Non conosceremo la paura  64

Il progetto più ambizioso di Relic Entertainment trasforma la licenza Games Workshop in un third person shooter palesemente ispirato a Gears of War. Fu vera gloria?

Versione testata: PC

L'interminabile battaglia fra gli Space Marine al servizio dell'Imperium e gli Orki si sposta sul pianeta Graia, assediato dagli eserciti dei pelleverde e sul punto di cedere all'invasione. Il Capitano Titus e la sua squadra vengono inviati sul posto per unirsi alle forze di resistenza, ma l'operazione si rivela più ardua del previsto e il comandante si ritrova a terra da solo, circondato dagli Orki e con a disposizione solo un equipaggiamento base. Avanzando all'interno degli scenari desertici di Graia, Titus entra in possesso di nuove armi e si riunisce con l'Ultramarine Leandros e con il sergente Sidonus, formando dunque una squadra piccola ma in grado di fiaccare le difese del nemico. Tre soldati contro un intero esercito? Gli Space Marine non sono esattamente degli esseri umani, il loro corpo è stato potenziato in vari modi e sono in grado di vivere per centinaia di anni, tuttavia l'impresa si preannuncia disperata. Per fortuna una nuova speranza si staglia all'orizzonte: l'inquisitore Drogan ha condotto una serie di ricerche su Graia, entrando in possesso di una misteriosa fonte d'energia che potrebbe consentire all'esercito dell'Imperium di sbaragliare gli Orki.

Il punto sarà sopravvivere abbastanza a lungo per poterla utilizzare. I ragazzi di Relic Entertainment hanno un bel po' d'esperienza con la licenza Games Workshop, soprattutto grazie alla serie strategica Dawn of War, dunque l'elemento narrativo in Warhammer 40.000: Space Marine non delude: la storia è appassionante, i personaggi discretamente caratterizzati (pur nel loro tradizionale assolutismo) e le situazioni proposte vantano l'epicità e la spettacolarità che i fan si aspettavano. Certo, in determinati frangenti si ha la sensazione che osando un po' di più gli sviluppatori avrebbero potuto coprire la distanza che separa gli ottimi giochi dai capolavori del genere, ma in linea di massima non ci si può lamentare: Space Marine conferma di essere la produzione più ambiziosa basata su Warhammer 40K, e possiede i numeri per conquistare una generosa fetta di pubblico; soprattutto su PC e PlayStation 3, visto che su tali piattaforme viene a mancare un avversario imbattibile come Gears of War 3.

Il sangue dei martiri è il seme dell'Imperium

A proposito di Gears of War, nel corso di questa recensione vedrete citata spesso la serie-capolavoro di Epic Games, per via degli innumerevoli punti di contatto con Warhammer 40.000: Space Marine, che in alcuni momenti sfociano persino nel plagio: il testo che annuncia l'inizio di un nuovo capitolo, il capitano Titus che nelle prime fasi di alcuni stage cammina comunicando con qualcun altro via radio, la gestione delle armi e della visuale, ecc.

A onor del vero, bisogna dire che i muscolosi protagonisti di Gears of War, con le loro enormi corazze e il Lancer con sega elettrica incorporata, a loro volta citano indubitabilmente gli Space Marine di Warhammer 40.000, quindi magari gli sviluppatori di Relic Entertainment hanno pensato a loro volta di attingere a quello che si è imposto senza ombra di dubbio come il miglior third person shooter mai realizzato, in una sorta di "scambio di favori" che non dovrebbe farci storcere il naso e che anzi pone gli estimatori della licenza Games Workshop di fronte a un'opera dall'enorme potenziale. La versione PC, oggetto del test, si distingue dalle controparti console per via della grafica in alta risoluzione (nel nostro caso a 1080p), di texture migliori e di un frame rate più fluido; tuttavia, giocare utilizzando tastiera e mouse si rivela fin da subito un enorme sacrificio, una soluzione che priva il titolo della sua peculiare fisicità e che dunque va assolutamente messa da parte in favore dell'immancabile controller per Xbox 360, per le cui caratteristiche il gioco è stato senz'altro pensato. Impugnato il pad, Space Marine ci offre fin da subito scontri e situazioni che da sole valgono il prezzo del biglietto, con un ottimo feeling delle armi e una altrettanto ottima sensazione di impatto.

La pietà è un segno di debolezza

L'arsenale a disposizione del nostro personaggio, il capitano Titus, va dal Requiem di tipo standard (una mitragliatrice leggera) a quello d'assalto (un fucile mitragliatore), dal Requiem Cacciatore (un fucile da cecchino) al cannone al plasma, passando per un gran numero di variabili di grande efficacia, come il lanciagranate con detonazione controllata, la mitragliatrice pesante, il laser di precisione, il lanciafiamme e così via. L'equipaggiamento degli Space Marine non si ferma, tuttavia, alle armi da fuoco: ogni soldato dispone anche della terribile Spada a Catena (una sorta di enorme lama elettrica) oppure di varianti della stessa, ad esempio l'Ascia Potenziata o il colossale Martello Tuono, così pesante e letale che ci consente di utilizzare solo armi leggere quando lo impugniamo.

