Peter Jackson's King Kong: The Official Game of the MoviePeter Jackson's King Kong 

Un gorilla leggendario, un grande game designer e un famoso regista per la sfida Ubisoft: giocare il film...

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Entrambe le sezioni sono estremamente curate nel trasportare il giocatore dentro l’esperienza sensoriale delle vicende. Nella sezione FPS, il giocatore attraversa un tratto di boscaglie e rovine insieme a dei compagni, quando un gigantesco T-Rex compare da dietro una parete rocciosa, divorando un membro della crew e facendo crollare il ponte, poco distante dal giocatore, su cui si trovava parte dei suoi compagni. Il T-Rex inizia a inseguire il giocatore e gli altri superstiti dalla sua parte, e a ogni ringhio un effetto di motion blur sul predatore, la vibrazione sul pad e l’ansimare atterrito del personaggio rendono decisamente drammatica la fuga. Dopo aver guadagnato terreno, la via di fuga si rivelerà bloccata. Se l'imperativo del momento è scappare, la successiva missione del giocatore sarà distrarre il gigantesco dinosauro dai suoi due compagni occupati a sbloccarla, sparandogli addosso e facendosi seguire nascondendosi tra i massi, oppure abbattendo degli pterodattili che, caduti sul terreno, attireranno l’appetito del T-Rex. Calcolare le distanze si rivelerà cruciale: un morso di striscio del T-Rex, rapidissimo a raggiungerci una volta puntato e capace di travolgere anche gli ostacoli ambientali come i muri, basta a portare la soggettiva in modalità “le cose si mettono male”: lo schermo allora diventa rosso e scuro, il sonoro ovattato sotto i gemiti del personaggio e i movimenti più lenti e imprecisi. Il tutto senza alcuna interfaccia, e con molta immedesimazione: qualcosa di paragonabile a certi momenti di Call of Duty.

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Nella seconda sezione il giocatore controlla il gigantesco Kong, attraverso una visuale in terza persona. L’obiettivo di Kong è salvare una biondina da un feroce T-Rex, e il giocatore si trova costretto a lasciarla a terra per affrontare il dinosauro a colpi di prese, pugni e spallate, rese più drammatiche da rallentamenti cinematici e corredate dalla distruzione parallela dell’ambiente circostante. Le riprese passano automaticamente in modalità cinematografica quando il giocatore assesta alle bestie il colpo finale, che prende le forme di una truculenta proiezione o di una spietato slogamento totale delle mandibole dentate dei mostri. I quali, tuttavia, possono infliggere a Kong una morte per azzannamento alla gola se il giocatore non è rapido nel liberarsi. Nel frattempo, le cut-scenes riprendono la ragazza – minuscola rispetto alle gigantesche bestie - in fuga, mentre si imbatte in nuovi dinosauri pronti a farne un solo boccone. Il giocatore usa Kong per liberare la via d’uscita spostando una colonna con il tasto sensibile al contesto, e attraversa una sezione platform in cui il gorilla può staccare colonne per picchiare altri dinosauri più minuti e abbattere recinti a spallate, per poi scalare pendii, saltare di albero in albero, arrampicarsi e lasciarsi cadere in maniera assolutamente guidata, che richiede solo la direzione e la pressione di un tasto quando il gorilla non procede oltre. A quel punto, le scene narrative di uniscono: Kong atterra selvaggiamente sui T-Rex mentre si avvicinano alla minuscola donnina, e la fase di combattimento riprende con l’obiettivo di sopraffare i dinosauri ed evitare che si avvicinino troppo alla terrorizzata, agognata metà di Kong. Una volta annichiliti i dinosauri, Kong si lascia andare a una furiosa serie di urla di vittoria e di colpi sul petto, e l’ultima inquadratura lo mostra di fronte alla telecamera, sceso all’altezza della donna, che vediamo di spalle, a guardarla quasi per rivendicare la sua potenza nel difenderla.

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Peter Jackson’s King Kong è FPS e picchiaduro, ma solo nella forma ludica. Entrambi gli stili del gioco sono decisamente ben realizzati e rispondono egregiamente ai controlli del giocatore. Certo, non sono forse lo stato dell’arte dei rispettivi generi: ma qui l’obiettivo è proprio usare i generi per raccontare, e fare giocare da protagonisti, una storia. Il gioco non richiede mai al giocatore un surplus di tecnica, ma di fantasia narrativa, come nella scena in cui si scopre che abbattere gli pterodattili fa guadagnare tempo nel distrarre il mostruoso T.Rex.. Questo potrà piacere o no, e toccherà ai recensori del prodotto finale stabilire come vada valutata la sostanza del gioco, nel suo essere così palesemente strumentalizzata alla spettacolarità. Quello che appare già certo dal demo è che King Kong è un gioco spettacolare, narrativamente immersivo e fisicamente emozionante come pochi se ne vedono in giro, esteticamente dotato di grande gusto, realizzato in maniera tecnicamente sofisticata e avanzata. L’aspetto grafico è particolarmente ben riuscito nella versione Xbox, che si avvale di una rappresentazione degli ambienti suggestiva e priva di particolari vizi di risoluzione che possano mettere a repentaglio l’illusione di essere li. Del replay value o della astratta "giocabilità" del gioco si dovrà parlare tenendo in mente il fatto che, qui, la giocabilitò non è altro che una grande narrazione descritta con i mezzi più immersivi del videogioco. Ma è probabile che tutti i giocatori alla ricerca di un gioco fisicamente emozionante non rimarranno delusi da Michel Ancel’s… pardon: Peter Jackson’s King Kong.

Peter Jackson's King Kong Peter Jackson's King Kong I primi livelli giocabili di Peter Jackson’s King Kong, più che una conversione videoludica da una licenza cinematografica, mostrano praticamente un’estensione giocabile dell’esperienza spettatoriale. La scelta di eliminare ogni forma di indicatore e di interfaccia a schermo, la vocazione narrativa del gioco e il taglio cinematografico con il quale si presenta in ogni scena/sezione sono tratti che destano pochi dubbi sul fine del progetto. Alla prova del DNA, il gorilla restituisce gli stessi risultati: è il figlio dell’unione creativa tra Michel “Rayman” Ancel di Ubisoft, una delle case di produzione più attente agli universi cinematografici a uso videoludico, e Peter “Lord of the Rings” Jackson in persona, consulente creativo e firma in calce del titolo. L’industria si muove ormai in parallelo sui due mezzi, e due più due fa sempre quattro. King Kong, nel bene - e forse anche nel male - è quasi un film giocabile. E i primi aggettivi che vengono in mente per descrivere Peter Jackson’s King Kong sono di certo: emozionante, coinvolgente, immersivo. Le parti di gioco prese in visione si presentano l’una come uno shooter con visuale in prima persona, nella quale il giocatore controlla il protagonista umano delle vicende, e l’altra come una sorta di picchiaduro-rissaiolo tra Kong e i dinosauri con elementi action e rari momenti considerabili simili al platform: uno strano cocktail tra Turok e Rampage, con retrogusto Spikeout.

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