NintendoI videogame vendono di meno? Colpa di Nintendo, secondo gli analisti 

La casa di Kyoto deve recuperare terreno sul fronte digitale

Come dimostrano le ultime rilevazioni effettuate da NPD per il mercato USA, le vendite di videogame nel 2012 sono calate del 37%, del 24% e del 26% rispettivamente nei mesi di gennaio, febbraio e marzo rispetto allo scorso anno.

Fra tutte le aziende coinvolte sembra che Nintendo sia la più colpita dalla crisi e Doug Creutz, analista per Cowen and Company, crede di sapere perché. "Bisogna realizzare che le vendite dei giochi per Wii sono calate del 50% negli ultimi dodici mesi", ha detto Creutz. "Si tratta di un declino enorme, che non può non influenzare i dati relativi all'intero mercato software."

Sempre stando ai dati di NPD, infatti, il calo nelle vendite dei giochi per PlayStation 3 e Xbox 360 sarebbe decisamente più contenuto rispetto alla console Nintendo. Anzi, si potrebbe pensare che l'attuale generazione di piattaforme HD non abbia ancora esaurito le proprie potenzialità, nonostante si stia parlando di tecnologie con diversi anni sulle spalle.

Un'argomentazione che per Wii non vale, anche perché l'ammiraglia della casa di Kyoto aveva molto più terreno da perdere rispetto alle rivali dopo aver dominato la scena fino al 2009. A quel punto, secondo Creutz, gli utenti hanno cominciato a considerare altri tipi di intrattenimento, come quello offerto dagli smartphone o dalle applicazioni ludiche su Facebook. Se anche Nintendo riuscisse a invertire tale tendenza, difficilmente i suoi risultati potrebbero tornare quelli di alcuni anni fa, anche perché la casa giapponese ha trascurato un settore importante come quello dei contenuti scaricabili, che hanno invece fatto la fortuna di publisher come Activision.

Secondo Creutz, insomma, Wii U e 3DS dovranno focalizzare la propria attenzione sui contenuti digitali, facendo però attenzione anche al target d'utenza. "Dieci anni fa Nintendo si rivolgeva ai videogiocatori più giovani e ai fanboy. C'è stato un periodo di circa cinque anni in cui la casa ha potuto espandere il proprio mercato al di là di queste due tipologie d'utenza, ma ora credo siano tornati al punto di partenza: ancora bambini e fanboy. Non un mercato da disprezzare, ma non mostra grandi segni di crescita."

Fonte: Ars Technica

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