Mikey JumpsSalta ragazzo laggiù 

Mikey Jumps prende elementi dei tre precedenti episodi e li riformula in chiave free to play

Con il primo Mikey Shorts del 2012, BeaverTap Games era riuscita nel suo intento di sfornare un platform game al tempo stesso essenziale e accessibile ma capace anche di garantire un notevole livello di sfida per gli appassionati di speed run, con tanto di classifiche dedicate. Un successo evidentemente confermato dai due sequel Mikey Hooks e Mikey Boots, che hanno saputo integrare delle nuove meccaniche (nella fattispecie l'utilizzo di un rampino e di stivali utili a far fluttuare il protagonista) pur mantenendo intatto l'ossatura e lo spirito dell'originale. Con il qui presente Mikey Jumps, invece, gli sviluppatori hanno deciso di deviare dal solito percorso, adottando per la prima volta il modello free to play e comprimendo l'esperienza in una rapida successione di stage molto più brevi e lineari. Andiamo dunque a scoprire se la strada imboccata è quella giusta...

Mikey Jumps funziona unendo delle vecchie conoscenze a un modello inedito per la serie

Brutto ma buono

Cominciamo parlando di quello che - purtroppo - non è cambiato in questo Mikey Jumps, ovvero una realizzazione grafica talmente povera da risultare quasi fastidiosa: va bene la pixel art, va bene la prevalenza della sostanza sulla forma, va bene l'atteggiamento old school ma francamente non è tollerabile vedere un gioco così scarso dal punto di vista tecnico e stilistico considerando le performance dei moderni dispositivi mobile. Salta ragazzo laggiù BeaverTap Games evidentemente se ne frega di tutto ciò e continua imperterrita sulla sua strada, proponendo per l'ennesima volta una cosmesi da browser game di quart'ordine, completa di colori limitati, animazioni ridotte all'osso ed effetti quasi inesistenti. Come capita sempre con i titoli di Mikey, però, è difficile tenere il broncio a lungo grazie alle qualità che la serie è capace di tirar fuori sotto il profilo ludico, per fortuna di gran lunga superiori alle apparenze. In apertura abbiamo accennato a un cambio di rotta segnato da Mikey Jumps rispetto al passato, che si manifesta sotto diversi aspetti: il primo e più evidente riguarda la struttura degli stage, che abbandonano lo stile da classico platform per adottare una formula più vicina agli standard del moderno mobile gaming. Ogni scenario è dunque composto da 10 micro-livelli che occupano appena lo spazio di una schermata, con il protagonista che inizia dall'estremità sinistra e che deve raggiungere indenne la stella nella parte destra per poter passare allo schema successivo. Un'altra sostanziale differenza si riflette nel sistema di controllo, orfano dei tasti virtuali in quanto richiede al giocatore soltanto di eseguire un tap sul display per far saltare il personaggio che corre automaticamente in avanti. Salta ragazzo laggiù In questo contesto tutto sommato inedito per la serie, la familiarità si ritrova negli elementi del gameplay, presi dai precedenti capitoli e opportunamente riadattati per l'occasione: il protagonista deve dunque evitare nemici e ostacoli, superare zone di pericolo con il rampino e fluttuare con gli appositi stivali, il tutto condensato in un level design che fa del suo meglio per rendere ogni segmento diverso dall'altro e sufficientemente impegnativo per mantenere un tasso di sfida all'altezza. Il risultato funziona, non c'è che dire: Mikey Jumps è persino più immediato e divertente dei precedenti, e questa sua particolare struttura lo rende ancor più adatto a quelle partite veloci ed estemporanee che sono tipiche del formato mobile. Certo è che in questo processo si è perso quel fattore di sfida legato proprio alle speed run, sostituito da un altro componente che però non dà l'impressione di funzionare allo stesso modo: qui le classifiche si basano infatti sul numero di stage portati a termine senza perdere una vita, un aspetto che potrebbe far storcere il naso ai fan della vecchia guardia. Proprio i cuoricini che rappresentano i tentativi a disposizione dell'utente sono anche il fulcro dei meccanismi di monetizzazione di Mikey Jumps: l'applicazione richiede dunque l'esborso di 1,99€ per poter avere per sempre una scorta iniziale di sei vite (anziché le canoniche tre) oppure consente di godere di questo stesso bonus una tantum dietro visione di uno spot pubblicitario. Una soluzione equilibrata e più che accettabile, che unita ai 200 livelli che compongono la campagna, rendono Mikey Jumps un platform che non scriverà pagine di storia ma che diverte senza grandi pretese.

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7.9

Redazione

S.V.

Lettori

Pur cambiando formula e modello di vendita, Mikey Jumps riesce nell'intento di mantenere il buono standard qualitativo della serie: il gioco è più lineare e meno focalizzato sulle speed run (e questo per qualcuno potrebbe non essere un dato positivo), gestisce degnamente la grana del free to play e offre un intrattenimento adatto sia agli amanti delle sfide e delle classifiche sia agli utenti più occasionali. Peccato solo per una realizzazione tecnica poverissima che diventa sempre meno accettabile man mano che passano gli anni.

Fabio Palmisano

Pro

  • La nuova formula funziona
  • Free to play ben gestito
  • Immediato e divertente

Contro

  • Graficamente davvero brutto
  • Componente sfida un po' più ridotta
  • Più limitato e lineare dei precedenti