The Solus ProjectIl pianeta proibito 

Uscito in estate per PC e Xbox One, The Solus Project ci porta su un pianeta alieno che potrebbe rappresentare l'unica speranza di sopravvivenza dell'umanità

The Solus Project parla della corsa allo spazio, una vera corsa che non è dettata da visioni alla Musk o dalla necessità di tenere a bada un avversario militare, ma dalla necessità. Nel futuro immaginato da Teotl Studios è la distruzione della Terra che costringe l'umanità a esplorare il vuoto cosmico con cinque astronavi spedite agli estremi della galassia. Una di queste, quella su cui viaggia il nostro alter ego digitale, raggiunge un pianeta abitabile risollevando le speranze di una specie in via di estinzione, ma un incidente mette a repentaglio la missione lasciandoci soli in una landa circondata da acque in tempesta, un luogo pieno di segreti e tanto suggestivo quanto pericoloso.

The Solus Project ci lascia soli, abbandonati e confusi sulla superficie di un misterioso pianeta alieno

Il nuovo mondo

Con la tumultuosa stagione delle fiere alle spalle, è arrivato il momento di chiudere i conti con un'interessante avventura in prima persona. Il nostro primo incontro con The Solus Project risale a sette mesi fa, quando erano disponibili solo due capitoli anche se le meccaniche di gioco erano già tutte a nostra disposizione. Ma la versione completa, arrivata a giugno per PC e a luglio per Xbox One, aggiunge un bel po' di spazio da esplorare e chiude finalmente la dimensione narrativa che ha la sua importanza quando in ballo c'è il destino dell'umanità. Il pianeta proibito Il pianeta proibito Purtroppo questo destino pesa interamente sulle nostre spalle e si fa sempre più pesante mentre ci rendiamo conto che non bastano due componenti e un po' di pazienza per sistemare tutto. Il pianeta alieno su cui siamo finiti è pieno di misteri, di domande, di rivelazioni dolorose e di pericoli che dobbiamo affrontare per cercare capire che cosa ne è stato dei nostri compagni e degli abitanti del pianeta. Per farlo l'unica possibilità che abbiamo è quella di esplorare e questo ci permette non solo di trovare tracce ma anche artefatti e tecnologie aliene che ci concedano un po' di respiro, permettendoci anche di godere della tragica bellezza che ci circonda. La mole poligonale è limitata e lo stesso vale per la varietà degli ambienti, ma Gliese-6143-C riesce a essere dannatamente affascinante tra piogge torrenziali, neve, tempeste di meteoriti, il tutto mentre i flutti imperversano contro la costa, il torrido giorno lascia spazio alla fredda notte e l'umidità si fa strada attraverso le nostre carni per morderci le ossa. Ed ecco che entra in campo la dimensione survival che dipende da una serie di parametri che possiamo visualizzare su una sorta di palmare. Insolazione, ipotermia, umidità, sonno e fame possono essere combattuti sfruttando il limitato ma utile crafting e tutta una serie di oggetti utili che includono spugne per ridurre l'umidità, cibo alieno, materassini, reliquie che aumentano anche la velocità di movimento e scorte rinvenute tra i detriti della nostra astronave. Ma le minacce del pianeta vanno ben oltre il clima, tra ombre che ci precedono, misteriose creature che ci inseguono in un delirio di fumo e fulmini e inquietanti bambolotti alieni che sembrano immobili ma continuano ad apparirci alle spalle. I poligoni non sono molti e le ruvidità abbondano ma il lavoro di design e l'Unreal Engine cii restituiscono un ambiente forse non particolarmente vario ma suggestivo e pieno di effetti che in alcuni casi si rivelano originali e sorprendenti. Altri invece, come la pioggia, sono piuttosto grezzi ma non compromettono la resa complessiva di un titolo che ci regala tramonti mozzafiato e scorci suggestivi. Le opzioni, inoltre, ci permettono di abusare dell'oversampling, fino al 400% della risoluzione, e di giocare con il campo visivo che può essere portato da 45 a 135 gradi. Infine il titolo supporta HTC Vive e Oculus Rift e include anche la possibilità di scegliere tra il sistema di misurazione internazionale e quello imperiale britannico.

