo qualche microparticina e una porta chiusa in faccia all'ultimo minuto per un ruolo ne "Il Padrino" del 1971, Stallone ripiega su qualche lavoretto di serie Z, ivi compreso la parte di protagonista in un film pornografico. Inizia a scrivere il plot di Rocky, sfigato italiano-americano la cui dote migliore è menare le mani. Riversa dunque sul copione di Rocky tutte le rogne della sua vita e comincia a presentarsi alla porta di ogni produttore newyorkese in cerca di finanziamenti. Nel 1974 sposa la sua prima (delle tre) moglie, l'attrice Sasha Czack e insieme si spostano dall'altra parte degli USA, cercando di aggredire il sogno americano dalla sponda Ovest, direttamente nel ventre della bestia, Hollywood. La scelta lo premia. La sceneggiatura di Rocky piace e cominciano a piovere offerte. Lui però si intestardisce su due punti: vuole essere l'attore protagonista e vuole una percentuale sugli incassi. La ricerca continua fino a che due produttori, Irwin Winkler e Robert Chartoff, accettano le sue condizioni.
Il sogno americano si realizza. Rocky diventa uno dei film più visti di tutti i tempi, vince diversi premi Oscar, Sly diventa un uomo ricco. I successi seguono uno dopo l'altro: i vari Rambo, F.I.S.T. (meno noto ma altrettanto bello), i successivi capitoli di Rocky, Cobra, Sorvegliato Speciale, Tango e Cash. Tra i successi più inattesi, c'è incredibilmente Stayin' Alive con John Travolta, di cui lui è sceneggiatore, creatore e regista. Insomma gli anni '80 sono il decennio cinematografico di Sly. Alla fine del 1985 si sposa con la seconda moglie (dalla prima aveva nel frattempo divorziato) Brigitte Nielsen, protagonista con lui di Cobra, girato poco prima di sposarsi. Se ne separerà nel clamore dopo nemmeno due anni. Non resta solo a lungo. Conosce nel 1989 l'allora diciannovenne Jennifer Flavin, che diventerà sua moglie nel 1997, dando alla luce Sofia, terza figlia, dopo i primi due avuti dalla prima moglie.
La fortuna pare girare negli anni '90 quando, stufo di interpretare, come dicevo poco sopra, gli stessi personaggi, tenta dei ruoli alternativi che vengono però bocciati al botteghino (Fermati o mamma spara, Oscar, la Vendetta di Carter, Driven, De-tox). Non che non si dia da fare. Nel 1991 fonda con Bruce Willis, Demi Moore e Arnold Schwarzenegger la catena "Planet Hollywood", il cui successo è altalenante verso il basso, passando da 0 a 120 ristoranti nel mondo per poi dichiarare fallimento due volte e tornare ad un totale di "soli" 20 punti in giro per il mondo.

Laddove si chiude il cerchio

E infine arriviamo al terzo giro di boa: il primo con Rocky nel 1975, che determina il successo indiscutibile, il secondo, nei bui anni '90, e infine nel 2000, il millennio della risalita. Nel 2001 fonda un'altra società, la INSTONE, una wellness company (integratori, palestre & affini) in cui Sly presta il volto per quelli che non devono chiedere mai. E arriviamo dunque in fondo alla storia: nel 2005 Stallone tira fuori dalla naftalina l'abito buono del pugile e dichiara al mondo che non è mai tardi, anche a sessantanni, per fare l'eroe muscoloso. Esce così, con ottimo successo, Rocky Balboa, in cui l'ormai pensionato Rocky affronta l'imbattibile di turno. Nel 2006 annuncia Rambo IV e arriviamo a oggi, con la prima clip disponibile in cui si vede chiaramente una gestione "tarantiniana" del personaggio che va in giro con l'accetta e squarta i mercenari birmani con uso smodato di grandi quantià di sangue finto e pezzi di carne fresca. Sly stona un po', con quella pelle un po' invecchiata e tirata, però salta e spara come un trentenne. E allora attendiamolo al cinema ancora qualche mese con questo pezzo (è il caso di dirlo) di cinema.
Ma in fin dei conti, una morale c'è? No, direi di no. Abbiamo una persona normale, che ha faticato per realizzare il suo sogno e l'ha realizzato. Ha vinto, poi ha perso, poi ha ammesso indirettamente di aver fatto scelte sbagliate ed è tornato sui suoi passi. Però ha recuperato un'immagine di se e magari anche un bel po' di orgoglio. E per quanto mi riguarda preferisco vedere Rambo IV che "Fermati o mamma spara". Dunque non posso che plaudire.

Sylvester Stallone è il prototipo classico del sogno americano: un uomo partito da zero, con problemi economici ed esistenziali, diventato un'icona del cinema americano. Ricco, famoso eppure negli ultimi quindici anni è andato più volte al tappeto, professionalmente parlando. Stufo di fare la parte del "violento ottuso" ha cercato di riscuotere successo con commedie e film d'azione brillanti, che però mal si adattavano all'immaginario collettivo. E allora, probabilmente spinto da un'esigenza di un secondo riscatto morale, ecco rispolverare a sessant'anni suonati prima lo stallone italiano di Philadelphia, poi a ruota John Rambo. Eppure la storia attuale di Sly non è altro che una giusta evoluzione di una parabola iniziata alla fine degli anni 60, in un sobborgo di New York...