Arthur e il Popolo dei MinimeiArthur e il popolo dei Minimei 

Quando si è alti tre millimetri, è più facile trovare un tesoro...

Dopo aver diretto una serie di film di successo, Luc Besson ha prestato le proprie idee anche al mondo dell'animazione, e Arthur e il popolo dei Minimei è il primo prodotto che si avvale dell'inventiva del regista francese. In concomitanza con l'uscita del film nelle sale, arriva anche l'immancabile tie-in per PlayStation 2 (disponibile anche per PSP, Nintendo DS, GameBoy Advance e PC), che si rivela interessante per struttura e meccanica di gioco.

La forza del trio

Arthur è un ragazzino che finisce per essere trasportato nel mondo dei Minimei (esseri minuscoli che vivono nella vegetazione) alla ricerca del tesoro di cui gli raccontava suo nonno, che gli permetterebbe di pagare i debiti di famiglia. Una volta assunte le sembianze “appropriate”, Arthur viene addestrato dal piccolo Bétamèche su quelle che sono le sue possibilità ora che si ritrova miniaturizzato. Insieme anche alla principessa Selenia, formerà un trio che dovrà affrontare una gran serie di ostacoli e minacce, rappresentate dai malvagi Accoliti, creature che ambiscono alla cattura di tutti i Minimei.
Fin dalle prime fasi di gioco appare chiaro che l'uso alternato dei tre personaggi è alla base del gameplay di Arthur e il popolo dei Minimei: per aprire porte, azionare meccanismi, spostare grossi oggetti e persino per salvare la partita è necessario combinare le azioni di Arthur, Bétamèche e Selenia, in un crescendo che lascia uno spazio sempre maggiore alla risoluzione di enigmi e al ritrovamento di interruttori per poter proseguire nell'avventura.

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I personaggi

Come accennato, bisogna alternare l'uso dei tre personaggi a seconda della situazione. In alcuni casi si tratta semplicemente di una questione “numerica”, ad esempio quando devono essere attivati due interruttori contemporaneamente perché una porta si apra, nel qual caso il terzo personaggio prosegue e gli altri due rimangono fermi a premere gli interruttori finché non gli si permette di aggirare l'ostacolo. In altri, pesano le differenti abilità di ognuno: Arthur è un ottimo arrampicatore e dunque può raggiungere zone precluse a Selenia, la quale ha la capacità di combattere con un coltello e può usarlo per eliminare degli ostacoli sulla strada. Bétamèche, infine, possiede un pugnale da lancio utile per gli attacchi a distanza, che possono essere “caricati” e indirizzati verso nemici apparentemente irraggiungibili. Dette abilità fanno parte anche del corredo offensivo, in quanto riflettono le capacità dei personaggi di infliggere danni ai nemici, all'interno di un sistema di combattimenti non molto sofisticato ma che viene arricchito man mano che si procede di nuove funzioni in prospettiva sia di attacco che di difesa. In questo senso, la barra dell'energia di Arthur e dei suoi amici è composta da una serie di elementi che possono essere ripristinati raccogliendo le uova di libellule che si trovano all'interno delle location.

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Realizzazione tecnica

Tolte le varie sequenze animate, alcune delle quali tratte dal film vero e proprio, Arthur e il popolo dei Minimei su PS2 sorprende per la definizione della grafica, sia per quanto concerne i personaggi principali che le location. Il livello di dettaglio, in generale, è piuttosto alto e la maggior parte delle texture è ben fatta, ma gli stage mostrano una certa linearità “forzata” che toglie diversi punti al desiderio di vedere “cosa viene dopo”. Arthur, Selenia e Bétamèche sono ben disegnati ed animati, e si nota una grossa differenza rispetto alla realizzazione dei comprimari e soprattutto dei nemici. Il problema vero, però, sta nell'incertezza del motore grafico, che tende a scattare laddove l'azione si fa più caotica. Sul piano sonoro, il gioco vanta un ottimo doppiaggio in Italiano, di qualità professionale, che fa chiudere un occhio sulla qualità degli effetti e delle musiche, che di fatto non lasciano il segno.

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Commento

Arthur e il popolo dei Minimei è un prodotto atipico, in quanto va a riprendere le meccaniche di un classico (prematuramente dimenticato) come The Lost Vikings in cui appunto ci si trovava al comando di tre personaggi dotati di caratteristiche differenti, che bisognava alternare per superare degli ostacoli o risolvere degli enigmi. Tutto ciò funziona anche troppo bene in questo tie-in, che si divide tra fasi di azione (invero povere) e una serie infinita di puzzle che implicano l'esplorazione degli scenari, lo spostamento di oggetti e l'attivazione di interruttori. Ci troviamo di fronte a un gioco di buona fattura, in alcuni frangenti piuttosto coinvolgente e certamente adatto a chi avrà modo di apprezzare il film. Pro: Interessante il concetto di “trio” Ottimo doppiaggio in Italiano Realizzazione grafica di buon livello Contro: Fasi di combattimento prive di spessore Frequenti incertezze del motore grafico Location poco varie

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