Mage Knight: ApocalypseMage Knight: Apocalypse - Hands On 

C'è sempre posto per un videogioco che fa della decimazione di nemici il suo leit motiv, ma se prevale il déjà vu e lo sbadiglio, rovistando lo scaffale potremmo piuttosto rispolverare un vecchio classico. Noi comunque lo abbiamo provato, ecco a voi Mage Knight: Apocalypse.

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L'insostenibile leggerezza dell'IA

La visuale isometrica si presta perfettamente al controllo diretto del personaggio, coadiuvata da una telecamera per una volta soddisfacente. Il sistema di crescita è molto semplice da assimilare, basandosi sull'incremento delle skill in rapporto all'uso che ne farete, potendo poi scegliere un ramo di specializzazione, elemento che Blizzard ha reso popolare nei suoi titoli. C'è da dire che la varietà di nemici, realizzati anche con un certo gusto per il dettaglio, rende l'azione appetibile anche se finisce per assestarsi su livelli piuttosto elementari. Molta della strategia necessaria per farsi strada lungo le mappe riguarda l'abbinamento delle abilità, mentre il cuore dello scontro finsce per somigliare a quello di un MMORPG: premendo il pulsante desiderato il nostro eroe si diletterà nell'azione, mentre a noi rimane il compito di fargli bere un sorso di pozione o di alternarci tra lo scontro all'arma bianca e il ricorso alle arti esoteriche. Ora mi domando, com'è possibile che gli arceri riescano a colpirci quando ci troviamo al riparo dietro ad un ostacolo, per giunta senza neppure darci il tempo di visualizzarli sulla mappa? Purtroppo la risposta rimarrà celata nelle menti degli sviluppatori ma non temete, per quanto frustrante, il carico è allegerito dalla potenza di certi colpi a vostra disposizione. Non parliamo di eroi per nulla eh, qui a forza di "schiaffi" i nemici volano come mosche, mentre un comodo respawn al più vicino save-point vi risparmia perfino quel minimo di tensione che dovrebbe costituire l'essenza della sfida. A dire il vero passata la curiosità iniziale Mage Knight: Apocalypse ci lascia un po' freddini, mostrando il fianco a numerose critiche.

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L'insostenibile leggerezza dell'IA

Abbiamo accennato alla sezione dedicata ai mestieri, se così li possiamo intendere, che sembrano non variare nel corso del gioco, offrendo le stesse identiche possibilità ai cinque compagni di ventura: una di queste può ricordare la dimenticata arte degli alchimisti e consiste nel miscelare erbe per ottenere potenti pozioni, in base alle istruzioni dettate dalle ricette che guarda caso i nemici portano nel borsello con loro. In effetti sembra di assistere a una blanda miscela di tutti gli elementi più classici dei videogiochi fantasy, come la fusione di gemme per ottenere un gioiello da incastonare nell'arma, che rappresenta la seconda arte da artigiano fai da te.

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L'insostenibile leggerezza dell'IA

Purtroppo l'impressione dominante è quella di un titolo d'azione semplicistico dove manca di fondo un qualche vero incentivo a procedere; insomma, di sfida non ce n'è molta e l'azione non brilla per dinamismo, irrigidita dalla pressione di tasti associati alle abilità. Mettiamoci pure che non avrete altro da fare che proseguire fino alla fine della mappa, uccidendo come se non ci fosse un domani, e capirete che la voglia di giocare potrebbe scemare prepotentemente dopo poco tempo. Di positivo c'è una lista sconfinata di abilità, ma perfino un titolo ormai coperto di polvere come Vagrant Story (eh, parliamo di PSOne, un cimelio), insomma dicevamo che anche guardandosi otto anni indietro è facile scoprire action-RPG che hanno inventato qualcosa, mentre qui la semplicità tutta arcade di Mage Knight: Apocalypse si scambia facilmente per puro tedio. Se solo i nemici si dotassero di qualche fine script di intelligenza artificiale potremmo coglierne un'interessante pianificazione strategica on the move, mentre combattere contro dei morti di sonno non è certo l'aspirazione di molto giocatori. Diamogli pure il beneficio dell'hands on, ma scommettiamo che il prodotto finale non ci riserverà grosse sorprese. Peccato, ma a questo punto perché non rispolverare Diablo?

