8.8

Redazione

8.4

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Company of Heroes 2La gelida Russia 33

Non c'è niente di così impegnativo e rischioso come stravolgere una formula di successo: perché quindi disturbarsi?

Nel 2006 la strategia in tempo reale era in larga parte ancorata a stilemi imposti anni prima e iterati con successo attraverso seguiti e montagne di prodotti non originali. Appena nel 2005 gli scaffali dei negozi erano stati invasi da Age of Empires III, non certo una rivoluzione, e in Inghilterra Creative Assembly si era da qualche tempo inventata una formula del tutto nuova per dire la propria nel complesso genere a cavallo tra tempo reale e turni. Relic Entertainment, guadagnatosi in pochi anni frotte di fan adoranti soprattutto grazie alla clamorosa epopea spaziale di Homeworld, era però quasi pronta ad emergere dalle gelide nevi di Vancouver per dire qualcosa di nuovo. Il team canadese aveva intenzione di mettere in scena sugli schermi le battaglie del '39-'45, uno scenario dove non c'erano lavoratori o droni intenti a raccogliere risorse, solo brutali scontri con centinaia di vite lasciate sul terreno, mezzi corazzati e un campo di battaglia da dominare con astuzia. Azione e fine micro gestione delle truppe all'interno di ambienti altamente interattivi: possibile fare in un solo colpo un simile salto verso una inaspettata modernità? Possibile sì, al punto che Company of Heroes diventa immediatamente uno dei migliori prodotti videoludici di quella stagione, un successo che si guadagna due espansioni ufficiali e l'immediato conto alla rovescia dei fan, che dovranno però attendere fino all'estate di sette anni dopo per mettere mano ad un seguito ufficiale. Un secondo capitolo che non cerca di scattare una nuova fotografia del genere, piuttosto preferisce recuperare il negativo di allora e tornare in camera oscura per svilupparlo alla luce di progressi e idee emerse nel tempo trascorso. Il risultato è riuscito, da giocare e divertente anche se non perfetto. Company of Heroes 2 - Il trailer "Above the Battlefield" Company of Heroes 2 - Il trailer "Above the Battlefield"

Madre Russia

Completando una versione parziale della campagna di Company of Heroes 2, una beta dotata di una manciata di missioni, una paio di mesi addietro eravamo arrivati alla conclusione che questa volta non solo il titolo sarebbe stato dotato di un gameplay gratificante e una componente tecnica importante, ma anche di una struttura narrativa ed una coerenza ludica tra le missioni che desse davvero l'impressione di giocare un'epica avventura ambientata durante la Seconda Guerra Mondiale. La gelida Russia Dopo aver ripercorso i racconti di Lev Abramovich Isakovich, protagonista imprigionato in Siberia e filo conduttore di una campagna che si svolge sul fronte Russo, sponda sovietica, dobbiamo ammettere che l'aspettativa è stata soddisfatta solo a tratti. Le quattordici missioni che compongono la spina dorsale dell'esperienza per giocatore singolo sono intramezzate da filmati di qualità non esaltante, ma questa è solo una piccola parte della nostra parziale delusione. Il gioco non riesce a introdurre in maniera soddisfacente certe meccaniche e la qualità delle missioni alterna momenti esaltanti, come la caccia notturna ad un carro Tiger tedesco o un brutale assalto alle porte di Poznan, ad altre disegnate in maniera pigra, quasi fossero state lavorate per fare legna e raggiungere la quindicina di ore di durata. Importante comunque notare che questa altalena qualitativa riguarda la varietà di obiettivi e la diversità di situazioni, non il gameplay strategico in sé. Da quel punto di vista Company of Heroes 2 è solido e saldamente ancorato alla filosofia che ha ispirato l'originale. Le risorse a disposizione vanno usate per creare il mix di soldati semplici, specializzati e mezzi necessari per controllare le mappe, non per assemblare enormi eserciti da lanciare senza cura contro l'avversario. Ogni copertura è decisiva e il ritmo relativamente compassato suggerisce di scegliere con attenzione dove posizionare ogni postazione fissa o dietro quale muro mettere al riparo i propri mortai. Riuscire a prendere di sorpresa una colonna di tank nemici, magari facendo saltare il sottile ghiaccio sotto i loro cingoli, vuol dire rimettere in discussione l'inerzia di una partita già persa e poter così tornare a guadagnare i metri e i punti di controllo indispensabili per avere la meglio. La gelida Russia Certe novità, come la così detta Cold Tech e la presenza durante alcune missioni di condizioni climatiche estreme da cui proteggersi, sono meno incisive del previsto. Ma altre, soprattutto l'abilità di scavalcare le coperture e una miglior simulazione del campo visivo, fanno la loro per rendere lo scontro plausibile. Non realistico, visto che la serie non hai mai reclamato pretese simulative. Il titolo, come il suo predecessore, riesce piuttosto a trasformare in opzioni strategiche suggestioni tipiche dell'epoca e del conflitto. Avere parecchi mezzi a propria disposizione richiede di portarsi a spasso ingegneri, necessari per riparare le costosissime macchine da guerra, mentre soluzioni letali come gli artiglieri e i cecchini impongono tempo e spazio per essere posizionati da manuale, suggerendo di mandare avanti alla cieca giovani reclute pronte a morire. La gelida Russia Una delle colonne portanti dell'esercito Russo che lasciò sul campo di battaglia quasi nove milioni di vite. Tutto questo muovere gruppi di controllo, reclutare unità e tenere a bada diversi fronti viene eseguito - anche praticamente attraverso l'interfaccia e i comandi - da sistemi che sono in larga parte la copia carbone di quelli dell'originale, di cui Company of Heroes 2 si rivela un seguito quantomai fedele. Dare del tu a centinaia di migliaia, forse milioni di fan ha voluto dire creare anche per il single player un'esperienza che sulle prime non renderà semplice ai neofiti avvicinarsi al titolo, ma lo sforzo verrà presto ripagato. I tre livelli di difficoltà danno un buonissimo margine di personalizzazione, facendo andare di pari passo impegno, gratificazione e anche un pizzico di frustrazione.

