Castlevania: Portrait of Ruin - Recensione  1

Dopo Dawn of Sorrow, la serie di Konami abbandona il pennino alla ricerca di nuove vie per rinnovarsi. Stavolta avrà centrato il bersaglio?

Pennino addio

In occasione del debutto su DS con Dawn of Sorrow, i programmatori capitanati da Koji Igarashi avevano cercato di sfruttare le caratteristiche peculiari della nuova console sia inserendo la mappa sempre disponibile sullo schermo superiore, sia adottando l’utilizzo del pennino per alcune azioni, a partire dal disegno di simboli delegati alla realizzazione delle magie. Benchè innovativa, tale scelta non riuscì a convincere appieno, fondamentalmente a causa della non perfetta integrazione con il gameplay e per la necessità poco pratica di dover impugnare la stilo in tali circostanze. Evidentemente consapevole di tali problemi, il team ha preferito abbandonare del tutto la suddetta feature, concentrandosi al contrario su differenti novità da introdurre con questo Portrait of Ruin. L’ambientazione è nel 1944, durante la seconda Guerra Mondiale, periodo di tale cupezza ed oscurità umana da rappresentare il momento ideale per la ricomparsa del castello di Dracula. I personaggi protagonisti stavolta sono addirittura due, e questa costituisce la novità più importante del gioco; più nel dettaglio si tratta di Jonathan Morris, lontano parente della famiglia Belmont, e della giovane amica Charlotte Aulin (no, non è l’ideatrice del farmaco omonimo... ). Il primo incarna piuttosto fedelmente gli stereotipi della serie, rappresentando un buon combattente dotato tra l’altro della frusta Vampire Killer, eredità del padre ammazzavampiri. La seconda invece è la classica ragazza abile nella magia ma piuttosto fragile fisicamente e quindi poco adatta al corpo a corpo. Questa introduzione va a incidere all’interno del gameplay di Portrait of Ruin in maniera decisamente sostanziale; oltre a poter chiamare in aiuto il secondo personaggio per un supporto nei combattimenti, e in aggiunta all’immancabile facoltà di variare il controllo tra uno e l’altro, la presenza di due protagonisti si rivela fondamentale anche per la risoluzione di tutta una serie di enigmi. Un esempio? Pensate ad un carrello da miniera, con la leva per attivarlo troppo distante per poterla premere e salirci sopra in tempo. Ecco allora che si può chiamare l’altro compagno, ordinargli di restare sul carrello, attivare la suddetta leva e il gioco è fatto. Oppure saltare sulle spalle per raggiungere zone inaccessibili, o ancora spingere oggetti, o dar vita a spettacolari attacchi combinati e via dicendo. Peccato che alla fine dei conti queste situazioni di cooperazione siano in numero piuttosto ridotto all’interno dell’intera avventura; d’altra parte va riconosciuto che il peso che questa caratteristica ha nell’economia di gioco è decisamente rilevante, e probabilmente i programmatori non hanno voluto esagerare rischiando di allontanarsi troppo da una formula collaudatissima. Ma visto l’auspicabile ottimo riscontro che essa avrà, può darsi che con il prossimo capitolo Igarashi-San voglia osare qualcosa di più in tale direzione.

Castello fermata centrale

Nuovo e vecchio si mescolano in Portrait of Ruin; e così se non mancano gli aspetti RPG, con statistiche in crescita, oggetti ed armi da equipaggiare eccetera, d’altra parte il castello di Dracula non va più a rappresentare l’unica ambientazione in cui l’avventura è destinata a svolgersi. Sì perchè all’interno dello stesso maniero sono infatti sparsi una manciata di quadri, che in realtà non sono altro che portali coi quali accedere ad aree diverse come città gotiche e foreste infestate, decisamente vaste, ognuna coi suoi nemici e boss finali. Una scelta molto azzeccata che dona varietà senza togliere nulla allo spirito e al fascino classico della serie; peccato solo per un level design non sempre ispiratissimo e anzi un po’ ripetitivo, lineare se non addirittura svogliato. Decisamente non altrettanto si può dire della componente grafica, davvero di gran livello; abbandonando il tratto realistico in favore di uno leggermente più fumettoso, anche per quanto riguarda l’utilizzo dei colori, Portrait of Ruin è davvero un bel vedere sotto ogni aspetto, a cominciare dalle animazioni dei personaggi e dei boss passando per l’intelligente uso del 3d, impiegato in occasione di alcuni fondali e con una manciata di nemici per ottenere qualche effetto particolare. Più in generale è lo stile a convincere appieno, e dispiace vederlo leggermente sminuito da dialoghi davvero banali e superficiali; da questo punto di vista è lecito attendersi un’evoluzione da parte della serie. Molto buono invece il sonoro, specialmente per quanto riguarda la qualità e la quantità dei brani di accompagnamento. Grande enfasi ed enormi speranze erano affidate infine alla componente multiplayer online; il risultato finale, pur potendo garantire la connessione sia in locale che via internet, si è rivelato invece infine al di sotto delle aspettative. In sintesi tutto ruota attorno al boss rush mode, che altro non è se non una specie di prova a tempo in cui è necessario passare da un capo all’altro di un breve livello cercando di liberarsi il prima possibile di tutti i mostri presenti. Poco intrigante anche la facoltà di vendere ed acquistare oggetti online da altri utenti: in Castlevania non ci sono mai stati item particolarmente rari o comunque così utili da giustificare la necessità di andarli a cercare specificatamente, e di conseguenza questa funzione porta con sé un interesse perlomeno marginale.

Commento

Con Portrait of Ruin, la serie Castlevania fa un passo indietro e due in avanti: abbandonato l’evidentemente poco pratico utilizzo del pennino, ha infatti scelto di puntare le proprie carte sulla presenza di una coppia di personaggi, al contrario dell’eroe solitario classico, capaci di interagire tra loro e risolvere enigmi durante l’avventura. Un’idea molto interessante e che, pur sviluppata per certi aspetti in maniera poco approfondita, pone le basi per un prossimo episodio dal grande potenziale evolutivo. Per ora, anche con un level design non sempre ispiratissimo, dialoghi fin troppo banali e una componente online del tutto trascurabile, ciò che rimane è un capitolo senza dubbio riuscito che tutti gli amanti della produzione Konami dovrebbero acquistare.

Pro

  • I due personaggi funzionano
  • Stile grafico eccellente
  • Giocabilità collaudata e rocciosa
Contro
  • Componente online trascurabile
  • Level design incostante
  • Dialoghi banali se non irritanti

Tra le poche certezze della vita, possiamo oramai includere con tranquillità gli episodi della serie Castlevania sui portatili Nintendo; da quando il mondo delle console casalinghe ha abbracciato in toto il 3d voltando le spalle alle due dimensioni, il franchise Konami ha dapprima trovato fissa dimora nel GBA, salvo poi continuare la tradizione su DS. Dopo aver esordito sul doppio schermo con Dawn of Sorrow, è quindi ora il momento del bis con Portrait of Ruin.