Storie di eroi, fiumi e pirati  70

Il seguito di Drakensang ha diverse carte da giocare per fare breccia nel mercato dei giochi di ruolo. Andiamo a scoprirle!

Il Gran Fiume che attraversa Kosh è infestato dai pirati che minacciano le navi commerciali e i viaggiatori incauti. Il problema è che, nonostante le molte segnalazioni di aggressioni e avvistamenti, nessuno è ancora riuscito a dimostrare la presenza di un'organizzazione criminale strutturata. Dal canto loro le autorità delle città situate lungo il fiume hanno deciso di non muovere un dito per intervenire nella questione, derubricando gli attacchi come "casi isolati" causati da piccole bande o esagerazioni dei mercanti. Ovviamente non è stata presa nessuna misura speciale per la sicurezza. Scoprire cosa c'è sotto e sventare la minaccia spetterà al giocatore.

La prima cosa da fare, come da tradizione appena iniziata l'avventura, è creare un personaggio. A differenza di altri giochi di ruolo, in Drakensang: The River of Time a diverso personaggio corrisponde un diverso svolgimento dell'avventura, con missioni differenti a seconda della classe. La fase di generazione è molto completa e permette, a chi non volesse complicarsi troppo la vita, di selezionare un archetipo di eroe, con i valori già assegnati, oppure di mettersi ad armeggiare con i punti da distribuire alle diverse caratteristiche, in modo da ottenere una personalizzazione totale del o della protagonista. Giocando sarà facile rendersi conto di come le scelte fatte influenzino il gioco. Ad esempio sarà chiaro sin dai primi dialoghi della sequenza introduttiva che avere delle abilità sociali offre più opzioni comunicative, con i relativi vantaggi, mentre, per fare un altro esempio, non avere nessun talento in alchimia impedisce di raccogliere le erbe e gli altri ingredienti per le pozioni. Gli esempi sarebbero molti altri, ma dovreste aver capito che i punti iniziali non vanno distribuiti alla leggera, ma secondo una pianificazione precisa. Ovviamente è bene sottolineare che tante possibilità di scelta e tante variazioni nello svolgimento del gioco, lo rendono rigiocabile più volte con diversi tipi di personaggio, offrendo sempre situazioni diverse.

L'importanza di saper osservare

Il sistema di gioco ricorda molto quanto visto nel precedente episodio, ma è stato fatto un lavoro enorme per migliorarlo, lavoro che ha dato dei frutti ben visibili. In primo luogo le aree esplorabili sono più ampie e più stratificate a livello geografico, ovvero chi si era lamentato di una certa piattezza delle mappe del primo Drakensang, qui gioirà nel trovare città costruite su più livelli con tanto di aree sotterranee, o ponti che collegano le rive di fiumi placidi che scendono da alte montagne, il tutto senza caricamenti di sorta (tranne in alcune occasioni).

Per semplificare la vita del giocatore è stato pensato un sistema di viaggio rapido che permette di raggiungere in un baleno le zone già visitate. Ovviamente l'esplorazione è centrale nell'esperienza di gioco e qui, purtroppo, va segnalata la mancanza di un tasto che sottolinei gli hot spot. In realtà, più che un difetto vero e proprio, possiamo considerarla la semplice mancanza di una comoda opzione che può tornare utile negli ambienti più complessi. Ad esempio in un magazzino non è facile distinguere le casse "interagibili" dalle altre, visto che sono oggetti molto simili tra loro, e si finisce con il perdere parecchio tempo a esplorare l'area con il puntatore.
Lo stesso discorso si potrebbe fare per le quest, perché sul diario non vengono segnate quelle secondarie più banali (tipo consegnare un pacco) che, nel caso non vengano affrontate immediatamente, rischiano di sfuggire di mente. Ma sono dettagli, perché per il resto il sistema funziona molto bene e dopo poco si fa l'abitudine a queste piccole mancanze e si finisce per ignorarle completamente. Comunque, volendo è possibile sopperire inserendo note personali sulle mappe delle aree.

