Cold WarCold War - Recensione 

E' possibile che un giornalista americano riprenda di nascosto il presidente russo in piena Perestroika? Beh sì, la domanda è se poi riuscirà a tornare indietro per poterlo raccontare, questo però sarà compito vostro!

Eroe per caso

Un tempo si era soliti fronteggiare il nemico soli contro tutti, coltello tra i denti e power-up nella borsa, indipendentemente dalla categoria professionale di appartenenza. La tradizione però si sa è oggetto di sfida per le nuove genrazioni e fu così che Rikimaru lanciò l'idea di entrare dalla porta di servizio anzichè da quella principale. Da allora sono nati professionisti dell'infiltrazione quali Sam Fisher, costretto ad attendere per ore appeso per i piedi e Solid Snake, sul punto di ingerire moscerini pur di resistere un minuto di più. Cosa può fare allora Matthew Carter, reporter investigativo sulle tracce di uno scoop nella cara Madre Russia e poi finito suo malgrado nelle mani del KGB, con l'accusa di essere una spia? Ecco, questo è quello che scopriremo giocando a Cold War, nuova proposta di stampo stealth-action direttamente dagli sviluppatori di DreamCatcher. E state certi che questo Carter deve aver frequentato una scuola di giornalismo molto speciale, dove evidentemente un AK-47 non è meno importante di una penna stilografica.

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Un inviato molto speciale

Cold War lo abbiamo detto è uno stealth game, che vorrebbe puntare in una direzione diversa dai cliché del genere ma che in realtà finisce per proporre un sistema di gioco già visto e oramai datato. Cerchiamo di capirne le ragioni anche se i nodi vengono al pettine fin da subito, poiché il nostro prode giornalista, in quanto appunto reporter d'assalto e non agente speciale, è ben parco di capacità acrobatiche. Questo vuol dire che lo vedremo procedere rannicchiato, appendersi dalle sporgenze o tutt'al più nascondersi sotto ad un tavolo ma di certo non lanciarsi da un tetto per piombare dentro ad una stanza, anche se si tratta di una scelta quanto mai coerente con le vesti del personaggio. Il problema è che poi questa coerenza è del tutto altalenante, perché il nostro reporter spara in realtà come un cow-boy ma soprattutto è in grado di assemblare ogni sorta di congegno a partire dai pezzi più disparati che riesce a collezionare lungo il cammino. Si tratta dell'aspetto più invitante e allo stesso tempo meno calzante dell'intero gioco. Se da un lato infatti raccogliendo dei "progetti" potremo apprendere nuove invenzioni quali proiettili stordenti, miscele soporifere o espansioni per aumentare la capacità del caricatore, dall'altro lato ci si chiede come sia possibile che un fotoreporter abbia una così elevata conoscenza nel campo della sopravvivenza. Un dettaglio non da poco quando poi il nemico è in grado di ucciderci quasi sempre al primo colpo, dal momento che negli scontri a fuoco ci ricordiamo che in fondo non siamo dei berretti verdi.

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Un inviato molto speciale

Accettiamo comunque la tesi della laurea al M.I.T. che ora sappiamo essere in grado di tramutare gli studenti in McGyver, ma facciamo fatica a comprendere l'esistenza di una speciale macchina fotografica della quale il nostro pseudo-agente è del tutto ignaro: quella che dovrebbe infatti scattare semplici istantanee si rivela essere in realtà un'apparecchiatura in grado di fornirci una vista a raggi X capace di infliggere danni a distanza! Scommettiamo che su questo anche la laurea nella prestigiosa università americana perde qualche colpo. Ad ogni modo potrebbe essere una trovata interessante, perché ci permette di vedere la locazione delle guardie anche attraverso i muri, ma si rivela essere in defintiva un surrogato dei vari visori termici o notturni che da sempre fanno parte del bagaglio del buon infiltrato. Problemi di coerenza a parte, l'idea delle invenzioni è stuzzicante ma si risolve in una falsa innovazione, variando di poco il sistema di gioco, che si basa sulla reiterazione dello schema individua-stordisci-procedi che finisce per stancare molto presto. Nessun accenno di interattività con l'ambiente, se non per quanto riguarda le zone d'ombra, delle quali ci avvisa un indicatore che segnala quanto possiamo ritenerci occultati alla vista del nemico. Purtroppo però è tutto piuttosto grossolano e la stessa fisica delle luci poco sviluppata finisce per offrire una modalità di gioco priva di stimolanti sfumature.
Si ha la costante impressione che il gioco non sia stato ultimato, per via di numerosi bug che affliggono l'azione, quali le frasi di allerta pronunciate da guardie non presenti sulla mappa, o l'apparente attenzione di un nemico mentre sgattaioliamo alle sue spalle, mentre in realtà manca una vera routine di individuazione basata sui rumori. Abbiamo provato ad aprire e chiudere una porta davanti ad una guardia di pattuglia (in una situazione per altro di allerta) e questa non ha mostrato il minimo segno di sospetto, procedendo lungo il percorso stabilito. Forse dettagli di questo genere potevano significare poco quattro anni fa ma ora sono quanto mai essenziali.
Spezziamo comunque una lancia in favore del complotto ordito ai danni del giornalista e dell'ambientazione affascinante, che va dal Cremlino alla tomba di Lenin, passando per le strade nebbiose di una Mosca quanto mai gelida e malinconica, supersite dei fasti oramai perduti in lontananza. Non solo la narrazione ma anche gli scenari e i saloni sono stati riprodotti con cura e amore, per creare un'atmosefera che risolleva Cold War dalle sue tante lacune, non ultimo un sistema di controllo quanto mai macchinoso e poco intuitivo.

