L'arma che può uccidere il passato  28

Enter the Gungeon combina roguelike e sparatutto per trascinarci in un "bullet hell" di quelli che lasciano il segno

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, PlayStation Store
Prezzo
14,99 €

Pubblicato da Devolver Digital e sviluppato dai ragazzi di Dodge Roll, Enter The Gungeon è un dungeon crawler tutto azione che ci porta ad esplorare i meandri di una fortezza sotterranea generata proceduralmente. L'impostazione è quella dei roguelike, con un'unica vita a disposizione, mentre il modello di gioco è quello classico degli sparatutto twin stick condito con una capriola che consente di superare voragini e specchi d'acqua, oltre a garantire l'immunità durante il balzo. Da questa ricetta prende la vita un "bullet hell", un inferno di proiettili di quelli tosti che ci chiede di evitare tonnellate di colpi e di sganciarne altrettanti su nemici di ogni forma e colore che si fanno sotto ogni volta in cui entriamo in una stanza e le porte vengono sigillate. Fuggire è impossibile ma spesso possiamo contare su tavoli da utilizzare come protezioni, lampadari da sganciare sui nemici, bracieri da rovesciare su malcapitati e botti esplosive da sfruttare per danneggiare gruppi di nemici. Il risultato è un ibrido tra roguelike e shoot'em up che combina un immaginario folle con un ritmo alla John Woo.

Ci siamo tuffati in un inferno di piombo per recensire Enter the Gungeon

Duecento armi per me posson bastare

A partire dal nome, Enter the Gungeon celebra la propria totale dedizione al culto delle armi. L'incipit dell'esile trama ruota intorno a un gigantesco proiettile divino che ha devastato un'antica fortezza trasformandola nel Gungeon, un luogo pericoloso che nasconde una misteriosa pistola capace di cancellare il tempo. Il nostro obiettivo è raggiungerla superando cinque livelli non particolarmente lunghi ma tutt'altro che semplici da attraversare. Di livello in livello nemici armati pesantemente si fanno più pericolosi e difficili da prevedere tra cecchini, maghi, libri animati che scagliano lettere di piombo, fantasmi guerrafondai e avversari capaci di anticipare i nostri movimenti. Quando tutti questi simpaticoni si ritrovano assieme, Enter the Gungeon può diventare un vero inferno di piombo capace di mettere alla prova i nostri riflessi che per fortuna vengono aiutati da controlli reattivi e precisi a prescindere dal sistema di controllo utilizzato.

Capita però che il volume di fuoco sia tale da rendere praticamente impossibile non essere colpiti ed è qui che entra in gioco l'energia vitale, simboleggiata da bossoli che sono romanticamente appaiati a formare i classici cuoricini. La vitalità può essere recuperata, così come possono essere recuperati i proiettili, ma non è detto che sia possibile farlo visto che i drop sono casuali così come gli oggetti del negozio. Tra questi, però, possiamo trovare risorse altrettanto utili come bossoli speciali che eliminano tutti i colpi vaganti, power-up, caricatori extra, mappe, sigarette, bombe di ogni genere e armature. Ogni oggetto può fare la differenza, compresi l'equipaggiamento base e le abilità speciali che differenziano i quattro personaggi disponibili. Queste ultime non influenzano il gameplay, a differenza di alcune di quelle passive, ma possono rivelarsi comunque fondamentali per sopravvivere. Un esempio lampante ce lo offre il pilota, un tipo spavaldo ispirato al giovane Han Solo, che può tentare di scassinare i forzieri anche in mancanza di chiavi. Questo significa una possibilità in più di accedere ai drop che possono cambiare radicalmente il corso della partita, a partire dalle armi che come abbiamo anticipato sono le protagoniste dell'ambientazione. L'arsenale di Enter the Gungeon inizia con l'equipaggiamento più o meno modesto dei quattro personaggi per arrivare, in tempi brevi con un po' di fortuna, a mostruosità fantascientifiche capaci di produrre caleidoscopi laser da fine del mondo. E tra i due estremi ci sono circa duecento strumenti di morte che tra esperimenti, invenzioni e citazioni coprono un immaginario sterminato. Impossibile non menzionare lo spara magliette con cui Homer ha reso vedovo Flanders, lo sparaghiaccioli che rallenta i nemici, la pistola di Judge Dredd, la macchina fotografica, il cannone navale, la banana esplosiva e chi più ne ha più ne metta. La scelta è a dir poco vasta così come è vasta la varietà di situazioni nonostante gli evidenti limiti della generazione procedurale delle stanze e nonostante l'estensione dei livelli non sia particolarmente ampia. Ma tra armi, dungeon segreti, stanze piene di voragini, boss ben caratterizzati, trappole di ogni genere e carrelli minerari è davvero difficile annoiarsi.

