9.0

Redazione

9.1

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Dead SpaceDead Space - Recensione 73

EA ripesca il survival horror dal limbo e lo porta nello spazio. Quando horror e fantascienza si incontrano, nasce Dead Space...

Terrore dallo spazio

Anni di fantascienza e horror non sono bastati per capire che è meglio lasciar perdere una stazione spaziale che non risponde alle richieste via radio, evidentemente. La nave dedicata agli scavi minerari di classe "Planet Cracker", USG Ishimura, ha da tempo perso i contatti radio, dopo aver apparentemente cessato ogni attività. La nostra missione ufficiale sembra un semplice lavoro di routine: abbordare l’Ishimura, capire il guasto e ripararlo, per poi tornare a casa. Per il protagonista Isaac Clarke c’è in ballo qualcosa di più, però: sulla nave è presente la sua Nichole, che si era fatta sentire poco prima dell’inizio della missione con un ultimo messaggio stranamente accorato, dunque l’occasione sembra propizia anche per un incontro chiarificatore. Ma le cose cominciano a precipitare da subito e risulta chiaro come di normale ci sia rimasto ben poco sull’Ishimura, che nei suoi scavi pare abbia risvegliato qualcosa di terribile e fatale, rendendo la missione dei tre inviati speciali una lotta serrata per la sopravvivenza. La normale realtà dei giorni di lavoro sulla nave è stata completamente sconvolta, e tra le luci spettrali delle sale e dei corridoi si trascinano ora mostri aberranti, con i quali ci troveremo subito a combattere: un po’ goffo e appesantito dalla tuta da lavoro, Isaac deve improvvisarsi combattente, imparando ad usare e distinguere le armi disseminate nei vari settori della nave. L’Ishimura stessa progressivamente perde sempre più il suo carattere tecnologico e umano, trasformandosi in una sorta di organismo senziente, mentre l’esplorazione diventa un viaggio allucinante verso il cuore pulsante di un inferno spaziale. C’è però, nell’impostazione narrativa scelta da EA, una sorta di discrepanza logica: il protagonista resta sempre anonimo (silenzioso, il volto coperto da un casco), ma la "sutura" forse ricercata dagli sviluppatori tra il personaggio e il giocatore (presente ad esempio in Half-Life o Metroid Prime) è difficile che avvenga, considerando la scelta dell’inquadratura in terza persona, e soprattutto il legame sentimentale che dovrebbe caratterizzare Isaac unendolo a Nichole e quindi al destino della nave. A sua volta, questa scelta di caratterizzare Isaac con un suo background stride invece con il mutismo del personaggio, ostentato fino a renderlo una sorta di automa da combattimento. Non aiuta, in questo senso, il fatto che le "missioni" (almeno per gran parte del gioco) siano un continuo correre da una parte all’altra della nave, eseguendo alla lettera le mansioni di ordine estremamente pratico impartite dagli altri due compagni di viaggio, assottigliando ulteriormente la personalità del protagonista e la possibilità di vedere grandi introspezioni psicologiche nel regno del terrore. C’è tuttavia, verso la fine, un crescendo della storia che risolleva in parte la struttura narrativa, e non rende del tutto vano il gran lavoro fatto da Redwood Shores sull’ambientazione e le atmosfere di Dead Space.