Una luce in fondo al tunnel

The Solus Project combina una trama strutturata, esplorazione e dinamiche di sopravvivenza regalandoci un'esperienza peculiare ma che al contempo soffre di qualche problema di bilanciamento. Anche alzando il moltiplicatore della difficoltà gli elementi survival si fanno sempre meno rilevanti a causa della troppa disponibilità di acqua, cibo e strumenti che permettono di affrontare caldo e freddo senza grandi problemi. Inoltre diversi enigmi sono fin troppo semplici da capire e sono al contempo inutilmente macchinosi mentre le trappole sono sempre facili da superare a patto di avere luce a sufficienza, che finisce per rappresentare l'univo vero perno del gameplay nelle profondità di Gliese-6143-C. Una volta imboccato un tunnel quello che dobbiamo ricordare è che le torce garantiscono buona visibilità ma si consumano mentre i cristalli illuminano poco e alterano la temperatura influenzando le dinamiche di sopravvivenza. Il pianeta proibito Tenuto conto di questo, quando c'è luce tutti pericoli si ridimensionano e in molti cas possono essere evitati a piè pari sfruttando il teletrasporto che contribuisce da abbassare il grado di sfida generale. Ma il potente dispositivo ha un altro lato della medaglia, ci fa sentire liberi anche in un tunnel chiuso, ci svincola dagli schemi del videogioco lasciando in primo piano la dimensione esplorativa. Tra l'altro il teletrasporto consente anche di velocizzare in modo sostanziale alcuni spostamenti ed è importante sfruttare questa possibilità per combattere il backtracking che purtroppo abbonda e può rivelarsi stancante. Non tutto, dunque, funziona alla perfezione ed è un peccato vista l'intelligenza con cui la dimensione survival è stata implementata, ma quello che importa è che The Solus Project riesce sempre a risollevarsi grazie a sorprese e trovate che mantengono elevata la tensione per buona parte delle quindici ore che, trascurando buona parte dei segreti e tirando dritti, servono per completare il titolo. Grazie all'ottimo lavoro di design, gli sviluppatori sono riusciti a farci sentire soli in un lontano pianeta zeppo sfruttando con abilità le tracce lasciate dai compagni, le incisioni aliene e i messaggi registrati che ci raccontano una trama spesso fin troppo diluita nelle fasi di esplorazione ma affascinante e per nulla banale. Il finale e qualche evidente contraddizione potrebbero lasciare l'amaro in bocca a qualcuno, ma nel complesso il comparto narrativo se la cava alla grande e compensa le lacune del gameplay che purtroppo, oltre al bilanciamento complessivo dell'esperienza, comprendono i movimenti del personaggio, legnosi e poco realistici. E la qualità altalenante include l'interfaccia che è limitata e non priva di problemi sebbene metta in campo anche qualche trovata degna di nota. Il pianeta proibito Il protagonista solleva il palmare automaticamente quando c'è qualcosa da esaminare e per consultare il dispositivo è sufficiente guardare in basso, in modo estremamente intuitivo. Per interagire con gli oggetti invece basta puntare il mouse e seguire l'indicatore che appare automaticamente consentendoci di attivare, combinare o raccogliere con un solo click. Per salvare non c'è alcuna voce del menù ma è sufficiente cliccare su uno dei pannelli disseminati nelle profondità del pianeta o dormire stando attenti di non farlo laddove la pioggia o l'alta marea rischiano di svegliarci e di inzupparci. Altre indicazioni importanti ci arrivano direttamente dal vetro del casco che si incrina quando si subiscono danni, si bagna o si congela avvisandoci di condizioni potenzialmente pericolose che ci vengono comunque segnalate, sonno incluso, anche dall'intelligenza artificiale che si premura di ricordarci fino allo sfinimento che siamo l'ultima speranza dell'umanità. Le buone idee, insomma, ci sono anche qui e come per tutti gli altri elementi del gioco sono orientate al coinvolgimento. Anche la colonna sonora è discreta, fatta di pochi spezzoni che si limitano a sottolineare i momenti drammatici, mentre il sonoro ambientale e l'ottimo doppiaggio in inglese riempiono egregiamente i vuoti grazie a campionamenti di qualità e dialoghi inquietanti che garantiscono ulteriore spessore all'atmosfera. Ed è proprio quest'ultima l'elemento che più caratterizza The Solus Project, un titolo consigliato soprattutto a chi trova intrigante l'idea di rimanere isolato su un misterioso pianeta alieno.

Requisiti di Sistema PC

  • Configurazione di Prova
  • Sistema Operativo Windows 7
  • Processore Intel Core i5 4440
  • 16 GB RAM
  • Scheda Video GeForce GTX 1080
  • Requisiti Minimi
  • Sistema Operativo Windows 7 64-bit
  • Processore Dual Core da 2GHz+
  • 4 GB RAM
  • Scheda Video GeForce 460 o equivalente
  • Requisiti Consigliati
  • Sistema Operativo Windows 7 64 bit
  • Processore Quad Core 2GHZ+
  • 8 GB RAM
  • Scheda Video NVIDIA GeForce GTX 760 o equivalente
Clicca per votare!
7.5

Redazione

6.5

Lettori (4)

The Solus Project poggia su un concept interessante che avvolge una dimensione survival nelle maglie di un'avventura esplorativa ambientata in un pianeta alieno. Purtroppo il titolo non riesce in pieno nel suo intento a causa del bilanciamento imperfetto delle meccaniche e del troppo backtracking , ma ci regala comunque un'esperienza intrigante e suggestiva, un viaggio pieno di sorprese sostenuto da una dimensione narrativa non priva di qualche incertezza ma nel complesso di buon livello.

Mattia Armani
 

Pro

  • Atmosfera e narrazione di buon livello
  • Interfaccia intuitiva e curata
  • Visuali suggestive e comparto tecnico riuscito al netto di qualche ingenuità

Contro

  • La dimensione survival non è molto profonda e perde progressivamente mordente
  • Backtracking in quantità
  • La difficoltà si riduce a una mera questione di illuminazione

TI POTREBBE INTERESSARE