L'esplosione

La gelida Russia Assieme a molti dei connotati tipici della serie e del genere, come la creazioni di edifici e lo sviluppo di upgrade o la necessità di imporre il proprio dominio sui punti di controllo sparsi per la mappa, in Company of Heroes 2 torna l'uso ambizioso di una componente tecnica evoluta, sfruttata per dire qualcosa di significativo anche in termini ludici. A seconda della composizione del proprio esercito, qui più numeroso che in passato, gli scontri tra le vie di una martoriata Stalingrado possono suggerire di avvantaggiarsi dei palazzi per nascondersi oppure di abbatterli, minimizzando i rischi di imboscate e cul-de-sac, letali per le goffe e pesanti forze su ruote e cingoli. Esplosioni e colpi plasmano quindi il terreno di gioco, fanno saltare le coperture e bruciano o abbattono case, muri e palazzi. Non c'è un altro strategico con il medesimo feedback e ci sono momenti che stupiscono per quanto bene vengono rappresentati i drammatici risvolti del conflitto sulla vita dei soldati. L'impatto delle condizioni meteo sul gameplay, dicevamo nel paragrafo precedente, non è stato capovolgente ma si mescola ad altri elementi interattivi dello scenario, come le differenti proprietà delle superfici calpestate, per rinforzare una qualità che pochissimi stretegici in tempo reale possono dire di avere, ovvero quella di far scomparire da sotto gli occhi certe meccaniche, di solito fredde e calcolate, e integrarle al contesto di gioco e ai personaggi, quindi alla storia raccontata da ciascuna battaglia. La gelida Russia Purtroppo a queste innegabili qualità, che elevano la drammaticità di ogni partita, si sommano problematiche ad esempio legate al path finding non sempre perfetto, che in particolare durante le missioni single player, spesso ambientate in mappe più dense rispetto a quelle multiplayer, crea situazioni poco piacevoli. Anche i menu e l'interfaccia, pur rilavorati nei mesi, sono ancora un po' troppo confusionari e poco eleganti. Sul versante puramente visivo l'Essence Engine 3.0 deriva in maniera diretta dalle precedenti versioni. Di fatto Company of Heroes 2 non si allontana dai capitoli passati per resa tecnica, limitandosi a migliorare la varietà di ambienti e unità. Qui si passa da boschi rigogliosi a distese innevate, città rase al suolo e altre che aspettano solo il nostro passaggio per essere messe alla prova, in un costante cambio di ambientazione che regala sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Purtroppo se nel 2006 Company of Heroes mise in ginocchio parecchi sistemi grazie alla sua cosmesi avanzata, oggi il suo successore segna uno stacco decisamente meno marcato, con cali qualitativi evidenti che coinvolgono determinate superfici e di tanto in tanto le animazioni.