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l'impressione dominante è quella di un titolo d'azione semplicistico dove manca di fondo un qualche vero incentivo a procedere

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Omologazione o personalità?

Mage Knight: Apocalypse potrebbe beneficiare di un discreto fattore "rigiocabilità", nel caso vogliate sbloccare pienamente il set di skill di un personaggio, ma questo probabilmente non avverrà mai, perché se già vi siete annoiati al primo giro, il secondo potrebbe rivelarsi una punizione. Resta da vedere quali reali potenzialità nasconda l'evento multigiocatore, ma è plausibile che tutto si riduca a qualche sporadica capatina on-line per poi abbandonare definitivamente anche quella strada. Resta comunque apprezzabile l'aspetto estetico, soprattutto i personaggi, nemici o alleati che siano, sono ben caratterizzati e piacevolmente animati. Per quanto nulla brilli per originalità o ispirazione, le luci e gli effetti danno un po' di smalto al mondo di Mage Knight: Apocalypse, al quale forse avrebbe giovato un po' più di lavorazione alle spalle. In particolare, la storia è sostenuta da deboli stacchi, che non riescono a infondere pathos al dramma che dovrebbe abbattersi sul caro vecchio pianeta, figuriamoci poi se mai vi sentirete vicini ai personaggi, fin troppo standardizzati e nei canoni per suscitare un po' di calore affettivo per la sorte toccata loro. Speriamo comunque di essere smentiti, soprattutto per quanto riguarda le routine di intelligenza artificiale dei personaggi; in un caso o nell'altro lo saprete presto sulle pagine di Multiplayer.it.

I soliti ignoti

Chi è che da bambino non sognava di vedere i propri soldatini animarsi magicamente? Purtroppo quando è arrivato Diablo molti di noi erano già troppo cresciuti per apprezzare quei piccoli personaggi che prendevano vita, mentre i fortunati appassionati di Warhammer possono tutt'ora godere di quest'emozione, considerando i numerosi titoli dedicati al loro miniature game preferito. No, non abbiamo sbagliato ad abbinare l'articolo alle foto: Mage Knight: Apocalypse è di fatto una trasposizione videoludica dell'universo fantasy che ha originato un gioco da tavolo dove i contendenti impiegano simpatiche miniature colorate per farsi la guerra (detto così sembra particolarmente triviale, ma gli appassionati vi spiegheranno quale fascino esercitino su di loro quei piccoli stampi di metallo). Noi comunque scopriamo per la prima volta che un gruppo di cinque disperati formeranno una squadra multietnica con lo scopo di recuperare cinque pezzi meglio noti come Aspect of Apocalypse (e figurarti se un artefatto così potente potevano venderlo in bundle, no di certo, per legge dev'essere sparso ai quattro venti). Perché mai dovreste darvi la pena di farlo è presto detto: il male primigeno, insensato e nichilista, sta per porre fine all'epoca felice che regna sul pianeta Terra, sempre che quest'epoca sia mai esistita. Dunque che vi piaccia o no dovrete decidere se impersonare un'elfa assassina (avanti con gli sbadigli), un nano da osteria, il cavaliere-paladino leale e ottuso, la femminista guerriera o il lucertolone esperto di magia. In ogni caso gli altri ragazzi del team rainbow si affiancheranno a noi nella nostra quest per la salvezza, anche se dobbiamo segnalare come il controllo della squadra si riduca a pochi, inutili comandi del tipo "fermatevi", "seguitemi", "si salvi chi può". La domanda a questo punto è se siamo di fronte a un grande action-RPG o al solito gioco apparentemente interessante che ci stancherà dopo due ore, motivo per il quale ci siamo lanciati in battaglia per voi.