È proprio l'alternanza di scontri a fuoco e combattimenti corpo a corpo che rende peculiare il gameplay di Warhammer 40.000: Space Marine e lo differenzia dall'approccio "solo sparatutto" di Gears of War. Una volta presa familiarità con il sistema di controllo e con la tipologia dei nemici, infatti, ci si trova a passare da un'arma all'altra con estrema disinvoltura, fiaccando le orde di Orki da lontano con il Requiem per poi schiantarli una volta a portata di spada. L'unica mancanza in tale frangente, invero di non poco conto, riguarda le combo: il nostro personaggio dispone solo di un paio di varianti, il che rende i combattimenti ravvicinati piuttosto ripetitivi, seppure sempre molto spettacolari e arricchiti da brevi bullet time che ne esaltano la violenza. La gestione dell'energia vitale si differenzia anch'essa rispetto alle soluzioni adottate da Epic Games: la barra è fissa e non si ricarica con il passare del tempo (a parte durante le partite in multiplayer, per ovvi motivi), seppure uno scudo energetico (questo sì ricaricabile) la protegga dai danni di minore entità. Ci sono due modi per ricaricare l'energia: il primo è quello di intontire determinati tipi di Orki e finirli con una "fatality", operazione assolutamente necessaria ma che va eseguita prima che le nostre condizioni siano disperate, visto che in tale frangente non saremo invulnerabili agli attacchi del nemico; il secondo è quello di entrare in "modalità furia", premendo entrambi gli stick analogici sul proprio asse non appena avremo riempito un apposito indicatore. In questa condizione, il nostro Space Marine non solo potrà colpire i propri avversari con una potenza straordinaria, massacrando anche quelli più grossi e resistenti in poco tempo, ma anche sfruttare una modalità di fuoco "rallentata" per eliminare le minacce distanti e, appunto, recuperare energia nel frattempo.

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Porre domande equivale a dubitare

La campagna in single player di Warhammer 40.000: Space Marine presenta un buon grado di sfida, specie negli stage più avanzati, e situazioni sufficientemente varie da sposarsi in modo efficace con la trama, senza momenti di stanca e proponendo man mano nemici più forti e numerosi. La voglia di affrontare nuovamente i diciassette livelli dopo aver finito il gioco è tanta, benché gli unici extra siano rappresentati dagli "oloteschi" e dalle testimonianze audio in essi contenute, che arricchiscono ulteriormente i risvolti narrativi del titolo di Relic Entertainment.

Tuttavia sono altri gli elementi in grado di aumentare in modo significativo la durata dell'esperienza, e ci riferiamo ovviamente alle due modalità multiplayer attualmente disponibili, a cui si aggiungerà a ottobre anche una co-op per quattro persone in stile "orda". Le modalità in questione vedono due squadre composte da otto giocatori affrontarsi in spettacolari deathmatch (Annientamento) e partite basate sul controllo del territorio (Cattura dell'Obiettivo), all'interno di cinque mappe discretamente ampie e utilizzando tre differenti classi di Space Marine: il Tactical Marine (o la sua controparte malvagia, lo Space Marine del Caos), bilanciato nell'equipaggiamento e capace di utilizzare tutte le armi da fuoco; il Devastator Marine (o il Chaos Havok), dotato di grande potenza di fuoco a discapito dell'agilità e della capacità di combattere corpo a corpo; l'Assault Marine (o il Chaos Raptor), specializzato negli scontri ravvicinati e dotato di jetpack per piombare sui nemici dall'alto. L'attuale sistema di matchmaking purtroppo lascia un po' a desiderare, siamo infatti riusciti a fare poche partite e spesso si notava la presenza di lag a pregiudicare la qualità dell'esperienza, ma confidiamo in un aggiornamento che possa mettere le cose a posto. Del resto il potenziale del multiplayer in Space Marine è alto, anche in questo caso con particolare riferimento alle piattaforme PC e PlayStation 3, e l'arrivo di una patch nonché della già annunciata modalità cooperativa non potrà che aumentare l'incisività del comparto online, vista anche la presenza di ricche sfaccettature in termini di personalizzazione ed extra sbloccabili.

