Birth of America - Recensione  0

Uno strategico a turni che punta tutto sulla sostanza lasciando gli orpelli grafici ai concorrenti con meno contenuti. Questo è il nuovo titolo di Waywardxs e noi l'abbiamo recensito per voi.

L’orgia del potere

La schermata di gioco è suddivisa in modo funzionale e permette di avere tutto sotto controllo con pochi click del mouse. La parte più ampia è occupata dalla mappa strategica, divisa in regioni, dove sono collocate le truppe e dove è possibile osservare la situazione generale del territorio. In basso a sinistra si trova una minimappa con cui è possibile navigare velocemente attraverso l’area rappresentata in modo da non perdere troppo tempo a scrollare lo schermo. Sempre nella stessa zona si trovano alcuni comodi strumenti riepilogativi che consentono di approfondire le situazioni particolari delle diverse regioni, mostrando varie informazioni grafiche direttamente sulla mappa. Cliccando su un territorio una barra orizzontale posta sulla parte alta dello schermo andrà ad illustrare la conformazione del terreno, utile per capire il livello di difendibilità e la possibilità di fare o subire imboscate. Nella stessa barra vengono indicate anche le condizioni meteo attuali e quelle medie.

la filosofia che regge Birth of America è quella di presentarsi con poche e chiare regole senza accettare compromessi in termini di profondità

L’orgia del potere

Un piccolo riquadro in alto a destra mostra la data del turno attuale e consente di passare al turno successivo in modo da rendere effettive le decisioni prese sul campo.
In basso si trova la barra degli eventi, dove vengono illustrati gli accadimenti del turno appena trascorso. Cliccando su una qualsiasi unità presente sulla mappa, questa barra si trasforma dando informazioni dettagliate sui raggruppamenti e sullo stato generale di ogni selezione. Insomma, da qui sarà possibile gestire le truppe e decidere il loro comportamento sul campo di battaglia a seconda delle situazioni, tutto in modo decisamente intuitivo. Ad esempio assediare un forte e tenersi sulla difensiva può significare mesi di assedio senza frutti tangibili se non ridurre il nemico allo stremo per mancanza di rifornimenti, ma scegliere un assalto frontale può rivelarsi distruttivo anche in caso di grossa superiorità numerica da parte nostra. Insomma, ogni scelta va presa in modo ponderato cercando di tenere in considerazione i diversi risultati possibili e valutando anche quanto le perdite potrebbero influire sull’andamento della guerra: sacrificare uomini per prendere il controllo di una regione strategica può produrre risultati molto differenti a seconda dell’andamento complessivo della campagna.

L’assedio

Gli obiettivi principali solitamente riguardano la presa di una o più città chiave. Per fare ciò occorre trascinare dele truppe nella regione della città per prenderla con la forza, badando bene di non lasciare scoperto qualche territorio necessario al nemico per vincere. Spostare le truppe è un’operazione estremamente semplice: basta selezionarle e spostarle sulla destinazione come fossero un’icona di Windows. Sarà quindi la CPU ad elaborare il percorso evidenziando il tempo necessario per raggiungere l’obiettivo, tenendo conto di tutte le possibili variabili (condizioni del tempo, asperità del terreno, difficoltà dei rifornimenti, morale delle truppe e altro). Quando le truppe sono nei pressi della città comincia l’assedio vero e proprio, che viene gestito in modo automatico seguendo le indicazioni di massima date dal giocatore. Facendo finire un turno le proprie scelte produrranno degli effetti che, nel turno successivo, necessiteranno degli aggiustamenti nelle proprie strategie. Ad esempio se i nostri uomini saranno riusciti a creare una breccia nelle difese avversarie, potremo selezionare un livello maggiore di aggressività in modo da sfruttare la situazione favorevole.
L’intelligenza artificiale implementata dagli sviluppatori è di primissimo livello. Si vede che a metterci mano sono stati degli strateghi appassionati perché il computer è stato più volte in grado di sorprenderci con decisioni ponderate che ci hanno messo in grossa difficoltà, aumentando notevolmente il livello della sfida. Non male per un prodotto che non ha certo potuto godere di una super produzione multimiliardaria.

Alta fedeltà

Il difetto più grosso di Birth of America è forse l’eccessiva essenzialità. Come già detto, tutto è perfettamente funzionale, ma a volte si ha la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di abbozzato. Alcune schermate sono di difficile lettura per la quantità di dati che riescono a comprimere in pochissimo spazio, mentre altre volte si va alla ricerca di qualche informazione più dettagliata non vincolata a numeri di lenta lettura. Anche le informazioni visive fanno difetto al gioco con gli eventi più importanti poco sottolineati. Magari sarebbero state gradite delle animazioni extra per mostrare quello che avviene in una battaglia oppure sarebbe bastata qualche schermata statica di qualità per dare al giocatore un po’ di quella soddisfazione “estetica” che non dovrebbe mancare anche al più serioso dei giochi. In realtà non è tanto quest’ultima a mancarci quanto la possibilità di capire quello che è successo nel turno degli avversari senza doversi andare a spulciare decine di messaggi a inizio turno. Nelle prime fasi delle campagne o di alcuni scenari non succedono moltissime cose e l’operazione è decisamente veloce, ma nelle fasi avanzate o anche all’inizio di scenari molto complessi, si possono arrivare ad avere decine di messaggi differenti che richiedono molto tempo per essere smaltiti, quando sarebbe bastato mostrare sullo schermo una piccola rappresentazione dell’evento per renderlo noto al giocatore. Tutto questo rallenta moltissimo i turni di gioco rendendo lunghe alcune fasi, cosa che limita parecchio la possibilità, ad esempio, di giocare online se non si hanno a disposizione svariate ore a disposizione. Fortunatamente c’è la possibilità di giocare via email, opzione in questo caso praticissima che consente di dilazionare una partita lungo un periodo più ampio.
Altro difetto è l’irritante colonna sonora. Tra effetti di bassissimo livello e una musichetta che riuscirebbe a spazientire anche un monaco buddista, non si impiega molto ad eliminare il sonoro optando per il silenzio o per una colonna sonora personalizzata di qualsiasi altra natura.

