Saints Row: The ThirdI Santi alla conquista del mondo 

Terzo capitolo per i Santi della Terza Strada. Più grande, più violento, più sboccato, più eccessivo. Ma ne vale la pena?

Versione testata: PlayStation 3

Eccessivo, grottesco, sguaiato, caciarone, citazionista e tutto sommato divertente, ma anche gratuito, misogino, stucchevole, banalotto e di pessimo gusto. In breve, ecco le caratteristiche principali del terzo capitolo della saga dei Santi vestiti di viola, questa volta in esilio in una Steelport tutta da conquistare. Se GTA IV è un titolo free roaming serioso e "ingessato", votato a raccontare la storia di Niko Bellic, Saints Row: The Third è tutto l'opposto. La componente narrativa, benchè presente con diversi bivi e doppio finale, è virtualmente assente. Le 47 missioni che compongono la storyline principale e le decine di attività presenti ad ogni angolo di strada sono del tutto funzionali alla progressione rpgistica del protagonista e senza dubbio si arriva alla fine non tanto per la voglia di sconfiggere Killbane e prendere definitivamente il controllo della città, quanto per arrivare al level cap, sbloccare ogni singola abilità, mezzo e arma, per diventare insomma una vera e propria macchina assassina invincibile. I Santi alla conquista del mondo L'incipit è comunque interessante. I Saints sono i padroni indiscussi di Steelwater. Non sono semplici criminali, ma star a tutto tondo. Franchise di abbigliamento, pubblicità e spettacoli in TV, una vera proprietà intellettuale da mungere per guadagnare più soldi possibili. L'ultima rapina andrà però in malora, la gang sarà quindi costretta a ripartire da zero nella nuova città, combattendo strada per strada contro le tre gang rivali, i (finto) messicani Luchadores, i metà emo, metà Tron Deckers e i fighetti Morning Star. Più ovviamente l'inutile polizia con l'altrettranto inutile SWAT al seguito e per ultimo i temibili militari STAG, gli unici a porre una decisa sfida al giocatore e che soprattutto da quando irrompono sulla scena riescono a imprimere una decisa svolta al gioco, che per molte ore naviga in una mediocrità generale tra missioni tutte uguali e humour di bassa lega a tratti imbarazzante.

Come tu mi vuoi

I punti di forza del gioco sono comunque diversi. Il primo è l'editor attraverso il quale costruire realmente come si vuole il protagonista, senza limiti di sesso, corporatura o età, scegliendo ogni genere di vestiti e accessori, tatuaggi, cicatrici, maschere e via dicendo. L'unico limite è il buon gusto insomma. Inoltre nel gioco è possibile fare un salto dal chirurgo estetico o nei negozi di abbigliamento per cambiare al volo il proprio aspetto. La personalizzazione è poi estesa anche alle vetture, tanto estetica quanto meccanica, con tanto di rostri da aggiungere ai cerchioni per massimizzare il danno da impatto e numerosi upgrade al motore. Stessa cosa per i membri della nostra gang. Possiamo vestirli come vogliamo, e armarli a dovere per chimarli in aiuto se necessario. I vari aspetti della personalizzazione si ampliano con la progressione dell'esperienza: al salire del livello di Rispetto ottenuto, si sbloccano nuove abilità, da intendere come veri e propri perks, come resistenza ad un certo tipo di danno, più energia o sprint, minore notorietà verso una gang, maggiori introiti orari e molto altro, mentre con il denaro è possibile acquistare quanto precedentemente sbloccato, ma anche nuove armi e relativi potenziamenti, senza dimenticare le munizioni. I Santi alla conquista del mondo Ricordarsi prima di ogni missione di passare dal Friendly Fire di quartiere è vitale per non rimanere a secco durante le sparatorie più concitate, perchè più avanti nel gioco i pugni o l'enorme e tanto strombazzato dildo viola non basteranno contro soldati corazzati e giganteschi bruti armati di lanciafiamme e minigun. Per non parlare poi di blindati ed elicotteri o futuristici carri armati e veivoli V-TOL armati di laser. Anche le armi sono decisamente un plus del titolo. Oltre ad essere molte e come scritto precedentemente passibili di upgrade, hanno un feeling distinto l'una dall'altra e riescono a dare un senso alle scialbe fasi di scontro a fuoco, in cui Saints Row: The Third denuncia l'essere un mediocre sparatutto in terza persona. Accanto ai fucili a pompa e d'assalto, alle mitragliatrici e alle pistole, troviamo lanciarazzi e tutta una serie di armi speciali che rappresentano il fiore all'occhiello dell'arsenale dei Santi. Gli sviluppatori non peccano certamente d'inventiva. Abbiamo il missile Predator lanciabile tramite l'apposita valigetta come in Call of Duty, il bombardamento ad area, un fucile sonico, il telecomando per controllare da remoto tutti i mezzi a motore nel gioco, il solito fucile da cecchino e un'arma laser "digitale". Quando insomma la situazione scotta o quando i nostri alleati non bastano è possibile far saltare in aria l'intero quartiere senza perdere troppo tempo. Con tutte queste armi in gioco, tutte le abilità, i perks, i mezzi e l'editor, si innesca uno strano meccanismo.

