La fine di un sogno con The Walking Dead: A New Frontier Episodio 4 e 5  13

La terza stagione di The Walking Dead giunge al termine: scoprite se ci sono piaciuti gli ultimi due episodi

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22,99 €

È necessario aprire questo articolo con due note particolarmente importanti. Come prima cosa la recensione che state leggendo riguarda gli ultimi due episodi di The Walking Dead: A New Frontier, il quarto e il quinto. Abbiamo infatti pensato di convogliare in un unico scritto tutte le impressioni e le considerazioni scaturite dal lungo epilogo della serie Telltale così da poter consigliare nel migliore dei modi i giocatori ancora indecisi sull'acquisto. In seconda battuta, come è capitato già con tutte le altre recensioni delle avventure episodiche della software house californiana, abbiamo evitato accuratamente ogni spoiler sorvolando a pie' pari i dettagli e le informazioni riguardanti la trama. Essendo titoli così focalizzati sulla componente narrativa, qualsiasi considerazione su personaggi, scene e avvenimenti rischia semplicemente di rovinare la vostra esperienza. Fatte le dovute promesse scendiamo nei dettagli dell'articolo passando in esame i due capitoli intitolati Thicker Than Water e From the Gallows: il primo è un capitolo di transizione mentre il secondo rappresenta l'adeguata conclusione di una terza stagione che, concretamente, non è mai riuscita a decollare.

Episodio 4: Thicker Than Water

Il penultimo episodio di questa terza stagione di The Walking Dead concretizza alla perfezione il concetto di transizione. Si tratta di un capitolo che vola via in un attimo, completamente privo di momenti memorabili, ma anche soltanto di scene che coinvolgano in qualche modo il giocatore obbligandolo a scelte importanti o di spessore. Novanta minuti di lunghe chiacchiere di acclimatamento, essenziali per conoscere più in profondità alcuni dei personaggi di contorno, in particolare Ava, la spaccona guardia del corpo di David, il fratello del protagonista, probabilmente una delle figure secondarie meglio costruite anche grazie alla sua presenza ricorrente in diversi episodi. E ovviamente per definire ancora meglio lo strano rapporto che tiene incollato, ma anche tragicamente distante, il gruppo che si è venuto a creare durante la stagione. Il capitolo tenta inutilmente di approfondire il morboso legame della coppia scoppiata composta da Tripp ed Eleanor dove noi, impersonando Javier, fungiamo alternativamente da complici, amici, terzi incomodi o "reggitori ufficiali di moccolo".

In realtà Thicker Than Water non riesce mai a spingersi oltre a delle conversazioni che pur obbligandoci a compiere le solite scelte di atteggiamento (definirle decisioni morali in questo capitolo non è davvero possibile), rimangono superficiali nel letterale senso della parola: soltanto di superficie, non facendoci mai affezionare davvero a questi personaggi secondari e rendendo praticamente impossibile farci venire anche soltanto voglia di comprendere il loro punto di vista. Sono soltanto due le eccezioni a un capitolo che altrimenti giudicheremmo insufficiente. In primis una scena estremamente ben costruita e scritta da Telltale che vede Javier diventare mentore e consigliere, nonché primo testimone, del passaggio di Clementine dall'infanzia all'adolescenza, con l'avvenimento cruciale scandito dalle sue prime mestruazioni. È un argomento spesso tabù, non soltanto nei videogiochi, che qui viene raccontato con la dovuta sensibilità e con un perfetto senso di imbarazzo che chi scrive, giocatore maschio di vecchia data, avrebbe effettivamente provato se si fosse trovato in quel momento in quel posto a dover intavolare quella discussione. Clementine è perfetta, ingenua nonostante la sua incredibile forza e vitalità che l'ha fatta sopravvivere per tre lunghe stagioni nonostante le difficoltà e gli avvenimenti tragici che l'hanno coinvolta senza mai spezzarla. Peccato soltanto che questo momento si esaurisca davvero in un attimo, scivoli via in pochissimi minuti lasciandoci addosso la sensazione che Telltale l'abbia voluto inserire come ultimo tentativo di dare un qualche spessore a questa terza stagione e non come un'effettiva aggiunta alla storia. Il secondo elemento degno di nota è il finale. L'epilogo di questo quarto episodio è dove tutte le nostre partecipazioni a centinaia di dialoghi assumono un senso. È nel momento in cui veniamo messi davanti a una scelta tragica, tra l'altro caratterizzata da una conseguenza inattesa, che finalmente questo quarto capitolo decolla grazie a una sapiente mescola di sorpresa e azione che ci lascia letteralmente senza fiato, davanti a quella che sembra l'imminente fine della città fortificata di Richmond. Siamo obbligati dagli eventi ad assumerci la responsabilità delle nostre decisioni e delle azioni dei nostri comprimari ma è praticamente troppo tardi: in un soffio l'episodio finisce proprio mentre stava guadagnando spessore.

