Master of OrionLe emozioni non muoiono mai 

Dopo Xcom un altro grande classico di MicroProse riproposto in chiave moderna

Parlare di Master of Orion significa riavvolgere il nastro della memoria sino ai primi anni Novanta, quando dalle fucine della mai sufficientemente compianta MicroProse uscivano titoli che avrebbero cambiato in maniera radicale il modo di fare videogiochi. Xcom, Grand Prix, Falcon: tutti titoli passati alla storia. Tra questi il più importante e longevo è stato Civilization, capolavoro di Sid Meier di cui attendiamo impazientemente la sesta incarnazione. Utilizzando lo stesso motore, la defunta Simtex realizzò due varianti del gestionale più famoso di sempre: una ambientata in un universo fantasy (Master of Magic), rimasta senza prole, e l'altra ambientata nell'universo e basta, ossia Master of Orion. I primi due episodi riscossero un enorme successo e rappresentarono delle vere e proprie esperienze di vita per molti teenager dell'epoca, tra cui Victor Kislyi, il fondatore di Wargaming.net. Il magnate della società di World of Tanks ha acquisito la proprietà intellettuale da Atari nel 2013 per riportarla alla gloria che merita: ce l'avrà fatta? La risposta è sostanzialmente affermativa, ma non del tutto: il reboot funziona, è coinvolgente e ha tutte le carte in regola per attirare l'attenzione del pubblico, ma non riesce ad essere così stravolgente come l'illustre progenie.

Ma quanto tempo, e ancora...

Avviare la prima partita a Master Of Orion è come incontrare un vecchio amico dopo anni: la fisionomia potrà essere un po' cambiata, ma le sensazioni sono le stesse del 1993. Prima di iniziare bisogna impostare i parametri, selezionando le dimensioni dell'universo, il numero di avversari, le condizioni per la vittoria, variando eventualmente anche dettagli come il numero massimo di turni (impostato di default a 500), l'eventuale blocco nel progresso tecnologico e via discorrendo. Le emozioni non muoiono mai Le emozioni non muoiono mai Ci sono undici razze (per la versione deluxe, che comprende anche i primi tre capitoli, la colonna sonora e l'artbook, ovviamente in formato digitale) tra cui scegliere, tutte rispettose della lezione del capostipite. All'inizio della partita il giocatore dispone del solo pianeta principale. Da qui bisogna decidere come bilanciare la forza lavoro suddividendola tra agricoltura, produzione e ricerca. La prima serve ad aumentare la popolazione, la seconda a costruire edifici ed astronavi e la terza fa progredire nell'albero delle abilità. Da evidenziare che questi tratti caratteristici si applicano a tutte le razze senza distinzione, comprese ad esempio quelle robotiche che concettualmente non dovrebbero avere bisogno di cibo. Naturalmente è possibile demandare agli assistenti il compito di scegliere, ma quantomeno nelle fasi iniziali è fortemente preferibile prendere il comando in prima persona. Le prime unità, proprio come in Civilization, saranno quelle di ricognizione, giusto per capire in quale sistema solare ci troviamo; verranno poi le navi di colonizzazione. In questo caso bisogna scegliere con cura su quale pianeta attraccare, perché alcuni potrebbero essere poco idonei alla coltivazione ma più adatti alla produzione. Nel frattempo si verrà a contatto con gli altri giocatori (sino ad un massimo di sette su una mappa di grandi dimensioni) e bisognerà decidere come approcciarvisi, proprio come nel gestionale di Sid Meier. Quindi si potranno stringere alleanze commerciali piuttosto che chiudere scambi culturali, oltre ovviamente a muovere guerra. In effetti la parte diplomatica è uno degli aspetti meglio riusciti.