Uccidi e compra

Gli sviluppi narrativi passano in secondo piano come scritto in apertura, si accumulano ore di gioco solo per sbloccare il terzo step di quell'abilità che ci manca, per portare al massimo il numero di missili disponibili nel lanciarazzi e nel Predator, o semplicemente per avere più salute possibile. Le meccaniche sono davvero al limite del grinding, tutto poi a detrimento della qualità delle missioni, che sono sì molte, ma per lunghi frangenti davvero poco ispirate, meccaniche e banali. Gli unici momenti di vero divertimento sono quando il gioco abbandona il suo essere uno shooter in terza persona, come durante la battaglia nei cieli a bordo di un carro armato, la lunga e geniale fase nel cyberspazio in cui si passano in rassegna più generi videoludici o quando si riesce finalmente a mettere le mani sulle armi fantascientifiche degli STAG, dove finalmente il livello di difficoltà sale e con esso il tasso di sfida. Queste missioni sono comunque molte e anche piuttosto riuscite: dopo l'ennesimo inseguimento o la solita sparatoria senza capo nè coda, una bella sessione a bordo di un elicottero armati di lanciarazzi o pilotando da remoto una vettura è qualcosa che si apprezza molto. I Santi alla conquista del mondo La prima metà del gioco è a tratti sconcertante per banalità e cattivo gusto. Si tratta semplicemente di effettuare missioni da bassa manovalanza criminale, di spaccio, di scorta, di consegna, di uccisione e via dicendo, in cui ripetere all'infinito il solito tran tran dal punto A al punto B. Per fortuna le decine di attività extra a disposizione riescono a supplire a questa cronica mancanza di stimoli. Anche qui la lista è lunga ed è possibile dividerla idealmente tra incarichi "normali" e "fantasiosi". Tra i primi troviamo le missioni in cui ci viene chiesto di portare a spasso una prostituta e il suo cliente, o quelle in cui dobbiamo controllare i nostri trafficanti o proteggere dall'alto la gang. Quelle fantasiose, tra vecchie e nuove, ci vedono distruggere la città a bordo di un carro armato, frodare l'assicurazione gettandoci sotto le auto e inanellando combo sfruttando il pessimo modello rag doll del protagonista, o portare una tigre su un auto cercando di non farci mangiare sul più bello. Se questo poi non bastasse abbiamo le riuscite arene Genki's Super Ethical Reality Climax, in cui si deve arrivare alla fine del livello tra trabocchetti e avversari vestiti da orsetto viola o le gare a check point in cui far esplodere vetture e passanti a bordo di un quad in fiamme. Le possibilità "diversive" non mancano insomma, e cosa molto intelligente sono tutte di difficoltà crescente così da rendere più gratificante la sfida.

Trofei PlayStation 3

Saints Row: The Third premia il giocatore con 51 trofei di cui 38 di bronzo, 10 d'argento, 2 d'oro e 1 di platino. La maggior parte si ottengono portando a compimento le missioni, ma sopratutto conquistando le varie aree della città, eseguendo tutte le attività, uccidendo un certo numero di nemici, customizzando armi e vetture.