Sistema ibrido

Il sistema di combattimento è simile a quello del precedente capitolo: le azioni si compiono cliccando con il mouse sui nemici e in basso c'è la classica barra delle scorciatoie su cui sono assegnabili le abilità e le magie dei personaggi.

In base al livello di difficoltà i combattimenti possono essere più o meno facili, ma già al livello intermedio alcuni possono risultare davvero impegnativi, soprattutto se non si arriva opportunamente preparati. Le cose si fanno davvero interessanti quando si è alla guida di un party numeroso e ci si scontra con altri gruppi di nemici: è in questi momenti che bisogna sfoderare una buona capacità tattica e mettere a frutto la conoscenza dei personaggi controllati, sfruttando anche la pausa tattica che permette di congelare l'azione e riflettere sul da farsi. Un po' quello che avviene in Dragon Age: Origins, oltretutto con lo stesso livello di complessità generale, reso possibile dalla flessibilità del sistema di crescita degli eroi. Ogni nemico ucciso frutta dei punti esperienza che possono essere spesi per migliorare le caratteristiche. Accumulati un po' di punti esperienza si sale di livello, come in qualsiasi gioco di ruolo che si rispetti.

Monti sorgenti dalle acque

Dal punto di vista tecnico il passo in avanti rispetto al precedente capitolo è macroscopico: The Dark Eye non si faceva certo ammirare per essere particolarmente spettacolare. Dimenticatevi le texture bruttine e le ambientazioni poco definite perché Drakensang: The River of Time suona una musica completamente differente. In effetti è stupefacente come possa colpire visivamente un titolo da cui non ci si aspetta nulla. Così eccoci a girare per foreste lussureggianti e prati rigogliosi, oppure in grotte oscure in cui le fonti di illuminazione creano giochi di luce superbi, che danno un tocco drammaticamente romantico agli ambienti. Anche i modelli dei personaggi sono ben fatti e, pur non eccellendo, alcuni risultano ben caratterizzati anche nelle espressioni del viso, sempre in sintonia con il carattere dei diversi 'attori'. Certo, non siamo al livello di un Mass Effect 2 o di un The Witcher, ma non ci si può lamentare. Purtroppo vanno segnalati dei vistosi cali di framerate che possono manifestarsi in alcune aree, soprattutto quelle cittadine dove il motore grafico deve gestire molti dati. In generale, comunque, si tratta di un passo in avanti enorme rispetto a quanto si era visto nel primo Drakensang, passo che avvicina la serie ai mostri sacri del genere come Oblivion.

Multiplayer.it

9.0

Lettori (85)

9.0

Il tuo voto

Drakensang: River of Time fa quello che qualsiasi seguito dovrebbe fare, ovvero migliora moltissimi dei punti deboli del capitolo precedente e, pur proseguendo sulla stessa strada, risulta fresco e coinvolgente anche in virtù di una trama non originalissima ma ben narrata. Eravamo un po' titubanti se dargli o no un voto così alto, ma alla fine abbiamo scelto di premiarlo in virtù del prezzo di 19.90 euro a cui viene venduto e all'ottimo lavoro di traduzione in italiano (testi e voci). Insomma, un acquisto consigliatissimo per gli amanti dei giochi di ruolo in particolare e del fantasy in generale.

PRO

  • Rigiocabile più volte con diversi personaggi
  • Tecnicamente ottimo, soprattutto se confrontato con l'episodio precedente
  • Costa poco, ma dura svariate decine di ore

CONTRO

  • Si sente la mancanza di qualche opzione per orientarsi
  • Il motore grafico è pesantuccio e sui sistemi con requisiti vicini a quelli minimi possono verificarsi dei rallentamenti

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore: Intel Core 2 Quad Q6600
  • RAM: 4 GB
  • Scheda video: GeForce 250 GTS
  • Sistema operativo: Windows Vista
Requisiti minimi
  • Sistema operativo: Windows XP / Vista / 7
  • Processore: Intel Pentium IV 2,8 Ghz o equivalente
  • Scheda video: nVidia GeForce 6600, ATI Radeon X700 o superiore
  • RAM: 1 GB
  • Hard Disk: 5,4 GB di spazio
  • DirectX: 9.0c