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Ivy the Kiwi?Il brutto anatroccolo 17

Dopo Let's Tap, gli sviluppatori di Prope ci propongono un nuovo videogame basato sul moto perpetuo, passando dalle atmosfere psichedeliche a un contesto fiabesco

Versione testata: Nintendo Wii

Quando Yuji Naka decise di lasciare SEGA per fondare un proprio team indipendente, quattro anni or sono, lo fece con l'obiettivo di realizzare prodotti in qualche modo "alternativi" ma dall'appeal universale, esplorando al contempo le inedite possibilità offerte in ambito ludico da piattaforme quali il Wii e il Nintendo DS. Come tutte le scelte controcorrente, la filosofia di Prope non ha finora portato a risultati eclatanti in termini commerciali, dunque la speranza è che proprio la loro ultima fatica, Ivy the Kiwi?, possa dar vita a un nuovo corso per la giovane azienda giapponese. Il brutto anatroccolo Iniziamo con un paio di precisazioni: per chi non lo sapesse, il "kiwi" è un buffo uccello dal becco sottile e lungo, originario della Nuova Zelanda, che come lo struzzo non è capace di volare e dunque si muove utilizzando le sue pur esili zampette. In secondo luogo, il punto interrogativo nel titolo del gioco ha una motivazione precisa: Ivy, la piccola protagonista, non è per niente sicura di essere un kiwi. Come un novello brutto anatroccolo, per un misterioso scherzo del destino fuoriesce dal proprio uovo in completa solitudine e viene evitata dagli altri uccelli, che non la riconoscono come loro simile. Cercando di trasformare la tristezza in ostinazione, Ivy intraprende un viaggio con l'unico obiettivo di ritrovare sua madre, ovunque sia e a qualunque specie di volatile appartenga. Questo incipit narrativo ci viene raccontato all'avvio della partita, attraverso una serie di immagini statiche che richiamano le fattezze di un libro di fiabe e trovano poi riscontro nella grafica del gioco vero e proprio, uno degli aspetti più caratteristici del prodotto targato Probe.

Poison Ivy

Fra lo psichedelico Let's Tap e Ivy the Kiwi? c'è un abisso per quanto concerne la concezione artistica ma permane, pur con alcune sostanziali differenze, l'importante elemento costituito dal moto perpetuo: il personaggio si sposta senza mai fermarsi all'interno dello scenario, e sta a noi operare affinché non rimanga vittima di insidiose trappole o di qualche predatore. In questo caso specifico, il nostro compito è quello di tirare delle "liane" su cui l'uccellino possa camminare per superare gli ostacoli e raggiungere il "podio" che segna la fine di ognuno dei numerosissimi stage che compongono l'avventura (si dice siano cento, ma durante le nostre prove non siamo andati oltre il quarantesimo e dunque si tratta di un dato che non possiamo confermare). Il brutto anatroccolo L'azione si svolge più o meno in questo modo: all'inizio di ogni livello Ivy comincia a camminare spedita, inverte il proprio moto solo in presenza di un ostacolo ma non c'è modo di fermarla. Utilizzando il puntatore a infrarossi del Wii-mote (unico controller richiesto per giocare), che proietta sullo schermo della TV un puntatore a forma di mano, possiamo tirare un massimo di tre "corde" contemporaneamente e orientarne il verso mentre ancora le stiamo allungando. Viene da sé che una liana posta a una certa angolazione permetterà a Ivy di superare senza problemi una serie di alti scalini, e allo stesso modo una perfettamente dritta, ma posta sopra una pericolosa fila di chiodi, ne preserverà la salute evitando il game over. In presenza di piani posti ad altezze differenti, inoltre, possiamo tirare le "liane", farvi salire sopra il personaggio e solo a quel punto "ruotarle" per sollevarlo o addirittura lanciarlo nella direzione desiderata. Un gameplay molto semplice, sulla carta, che però man mano acquista velocità e ci chiede una prontezza di riflessi e una precisione ben al di fuori della portata di un qualsiasi utente "casual". Il brutto anatroccolo

C'è anche il multiplayer

Ivy the Kiwi? non va giocato necessariamente da soli, dispone infatti di una modalità multiplayer per quattro giocatori in split-screen che, dotati di altrettanti Wii-mote, possono collaborare per il completamento di ogni livello nel modo più rapido ed efficace possibile, oppure mettersi i bastoni fra le ruote a vicenda con l'obiettivo di rendere le manovre dell'avversario fallimentari.

