La recensione di Hob  29

Il nuovo titolo di Runic Games sembra nato da un matrimonio tra Zelda e ICO

Versione testata
PC Windows
Digital Delivery
Steam, GoG, PlayStation Store
Prezzo
19,99 €

La fonte d'ispirazione principale di Hob è evidente: The Legend of Zelda. Non il recente Breath of the Wild, ma gli Zelda classici, quelli più legati ai canoni dettati dai primi capitoli 2D. Giocando l'impressione di trovarsi di fronte a un epigono della saga di Nintendo è davvero fortissima, a partire da quando si comincia a tagliare l'erba con la spada per trovarci delle sfere della salute. Insomma con Hob Runic Games, software house famosa per i due Torchlight (dei giochi di ruolo d'azione di grande successo e davvero ben fatti, nonostante siano dei meri cloni di Diablo II) prova a emanciparsi, ma senza rinunciare a un concetto di gioco forte e già ben sedimentato da cui partire. Per differenziarsi la via scelta è soprattutto quella stilistica, sia a livello di costruzione del mondo di gioco, di cui parleremo in un paragrafo dedicato, sia a livello strettamente narrativo, con alcune soluzioni che ricordano le opere di Fumito Ueda e tutto quel filone di videogiochi evocativi che schivano filmati e parole, lasciando che il racconto emerga dall'osservazione e dalle interazioni del giocatore con l'ambiente.

La recensione di Hob
Hob è pieno di paesaggi evocativi

Avvio e progressione

Hob inizia con una sequenza drammatica. Uno strano robot risveglia il protagonista da una cripta e lo guida attraverso delle rovine verso una meta sconosciuta. Sulla strada entra in contatto con una strana forma di vita, una specie di tumore dell'ambiente che si sta rapidamente diffondendo, rischiando di morire. Per salvarlo il robot deve tagliargli un braccio e donargli il suo, mettendo di fatto fine al prologo e facendo iniziare l'avventura vera e propria. Il braccio robotico è dotato di alcuni poteri eccezionali, che consentiranno di sbloccare le prime aree dell'avventura. Intanto possiede una forza tale da permettere lo spostamento di alcuni oggetti (ad esempio dei blocchi di pietra o delle grosse batterie) e l'attivazione di blandi meccanismi a pressione.

La recensione di Hob
Il mondo di gioco è sostanzialmente un grosso meccanismo da riattivare

Ovviamente lo si può utilizzare anche come arma in congiunzione con la spada (nel gioco ci sono diverse spade, che vanno costruite trovandone i pezzi sparsi per le mappe). Andando avanti nell'avventura si sbloccheranno dei nuovi poteri legati all'equipaggiamento, sia risolvendo i vari puzzle, sia acquistandoli in un'officina, dove si possono spendere i materiali trovati in giro (pezzi meccanici e farfalle) su dei progetti rinvenuti da colonne di pietra o ottenuti in momenti chiave dell'avventura. Ad esempio si potrà sbloccare un colpo caricato per il pugno, utile contro i nemici corazzati, oppure un potere che consente di utilizzare degli smaterializzatori, necessari per risolvere alcuni puzzle, o ancora delle combo più efficaci per la spada e così via. A un certo punto si potrà anche cambiare l'aspetto del protagonista, tanto per dire. Come serie Zelda vuole, la progressione del personaggio non è solo fine a se stessa, ma consente di accedere a delle nuove aree della mappa. Con il colpo caricato si potranno spaccare alcuni muri più fragili, che consentiranno anche di creare dei collegamenti tra le diverse aree, così come smaterializzarsi permetterà di raggiungerne altre. Ora non resta da capire se valga davvero la pena fare tanta fatica per visitare il mondo di Hob.

In giro per il mondo di Hob

Il mondo aperto di Hob è un grosso meccanismo in rovina che va riattivato... letteralmente, visto che bisogna proprio fare in modo di riportare l'energia elettrica in tutte le aree, tutte dallo stile visivo differente. All'inizio si ha soltanto una visione parziale di quello che è successo, ma risolvendo i puzzle si entra sempre più in contatto con questa costruzione meravigliosa realizzata dagli artisti di Runic Games, che da sola vale l'intero prezzo del gioco.