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Esplora e smembra

Una volta "chiarita" la situazione all’interno della nave, il nostro scopo diventa quello di fuggire dall’incubo: ci troviamo dunque a guidare Isaac nei meandri dell’Ishimura, controllandolo con un sistema del tutto simile a quello adottato da Resident Evil 4. Con la telecamera alle spalle del protagonista, dobbiamo portare a termine una serie di missioni che ci vengono affidate da Kendra e Zach, gli altri due membri della squadra, disseminate per i vari comparti della vasta nave spaziale. Le azioni possibili sono legate al contesto in cui ci troviamo, sebbene possano essere assimilate perlopiù al trasporto di oggetti, all’attivazione di interruttori e macchinari e, ovviamente, all’eliminazione dei numerosi nemici presenti, con i controlli che consentono il semplice spostamento del personaggio e la possibilità di estrarre l’arma e sparare con il supporto di un preciso puntatore luminoso. Gli enigmi, a dire il vero piuttosto semplici, sono legati soprattutto all’utilizzo dei due poteri speciali in dotazione al protagonista, grazie alla sua particolare tuta da lavoro: "stasi" conferisce la possibilità di rallentare oggetti in movimento, mentre "cinesi" consente di spostare gli oggetti a distanza, in maniera molto simile alla gravity gun di Half-Life. Non molto su cui lavorare in effetti, ma in un gioco essenzialmente action è una scarsità comprensibile. D'altra parte i due poteri hanno anche largo utilizzo in combattimento, con la possibilità di rallentare i nemici e lanciare oggetti contundenti. La normale esplorazione della nave è movimentata a volte da alcune sezioni che riescono bene nel compito di spezzare l’altrimenti monotono ritmo di gioco- Troviamo allora le zone a gravità zero, che consentono il movimento lungo tutte le pareti della nave, le fasi ambientate nel vuoto dello spazio, nelle quali dobbiamo tenere d’occhio il livello di ossigeno presente nella tuta, oppure gli sporadici scontri con mostri giganteschi, nella più classica tradizione action.

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Esplora e smembra


L’attrazione esercitata da Dead Space non si esaurisce fortunatamente nella potente atmosfera creata dalle ambientazioni: l’altro punto di forza del gioco è in effetti l’ottimo sistema di combattimento studiato da EA. I mostri presenti nella Ishimura si chiamano Necromorph, e derivano per la maggior parte da cadaveri umani ri-assemblati in maniera delirante dalla misteriosa piaga presente nella nave. Il loro design, magari un po’ pacchiano nelle deformazioni ridondanti, ha la precisa funzione di focalizzare l’attenzione su specifici punti dei corpi martoriati, e conseguentemente elaborare strategie d’attacco precise. Ecco perché ogni nemico è dotato di lunghi arti acuminati, propaggini o elementi particolarmente vistosi: oltre a rappresentare le armi naturali del Necromorph, su di essi si dovranno concentrare i colpi del giocatore. Scaricare colpi a caso contro il bersaglio grosso non apporterà grossi risultati, è necessaria spesso una precisione chirurgica nel colpire i punti salienti delle aberrazioni che ci verranno incontro, per poterle eliminare, anche a causa delle limitate riserve di munizioni (a cui si può ovviare in parte usando la cinesi per lanciare oggetti). Ogni tipologia di mostro richiede un approccio particolare, e la necessità di adottare strategie d’attacco bilanciate diventa vitale quando ci troviamo a combattere contro gruppi assortiti di Necromorph. Altro elemento tattico presente nel gioco, è l’accurato dosaggio di risorse necessario per la sopravvivenza: le munizioni, secondo la tipica scuola dei survival horror, sono contatissime, così come i kit medici per ripristinare la salute. Se a questo si aggiunge il fatto di avere uno spazio limitato a disposizione per l’inventario, aumentano gli elementi da calcolare costantemente. La presenza dei "negozi" disseminati in giro per la Ishimura rende più dinamica la gestione dell’inventario, con la possibilità di acquistare munizioni e medikit e depositare gli elementi in sovrappiù all’interno di una "cassaforte", che richiama – altro elemento classicheggiante - il buon vecchio baule di Resident Evil.