Un titolo robusto e rispettoso dei dettami del capostipite, ma incapace di introdurre novità di rilievo

Orione non brilla

Le emozioni non muoiono mai Le emozioni non muoiono mai Dal punto di vista delle battaglie il nuovo Master of Orion si rivela piuttosto interessante, soprattutto perché possono essere gestite in prima persona dal giocatore che può decidere in dettaglio diverse strategie: durante le prime schermaglie potrebbe sembrare più che altro un esercizio stilistico, ma se sfruttate correttamente possono variare il verso dell'ago della bilancia. Pollice verso per i ritmi di gioco che possono rivelarsi estremamente diluiti: non sarà assolutamente raro attendere numerosi turni nella speranza che succeda qualcosa. Questo anche perché gli spostamenti tra un angolo e l'altro dell'universo, soprattutto nelle fasi iniziali quando non sono ancora disponibili certi tipi di tecnologia, sono molto lenti. Il tempo si ammazza con la microeconomia, tenendo sotto controllo i livelli di inquinamento e scegliendo quale forma di governo sia più adatta per la vittoria finale: magari utilizzando qualche spia per velocizzare la crescita tecnologica. Ancora una volta le similitudini con Civilization sono assolutamente aderenti anche se il titolo di Sid Meier riesce a stupire con le meraviglie (qui assenti) e un albero di sviluppo i cui riflessi sono un po' più apprezzabili anche nelle fasi in-game. Dalla potenza di fuoco di Wargaming ci saremmo attesi che il comparto grafico, anziché allinearsi agli standard buoni ma non eccellenti del resto della produzione, potesse stupire. Invece pecca di alcune sviste fastidiose, come la bassa risoluzione dei filmati in FMV, e più in generale di una parsimonia di poligoni, avvertibili specialmente negli showroom delle astronavi, che lasciano con un po' d'amaro in bocca. Anche la direzione artistica non è sembrata particolarmente ispirata, dal momento in cui i modelli delle razze sembrano essere stati presi pari pari da Mass Effect e StarCraft: quelli originari erano molto più intriganti. Bene invece il doppiaggio e anche la colonna sonora che vede il ritorno di alcuni degli artisti originari. Purtroppo, tra le tante lingue supportate, manca la nostra.

Master of Orion è il capostipite del genere 4X, curioso acronimo con cui si indicano le quattro fasi principali in uno strategico a turni (eXplore, eXpand, eXploit, eXterminate). Naturalmente non si tratta del primo titolo basato su queste regole, ma fu così indicato per la prima volta dal collega Alan Emrich nella recensione pubblicata sulla rivista Computer Gaming World. Lo stesso fu poi a capo del terzo capitolo della serie. Si tratta del primo ed ultimo gioco a cui ha lavorato e, ci verrebbe da aggiungere, per fortuna: la storia ci racconta che si è trattato di un fallimento su tutta la linea.

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Sistema operativo: Windows 10
  • Processore: Intel Core i5 2.8GHz o AMD Athlon X4 3.0GHz
  • Memoria: 4 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce 560, ATI Radeon HD 5870
  • Requisiti Minimi
  • Sistema operativo: Windows 7, 8 o 10 (64bit)
  • Processore: Intel Core 2 Duo 2.0 GHz o AMD Athlon X2 2.2 GHz
  • Memoria: 2 GB di RAM
  • Scheda video: nVidia GeForce 240, ATI Radeon HD 4650, Intel HD 4000
  • Memoria: 15 GB di spazio disponibile
  • Scheda audio: DirectX Compatible Sound Card
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7.5

Redazione

9.2

Lettori (5)

Se Master of Orion non si fosse chiamato così staremo probabilmente parlando di un gioco divertente ma poco originale, buono per passare qualche settimana in compagnia di uno strategico a turni prima di affrontare altri tipi di sfide. L'eredità del brand creato da MicroProse negli anni Novanta eleva di per sé il reboot targato Wargaming dal mare magnum della mediocrità, ma sarebbe servita qualche idea originale in più.

Luca Olivato

Pro

  • Lo stesso feeling del primo Master of Orion
  • Struttura di gioco semplice e intuitiva
  • Coinvolgente

Contro

  • Manca qualche idea originale
  • Graficamente ci si aspettava un po' di più

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