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Pur non essendo graficamente molto complesso, si rimane più volte affascinati dai paesaggi prodotti dal motore di Hobm, che sono sempre composti con grande sapienza. Così, puzzle dopo puzzle, una grotta sotterranea incredibilmente buia si accende di luci che ne delineano le forme e ne sottolineano il ritorno alla vita, mostrandone contemporaneamente anche la funzione. Impossibile non rimanere a bocca aperta quando un'intera regione del mondo di gioco torna in superficie davanti ai nostri occhi, oppure quando ci si trova a interagire con complessi meccanismi che alterano completamente lo scenario circostante. I puzzle di loro hanno una natura prettamente meccanica, come dovreste avere già capito: leve da tirare, blocchi da spostare, piattaforme di collegamento da muovere, ostruzioni da eliminare, piattaforme da raggiungere e così via. Ci sono anche dei momenti in cui bisogna utilizzare lo scatto del protagonista per superare alcuni ostacoli, o altri in cui si viene messi alla prova da salti molto precisi su piattaforme retrattili. Complessivamente tra puzzle e segreti, questi ultimi legati ai materiali o a dei bonus che fanno crescere le barre energetiche, l'esplorazione di Hob è una delle esperienze più belle fatte negli ultimi mesi, che non fa rimpiangere i classici del genere.

Qualche abbaglio

Dove Hob pecca è nel sistema di combattimento. Diciamo che in generale funziona... e basta, perché è davvero molto blando. I nemici più deboli si uccidono tutti o quasi agitando la spada, mentre alcuni di quelli più grossi richiedono un approccio più tattico, ma niente che riesca davvero a impensierire.

La recensione di Hob
La narrazione è muta e procede per suggestioni

Alla lunga combattere diventa quasi un fastidio che distrae dall'esplorazione, nonostante lo sblocco di nuovi poteri per la spada e per il pugno aggiunga un po' di varietà. Altro difettuccio riguarda la telecamera di gioco. Gli sviluppatori hanno optato per una visuale fissa e non ruotabile, che però non si dimostra adeguata in tutte le situazioni. Ad esempio a volte si falliscono dei salti perché l'inquadratura non permette di valutare bene le distanze, mentre in altri la telecamera ruota leggermente facendo perdere la direzione della corsa, vanificando così il salto susseguente. Si tratta di situazioni sporadiche, cui ci si abitua anche, ma ci si fa caso, soprattutto perché il sistema di salvataggio è basato su dei checkpoint che costringono ogni volta a ripercorrere aree già visitate per tornare al punto in cui si è sbagliato. Infine, per alcuni Hob può essere troppo dispersivo, perché gli obiettivi da perseguire non vengono mai chiariti e la struttura open world della mappa può confondere.

La recensione di Hob
Cosa sarà successo a questo mondo?

In realtà questo accade solo nella parte iniziale, quando si sta facendo pratica con il sistema di gioco e si bada soprattutto a quello. Nel resto dell'avventura ci sono sempre degli indizi che suggeriscono dove andare (sulla mappa stessa appaiono dei segnaposto che indicano dove si trova il prossimo obiettivo). Inoltre, il fatto che il mondo di gioco sia diviso sostanzialmente in macro aree che vanno affrontate una alla volta (a parte quando ci si ritorna a caccia di segreti) ammorbidisce di molto il senso smarrimento. Detto questo, l'aver scelto uno stile così contemplativo per la narrazione potrebbe spiazzare qualcuno, quindi siete avvisati che se amate essere presi per mano a ogni passo e ricevere spiegazioni didascaliche su tutto, Hob potrebbe mettervi in difficoltà.

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore Intel Core i7-4770
  • 16 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 960
  • Sistema operativo Windows 10
Requisiti minimi
  • Sistema operativo Windows 7 SP1 / 8.1 / 10
  • Processore i3 Sandy Bridge Dual Core o equivalente
  • 4 GB di RAM
  • Scheda video 2GB of VRAM; NVIDIA GeForce GTX 500 Series / AMD Radeon HD 7000 Series
  • DirectX 11
  • 5 GB di spazio su Hard Disk
  • Raccomandato un controller
Multiplayer.it

8.0

Lettori (5)

8.3

Il tuo voto

Hob tenta di fare lo Zelda, quando la serie The Legend of Zelda è ormai andata oltre se stessa. Ottimo nelle fasi esplorative, riesce a immergere in un mondo silenzioso e affascinante, che sembra un immenso meccanismo da rimirare, decifrare e riattivare. Purtroppo paga un po' il suo blando sistema di combattimento e una telecamera che a volte trae in inganno, inducendo a errori marchiani. A conti fatti però, nonostante i problemi segnalati, è un'esperienza che vi consigliamo di fare, perché ha dei momenti davvero meravigliosi. Insomma, Runic Games ha dimostrato di poter andare con successo oltre i Torchlight, che evidentemente iniziavano a stargli stretti.

PRO

  • Il mondo di gioco è un immenso e affascinante meccanismo
  • Esplorare è la parte migliore, visti i molti segreti da scoprire
  • Stilisticamente curato, sia a livello grafico che sonoro

CONTRO

  • Il sistema di combattimento è molto blando
  • La telecamera a volte non fa capire bene le distanze