Zero Time DilemmaIl gioco finale 

Tornano le scelte morali di Zero Escape con Zero Time Dilemma, il capitolo finale della trilogia: sarà all'altezza dei suoi predecessori?

Il gioco finale In un mondo parallelo Zero Time Dilemma non ha mai visto la luce. I nostri doppelganger hanno dovuto a malincuore inserire Zero Escape nella lista delle trilogie non concluse, perché in quella storia Kotaro Uchikoshi non è riuscito a trovare finanziatori per l'ultimo capitolo della serie da lui creata. Nonostante i problemi di vendite e un intero anno di iato, fortunatamente però nel nostro universo alla fine i soldi sono arrivati. Spike Chunsoft e Aksys Games hanno fissato l'uscita di Zero Time Dilemma al 28 giugno 2016, con tanto di lancio in contemporanea quasi mondiale (il Giappone, per una volta, lo avrà con due giorni di ritardo). Una manna per un'opera di questo tipo, dove anche solo sapere di poter sbirciare qualche guida su internet rischia di rovinare irrimediabilmente l'esperienza. Alla faccia del nostro io alternativo, ci siamo allora goduti queste venticinque ore di lettura interattiva e vi possiamo già svelare che il finale è degno della serie e assolutamente fuori di testa. Anche se non sono mancati alcuni elementi che ci hanno fatto storcere il naso.

Ecco il nostro verdetto su Zero Time Dilemma, il capitolo conclusivo della serie Zero Escape

La vita è ingiusta

Partiamo con una piccola avvertenza: pur cercando di evitare spoiler sulla trama, qualche minimo riferimento alla storia dei capitoli precedenti è obbligatorio. Quindi, se siete intenzionati a recuperarli, il consiglio è di giocarli il prima possibile e di passare direttamente al prossimo paragrafo della recensione. Il gioco finale Il gioco finale Il gioco finale Nonostante sia stato garantito che in linea teorica debba essere godibile anche per i neofiti, Zero Time Dilemma presenta infatti molti riferimenti al passato e sarebbe davvero un peccato non riuscire a coglierli. Siamo alla fine dell'anno 2028, all'interno di un bunker sotterraneo situato nel bel mezzo del deserto del Nevada, dove i protagonisti stavano prendendo parte a un esperimento per simulare una missione su Marte. A livello cronologico, la storia si innesta tra il primo e il secondo Zero Escape, ma la coscienza di alcuni personaggi non appartiene a quest'epoca. È il caso ad esempio di Sigma e di Phi, ma ci sono anche degli altri habitué della serie, come Junpei Tenmyouji e Akane Kurashiki. Carlos, Diana, Mira, Eric e il misterioso bambino chiamato Q sono tutti delle "new entry", almeno in linea teorica. Anche il "cattivo" di turno rompe con la tradizione e si presenta con un vistoso abito e la maschera del medico della peste. Questa prende il posto della maschera antigas iconica della serie, per sottolineare la tematica cardine dell'episodio: il diffondersi di un'epidemia di Radical-6 che causerà sei miliardi di morti. La narrazione, che si avvia insieme al Decision Game (non il classico Nonary, quindi), si concentra sulle scelte morali dei partecipanti, che a causa delle circostanze finiscono spesso per mettere in dubbio le proprie certezze. Ne deriva la solita eccezionale caratterizzazione, che porta il giocatore a immedesimarsi a tal punto da voler effettuare le scelte più coerenti con la psicologia del personaggio del momento, anche se probabilmente sulla carta sono meno vantaggiose. Il tutto si incastra all'interno di una cornice di alto livello, con una trama che spazia dalla fantascienza a teorie scientifiche anche complesse, senza mai risultare pesante. A differenza degli altri capitoli i dialoghi sono infatti molto ben bilanciati e non incontriamo mai "spiegoni" infiniti, che invece avevano caratterizzato, per esempio, la seconda parte di Virtue's Last Reward. I colpi di scena si susseguono senza sosta, tanto che a un certo punto si inizia ad avere quella tipica sensazione di smarrimento, pensando ancora una volta che il buon Uchikoshi-san abbia perso la bussola, stavolta per sempre. Poi ad un tratto tutti i pezzi trovano la loro collocazione: le tante domande lasciate in sospeso iniziano ad avere risposte, i moventi diventano più chiari e, anche quando alcuni twist sono un po' più forzati o meno originali, la sensazione è quella di trovarsi al centro di una tela così ben tessuta che qualche imperfezione si può perdonare. Staccare la console diventa un lusso che non ci si può permettere, nemmeno per caricare la batteria o per racimolare le ore di sonno minime necessarie alla sopravvivenza. Il finale, quello vero, tra i tanti game over e storie alternative, è poi qualcosa di esaltante, soprattutto perché anche quelle storie secondarie non mancano mai di aggiungere nuovi e interessanti elementi alla narrazione.

