Creative Assembly: l'innovazione allunga la vita delle serie  2

L'innovazione assicura la sopravvivenza delle proprietà intellettuali? Questa è almeno la teoria di Mike Simpson, direttore in carica di Creative Assembly, che a pochi giorni dalla pubblicazione del quinto capitolo della sua acclamata serie di strategici, ha rilasciato una lunga intervista al sito britannico Gameindustry.biz.
Stuzzicato sull'argomento, Simpson ha espresso grande perplessità riguardo alla tendenza fin troppo radicata nell'industria videoludica a rifugiarsi in formule di gioco consolidate ("Credo che uno dei difetti delle altre grandi serie di RTS sia la staticità. Non cambiano episodio dopo episodio, riproponendo in continuazione la stessa formula. La loro popolarità tende a declinare nel tempo, ed eventualmente a sparire del tutto"), sottolineando, per contro, come alla Creative Assembly considerino imperativo "assicurare che ogni nuovo titolo abbia veramente qualcosa di nuovo".
La serie Total War, effettivamente, può a buon diritto essere considerarata un esempio virtuoso di innovazione, con un primo episodio, Shogun, che nell'anno dell'uscita rappresentò una novità assoluta nel panorama degli strategici per personal computer - settando peraltro nuovi standard sul piano grafico - ed alti tre episodi che hanno saputo perfezionare l'originale formula di gioco, ora con piccoli ritocchi (è il caso dei due Medieval), ora con brusche accelerazioni (Rome e probabilmente Empire). La popolarità crescente di questa serie parrebbe confermare le argomentazioni di Simpson, ma d'altra parta va ricordato che tra i titoli più venduti del 2008 si trovano esempi di immobilità pluriennale, specie tra quelli multimilionari. L'applicabilità generale della "formula Creative Assembly" pare quindi un tantino dubbia, ma il semplice fatto che in un numero limitato di casi tale formula si dimostri efficace, può in una certa misura rassicurare tutti coloro che temono una sclerotizzazione del mercato come risposta alla crisi.