Prey - Hands on  0

Sono undici anni che si fa attendere tra annunci, cancellazioni, smentite e ripartenze. Non avreste aspettato altrettanto a lungo nessuna ragazza, ma per Prey lo avete fatto. Ecco perché abbiamo preso il primo volo disponibile per andare a provarlo a Monaco, a temperatura -12 gradi…

Muori, ricarica, ricomincia...

A caccia di particolari in grado di arricchire nonché innovare un terreno così vasto ed esplorato come quello del mondo FPS, gli sviluppatori hanno deciso di inserire un minigame legato alla nostra morte. Se i nemici faranno strazio delle nostre membra, saremo trasportati in una sorta di dimensione parallela dove riunirci al nostro corpo. Prima però imbracceremo il nostro spirit bow e mentre scendiamo dal cielo brillanti di luce divina, faremo strage a nostra volta di creature demoniache, la forza vitale e spirituale che avremo una volta ritornati a respirare, dipenderà da quanto la nostra mira è stata valida.

Extra!

Se vi venisse la voglia di inserire una monetina nei coin-up del lurido bar dove inizia ala nostra avventura, potrete farvi una partitina a Rune ma anche provare la fortuna con le slot machines. Non siete obbligati a giocarci, ma farlo sbloccherebbe degli elementi extra all’interno del gioco.
Del resto l'interattività è stata portata ai massimi livelli: praticamente ogni elemento all'interno della stanza è funzionante. Se voleste, potreste anche guardare un pò di televisione anni '50!

Questioni <i>spirituali</i>

Il tempo di caricare il primo livello e ci muoviamo in un'astronave con un aspetto orribilmente vivo, volutamente organico, nascondendoci alla vista di creature extraterrestri con la testa alla Alien. Come anticipato, la scena che ci si para dinnanzi è raccapricciante: nella stanza affianco due bambini vengono posseduti da spiriti che si divertono a farli esplodere in mille pezzi. Siamo impossibilitati ad intervenire, ma possiamo forse rimanere insensibili dinnanzi a tutto ciò?
Serviti dal motore di DooM 3, che si è sostituito a quello di Unreal arrivato ormai a ‘fine corsa’, cominciamo la nostra caccia per scoprire che si muoverà su più livelli. Proprio noi che avevamo deciso di rinunciare alla nostre origini saremo accompagnati da un’aquila totem, il mentore spirituale di ogni Cherokee, che ci permette tra l’altro di leggere e capire la lingua aliena.
Non abbiamo nessuna torcia in mano, ma un accendino mentre ci spostiamo a tentoni nel buio. E’ un attimo, qualcosa viene letteralmente prodotto dall’astronave, è una palla gelatinosa che ben presto scopriamo essere utilmente esplosiva, basta un calcio, uno sparo e il cunicolo semi-nascosto nel terreno è ora aperto e pronto per essere esplorato. Saranno sempre delle aree sul terreno dell’astronave a curarci in caso di ferita, così come ogni arma che prenderemo in pugno possiede in sé parti organiche (vedete box).

Questioni <i>spirituali</i>

Ma che intendevamo pocanzi con ‘più livelli’? E’ semplice, il nostro Tommy godrà di una dicotomia reale/spirituale o se preferite di una bella schizofrenia della carne per la quale potremo abbandonare il nostro corpo fisico – badate a nasconderlo bene perché sarà esposto a rischi e maggiormente caduco – e intraprendere la Spiritual Walk. Una sana passeggiata nella terra degli spiriti che ci renderà pressoché invisibili e in quanto incorporei, capaci di passare attraverso portelloni e muri per andare ad attivare congegni e superare campi di energia. Un’ulteriore chicca? Saremo armati di uno Spirit bow, un arco spirituale, perché anche il mondo dell’aldilà non è privo di nemici.
Una volta in grado di gestire questo dono, cominceremo persino a suggere lo Spirit power, una sorta di potere dell’animo che si mostra sotto forma di un soffio blu, dai morti, o meglio dai morti che noi abbiamo ammazzato.

More, more, more!!