Non tirare troppo la corda

La struttura di gioco di Ivy the Kiwi? si presta molto a un approccio "trial & error", specie negli stage più avanzati e a maggior ragione se decidiamo di completare ogni livello raccogliendo le piume che si trovano sparse al suo interno. Il nostro approccio alla partita può dunque essere sbrigativo, tirando qualche corda per raggiungere l'arrivo letteralmente in una manciata di secondi; oppure riflessivo, calcolando bene le distanze per esplorare gli scenari in lungo e in largo alla ricerca di oggetti da collezionare. Ben presto ci renderemo conto che le liane che utilizziamo per trasportare Ivy sono elastiche e possono essere "afferrate" premendo il grilletto B del Wii-mote, tirate e rilasciate come se fossero delle fionde. E l'uccellino reagirà a questa manovra di conseguenza, trasformandosi in un proiettile in grado di sfondare determinati tipi di muri nonché di eliminare alcuni nemici. Il brutto anatroccolo Il medesimo ruolo verrà ricoperto più avanti da pesanti macigni, che possiamo spostare e lanciare sempre grazie alle nostre "liane", mentre si moltiplicheranno le trappole e diventerà davvero difficile mantenere in vita il protagonista con solo tre "mosse" a disposizione. Il sistema di interazione scelto da Prope costituisce per molti versi un limite sistematico per quanto concerne il gameplay: la versione per Nintendo DS del gioco può contare sulla stilo e sul touch screen, ovvero su riferimenti fisici in grado di garantire una certa precisione alle nostre manovre, mentre il Wii-mote non può in alcun modo replicare tali performance. La "morte improvvisa" è sempre dietro l'angolo e non sempre per colpa nostra, insomma, e a questo motivo di potenziale frustrazione bisogna aggiungere la sciagurata scelta di non assegnare a un qualsiasi tasto l'istantanea cancellazione di una "liana": se ne abbiamo tirata una per sbaglio (e chiaramente è una cosa che accadrà spesso), l'unico modo per farla sparire è quello di disegnarne rapidamente altre tre, con tutte le difficoltà del caso. Qualche parola, infine, circa la realizzazione tecnica: lo stile grafico è davvero gradevole e particolare, tanto che l'unica obiezione che si potrebbe muovere all'ispirato lavoro degli sviluppatori riguarda la scelta dei colori, troppo poco varia. L'accompagnamento musicale, infine, è composto da musiche davvero valide e di grande atmosfera, ma al tempo stesso eccessivamente ripetitive.

Seppure sia lastricata di coraggio e di buone intenzioni, la strada della sperimentazione in ambito videoludico nasconde tante, troppe insidie. Ivy the Kiwi? si presenta come un gioco per molti versi originale, dall'atmosfera sognante e delicata, corroborato da scelte artistiche di grande impatto pur nella loro pacatezza; e andrebbe comprato anche solo per guardare le cose da un'altra prospettiva, dato che peraltro è in vendita a un prezzo contenuto. Il rovescio della medaglia, in particolare per quanto concerne la versione Wii, è rappresentato da una generale fallibilità del metodo di controllo e da alcune scelte infelici, che non smussano gli spigoli di un'esperienza a tratti frustrante e comunque mai leggera e spensierata come il contesto fiabesco potrebbe far intendere. Un titolo controverso, in conclusione, che potreste amare fino alla fine o abbandonare dopo le prime magagne.

Tommaso Pugliese

Pro

  • Approccio relativamente originale e interessante
  • Tanti stage, e c'è anche il multiplayer
  • Grafica e sonoro gradevolissimi...

Contro

  • ...anche se le musiche sono molto ripetitive
  • Sistema di controllo ostico
  • Il classico gioco che si ama o si odia