Servi l'Imperatore oggi, domani potresti essere morto

L'immancabile analisi del comparto tecnico di Warhammer 40.000: Space Marine non può prescindere dall'enorme base di appassionati della licenza Games Workshop, che verranno senza dubbio conquistati dall'eccellente resa visiva degli Space Marine e di alcuni scenari particolarmente ispirati. Il punto di forza del gioco, in tale frangente, risiede sicuramente nella spettacolarità dei combattimenti, che potete notare dalle immagini a corredo e che fa ampio uso di una rappresentazione della violenza a tratti cartoonesca (vedi l'animazione degli schizzi di sangue) ma di grande impatto.

Il capitano Titus e i suoi compagni si muovono in modo convincente, con un buon set di animazioni, e la resa della loro pesante armatura viene sottolineata dal "tremore" della visuale durante la corsa, seppure il risultato finale sia meno riuscito rispetto alle medesime sequenze in Gears of War. Relic ha fatto un ottimo lavoro anche per quanto concerne i nemici, dagli Orki più piccoli a quelli più grossi, dai guerrieri puri ai maghi che ci attaccano dall'alto, passando per le navi da guerra che saremo chiamati a tirare giù utilizzando delle postazioni fisse nonché alle nuove tipologie di avversari che avremo modo di conoscere durante le fasi finali della campagna. Meno brillante risulta la caratterizzazione degli scenari, che soprattutto in campo aperto lascia un po' a desiderare e manca di personalità. Il comportamento fisico di determinati oggetti, ad esempio le mura di un edificio che crollano, appare troppo semplicistico e poco verosimile, mentre le cose migliorano nelle ambientazioni al chiuso, grazie ai continui richiami alle architetture gotiche del Mondo Forgia. Il comparto sonoro accompagna molto bene l'azione, seppure si senta un po' la mancanza di brani musicali di maggiore intensità: le fasi più concitate vengono indicate dal crescente rullare di tamburi e si tratta di una soluzione adeguata, ma appunto ci è sembrata mancare una colonna sonora di più ampio respiro, in stile "colossal cinematografico". Molto bene invece gli effetti, con il suono delle armi che cambia in modo marcato quando il caricatore si sta svuotando, mentre il doppiaggio si muove fra alti e bassi: alcuni personaggi godono di un'interpretazione di livello medio/alto, a tratti persino intensa, come quella dell'inquisitore Drogan (doppiato dal veterano Marco Balzarotti, o almeno ci è sembrato lui), ma ogni tanto spunta fuori una voce fuori dalla grazia di Dio e abbassa un po' il tenore generale. Da segnalare anche la simpatica comparsata di Pietro Ubaldi verso la fine: in quello che si presenta come un clone di Gears of War non poteva mancare il doppiatore di Dizzy, no?

Multiplayer.it

8.0

Lettori (88)

7.9

Il tuo voto

Warhammer 40.000: Space Marine rappresenta la concretizzazione di un sogno per gli appassionati dell'universo creato sul finire degli anni '80 da Games Workshop, un third person shooter dotato di elementi picchiaduro che cita a più riprese la serie di Gears of War ma che in alcuni frangenti riesce a far emergere una propria personalità. I combattimenti corpo a corpo sono spettacolari anche se ripetitivi, mentre le armi da fuoco risultano ottime per gestione, feeling, varietà e carattere. La campagna in single player, che dura otto-dieci ore a seconda del livello di difficoltà e del numero di tentativi necessari per completarla, appare molto ben narrata e non si fa mancare neppure qualche esaltante colpo di scena nelle fasi finali. Space Marine non si pone come un capolavoro indimenticabile, in definitiva, ma come un action game solido e coinvolgente, che saprà conquistarvi grazie alle sue tante qualità.

PRO

  • Solido, impattante, divertente
  • Ottimo comparto tecnico
  • Modalità multiplayer di valore...

CONTRO

  • ...ma viziate da qualche problema, al momento
  • Fortemente derivativo in diversi frangenti
  • Si poteva "osare di più" in termini di situazioni proposte
  • Combattimenti corpo a corpo ripetitivi

Requisiti di Sistema PC

Configurazione di Prova
  • Processore AMD Phenom X4 9550
  • 4 GB di RAM
  • Scheda video NVIDIA GeForce GTX 560 Ti
  • Sistema operativo Windows 7
Requisiti minimi
  • Processore Intel Core 2 Duo o AMD dual core da 2.0 Ghz
  • 1 GB di RAM (Windows XP), 2 GB di RAM (Windows Vista, Windows 7)
  • Scheda video NVIDIA GeForce 8800GT, AMD Radeon 3850
  • 20 GB di spazio libero su hard disk
  • Sistema operativo Windows XP SP3, Windows Vista SP1, Windows 7
Requisiti consigliati
  • Processore quadcore Intel o AMD
  • 1 GB di RAM (Windows XP), 2 GB di RAM (Windows Vista, Windows 7)
  • Scheda video AMD Radeon 5750
  • 20 GB di spazio libero su hard disk
  • Sistema operativo Windows XP SP3, Windows Vista SP1, Windows 7