Episodio 5: From the Gallows

Il capitolo si apre esattamente dove ci aveva lasciati il cliffhanger dell'episodio precedente: siamo nel bel mezzo dell'azione e dovremo cercare in tutti i modi di fronteggiare quello che appare come un inarrestabile assalto di non morti. Finalmente i vaganti tornano ad assumere un velo di spessore, a riprendere in qualche modo il loro ruolo di minaccia che muove tutti gli eventi dell'universo di Robert Kirkman, piuttosto che di semplice intermezzo tra un dialogo e il successivo per giustificare qualche pressione al momento giusto del pulsante corretto. È sicuramente questo elemento a rendere From the Gallows probabilmente un episodio atipico rispetto alla consuetudine delle ultime due stagioni di The Walking Dead di Telltale: c'è molta più azione, i dialoghi hanno un maggiore senso di urgenza, percepiamo di essere in pericolo e tutto si svolge velocemente ma con un'incredibile grazia. Ogni elemento è ben tarato e le scene scorrono via fluide e piacevoli prima di lasciarci alle prese con le ultime, inesorabili decisioni.

È in questo momento che tutto quanto fatto in passato ci cadrà addosso con gli interessi, definendo inesorabilmente il rapporto che abbiamo voluto creare tra Javier e Kate, ora diventata vero e proprio bottino di guerra tra i due amati/odiati fratelli e, di conseguenza, con il figlio maggiore superstite Gabe. Scopriremo chi andrà con chi e quale sarà l'esito dei fragili rapporti di forza che avremo contribuito a creare o dissolvere. È quindi un peccato che, tolti i pochissimi personaggi di spicco che ci hanno accompagnato per tutti e cinque gli episodi, per gran parte dei secondari non sia stata riposta la stessa identica cura da parte di Telltale. In particolar modo ci ha fatto storcere il naso scoprire che Tripp ed Eleanor o Ava o il gruppo ristretto di capi che gestivano Richmond, anche se sopravvissuti alla nostre decisioni, vengano praticamente dimenticati o lasciati talmente nelle retrovie da obbligarci a non curarci di loro. Quasi come se fossero diventati all'improvviso delle semplici comparse. Eleanor in particolare, dopo che nel nostro caso eravamo arrivati a un passo dall'avere una tresca con lei, è praticamente svanita dopo una brevissima litigata trasformatasi in un attimo in un momento distensivo. Nessuno si è più curato di lei, neanche lo sviluppatore. E poi rimane Clementine. Ancora una volta è davvero lei la colonna portante della forza narrativa di The Walking Dead, anche in questa terza stagione dove purtroppo è un elemento troppo secondario, troppo tenuto in disparte nella narrativa. E, forse, a conti fatti, è davvero questa la più grande pecca di A New Frontier: averci obbligato a comandare e seguire gli avvenimenti di un gruppo di persone che incrocia soltanto Clementine. Un manipolo di tragici eroi che alla fine ha comunque una storia auto-conclusiva, persino positiva, ma che non riesce mai a farci dimenticare, con un grande rimpianto, quello che abbiamo vissuto nelle prime due stagioni videoludiche di The Walking Dead. Ci sarebbe piaciuto vivere molto di più le gesta della bambina cresciuta tra i vaganti, sperimentare sulla nostra pelle la sua maturità e, una volta raggiunto l'epilogo, ci rimane soltanto un'unica speranza che coltiveremo in tutti i mesi che ci separano dall'immancabile quarta stagione: tornare ad avere lei come protagonista perché un personaggio di questo spessore, a quanto pare, Telltale non è più riuscito a disegnarlo.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core i5 4690k a 4.0 GHz
  • Memoria: 16 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GeForce GTX 980
  • Sistema operativo: Windows 10 a 64 bit
Requisiti minimi
  • Processore: Intel Core 2 Duo a 2.4 GHz
  • Memoria: 3 GB di RAM
  • Scheda video: NVIDIA GTS 450+ con 1 GB di RAM
  • Spazio su disco: 8 GB
  • Sistema operativo: Windows 7 a 64 bit con Service Pack 1 o superiore