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Apocalisse di piombo

Enter the Gungeon è un titolo impegnativo e punitivo ma l'elevata difficoltà non è solo una questione di taratura del gameplay. La combinazione tra l'enorme numero di drop e la totale casualità degli stessi ha il pregio di rendere ogni partita differente, ma può anche catapultarci in un vero incubo a causa della poca precisione di alcune armi e dell'enorme differenza di potenziale tra i bottini reperibili. Se da una parte capita di arrivare già al primo boss con mitragliatore pesante, dall'altra succede di trovarsi al cospetto del temibile Beholster con uno spara gabbiani e due terzi della vitalità di partenza, pur non avendo mai subito un danno. In questi casi la frustrazione è in agguato ed è chiaro che possono nascere grossi problemi di bilanciamento. Tuttavia va detto che Enter the Dungeon non si esaurisce con il suo lato random. La schivata e la bravura del giocatore nell'usarla hanno un'importanza fondamentale di fronte a nemici riconoscibili e legati a pattern ben precisi che ci consentono di imbastire un approccio tattico.

Tra l'altro i movimenti dei nemici sono piuttosto prevedibili e difficilmente evitano le trappole, anche se sfruttano ogni singola possibilità loro concessa. I mostri di fine livello, per esempio, si affidano ai classici giri ma serbano per noi attacchi a sorpresa ravvicinati. Tutti gli altri invece non si fanno scrupolo a sfruttare lo schermo, proprio come noi, proteggendosi con i tavoli e cercando di colpirci con i lampadari. Il livello di cura è innegabile e si manifesta anche con una serie di segreti e di quest che ampliano ulteriormente il titolo aprendoci la via per una golosa scorciatoia, per dungeon segreti o per un museo inevitabilmente dedicato alle armi in cui possiamo spendere una risorsa ottenibile dai boss per sbloccare nuovi gingilli. Non parliamo di aggiunte complesse ma di tocchi apprezzabili che garantiscono un senso di progressione importante di fronte a un'esperienza sospesa a metà tra abilità del giocatore e caos, che talvolta può risultare frustrante e non fa nulla per coinvolgerci narrativamente. Peccato, tra l'altro, per la cooperativa solo in locale che non è supportata da sinergie particolarmente esaltanti, benché ci siano ovvi vantaggi nel poter combinare gli effetti di alcune armi. Visivamente, invece, è un'altra storia. All'apparenza puro artigianato bidimensionale, Enter the Gungeon nasconde un trucco che si chiama Unity. L'impostazione 2D poggia le basi su un motore 3D e questo ci regala una combinazione di dettaglio e fluidità che si manifesta tanto nei movimenti dei personaggi quanto nei detriti delle esplosioni, nei fogli che svolazzano e nelle tavole imbandite che proiettano vettovaglie in ogni dove. Tutto condito da occasionali riflessi in tempo reale e da un design ispirato che ci regala quattro personaggi deliziosi spediti a sconfiggere un gran numero diboss ben differenziati l'uno dall'altro che includono il già menzionato Beholster, un fastidioso serpente di roccia, il sovrano delle pallottole, un grosso teschio, la Gorgun, un gabbiano armato di Vulcan e i due gemelli grilletto. La qualità complessiva è indubbiamente elevata, inclusi i campionamenti audio che non spiccano per originalità ma riescono a mescolare senza troppi problemi sonorità estremamente differenti anche nel caso della colonna sonora.

Multiplayer.it

8.5

Lettori (16)

7.8

Il tuo voto

Enter the Gungeon colpisce nel segno per ispirazione, resa estetica e piacevolezza del gameplay, tutti elementi che combinati con una buona longevità fanno venire voglia di premiare il titolo Dodge Roll senza pensarci troppo. Ma quando l'entusiasmo si raffredda risulta chiaro che dal punto di vista del bilanciamento le cose sono ben lontane dalla perfezione e i contenuti effettivi non sono poi molti. Il prezzo, però, è commisurato a un'esperienza che può regalare diverse ore di puro intrattenimento a patto, sia chiaro, di sopportare la forte componente random che può risultare frustrante e rischia di essere dura da digerire per molti puristi del genere.

PRO

  • Gameplay ricco, sfizioso e appagante
  • Comparto tecnico di ottimo livello
  • Una cornucopia di armi, gadget e power-up
  • Ok, il prezzo è giusto

CONTRO

  • Forte componente casuale con tutte le conseguenze del caso
  • La generazione procedurale delle stanze è limitata
  • Cooperativa solo in locale