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Un premio pulitzer mancato

Cold War sembra un gioco incompiuto, realizzato sicuramente con impegno ma quasi completato di fretta. Certi difetti dell'I.A. sono inaccettabili, tanto più se si vuole giocare la carta dello stealth-game e non mancano incoerenze di fondo che non permettono a Cold War di trasportare il giocatore lontano dalla realtà nel suo mondo di fantasia. Manca semplicemente il ritmo e il mordente necessario per appassionare ed è un peccato perché la storia è intrigante e la possibilità di scegliere le proprie invenzioni è uno spunto che meriterebbe un ulteriore sviluppo. C'è però troppa poca atmosfera e troppa ripetitività, con tanto di sequenze introduttive realizzate con immagini statiche a fumetti che non possono competere con lo stile della narrazione sul genere proposta da titoli come Max Payne.
Cold War è come un'elaborazione di idee già viste qui riproposte troppo tardi per poter stuzzicare l'utente smaliziato, mantenendosi su di un livello di piattezza generale. D'altronde è difficile vivere momenti di tensione quando le animazioni sono così palesemente stilizzate e quella che dovrebbe essere una corsa appare invece come una specie di jogging in mezzo al parco, con l'impressione di andare a rilento rispetto all'energia che il protagonista profonde nel muovere le braccia. Stesso discorso per la veste grafica, troppo spartana nella gestione delle luci e delle texture. Ribadiamo comunque che l'impegno si vede e questo non può che farci sperare in un seguito al passo coi tempi e più levigato nella realizzazione. Per ora c'è solo un titolo semplice per giocatori con poche pretese alla ricerca di svago immediato.

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Commento finale

Cold War non propone grandi novità nel suo genere, che ricordiamolo è quello di uno stealth-action in terza persona, ma si adagia anzi sugli esperimenti di titoli già passati e con i quali non può paragonarsi, in particolare se pensiamo alle incarnazioni digitali più recenti di queste saghe, quella di Splinter Cell su tutte. Resta una bella storia e un anti-eroe che poteva dare di più, sia come carisma che come interazione con gli elementi di gioco, per offrire quel sapore di novità che invece è solamente accarezzato. Purtroppo le lacune presenti in termini di I.A. e di presentazione tecnica non mettono a proprio agio l'utente con un'avventura che resta solamente sufficiente. Rimane la speranza per un seguito più coraggioso e meno timoroso di allontanarsi dai binari tradizionali.

Pro L'Unione Sovietica gode di un fascino sospeso nel tempo Intrigo narrativo interessante Ambientazioni curate Contro Diverse lacune nel sistema di gioco Sa tutto di già visto La veste grafica è vecchia di anni

Multipiattaforma

Cold War farà la sua comparsa nei negozi sia per PC sia per Xbox e la differenza si gioca sia sul piano grafico che su quello dei controlli. Possedere un joypad se siete utenti PC può fare la differenza fra la pace delle vostre falangi o il contorsionismo al quale sarete costretti dalla pressione continua di fin troppi tasti associati alle azioni del protagonista. Il discorso è naturalmente diverso per i fedeli della X verde, che avranno vita facile nel passare da un menù all'altro. Per quanto concerne la tecnica invece è forse più apprezzabile la versione Xbox, per quanto comunque sotto tono rispetto alla media dei titoli, mentre i difetti si fanno inaccettabili sui personal computer, abituati a standard molto più elevati.

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