Turok - Provato  9

A cavallo tra fantascienza e dino- mania, Turok promette di ripercorrere i passi che ne resero grandi le origini, cercando di dimenticare lo svarione della precedente generazione.

Dopo il successo ottenuto su Nintendo 64, la precedente generazione di console si rivelò particolarmente avara di soddisfazioni per il filone videoludico legato al personaggio di Turok, che a febbraio proverà a tornare ai fasti di un tempo grazie ad un capitolo sviluppato ex novo dai ragazzi di Propaganda Games – alcuni dei quali già al lavoro su NBA Street per Elettornic Arts –, mischiando ancora una volta l'azione tipica degli sparatutto in prima persona alla presenza di enormi dinosauri.
Multiplayer.it è stato invitato a Londra da Touchstone, produttore del titolo, per poter dare un'ultima occhiata ai lavori e provare con mano tanto la campagna, quanto le fino ad ora celate opzioni multigiocatore.
L'utente viene introdotto alle vicende mentre Joseph Turok è in viaggio verso un misterioso pianeta, sulle tracce del sul vecchio maestro ed ora criminale internazionale Kane. Quella che comunque non sarebbe stata una passeggiata, acquista i toni dell'incubo nel momento stesso nel quale l'astronave che porta il protagonista ed i suoi commilitoni viene abbattuta, atterrando in un'area completamente diversa da quella inizialmente prevista e con la non facilmente digeribile prospettiva di dover sopravvivere agli attacchi combinati dei soldati di Kane e dei redivivi rettili preistorici, per l'occasione modificati geneticamente.

Una buona varietà
Già durante la breve presentazione che ha preceduto la prova su strada, è stato possibile capire come l'attenzione degli sviluppatori si sia focalizzata sulla creazione di ambientazioni in grado di accogliere in modo credibile i bestioni che ne popoleranno le radure. Muoversi tra la lussureggiante flora che ricoprirà buona parte delle superfici non sarà però una mera questione di riflessi ed abilità fucili alla mano, proponendo tutta una serie di differenti possibilità e situazioni in grado di distinguere questo Turok – almeno parzialmente – da buona parte degli altri FPS generalmente sperimentabili.
Qualora i soldati agli ordini di Kane non si fossero ancora accorti dell'altrui presenza, l'approccio stealth è quantomeno consigliato, magari accovacciati in mezzo all'erba alta, attendendo il momento giusto per pugnalare alle spalle la sentinella di turno. Ben diverso e più appagante è l'incontro simultaneo dei nemici umani e dei dinosauri, che apre un ventaglio di differenti tattiche: l'idea di fondo è quella di mettere gli uni contro gli altri, magari ponendo una fonte di luce, come un bengala, vicino ai primi, aspettando che i secondi ne vengano attratti e mettano in moto le possenti mandibole.
Ovviamente non mancano livelli all'interno di strutture cementificate, più tradizionali, dove sperimentare la bontà delle fantasiose armi disegnate per l'occasione. Ognuna di esse dispone di una doppia modalità di fuoco, con quella secondaria a fare la parte del leone: la classica gatling può trasformarsi in una torretta da porre davanti all'ingresso di un hangar da lì a poco invaso dai nemici e la solo apparentemente più tranquilla pistola dispone di una sostanza esplosiva applicabile al terreno ed invisibile ai nemici, mentre il fucile al plasma emette speciali bolle alla cui esplosione ogni persona entro un certo raggio viene scaraventata lontano, possibilmente dalla copertura che la rendeva un difficile bersaglio. In aggiunta alle non convenzionali armi che si adopereranno, è stato reinserito l'arco, devastante nella medio e lunga distanza, e il coltello, grazie la quale prevalere nel corpo a corpo.
Tutto ciò si articolerà lungo gli oltre 20 livelli di gioco, per una longevità di circa una quindicina di ore, decisamente tante in rapporto a quanto è oramai solito aspettarsi.

Il (press) kit di sopravvivenza

A corredo dell'evento è stato consegnato a tutti i partecipanti il materiale relativo al gioco e l'immancabile disco di immagini inedite. A differenza del solito, però, la preziosa documentazione non è stata inserita all'interno di un'anonima cartellina, ma in una busta in pieno stile kit di sopravvivenza.
Oltre al DVD, quindi, una zuppa pronta per essere riscaldata, della frutta secca ed un biscotto d'avena, hanno reso più rilassante il viaggio di ritorno, consapevoli che una possibile quanto non augurabile caduta dell'aereo, avrebbe avuto qualche chance di salvezza in più.
Grazie Propaganda Games!