Guarda tutti i trofei

Di male in peggio

Le attività a Steelport sono quindi molte, piagate però da meccaniche shooting che non sono certamente il biglietto da visita del gioco. Ma quali sono le criticità principali una volta imbracciato il fucile? La mancanza delle coperture è un peccato veniale, di fatto il level design ci spinge sempre nel centro dell'azione, ma quando ci si trova in mezzo a fiumi di granate, proiettili, laser e cannonate spesso e volentieri la telecamera va in crisi, lasciandoci in balia delle decine di nemici e vetture che ci giungono addosso. Il termine caciarone non rende giustizia alle vere e proprie risse da ubriachi agli angoli delle strade, e quando si hanno solo le armi da fuoco a disposizione e magari un paio di granate, se la scena lo permette, tutto si risolve nello sfruttare le enormi debolezze dell'intelligenza artificiale, rimanendo spesso e volentieri defilati e cercando di colpire uno alla volta con precisi headshot gli avversari, magari facendo capolino da dietro una staccionata indistruttibile. Se poi abbiamo in dotazione le armi pesanti la musica cambia, ma l'impressione di essere in mezzo ad una scazzotta alla Bud Spencer è forte, rendendo anche le missioni più lunghe e strutturate poco stimolanti. I Santi alla conquista del mondo A ciò si aggiunge una ricerca smaccata e gratuita dello scandaloso e del politicamente scorretto in grado di strappare una risata e un gridolino di stupore solo ai teenager con i primi pruriti e i baffetti sotto il naso. Tutto è talmente portato all'eccesso che i continui riferimenti sessuali da goliardici, comici e parodistici diventano in fretta ridondanti e stucchevoli e buttati lì solo per motivi "sensazionalistici". Il confine tra presa in giro e cattivo gusto viene spesso travalicato in modo greve e volgare, come nella missione in un bordello pieno di sex toys che termina con l'inseguimento tra risciò trainati da schiavi in tenuta sadomaso o quando ci viene chiesto se liberare o rivendere un "carico" di prostitute salvate in una nave container. Non abbiamo certamente intenti moralistici ma lo stile scelto dagli sviluppatori è volgare e di grana grossa, per nulla intelligente, e soprattutto aggiunge poco o nulla all'economia di gioco. Fortunatamente la seconda parte dell'avventura svicola da questa impostazione.

Apparizioni, sparizioni

Il gioco non si compone solo della "campagna" (da giocare anche in cooperativa in rete/lan previo utilizzo dell'online pass), per la cronaca portata a compimento in poco meno di quindici ore di gioco, con la città aperta dopo l'end game tra decine di attività da intraprendere e le gang da sconfiggere, ma c'è la possibilità di giocare insieme ad un amico nella modalità "Lorda", versione "di casa" dell'orda vista in molti titoli ultimamente, ma che sfrutta tutte le stranezze di gameplay del gioco. Tecnicamente parlando Saints Row: The Third ha poche luci e molte ombre. Il suo essere un free roaming con una vasta città da mandare a schermo è già sinonimo di enormi compromessi, qui purtroppo molto evidenti e pesanti. Accanto al protagonista e ai personaggi principali, davvero ben animati e graziati da buone texture troviamo una città solo sufficiente sia negli esterni che nei numerosi interni, afflitta poi da vistosi problemi di pop up e pop in. Davvero ben realizzate le vetture, anch'esse altamente personalizzabili e dal buon modello di guida e di danni e strepitosi i bianchi mezzi futuristici degli STAG. Paradossalmente poi gli effetti speciali sono la cosa migliore del gioco: gigantesche esplosioni, laser, fiamme e bei particellari spiccano su texture scialbe applicate su modelli tutti uguali e scarsamente modellati. Notevoli sono poi le ricorrenti incertezze del frame rate e alcune problematiche nelle routine comportamentali dell'intelligenza artificiale sia dei compagni che degli avversari capaci di bloccarci nel bel mezzo dell'azione. Menzione d'onore per il doppiaggio, in inglese certo e sottotitolato in italiano, ma con attori estremamente in parte che dipingono personaggi "straordinari" e fuori di testa (qualcuno ha detto Zimos?) e ottima la colonna sonora che dalla radio delle vetture spara musica licenziata di ogni tipo, dalla classica alla disco, passando per il black metal e i classici anni 80, senza dimenticare hip hop, rap o i programmi comici di Adult Swim.

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7.8

Redazione

8.4

Lettori (374)

Saints Row: The Third è un titolo diviso in due: tanto banale, ripetitivo, volgare e sboccato nella prima parte, quanto molto più divertente nella seconda metà, complici la qualità delle missioni che aumenta in modo esponenziale, l'assimilazione della ridicola componente sessual-parodistica e l'aumentare delle capacità di fuoco del protagonista. Un titolo che non eccelle in nulla, ma è comunque riempito fino all'orlo di missioni e attività da eseguire imperniate su un sistema di progressione ben congegnato che stimola a far accumulare ore e ore di gioco nonostante la mediocrità delle dinamiche shooter e il comparto tecnico solo sufficiente.

Matteo Santicchia

Pro

  • Ottimo sistema di progressione
  • Decine di missioni e attività da svolgere
  • Vasta personalizzazione dell'esperienza di gioco

Contro

  • La prima parte è noiosa, banale e ripetitiva
  • Mediocri dinamiche shooter
  • Tecnicamente problematico