The WitnessImpressionismo videoludico 

Con The Witness il talentuoso Jonathan Blow conferma le sue immense doti di artista e game designer

Storicamente i titoli caratterizzati da tempi di sviluppo troppo lunghi e travagliati riescono a demotivare anche il più appassionato dei videogiocatori, tuttavia esistono anche alcune eccezioni, laddove l'incrollabile fiducia verso la software house (o la sua figura chiave) continua ad alimentare la speranza, il sogno in un risultato di spessore e qualità. Basti pensare alla "religiosa" attesa che circonda il poetico The Last Guardian. Impressionismo videoludico Benché un parallelismo col titolo di Fumito Ueda appaia inappropriato, considerando anche i valori produttivi in gioco, la storia di The Witness possiede diversi punti di contatto con quella del criptico progetto giapponese, a partire dall'anno del primo annuncio - il lontano 2009 - sino all'inevitabile passaggio all'attuale generazione videoludica, nella quale il coloratissimo puzzle/adventure avrebbe dovuto esordire al lancio della nuova ammiraglia Sony. Dopo l'affascinante trailer mostrato durante la conferenza di presentazione della PlayStation 4, il gioco tornò infatti nuovamente nell'ombra, riapparendo fugacemente in alcune prestigiose fiere internazionali dove ha continuato a stuzzicare la fantasia e l'interesse di critica e pubblico. Del resto si tratta della seconda opera firmata dal giovane sviluppatore americano Jonathan Blow, lo stesso che con lo splendido Braid è riuscito a dar lustro all'intero movimento videoludico indipendente, veicolandone l'enorme successo che oggi è sotto gli occhi di tutti. Lo scorso settembre è stata finalmente annunciata la data di lancio di The Witness e in questi giorni abbiamo potuto metter mano proprio sul codice definitivo della versione PlayStation 4, che il 26 gennaio sarà accompagnata da quella per PC e nelle settimane successive da un'iterazione per sistemi iOS.

Poesia, mistero e un tripudio di colori in The Witness, il puzzle-adventure firmato da Jonathan Blow

La solitudine

Dopo un lungo periodo di quiescenza, il genere dei puzzle-adventure in prima persona è stato recentemente scosso dall'eccellente The Talos Principle di Croteam, un titolo che ha sorpreso non solo per il retaggio del team di sviluppo, conosciuto principalmente per la serie di FPS vecchia scuola Serious Sam, ma anche per la brillantezza degli enigmi di logica proposti e la seducente quanto malinconica sceneggiatura, permeata da tematiche filosofiche e metafisiche. Impressionismo videoludico Impressionismo videoludico The Witness offre una struttura a mondo aperto analoga ma non sovrapponibile a quella del capolavoro croato, inoltre vi è una sostanziale differenza nelle meccaniche dei puzzle, dato che invece di interagire con set di oggetti da piazzare opportunamente nello scenario, nell'opera di Jonathan Blow si interviene fondamentalmente (ma non solo) su peculiari pannelli, nei quali vanno tracciate semplici linee per venire a capo di labirinti bidimensionali. Tutto qui? Assolutamente no. All'inizio dell'avventura il giocatore si trova proiettato all'interno di un misterioso tunnel, in fondo al quale, dopo aver superato un paio di basilari puzzle introduttivi, si apre un edificio in rovina avviluppato da una florida vegetazione: è la prima sezione dell'enigmatica isola over prender confidenza con le dinamiche di base. Non vi è alcuna indicazione scritta o divinità tonante a "suggerirci" cosa fare (o meglio, non fare) e il menù di gioco è talmente ridotto all'osso che le uniche opzioni disponibili sono la regolazione della luminosità, l'inversione dell'asse Y e l'attivazione dei sottotitoli, oltre alla fondamentale gestione dei salvataggi. Appare dunque evidente che il giocatore dovrà cavarsela da solo per tutta la durata dell'avventura, imparando dai propri errori, facendo tentativi ma soprattutto approfondendo la conoscenza dell'affascinante ambientazione, che ha molto, molto più da raccontare di quel che traspare dalle primissime ore di esplorazione. Dopo una breve fase di studio si percepisce immediatamente l'obiettivo dell'area preliminare: tutti i monitor presenti sono infatti collegati da grossi fasci di cavi che vengono "attivati" una volta completato il puzzle a essi legato, indirizzando l'energia verso il cancello di accesso principale all'isola. È una sorta di antipasto di ciò che attende il giocatore una volta penetrato all'interno dell'abbondante (ma non colossale) mappa open world, nella quale risulta imperativo seguire e studiare il cablaggio dei pannelli per venire a capo delle singole sezioni in cui è suddiviso il teatro dell'avventura. Esse, al di là di specifiche aree da sbloccare risolvendo determinati puzzle ed enigmi, sono liberamente accessibili sin dall'inizio, aumentando sensibilmente il senso di smarrimento del giocatore, che può imbattersi in pannelli particolarmente ostici da comprendere a causa dell'inesperienza con le regole di base che li sottendono. Impressionismo videoludico Ciò spinge a esplorare, sperimentare e a tornare sui propri passi, sin quando non si scopre il tassello mancante che fa accendere la fatidica lampadina. Il processo mentale innescato dalla distribuzione apparentemente casuale dei gruppi di puzzle è incredibilmente affascinante, sottolineando, se ancora ve ne fosse bisogno, la genialità e l'estro artistico del game designer californiano. Sull'isola sono distribuiti circa 650 puzzle, un numero incredibile che si traduce in una longevità elevatissima. Per arrivare ai titoli di coda di The Witness non è comunque necessario superarli tutti, un'impresa talmente ardua che, secondo una stima fornita dallo stesso Blow, dovrebbe riuscire soltanto all'1% dei giocatori. Per quanto concerne il gameplay vero e proprio, le meccaniche di interazione con l'ambiente risultano estremamente semplificate: al di là della corsa, attivabile tenendo premuto L2 e inclinando la levetta analogica sinistra in avanti, l'unico tasto del DualShock 4 da utilizzare è la X, necessario per avviare la modalità di risoluzione dei puzzle e tracciare le linee all'interno dei labirinti. Come specificato in precedenza, le regole che sottendono ai numerosi pannelli sono piuttosto varie e ingegnose, rendendo necessario lo studio di simboli, colori e altri elementi per capire come procedere, inoltre non mancano interessantissime sorprese che lasciamo a voi il piacere di scoprire.