Qual’è il modo migliore per sparare di precisione? Usare un mirino? C’è di meglio! Tra le armi che abbiamo potuto vedere c’è lo Sniper rifle, fucile dotato di un utile tentacolo da conficcare direttamente nell’occhio destro. C’è poi il Leech gun, una sorta di mitragliatore con quattro diversi usi, dal plasma, all’acido passando per le sfere congelanti. Attenzione però non solo si surriscalda, ma dovremo letteralmente ‘ricaricarlo’ presso delle apposite bocche sulle pareti.
Il Crawler invece, è un essere dalla forma aracnoide le cui zampe possono essere strappate e usate come bombe a mano. Passiamo poi alla Machine Gun, uno sparagranate, fino ad un più complesso Launcher dotato di più crawler e con tanto di scudo dietro al quale nascondersi. E le sorprese non sono lungi dal finire…

Monaco di Baviera - Tutto ha inizio con la metafora del formicaio. Se nel vostro giardino ci fosse un grande formicaio non notereste certo una piccola formica, per quanto arrabbiata, che se ne allontana. Almeno finché questa non entrasse in casa e cominciasse a far danni.
E come vi starete augurando, la formica che nel suo piccolo s’incazza siamo proprio noi. O meglio ancora è il protagonista di Prey: Tommy, lunghi capelli corvini, pelle ambrata e giacchino di pelle a metà tra un cantante pop anni ’80 e un motociclista. Cherokee che ha deciso di ripudiare le proprie origini di nativo Americano, Tommy si è arruolato, ha combattuto anche con se stesso per dimenticare la propria origine, ma se è vero che dietro alle scelte di un uomo c’è sempre una grande donna, allora non sarà difficile capire il perché del suo ritorno alla riserva Indiana in Oklahoma.

Comincia così la nostra avventura in Prey, nel lurido bagno di un locale in cui lavora la nostra ragione di vita, Jenny. Ci guardiamo allo specchio in piano americano, dandoci dei codardi, e mentre ci interroghiamo su come fare a convincerla a scappare con noi, abbiamo un piccolo assaggio del motore fisico del gioco. Lattine, bottiglie vuote, così come il distributore di preservativi e lo sciacquone, possiamo interagire liberamente con ogni elemento. Il tempo di abituarsi al sudicio scenario e si cambia già set di ripresa: una gigantesca nave aliena ha deciso che proprio la nostra riserva offre deliziosi bocconi di morbida carne ed interessanti cavie da esperimento. Un lampo di luce e ci materializziamo appesi ad una catena molto simile a quella uncinata che trascina i quarti di bue - se siete d’animo delicato, dopo aver visto l’esplosione in brandelli sanguinolenti di due bambini, sappiate che Prey non è il vostro titolo.

Ed ora? Dondoliamo verso chissà quale destino, qualcuno urla disperato, la nostra amata sussurra poco distante parole di perdono e raccomandazioni dell’anima, mentre il nostro caro nonnino inneggia al grande spirito indiano e a come la morte non concluda le cose. Appena in tempo per finire impalato, squartato e infine polverizzato in una massa sanguinolenta. Niente male.
Toccherebbe anche a noi ma è ancora il tempo di un lampo a cambiare le cose, un’esplosione fortuita, un inghippo, la catena si smonta e siamo liberi. Liberi ed armati di… una chiave inglese! Ancora increduli su quanto i protagonisti di FPS amino girare armati di simili arnesi, dobbiamo fronteggiare il fatto che i problemi sono solo all'inizio perché la prossima a dover dare la vita è proprio Jenny…

STOP! Come un regista consumato, il producer Tim Gerritsen, con un click del mouse interrompe la scena, ci lascia col desiderio di sapere cosa accadrà dopo e passa a mostrarci il gioco più nel dettaglio.

Ci sarebbe ancora molto da dire su Prey, innanzitutto la data d’uscita, un segreto così ben custodito da far pensare che potremmo trovarlo concluso al prossimo E3, se non addirittura prima, e inoltre già sappiamo che occuperà almeno quattordici ore della nostra vita. Ma per sapere dell’altro, portate un poco di pazienza e continuate a leggerci, altre sorprese sono in serbo per i prossimi giorni.

Portali, gravità, spazio aperto e chi più ne ha…

Come già anticipato dal filmato visto all’ E3, ogni livello è disseminato di scenografici portali ad una dimensione attraverso i quali potremo sparare, o raggiungere altre aree dell’astronave. Ma a carpire l’interesse è l’innovativo uso della gravità, di cui non è ancora possibile quantificare l’utilità in single player, ma di cui possiamo assicurarvi ottimi risvolti in multiplayer! Di che si tratta? Di una trovata semplice quanto funzionale, basta sparare su determinati punti di energia per ribaltare la gravità e trovarvi a camminare su quello che poco prima era il soffitto…
Non mancheranno neppure le passeggiate a gravità zero su di un satellite orbitante utilizzato dagli alieni per raccogliere materia utile. Se foste stufi di camminare, potrete persino provare a impadronirvi di una navicella dotata di raggio traente come nella migliore tradizione trekker. Con occhi luciferini, Tim Gerritsen aggiunge un particolare importante, ci sarà un altro mezzo cui metterci alla guida, solo, non è ancora dato sapere quale…