Diario del CapitanoSe mi lasci io gioco 

Storia di ordinaria follia, stavolta non americana, ma siciliana.

Se mi lasci io gioco Dall'AGI del del 20 settembre 2008.

"Caltanissetta. Una storia che nasce in un contesto di forte degrado. Lui denuncia il fratello di avergli rapito moglie e figli perche' ha il vizio dei videogiochi. La moglie, invece, afferma di essersene andata lei, stanca di vivere nella miseria e di assistere al contempo alla dipendenza dal gioco del marito. Il protagonista e' un precario del consorzio Asi di Gela, Emanuele Ventura, 51 anni, che ai carabinieri di Aragona (Agrigento) ha denunciato che il proprio fratello Salvatore, venditore ambulante, lo scorso 8 settembre e' fuggito, portando via con se' sua moglie e i cinque figli, tutti minorenni, a bordo di una Fiat Brava di colore celeste.
Una mossa estrema, spiega, per indurlo a togliersi il vizio dei videogiochi. Ma la moglie, una 40enne, in due occasioni, a Favara e a Caltagirone, rintracciata dai militari agrigentini ha smentito l'ipotesi del rapimento da parte del cognato, affermando piuttosto la sua ferma volonta' di lasciare il marito schiavo dai videogiochi, nonostante una situazione economica familiare di assoluta indigenza.
Salvatore, giunto ad Aragona, secondo il racconto fatto da Emanuele, avrebbe rilasciato tre dei cinque nipoti, proseguendo poi il viaggio. Anche per i carabinieri di Gela, cui e' stato affidato il caso, potrebbe trattarsi di un allontanamento volontario, forse per dare una lezione al congiunto e indurlo a smettere di giocare. Ma al centro della vicenda, per i militari, vi potrebbero essere delle questioni familiari. E non escludono la pista passionale. Emanuele, secondo quanto riferito dai carabinieri, ha dei precedenti penali.
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Rimane la curiosità di sapere quale sia stato il videogioco che ha fatto traboccare il vaso! Scommetti che il giornalista che ha scritto questo pezzo ha confuso le slot machine da bar con le console? Maledette omonimie. Con questo fatto che la legge parla di videogiochi anche per quelle trappole d'azzardo disseminate nei bar d'Italia, un articolo come quello qui sopra potrebbe tranquillamente riguardare tanto un videopoker, quanto World of Warcraft. Data l'età, la provincia e la situazione, direi che il sensazionalismo del pezzo perde ogni interesse riletto nello squallore del gioco d'azzardo. Come era tutto più semplice quando li si chiamava semplicemente videopoker. Poi siccome fa brutto, le aziende del settore hanno cominciato a chiamarli "videogiochi". E nessuno ci capisce più nulla. Propongo di rimettere i puntini sulle i e di non confondere più la m...a con la cioccolata!

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