Trofei PlayStation 4

The Witness offre un totale di quattordici Trofei, suddivisi in due d'argento, undici d'oro e uno di platino. Ad eccezione di quest'ultimo, legato allo sblocco di tutti gli altri, si tratta di obiettivi nascosti che si rivelano al giocatore solo ad azione completata. Per questa ragione evitiamo di indicare potenziali e spiacevoli spoiler.

Arte in gioco

Superficialmente l'opera di Jonathan Blow potrebbe apparire come uno sfarzoso contenitore di puzzle labirintici sparsi alla rinfusa su una mappa esotica, tuttavia, addentrandosi sempre più a fondo nei suoi ingranaggi, le affascinanti ambientazioni bucoliche iniziano a "parlare" al giocatore, a raccontare una storia segreta e misteriosa celata nel cuore dell'isola. I criptici audio messaggi da recuperare, sottotitolati in italiano e doppiati da artisti del calibro di Phil LaMarr (Pulp Fiction), Matthew Waterson (The Order: 1886), Ashley Johnson (Blindspot, The Last of US) e Terra Deva, pur fornendo informazioni nebulose dipingono un quadro che spetta al giocatore interpretare e completare, aiutandosi con gli enigmatici indizi che talvolta affiorano dallo scenario. Impressionismo videoludico L'affascinante processo mentale legato a ricerca e soluzione dei puzzle si accompagna col senso di mistero e solitudine innescato dall'isola disabitata, il cui armonioso design è esaltato da una calda e avvolgente palette cromatica, verosimilmente ispirata dalla corrente impressionista francese. Impressionismo videoludico Ogni metro quadrato della mappa di The Witness presenta una ricercatezza artistica deliziosa e a tratti spiazzante, ove il tocco degli esperti di architettura naturalistica ingaggiati nel team di sviluppo si è tradotto in un level design semplicemente sublime. Sull'isola si alternano senza soluzione di continuità biomi contrastanti nei colori e nella geografia, spaziando da boschi di betulle dal sapore autunnale a deserti spogli, passando per foreste di mangrovie, canneti di bambù, laghetti accarezzati dalla cultura botanica giapponese, sino a imponenti montagne rocciose e primaverili frutteti in fiore. Dalla natura incontaminata e dominante, abbracciata dall'azzurro pastello del cielo e dell'oceano, emergono frammenti e relitti di vita umana, che assieme alla fauna sembra aver abbandonato in tutta fretta questo meraviglioso giardino dell'Eden. Le strutture artificiali, tra le quali troviamo un castello con giardini labirintici, templi e case con architettura di varia tipologia, sono tutte avvolte da un'atmosfera malinconica e realizzate con la medesima cura dedicata agli ambienti naturali, celando puzzle particolarmente ingegnosi che alimentano la curiosità e il desiderio di scoprire tutti i segreti dell'opera di Jonathan Blow. L'idea di utilizzare un motore grafico proprietario, da plasmare attorno alle necessità del titolo, si è rivelata una carta vincente per il team di sviluppo, che ha superato con slancio il passaggio dalle vecchie piattaforme presentandosi su PlayStation 4 con un comparto estetico solidissimo e stilisticamente ineccepibile. Pur non essendo particolarmente impegnativo dal punto di vista della mole poligonale, l'imponenza e la tridimensionalità di alcune strutture di The Witness lasciano davvero a bocca aperta, grazie anche ai 1080p di risoluzione e ai rocciosi sessanta fotogrammi al secondo. Alla maniacale cura artistica dedicata alla grafica si accompagna un comparto audio volto a sottolineare l'atmosfera malinconica e il senso di solitudine, dove la colonna sonora, praticamente assente, è sostituita da delicatissimi quanto ricercati campionamenti, come l'onnipresente fruscio del vento che accarezza la vegetazione.

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9.0

Redazione

8.2

Lettori (19)

Poetico, ingegnoso e artisticamente ispiratissimo, The Witness mette in luce tutta la passione e il talento da geniale game designer di Jonathan Blow, capace di trasformare un "semplice" puzzle/adventure in prima persona in un'esperienza emotivamente coinvolgente e appassionante. Al basilare gameplay legato alla risoluzione dei puzzle si accompagna un affascinante processo mentale innescato dal sublime level design dell'isola, nel cui cuore sono celati misteri che lentamente si dipanano innanzi agli occhi sognanti del giocatore. Sono trascorsi circa sette anni dal primo annuncio dell'opera, un intervallo di tempo lunghissimo che si è reso necessario per realizzare una delle produzioni indipendenti più autorevoli, longeve e stilisticamente appaganti cui oggi è possibile giocare. Consigliato senza riserve.

Andrea Centini

Pro

  • Level design sontuoso
  • Ingegnoso e artisticamente magnifico
  • I circa 650 puzzle offrono una longevità notevolissima
  • C'è più di quel che traspare dalla superficie

Contro

  • Se odiate a morte puzzle, arte e natura non fa per voi