Prima visione di Freedom Fighters  1

Abbiamo visto per la prima volta questo gioco dal vivo, e vi proponiamo le nostre prime impressioni su questo viaggio fra le fila della resistenza

Il punto di partenza

Divertimento, immediatezza, velocità: Freedom Fighters è stato pensato e sviluppato con queste linee guide ben chiare: Il gioco è basato su di un sistema a squadre, ma estremamente semplificato. Il giocatore impersonerà sempre il protagonista principale, mentre i ribelli che si uniranno di volta in volta saranno semplicemente ai nostri ordini. L’intuizione interessante avuta dai ragazzi di Io Interactive è stata quella di rendere il teamplay immediato, quasi frenetico, grazie a un interessante sistema di controllo, che ora vedremo nel dettaglio. I comandi di base sono i tre classici: Attaccare (esplorare), Difendere e Seguire il protagonista. Il concetto interessante è la possibilità di dare ordini ad ogni Fighter semplicemente guardando il bersaglio o puntandolo con l’arma. Aggiungiamo il fatto che ogni guerrigliero è virtualmente indipendente e che i nostri seguaci sono identici dal punto di vista del gameplay, e avremo un titolo con una base davvero innovativa: una gestione tattica in tempo reale, che ben riesce, almeno nelle fasi di gioco che abbiamo potuto vedere, a rendere l’idea della convitazione del campo di battaglia.
A scanso di equivoci, diciamo subito che Freedom Fighters è un titolo action, nel quale è stata intelligentemente integrata una gestione tattica.

Vista, viste, visuali

Il gioco vedrà la luce in ben quattro piattaforme: Pc, Xbox, PS2 e GameCube, con caratteristiche grafiche molto simili. Non è stato detto in modo esplicito, ma si poteva intendere che il gioco sia stato svilpuppato per funzionare in modo ottimale su Ps2, la più debole delle quattro piattaforme, per poi venire ottimizzato sulle altre, ipotesi confermata anche dalle differenza che è stato possibile notare sulle versioni mostrate. Il gioco si presenta con un comparto grafico interessante, con buone scelte estetiche e personaggi ben caratterizzati. Lo stile grafico è particolare, a metà fra fumetto e realismo, come si può vedere dagli screenshot, e le animazioni sono buone e il tutto viene mosso sena rallentamenti evidenti (dato questo marginale, considerando che trattandosi di preview non è stato possibile testare il motore a fondo). Interessante soprattutto l’animazione dei personaggi, essenziale ma funzionale sia all’economia del gioco che al puro lato estetico. Curioso il fatto che i guerriglieri non si muovono come soldati addestrati: il lancio delle bombe, per esempio, ricorda molto il tipico lancio di sassi da rivoltoso. Del resto si tratta pur sempre di milizie improvvisate, caratteristica che si ritrova anche nei diversi modelli, con abbondanza di cappelli, stivali, cinturoni, kefie, fasce, bracciali, fondine e chi più ne ha più ne metta.

Vista, viste, visuali

Anche la città di New York fa la sua parte, anche se sotto forma di licenza: per esplicita ammissione degli sviluppatori, quella che vedremo nel gioco non è la vera N.Y., ma una città ispirata alla grande mela, che comunque è apparsa decisamente convincente.

Rumori di battaglia

Per quello che riguarda il reparto audio siamo davanti a un prodotto che verrà interamente localizzato in Italiano. A questo proposito bisogna dire che le voci sentite sembrano adeguate e ispirate, con i limiti che un gameplay di questo tipo implica (si tratta pur sempre di ordini urlati...). La colonna sonora è di stampo altisonante, quasi epico, e risponde alle diverse situazioni di gioco in modo dinamico. Una sala conferenze non è proprio il luogo più adatto dove testare l’audio di un gioco, ma quello che è stato possibile sentire sembrava convincente.

All’inizio di questa preview si parlava delle caratteristiche perculiari del gamenplay di Freedom Fighters. In effetti il gioco presenta alcune particolarità. Principalmente è il gioco tattico più orientato all’azione sul mercato (o il gioco di azione più tattico). Da detrattore dei generi ibridi, devo comunque ammettere che Freedom fighters ha saputo trovare una formula che, almeno al primo impatto convince: la curva di apprendimento è praticamente nulla, eppure la gestione tattica permette di effettuare operazioni militari discretamente raffinate.
Probabilmente gli amanti dei tactical shooter puro lo troveranno superficiale, ma potrebbe essere un buon approcio per passare dall’action a un genere più evoluto. Poi, ultima considerazione, stiamo comunque parlando di guerriglieri, di milizie. A un rivoltoso non si dice “20 metri in direzione ovest, poi dalla copertura 50 metri a sud”, ma si dice “Vai là e cerca di non farti ammazzare”...
Il gioco presenterà, sulla versione console, la possibilità di essere giocato in splitscreen, mentre gli utenti PC dovranno accontentarsi di un modesto singleplayer: lo splitscreen è stato eliminiato per ovvii problemi ergonomici, e l’online si è scontrato con problematiche di implementazione che avrebbero allungato troppo i tempi di sviluppo.

Qualche parola conclusiva

Freedom Fighters è indubbiamente un titolo con un buon potenziale, soprattutto per quello che riguarda i giocatori più avidi di novità. L’idea di rendere fruibile in modo immediato la possibilità di fare del teamplay, anche se in forma semplificata, è decisamente interessante. Nel videogame difficilmente la virtù sta nel mezzo, ma ogni regola ha la sua piacevole eccezione.

Milano, 17 luglio 2003
In una sempre più calda e afosa città ci viene raccontata la storia di un’altra città dall’altra parte dell’oceano, una città in cui la resistenza americana combatte le forze insediate dopo che la Russia ha vinto la guerra fredda. Questa città è New York, trasformata in un enorme teatro di guerriglia. Ci viene raccontato di un umo comune che sta per diventare un eroe e guidare i ribelli americani verso la vittoria finale. Questo è, molto in breve, il presupposto iniziale di Freedom Fighters, gioco che sfrutta il noto meccanismo del “what if” per trasportarci in una realtà contemporanea ma radicalmente diversa.
L’idea alla base di Freedom Fighters è proprio questa: trasportare uno contesto come la resistenza in una città impensabile, in un contesto irreale. Tutto questo a favore del divertimento puro e semplice, senza implicazioni di sorta.