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Viaggio allucinante

Dead Space è un’esperienza sensoriale di grande impatto. Il motore grafico elaborato per l’occasione da Redwood Shores è degno di una grande produzione (non a caso se ne profila l’utilizzo come base per futuri titoli EA) e riesce nel difficile compito di creare un’atmosfera angosciante e originale. I corridoi e le stanze originariamente grigie e asettiche dell’Ishimura, necessariamente minimaliste nel design, si trasformano in luoghi sempre misteriosi e carichi di minacce incombenti, grazie soprattutto all’ottimo utilizzo di luci e ombre dinamiche, che movimentano gli scenari creando illusioni ottiche e amplificando l’orrore con il senso di mistero, mentre gli ambienti claustrofobici sono talvolta mitigati dagli splendidi scorci sullo spazio esterno, o dalla rare passeggiate fuori dalla nave. Di concerto con l’ottimo livello della grafica, il comparto audio svolge egregiamente la sua parte: i colpi improvvisi, i gemiti lontani o paurosamente vicini dei nemici si confondono con i rumori di fondo della nave, dei passi di Isaac o del respiro strozzato del protagonista dentro al pesante scafandro, rendendo l’esperienza di gioco una continua stimolazione visiva e sonora, che favorisce un’immedesimazione davvero profonda. In tal senso concorre anche la soluzione adottata per l’interfaccia (forse l’elemento più puramente originale di tutto il gioco): gli sviluppatori hanno deciso di bandire qualsiasi tipo di HUD dallo schermo. Tutte le informazioni basilari per il giocatore sono visibili direttamente dagli elementi sempre in vista: l’energia è rappresentata dalla barra luminosa incastonata nel retro della corazza di Isaac (il “RIG”), come il livello di carica della “stasi”, mentre il numero di munizioni è ben evidente sul display luminoso dell’arma impugnata. Richiamare l’inventario o la mappa non mette necessariamente in pausa il gioco, al contrario queste informazioni vengono proiettate davanti al protagonista con una sorta di ologramma, stesso sistema adottato per le comunicazioni via radio con i compagni, o con le testimonianze registrate dell’equipaggio. Sulla medesima linea si trova anche il sistema di orientamento: la semplice pressione di un tasto visualizza un tracciato che va da Isaac all’obiettivo, semplificando da una parte, in effetti, tutto il lavoro di esplorazione tipico di questo genere, ma dall’altra evitando il ricorso continuo alla mappa. Tutto questo, insieme all’essenza “real time” delle scene d’intermezzo, contribuisce a non spezzare mai la sospensione dell’incredulità, che permane intatta dall’inizio alla fine delle partite.
Un po' discontinuo il doppiaggio in Italiano (di cui si è occupato nientemeno che Dario Argento), che alterna ottime interpretazioni ad altre piuttosto scadenti, ma nel complesso si attesta su buoni livelli.

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Commento

Dead Space è la perfetta espressione del survival horror classico su piattaforme “next gen”, con tutti i pro e i contro che questo comporta. Non riesce ad apportare niente di particolarmente nuovo, confermandosi un prodotto d’alta scuola, tuttavia legato ad una struttura di gioco estremamente rigida, che consente scarsa libertà al giocatore e rischia di risultare monotona, anche a causa di un level design non troppo coinvolgente. Ma si direbbe un rischio calcolato questo, dettato dalla scelta di EA di restare fedele ad un genere da alcuni considerato ormai vecchio e stanco, applicandovi un comparto tecnico impressionante e portando atmosfera e immedesimazione (i pilastri del survival horror) a nuovi livelli di profondità, senza rinunciare ad un valido sistema di combattimento.

Pro Ottima realizzazione tecnica Sistema di combattimento convincente Ambientazione interessante Contro Struttura ripetitiva delle missioni, alla lunga Qualche discrepanza narrativa Fondamentalmente, nulla di nuovo

Xbox 360 - Obiettivi

Dead Space contiene 48 obiettivi per un totale di 1000 punti. La distribuzione dei Gamerpoints è piuttosto equilibrata, e rispecchia la struttura tipica degli obiettivi in un gioco basato sulla storia e suddiviso in livelli. La semplice progressione nel gioco fino alla sua conclusione comporta il raggiungimento di un buon numero di punti, ma se si vuole approfondire chiaramente c’è bisogno di un po’ più d’impegno, con il raggiungimento di determinati requisiti: un certo numero di nemici uccisi, di azioni ripetute, o di utilizzo particolare per ogni arma, per esempio.

Crafting is good

La possibilità di potenziare l'equipaggiamento dona un ulteriore livello di spessore alla strategia del sistema di combattimento. Sparsi per i livelli si trovano alcuni banchi di lavoro che consentono di modificare le caratteristiche delle armi, del RIG o dei poteri. Questi oggetti sono dotati di alcuni slot, disposti secondo particolari schemi ad albero. All’interno degli slot vanno inseriti i preziosi nodi energetici riscontrabili raramente nell’esplorazione della nave (o acquistabili a caro prezzo dal negozio), che consentono l’ampliamento della potenza, capacità o velocità di ricarica dell’arma, un aumento dell’energia massima per il RIG o un incremento nell’effetto e nella durata dei poteri di cinesi e stasi. Ovviamente la rarità dei nodi rende necessario effettuare delle scelte su quali elementi potenziare e su quali caratteristiche concentrarsi.