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Redazione

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Final Fantasy: All the BravestUn esercito allo sbando 0

Square-Enix riporta il franchise Final Fantasy con un gioco anomalo, incentrato interamente sul sistema di micro-transazioni

Avete presente quei buffi distributori di palline con le sorprese all'interno? Si inserisce una moneta, si gira due o tre volte la manopola metallica e si raccoglie il giocattolo che, il più delle volte, non è quello che si desiderava. Insomma, un vero e proprio pacco, ma intanto il gettone è andato e la voglia di inserirne un altro per avere una seconda chance si fa sempre più forte. Approdato recentemente su App Store tra le mille pernacchie dei fan, Final Fantasy: All the Bravest è senza troppi giri di parole un terribile tentativo di mascherare questo meccanismo spilla-soldi all'interno di un omaggio alla storia del suo franchise. Un concetto subdolo e ingegnoso, sia chiaro, ma del tutto irrispettoso nei confronti della mastodontica community di appassionati sempre speranzosi che la storica serie possa tornare ai fasti di un tempo. Chi ha già sbirciato il voto a lato si chiederà se questo microscopico gioco mobile vale effettivamente un giudizio così basso.

Un omaggio del Moogle

Final Fantasy: All the Bravest è stato presentato come un coinvolgente viaggio attraverso la maggior parte dei capitoli storici della saga, partendo dalle prime opere Squaresoft per NES e Super Nintendo fino ad arrivare ai più recenti Final Fantasy XII e XIII, passando ovviamente per il tanto amato settimo capitolo. Un esercito allo sbando Tutti gli eroi del franchise si uniscono così per combattere una battaglia contro un esercito composto dai nemici più iconici, ma se le premesse possono ricordare l'ottimo Dissidia Final Fantasy per PSP, il risultato finale non è nulla di più lontano. Realizzato con grafica retrò e musiche nostalgiche, il gioco consiste né più né meno in una serie di battaglie una dopo l'altra, in cui il proprio party è composto da un'orda di dieci, venti, trenta, o più eroi. Oltre al semplice numero di personaggi schierati contemporaneamente, la particolarità di All the Bravest sta nel sistema di combattimento. Scordatevi la classica struttura a turni in cui decidere, per ciascun membro del party, che azione svolgere, che oggetto usare, chi attaccare o chi curare; qui tutto quello che viene chiesto all'utente è di strofinare il proprio dito sui vari personaggi, attivandoli e facendoli automaticamente attaccare un nemico a caso, dopodiché bisogna attendere un breve periodo di tempo prima che chi ha attaccato torni di nuovo attivo. Ogni tre ore si può attivare una modalità Fever, grazie alla quale, per qualche secondo, è possibile annullare qualsiasi tempo di caricamento e di riflesso causare più danni in meno tempo. Questo è quanto: si strofina in maniera ossessiva compulsiva lo schermo finché tutti gli avversari su schermo non sono stati sconfitti, si ascolta la solita fanfara di vittoria, dopodiché si passa alla battaglia successiva. Il fatto che sia impossibile perdere e che il party di rigeneri col tempo, fa in modo che All the Bravest non abbia alcuna profondità né un minimo di strategia, e alla fine il tutto si trasforma in una sorta di Fruit Ninja giocato al buio: giusto per rendere meglio l'idea, siamo stati in grado di eliminare l'ultimo boss senza nemmeno guardare allo schermo dello smartphone, mentre facevamo tutt'altro. Un esercito allo sbando Avrete capito ormai che l'interazione del giocatore è completamente inutile, al punto che sarebbe stato meglio se gli sviluppatori avessero automatizzato tutto: il risultato sarebbe stato identico, ma almeno ci saremmo risparmiati un pollice indolenzito. Il lavoro fatto da Tatsuya Kando e Kyohei Suzuki non si limita a banalizzare la struttura tipica dei Final Fantasy, e di certo va ben oltre quella che sarebbe stata una parodia del franchise. Le meccaniche di All the Bravest sfruttano il giocatore facendogli credere di avere un ruolo attivo nell'esperienza di gioco, quando in realtà non è assolutamente vero. Ma fosse solo per questo, il nuovo gioco mobile di Square-Enix sarebbe stato solo l'ultimo di una sempre più frequente serie di scivoloni fatti dalla compagnia nipponica nel mercato mobile, un titolo insignificante e una macchia di grasso sulla camicia di una delle saghe più amate dagli appassionati di JRPG. Invece, uno degli elementi più critici dell'intero gioco è rappresentato dal sistema di monetizzazione attraverso micropagamenti, che in All the Bravest raschia il fondo in maniera fin troppo sfacciata. Per chi si aspetta di poter vestire i panni di Cloud, Squall e Terra subito dopo aver acquistato il gioco abbiamo una brutta notizia: la versione di base di All the Bravest permette di sbloccare soltanto le classiche classi del job system, dal Warrior al Black Mage, dal Berserker al Dragoon. L'unico modo di inserire i protagonisti storici dei vari capitoli è quello di pagare 89 centesimi e incrociare le dita: sarebbe troppo giusto, troppo sensato, poter avere almeno la libertà di scegliere il proprio personaggio preferito, ma in questo caso l'eroe sbloccato viene scelto in maniera completamente casuale. E torniamo al discorso fatto in apertura: sperare di sbloccare Lightning o Tifa e ritrovarsi con un ridicolo Imp o un Pig lascia, per dirlo in maniera edulcorata, l'amaro in bocca. Il sistema di microtransazioni non si limita ai personaggi, né a speciali clessidre per avvantaggiarsi in battaglia; per poter accedere ai tre mondi più interessanti (Midgar, Zanarkand e Archylte Steppe), e quindi per poter sfidare i boss più memorabili del franchise, è necessario acquistarli singolarmente a un costo che è quasi pari a quello del gioco completo. Il risultato? Per poter accedere a tutti i contenuti si spendono decine e decine di euro, ma mentre in altri giochi come Theatrhythm Final Fantasy si ha almeno la possibilità di scegliere i contenuti da acquistare, qui sono del tutto "a sorpresa". E che sorpresa. Final Fantasy: All the Bravest - Trailer di lancio Final Fantasy: All the Bravest - Trailer di lancio

Sia chiaro, non abbiamo grossi pregiudizi sulle microtransazioni se bene implementate, e siamo contrari all'idea che un gioco mobile debba costare necessariamente poco, a patto che lo meriti. Ma è davvero difficile non sentirsi offesi o arrabbiati giocando a Final Fantasy: All the Bravest. Complice un sistema di combattimento insulso e una struttura pensata fin dalle radici per spillare quanti più soldi possibili agli appassionati, il nuovo gioco di Square-Enix è una presa in giro ai fan, in primis, ma anche agli altri sviluppatori che cercano di proporre esperienze nuove e sensate su dispositivi mobile.

Vincenzo Lettera

Pro

  • La soluzione per chi non sa come sprecare denaro

Contro

  • Sistema di combattimento insulso
  • Una presa in giro ai fan del franchise