Dispersi nella jungla

Pad alla mano il primo impatto con Turok è stato decisamente spiazzante. La difficoltà media è infatti elevata e l'arsenale di cui si è sin da subito in possesso spinge a cercare di portare a termine folli corse sparando a destra e a manca, nell'inutile speranza di abbattere nemici che non vogliono saperne di essere abbattuti.
Preso però atto che l'impostazione alla Rambo non paga, si riesce a scorgere la visione che Propaganda Games ha voluto dare all'esperienza, ovvero la costante sensazione di essere in inferiorità, non solo numerica ma anche come effettive possibilità di sopravvivenza. Muoversi lentamente e valutare ogni scenario, sono azioni favorite dal level design ricco di strade secondarie, collinette o angoli riparati nei quali preparare imboscate letali.
L'intelligenza artificiale – uno dei punti maggiormente evidenziati dalla produzione – è generalmente buona, anche se alterna a veri e propri piccoli miracoli, alcune pecche che evidentemente vanno registrate in sede di debug. Se quindi i compagni, il cui numero varia in base alla situazione, si muovono mediamente bene, non mancano le volte in cui guardano inermi Joseph essere sbranato o crivellato dai proiettili. Discorso simile per i nemici, che se non improvvisano trenini facilmente eliminabili con arco e frecce, si muovono per coprirsi a vicenda e trovare i ripari più adatti.
I comandi non si dimostrano difficoltosi da imparare, accostandosi a quelli comunemente scelti per gli FPS su console, mentre non è possibile non sperare in un miglior bilanciamento della sensibilità delle levette, eccessiva al momento della prova.
Sei postazioni erano poi dedicate al multiplayer, testabile nella sola modalità team deathmatch, alla quale si aggiungeranno quello tutti contro tutti, cattura la bandiera classico ed Assalto, oltre all'ancora misteriosa Guerra, di cui è data solo sapere la sua natura ad obbiettivi. Le mappe, sette in totale, sono chiaramente pensate per ospitare tutte le 16 persone che si potranno unire ad ogni singola partita e riprendono i motivi stilistici già presenti nella campagna, condividendone buona parte dell'ambientazione. Ovviamente un test solo superficiale non può esprimersi sull'efficacia del bilanciamento e l'effettiva fruibilità di questo frangente, rimandandone una più approfondita disamina in sede di recensione.
Per non saper né leggere né scrivere, anche i dinosauri sono stati inseriti nel multiplayer, nella veste di variabile impazzita: capita, ad esempio, che dopo un lungo appostamento alla ricerca della visuale perfetta con il fucile da cecchino, buona parte del proprio busto venga staccata a morsi dalla creatura alle spalle, di cui non ci si era incautamente accorti.
A seguito di una certa insistenza da parte dei fan, infine, è stato deciso di creare tre arene esclusivamente dedicate alla cooperativa per quattro persone, che dovranno ripulirle da cima a fondo e delle quali non è stato possibile vedere nulla.

Dispersi nella jungla

Dinosauro in alta definizione
Graficamente Turok sembra potersi attestare attorno agli standard dei giochi che come lui condividono il motore Unreal Engine 3. I modelli dei dinosauri sono ben definiti e si muovono in modo molto credibile e naturale, mentre tra i personaggi umani persiste qualche problema nelle collisioni. Texture ed effetti svolgono bene il loro lavoro, anche se nel primo caso quelle del terreno si mostrano a tratti in bassa risoluzione.
La build presentata per Xbox 360 appariva decisamente migliore a quella della Playstation 3 ma, a detta stessa degli sviluppatori, è solo perché più recente, precisando come nei negozi arriveranno due prodotti praticamente identici.
A dare maggior vita agli ambienti ci sono alcune piccole aggiunte, come branchi di erbivori inoffensivi se non stuzzicati – o fino al momento nel quale si capisce come rivoltarli contro i nemici – e, al contrario, enormi T- Rex dai quali è meglio scappare a gambe levate, previo spiacevole e poco elegante smembramento.
Tutta la parte narrativa è stata delegata a scene in real time piuttosto lunghe e complesse, adatte allo scioglimento dei vari misteri che si sovrappongo sin dal prologo.
Ancora un paio di mesi e sarà possibile valutare questo Turok in modo più completo e dandone un giudizio definitivo. Nel frattempo e per ingannare l'attesa, i filmati esclusivi pubblicati su Multiplayer.it nei prossimi giorni dovrebbero garantire ulteriori spunti.