La lumaca del destino

Potremmo quindi parlare per ore di questo o quel momento della storia che ci ha fatto commuovere, ridere o provare disgusto verso noi stessi, ma citare anche solo una minima parte di Zero Time Dilemma vorrebbe dire precludere il gusto di giocarlo. E lo stesso si può dire per le guide online, che sconsigliamo ancora una volta categoricamente nonostante alcune possibili difficoltà iniziali. Il gioco finale Il gioco finale La struttura di gioco può infatti sembrare più confusa che in Virtue's Last Reward (ma è solo apparenza) e capire come passare da un segmento all'altro non è sempre immediato. Infatti non esiste un vero e proprio ordine cronologico e i frammenti della storia vanno selezionati in maniera quasi casuale, per poi vederli inseriti nel flusso delle diverse diramazioni solo dopo averli completati. È quindi impossibile capire quale universo si sta andando ad alterare. L'unico elemento che si può scegliere in anticipo è quale personaggio impersonare in quel momento. I partecipanti sono infatti divisi in tre gruppi, ognuno guidato da un protagonista controllato dal giocatore, e ciascun gruppo ha delle sequenze narrative dedicate, seguite dalla ricerca della soluzione per uscire da una stanza e concluse da una delle già citate scelte morali. Le stanze da cui scappare sono solo tredici, ma sono tutte diverse e non capita mai di dover completare lo stesso enigma più volte. La difficoltà non è elevatissima e il sistema di aiuti non può essere disabilitato, quindi dopo un paio di tentativi andati a vuoto inizieranno ad arrivare i suggerimenti dei compagni. I puzzle sono di varia natura e spaziano tra matematica, prove di memoria e di logica. Le note e la fotocamera dello smartphone possono essere un valido supporto, anche perché la funzionalità memo del gioco è un po' troppo macchinosa e manca ancora di qualche opzione utile (come gli screenshot, una tastiera o la possibilità di mantenere le note in primo piano mentre si risolve l'enigma). Ci siamo imbattuti giusto in un paio di situazioni leggermente più complesse, ma tutti i problemi possono essere risolti con una minima capacità di ragionamento. Tutti eccetto uno che, dopo aver raggiunto la soluzione andando a tentativi, è comunque rimasto un mistero. Anche le scelte morali offrono una buona varietà e, nonostante avessimo delle perplessità su quelle affidate al caso, alla fine i nostri timori si sono rivelati infondati e tutte si sono integrate egregiamente nel contesto. Come suggerisce il titolo, anche giocare con il tempo ha infine un ruolo fondamentale ed è bene tenerlo a mente quando si pensa di essere finiti in un vicolo cieco.

Trofei PSVita

I trofei di Zero Time Dilemma sono 33, collegati alla risoluzione dei puzzle e alla visione di tutte le sequenze narrative. Ottenere il platino è quindi piuttosto semplice ed è sufficiente sbloccare tutti i frammenti delle diverse storie parallele per mettere le mani sul trofeo più ambito.

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Sindrome di Icaro?

Sul fronte tecnico e artistico, le scelte dei ragazzi di Chime non ci hanno invece convinto. Anzi, si potrebbe quasi dire che la resa visiva di Zero Time Dilemma sia pressoché disastrosa. Partiamo dal design dei personaggi: alla ricerca di maggiori consensi in occidente, lo storico disegnatore Kinu Nishimura è stato sostituito da Rui Tomono. Il tratto è diverso, non peggiore, ma decidere di cambiare in modo netto l'aspetto di personaggi storici come Akane o Junpei non ci è sembrata un'ottima idea. Però ci può stare. Ciò che lascia veramente senza parole è l'inspiegabile deriva cinematografica del titolo, quasi una parodia dei miglioramenti visti nei videogiochi degli ultimi anni. Gli ambienti 3D bruttini ma funzionali già introdotti in Virtue's Last Reward vengono qui riproposti, anche per gli sfondi e le scene d'intermezzo, dove il livello di dettaglio è quindi minimo. Durante i dialoghi sono state così rimosse le classiche vignette da visual novel, in favore di scene in-engine estranianti: conta poligonale bassa, animazioni legnose, espressività nulla e, come se non bastasse, anche qualche problema nella fisica, con ciocche di capelli impazzite difficili da ignorare. Le inquadrature sono poi utilizzate senza un criterio comprensibile, i movimenti della telecamera sono isterici e ci sono anche dei goffi tentativi di riprodurre gli effetti della profondità di campo (che tanto va di moda nei videogiochi, ma che ha senso solo se il suo significato va oltre lo sfocare elementi a caso della scena). Un po' come una brutta grafia, dopo un po' l'immersività della storia fa passare in secondo piano questi elementi, anche se qualche stortura si finisce per notarla persino nelle battute finali. Al netto di musiche e di un doppiaggio di buon livello, con tutte le linee di testo tradotte in voci (rigorosamente solo in inglese e giapponese), Zero Time Dilemma riesce insomma a rendere fastidioso l'unico aspetto in cui bastava limitarsi al compitino per non far danni. Non è cosa da tutti.

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9.0

Redazione

5.9

Lettori (8)

Nonostante la qualità narrativa degli Zero Escape sia sempre stata un gradino sopra la maggior parte dei concorrenti, con Zero Time Dilemma la serie è riuscita a superarsi. I dialoghi sono più bilanciati e meno astrusi, i puzzle offrono un piacevole stacco dalla "lettura" e, fatto assolutamente da non sottovalutare, il finale riesce ad essere all'altezza delle alte aspettative. Con un ritmo e una narrazione così, potevamo essere davanti a un prodotto quasi impeccabile. Invece in Chime si sono andati a complicare la vita nel comparto tecnico, con una vena autolesionistica che non ce la sentiamo di far pesare troppo in quest'ultimo, e altrimenti eccellente, capitolo. Tuttavia, se non sono stati tutti contagiati dal Radical-6, urge una perizia psichiatrica per gli sviluppatori.

Raffaele Staccini

Pro

  • Una degna conclusione per una trilogia di alto livello
  • Enigmi ben calibrati
  • Struttura narrativa impeccabile

Contro

  • Soluzione di uno dei puzzle difficile da comprendere
  • Un suicidio tecnico inaspettato

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