SkyhillL'apocalisse da un grattacielo 

Un nuovo survival roguelike post-apocalittico, ma con una particolare ambientazione

L'apocalisse, vissuta dall'alto di un grattacielo, appare sicuramente diversa. Quando le armi batteriologiche di massa si sono abbattute sulla città, il protagonista di Skyhill se ne stava tranquillamente rintanato nella lussuosa suite all'ultimo piano dell'omonimo hotel, ben lontano dai terribili eventi che si svolgevano sulle strade e ai piani inferiori, con i cittadini che si trasformavano rapidamente in terribili mostri assetati di sangue. L'apocalisse da un grattacielo Questo almeno per le prime settimane, perché la torre d'avorio non poteva durare a lungo, costringendo ben presto il nostro anti-eroe a uscire dal suo covo super protetto per andare in cerca di rifornimenti e ovviare alla scarsità di cibo e beni di prima necessità. Pur nella semplicità dello stile grafico adottato da Mandragora e nella stringatezza degli elementi narrativi è facile farsi prendere dalla particolare atmosfera di questo titolo, e risulta anzi un peccato che una base del genere non sia poi stata sfruttata più di tanto nella costruzione del gioco. Il modo in cui la follia dell'apocalisse biologica si insinua nella fortezza dell'hotel, la lenta ed estenuante lotta del protagonista per la sopravvivenza, con la necessità di uscire e tornare costantemente all'ultimo piano del palazzo per resistere ancora un po', in una guerra che si rivela presto illogica e senza significato, se non per il semplice procrastinare la propria fine verso il sogno impossibile della salvezza dietro l'uscita dello Skyhill, rappresenta il principio stessi del survival e del roguelike. Fedele a questa visione, il gioco offre facilmente il fianco anche a una certa monotonia intrinseca e la scarsità di situazioni e nemici non aiuta in questo senso a rendere l'esperienza particolarmente solida e duratura, ma l'impatto iniziale e la particolare aria che si respira tra i piani del grattacielo restano facilmente impresse nella mente per un bel po'.

Skyhill ci mostra un nuovo tipo di apocalisse zombie, tutta all'interno di un grattacielo

Su e giù per Skyhill

Ci troviamo dunque a dover esplorare i cento piani dell'hotel Skyhill cercando di raggiungere l'uscita al piano terra, ma il problema è che il viaggio non potrà essere lineare. Ogni spostamento consuma l'energia del protagonista, che può essere ricaricata trovando cibo e provviste varie o riposandosi nella propria suite all'ultimo piano, dunque bisogna dosare i movimenti considerando quanto possa essere dispendioso visitare le stanze presenti in ogni piano e ovviamente il rischio di incontrare gli altri inquilini, diventati per la maggior parte dei mostri sanguinari. Il percorso verso la salvezza diventa dunque un attento spostamento avanti e indietro per i piani del grattacielo, tornando spesso all'ultimo per ricaricare energia ed effettuare il crafting ed esplorando in maniera molto prudente i piani sottostanti, cercando di trovare il giusto equilibrio tra conquista di provviste e oggetti per il crafting e il dispendio di energia vitale. L'apocalisse da un grattacielo Come ogni roguelike che si rispetti, anche qui se il protagonista muore non ha una seconda vita a disposizione, si viene rispediti all'inizio del percorso con un nuovo personaggio e la possibilità di sbloccare dei perk che semplificano la ripartenza, secondo la dura legge del genere. Skyhill propone anche alcune caratteristiche in stile RPG, in particolare per quanto riguarda l'evoluzione del personaggio nelle sue quattro statistiche di base, lo sblocco dei suddetti perk e il sistema di combattimento che richiama il classico stile a turni con la possibilità di scegliere l'obiettivo da colpire con percentuali di successo variabili, quest'ultimo aspetto purtroppo poco approfondito, almeno rispetto a quanto avremmo voluto. Riattivando l'energia nei piani visitati e in certi casi sbloccando l'ascensore è possibile semplificare il percorso e tornare in maniera più tranquilla a visitare alcune aree, in una sorta di conquista progressiva di terreno verso la meta finale, anche se la scarsità di provviste e la continua perdita di energia costringono comunque a rimanere sempre all'erta. Il sistema di controllo, che su PC si basava su un'interfaccia classica in stile punta e clicca, è stato trasposto a dovere sul touch screen dei dispositivi mobile, rendendo Skyhill un titolo particolarmente indicato per questa tipologia di piattaforme.

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7.5

Redazione

S.V.

Lettori

Rispetto al PC, su piattaforme mobile Skyhill può contare su una maggiore visibilità data dalla quantità sicuramente inferiore di titoli similari. Non ha la profondità strutturale e narrativa di This War of Mine, ma questo titolo Mandragora riesce a catturare subito l'attenzione con la sua particolare interpretazione dell'apocalisse biologica e l'immediatezza dell'azione. In fin dei conti, ci si trova a dover eseguire in sequenza sempre le stesse azioni e la scarsa varietà di situazioni e nemici si fa sentire ben prima di arrivare alla fine dei cento livelli, ma la meccanica progressiva fa il suo dovere nello spingerci ad andare sempre avanti, e l'interfaccia tattile rende Skyhill un gioco particolarmente godibile su piattaforme mobile, che anzi trova forse qui la sua dimensione migliore.

Giorgio Melani

Pro

  • Buon meccanismo di progressione
  • Ottima atmosfera opprimente
  • Il crafting contribuisce a dare spinta

Contro

  • Meccanica piuttosto semplice e monotona
  • Sistema di combattimento basilare
  • Scarsa varietà di nemici e situazioni