Requisiti di Sistema

Le richieste hardware minime non sono per nulla esose, anche se i sistemi più performanti noteranno una maggiore velocità nell’elaborazione delle mosse della CPU che, sui sistemi più datati, può rivelarsi un’operazione lunga e piuttosto stancante, soprattutto nelle fasi avanzate. Per il resto il gioco si è mostrato molto stabile e non si è mai bloccato, anche dopo sessioni molto lunghe.
Requisiti Minimi:

  • Processore: Pentium 3 1,2 GHz o AMD equivalente
  • RAM: 512 MB
  • Scheda Video: una qualsiasi con 64 MB di RAM compatibile con le DirectX 8.1
  • DirectX 8.1
  • Spazio su disco: 1.0 GB
Requisiti Consigliati:
  • Processore: Pentium 4 1,8 GHz o AMD equivalente
  • RAM: 1 GB
  • Scheda Video: una qualsiasi con 128 MB di RAM compatibile con le DirectX 8.1
  • DirectX 8.1
  • Spazio su disco: 2.0 GB
Configurazione di prova
  • Processore: Intel Pentium 4 3,4 GHz
  • RAM: 2 GB
  • Scheda Video: NVIDIA 7800GT

Commento

Un’interfaccia ben disegnata e funzionale, un’intelligenza artificiale di ottimo livello, ore e ore di gioco per portare a termine tutte le campagne e tutti gli scenari, la possibilità di giocare online anche tramite email… insomma, tutto sarebbe perfetto se si fosse prestata maggiore attenzione alla parte visiva del gioco e alla velocità di alcune operazioni. Non stiamo parlando della bellezza grafica in sè, ma della mancanza di informazioni che potevano aiutare a smaltire alcune lungaggini e potevano attrarre maggiormente anche i neofiti. Birth of America è comunque un gioco che ci sentiamo di consigliarvi e che guadagna qualche punto anche in virtù del suo prezzo estremamente concorrenziale.

Pro

  • Semplice anche per i neofiti
  • Ottima interfaccia di gioco
  • Longevo e profondo
Contro
  • Tecnicamente scarso
  • La colonna sonora è da cestinare in toto
  • Alcune lungaggini potevano essere evitate

La nascita di una nazione

Birth of America è uno strategico a turni vecchio stampo in cui la sostanza prevale su tutti gli altri aspetti. L’interfaccia, una mappa schematica e qualche icona disegnata in modo funzionale è tutto quello che il comparto grafico ha da offrire, ma non fatevi ingannare: capite le poche regole di gioco, ciò che si vede passa in secondo piano e si viene trascinati in un ottimo meccanismo ludico, forse poco adatto al mass market, ma dotato di una grandissima classe.
Lo scenario è uno di quelli classici: le grandi guerre della fine del 18° secolo nell’America del Nord dove alla notissima Guerra d’Indipendenza iniziata nel 1775 e terminata nel 1783, si affiancano conflitti meno noti come quelli della Guerra Franco-Indiana del 1755. L’avvio è senza grandi fronzoli, con qualche opzione da settare, soprattutto per quel che riguarda il gameplay, e con la possibilità di scegliere se affrontare l’utile ed esile tutorial, se cimentarsi in una delle 4 campagne o in uno dei 12 scenari disponibili. Il tutorial si rivela una manna dal cielo vista la mancanza di un manuale cartaceo all’interno della poverissima confezione, dove hanno trovato spazio soltanto il CD del gioco e un foglietto in bianco e nero con impresso il numero seriale. Del manuale esiste comunque una versione PDF all’interno del CD. Il tutorial spiega l’interfaccia e i movimenti delle truppe, rendendo chiaro il lavoro egregio svolto dagli sviluppatori in termini di semplicità: difficilmente troverete uno strategico così specialistico in cui il sistema di interazione è stato raffinato a tal punto da permettere anche ai neofiti di “entrare” in gioco senza una curva di apprendimento ripida e scivolosa come la testa di Pierpaolo (il nostro caporedattore, NdR). La filosofia che regge Birth of America è quella di presentarsi con poche e chiare regole senza accettare compromessi in termini di profondità. Il risultato è un prodotto fruibile sin da subito ma che, con il passare delle ore davanti allo schermo, si rivela sempre più intrigante e mai banale.