Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo  0

Il 2003 è indubbiamente l'anno del grande ritorno di Prince of Persia. Poteva mancare la versione GBA? Ecco la recensione.

Prince of Time

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo racconta, in questa versione portatile, la medesima stroria delle controparti poligonali, aiutata da schermate illustrative di buona fattura e dalla possibilità di scegliere fra 6 lingue differenti, fra cui anche l’italiano, per la comprensione del testo. Tutto è incentrato su quelle sabbie del tempo di cui si arricchisce il titolo stesso del gioco, scatenate da un errore ingenuo, e forzato, del principe di Persia, reo di aver liberato l’immane potere intriso nelle sabbie, con conseguente orda di zombies a popolare l’intero palazzo. Ad aver condotto il principe, di cui logicamente vestiremo i panni, sulla strada sbagliata è un perfido Visir senza scrupoli, che pur di raggiungere i suoi scopi si è bellamente preso gioco del principe. Da questo punto in poi toccherà al giocatore assistere il principe nel tortuoso cammino che lo condurrà, insieme alla bella Farah, fino al cospetto del temuto Visir, nel tentativo di rimediare al fatal errore. Ed ecco presentarsi la prima sostanziale novità strutturale, ovvero Farah: insieme a lei infatti il principe dovrà risolvere tutte le situazioni che si presenteranno nel corso dell’avventura, perché in più di una circostanza sarà vitale la presenza della prosperosa donzella per proseguire nel cammino. In nostro possesso dunque saranno ben due alter ego, da intercambiare a piacimento in perfetto stile Resident Evil 0. Se il principe sarà agile quanto basta per cavarsela in ogni situazione, Farah riuscirà, grazie all’utilizzo del suo arco, a raggiungere punti altrimenti impensabili. Con questa interessante feature Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo alterna momenti di pura abilità ad altri sicuramente più posati, in un via vai di vicissitudini varie ed ben bilanciate. Purtroppo la risoluzione di enigmi, vero punto di forza del predecessore a 16 bit, risulta perlopiù accessoristica nella sua facilità di risoluzione.

Time of Prince

Ubisoft nel realizzare questa versione portatile del suo must 2003 ha intrapreso la medesima strada percorsa nel suo Prine of Persia poligonale, ovvero ha regalato al suo protagonista un set d’azioni decisamente degno di nota. Il principe potrà saltare, aggrapparsi, rotolare, camminare in cunicoli stretti da perfetto equilibrista, combattere ed immagazzinare potere con la sua spada per poi rilasciarlo al momento opportuno. In ultimo potrà anche avvalersi della sabbia del tempo, recuperabile da ogni nemico sconfitto e fautrice di veri e propri rewind utili per correggere le proprie mosse andate male. Anche qui gli sviluppatori hanno, purtroppo, peccato di noncuranza, rendendo questo appetibile titolo un mero minestrone di numerosi elementi mischiati troppo frettolosamente. L’impelmentazione delle sabbie del tempo è poco più che accennata e, non da meno, implementata con un certo sprezzo: troppo breve risulta infatti la sua durata, tanto da indurre il giocatore all’inutilizzo rassegnato e da renderla così al limite dell’inutilità. Altra cosa disdicevole è il sistema di combattimento, che presenta nemici dal pattern d’attacco opinabile e, più generalmente, scontri ben lungi dai fasti del precursore. Di tutt’altra pasta è invece il comparto grafico, vera e propria delizia visiva. Ubisoft in questo Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo gioca con le trasparenze ed i colori, sfruttando a fondo la palette cromatica della piccola console Nintendo. A godere di questo curato lavoro sono soprattutto le ambientazioni, che non lesinano di certo in dettagli e minuzie. Bisognerebbe scrivere un paragrafo a parte solo per le animazioni del protagonista, che con una naturalezza e fluidità quasi sconvolgente non fanno assolutamente rimpiangere quelle già ottime proposte nel primo capitolo di questa epopea. Sul piano sonoro troviamo buone tracce d’accompagnamento che si alternano ad altre meno convincenti, con effetti di base tutto sommato nella norma.

Commento

Prince of Persia: Le Sabbie del Tempo è un nobile tentativo riuscito a metà, ed i casi d’imputazione si possono racchiudere in un unico fattore. Ubisoft si è trovata infatti nella situazione di dover riproporre in 2D il suo Prince of Persia, ovvero di seguire la linea percorsa con la sua controparte poligonale senza però trascurare quegli elementi che resero indimenticabile il primo episodio della serie. Il risultato è infatti un titolo con tanti elementi cardine ed altrettanta confusione, al quale bisogna aggiungere una longevità decisamente votata verso il basso. In definitiva questo titolo Ubisoft si rivolge soprattutto a chi vuole rivivere le ultime vicende proposte sulle console casalinghe del principe di Persia, ma che deluderà inevitabilmente tutti coloro che s’aspettavano una nuova avventura in 2D in perfetto stile con l’ormai decantatissimo precursore.

    Pro:
  • Ottima realizzazione grafica.
  • Sempre suggestivo.
  • Buone idee…
    Contro:
  • …ma non altrettanto la loro realizzazione.
  • Enigmi banalotti.
  • Dura molto poco.

Difficile affermare quanto Prince of Persia abbia influito nel mondo dei videogiochi. Si parla del leggendario primo episodio: tumultuoso ed ingegnoso frutto dell’illuminata mente di Jordan Mechner, che con tanto talento ed un’idea geniale riuscì a sfornare il capolavoro che tutti ricordiamo. Un passaggio obbligato, se così si può definire, nella carriera di qualsiasi giocatore che si rispetti. Ebbene, Ubisoft, memore dell’appeal di cui sopra, ha letteralmente mobilitato buona parte dei suoi coders per riproporre questo osannato evergreen su quasi tutte le piattaforme presenti sul mercato, toccando inevitabilmente anche il portatile Nintendo. Se tutte le altre versioni si son viste egregiamente riprodotte in un cumulo di poligoni e stile, con conseguente implementazione di novità degne di nota, quella GBA si ritrova a lottare ad armi pari con il suo precursore, soprattutto per l’impostazione 2D che accomuna entrambe. Il paragone, paradossalmente figlio di un elastico lungo 15 anni di videogiochi, è quantomai d’obbligo.