DishonoredUno sviluppatore di Dishonored non esclude i collegamenti tra violenza e videogiochi 

Un gioco che pone delle scelte può avere effetti positivi

Joe Houston, ex-sviluppatore di Arkane, che ha lavorato recentemente all'ottimo Dishonored, ha scritto di suo pugno un editoriale pubblicato da Rock Paper Shotgun in cui invita i videogiocatori a non avere un atteggiamento troppo chiuso nei confronti delle critiche ai videogiochi come possibili collegamenti alla violenza nel mondo reale.

La questione è ovviamente tornata in auge con le recenti sparatorie negli USA e le conseguenti proposte di legge o regolamentazioni per limitare la distribuzione dei giochi violenti. Sebbene Houston non crea che la violenza videoludica generi violenza nel mondo reale, sostiene però che è vero che i videogiochi "fanno veramente poco per prevenire l'esplodere della violenza reale". Secondo lo sviluppatore, videogicatori e sviluppatori tendono a trincerarsi su posizioni estremistiche quando si tratta di questo argomento, soprattutto per la paura che possa intervenire una sorta di censura a modificare il panorama videoludico.

Ovviamente si tratta di un'eventualità che non aggrada a nessuno, nemmeno a Houston, ma quest'ultimo è convinto che si possa fare qualcosa, attivamente, per cercare di modificare la forma di alcuni videogiochi e portarli a diventare veicoli di pensiero o oggetti su cui ragionare. Un gioco violento "lineare" tende a desensibilizzare l'utente, secondo lo sviluppatore, mentre un gioco che pone delle scelte può aiutare ad aprire la mente. "La possibilità di scelta può essere un fattore positivo perché pone la necessità di pensare a cosa fare e alle conseguenze delle azioni".

Fonte: VG247

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