Qualche bug di troppo

Lasciamo due righe anche sull'aspetto tecnico di questi ultimi due episodi. Pur rispettando alla perfezione quanto scritto nelle recensioni dei precedenti episodi, dobbiamo riconoscere che From the Gallows, l'ultimo capitolo, si è presentato decisamente più sporco degli altri. La versione da noi testata, quella effettivamente disponibile sul mercato PC, ci è crashata almeno un paio di volte e abbiamo notato tantissime animazioni prive di frame chiave. In pratica i personaggi passano da un movimento o da un'espressione facciale a un'altra completamente slegata. Così, all'improvviso. Con un risultato piuttosto bruttino da vedere e decisamente poco credibile in frangenti in cui qualcuno sta per morire oppure è inseguito dai vaganti. Per il resto vale quanto già detto in passato: il gioco è esclusivamente in inglese, sottotitoli compresi e presenta un ottimo taglio artistico, decisamente potenziato rispetto agli episodi precedenti e agli altri titoli della software house, complice la sua disponibilità esclusivamente sulle piattaforme di questa generazione.

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Multiplayer.it

7.5

Lettori (9)

7.4

Il tuo voto

Peccato! È questa la prima considerazione che ci viene in mente una volta archiviata la terza stagione di The Walking Dead. È un peccato perché ci avevamo creduto all'inizio. Dopo aver giocato i primi due episodi ci eravamo convinti che Telltale avesse imparato dai suoi errori e fosse riuscita a confezionare una stagione in grado di farci dimenticare la caduta della precedente iterazione, riavvicinandosi magari allo splendore artistico e narrativo della prima avventura episodica ambientata nell'universo di Robert Kirkman. E invece non c'è stato nulla da fare: a una fase centrale composta da capitoli superficiali e decisamente sottotono non si è alternato un epilogo eccelso o capace di stupirci. La storia si conclude, è vero, quasi tutto finisce al posto giusto ma gran parte degli avvenimenti ci sono semplicemente scivolati addosso. Sia chiaro che non c'è nulla di realmente negativo e, alla fine, A New Frontier si lascia giocare bene dall'inizio alla fine, ma difficilmente questi ultimi due episodi vi faranno cambiare idea sul suo conto e faticheranno a ritagliarsi un posto nel vostro cuore.

PRO

  • Clementine continua ad avere un carisma e un'aura eccezionali anche quando posta in secondo piano
  • È facile impersonarsi in Javier e provare empatia nelle sue difficili decisioni
  • La terza stagione è autoconclusiva e non vi lascerà con troppi interrogativi in sospeso

CONTRO

  • Alcuni personaggi secondari vengono allontanati in fretta e furia
  • Il quinto episodio ci è apparso molto meno ottimizzato e pulito degli altri