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • La redazione usa il Personal Computer ASUS CG8250
  • Processore: Intel Core i7 860 a 2.8 GHz
  • Memoria: 8 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 670
  • Sistema operativo: Windows 7 a 64 bit
  • Requisiti Minimi
  • Processore 2Ghz Intel Core2 Duo
  • 2GB RAM
  • Scheda video 512MB Direct3D 10
  • 30GB di spazio su disco

Guerra senza fine

La gelida Russia Nonostante tradisca in parte le promesse di una progressione più orchestrata e non riesca a segnare un passo in avanti tecnico marcato, la campagna single player di Company of Heroes 2 ci è piaciuta e rappresenta un valido punto di partenza. Non siamo esperti del fronte orientale, però gli scenari, dall'Operazione Barbarossa fino alla battaglia per Berlino, sono credibili e riescono nell'intento di evocare le peculiarità di quel sanguinoso conflitto, spesso combattuto sotto la soglia di congelamento. L'appeal a lungo termine è invece affidato a due modalità distinte. Da una parte c'è Theatre of War, pacchetto che unisce mappe single player e cooperative aggiungendo un notevole monte di ore utili specialmente per chi, avendo poca esperienza con il genere o la serie, desidera altre sfide prima di buttarsi nell'arena multigiocatore. Le mappe disegnate per Theatre of War, che chiama in causa sia i russi protagonisti della campagna che i tedeschi, sono una decina per parte e ce n'è da divertirsi per un po'. La componente competitiva è l'approdo definitivo per chi si sente pronto a spendere i mesi a venire su Company of Heroes 2 e, come per il resto del titolo, è forte la sensazione di essere al cospetto di una versione aggiornata del multiplayer dell'originale. Un aspetto non certo negativo, vista la qualità dello stesso. In realtà ci sono delle novità, ad esempio la possibilità di "specializzare" i punti di controllo facendovi costruire sopra dei nodi di accumulo risorse, ma lo scheletro è rimasto inalterato. Ci si sfida all'ultimo punto o all'ultimo soldato rimasto in piedi, a seconda delle opzioni, in battaglie di notevole dinamismo e respiro strategico. La gelida Russia Per restare al passo con i tempi - e in parte anche per tenersi una porta aperta per i DLC - Relic ha sviluppato una meta progressione che accompagna ogni modalità e attraverso l'accumulo di punti sblocca personalizzazioni estetiche, perk passivi detti Bullettin ma soprattutto nuovi Comandanti. Prima di ogni sfida si possono selezionare un massimo di tre Comandanti - su cinque disponibili, al lancio, di cui due da sbloccare - e accumulati sufficienti Battle Point se ne sceglie uno, che mette a disposizione cinque abilità attive e passive. A seconda di come si mette la partita e quale tattica si adotta, una scelta sarà migliore della altre. L'impatto dei Comandanti, che sostituiscono il concetto di Dottrine, sulle prime potrebbe apparire marginale ma più si gioca e più diventa evidente quanto una scelta oculata possa valere la vittoria del match. Durante la beta e le diversi fasi che l'anno caratterizzata ci sono stati problemi di bilanciamento e di matchmaking, che in parte ancora permangono, ma come sempre in questo genere di prodotti occorre pazientare un poco e attendere che gli inevitabili aggiustamenti successivi al lancio vengano implementati. Insomma un prodotto in divenire come è giusto che sia. Company of Heroes 2 - Videorecensione Company of Heroes 2 - Videorecensione

Company of Heroes 2 è un seguito fedele, saldamente legato all'originale sia in termini tecnici che ludici. La campagna non riesce a fare un salto in avanti decisivo verso una maggiore immersività e le missioni non sono uniformi per qualità, però il gameplay ad orologeria di Relic regge senza problemi il peso degli anni, mescolando opzioni strategiche raffinate e un'interazione con l'ambiente di gioco su cui pochissimi altri titoli possono contare. Il risultato è da giocare, anche perché tra modalità principali, di contorno e una profonda componente multigiocatore c'è da divertirsi per parecchio tempo. Dopo tanti anni di attesa forse era lecito aspettarsi qualcosa in più, soprattutto in termini di rifiniture ed evoluzione visiva, ma la nuova vita dello sviluppatore canadese, ora sotto il controllo di SEGA, fa ben sperare per un supporto post lancio corposo e duraturo. Un titolo da avere, probabilmente una delle migliori esclusive PC dell'anno nel recinto dei così detti titoli "tripla A".

Umberto Moioli

Pro

  • Il gameplay di Company of Heroes
  • Tanti contenuti spalmati su un buon numero di modalità
  • Fronte russo ricco di fascino
  • Resta uno degli migliori RTS sotto il profilo tecnico...

Contro

  • ...anche se non c'è evoluzione e permangono delle sbavature
  • La campagna poteva dare ancora qualcosa di più
  • Certe novità molto sponsorizzate incidono meno del previsto

Company of Heroes 2 trasporta l'originale nel gelido conflitto combattuto sul fronte russo