Phoenix Wright: Ace Attorney - Trials and TribulationsPhoenix Wright: Ace Attorney - Trials and Tribulations - Recensione 

Torniamo in tribunale con l'avvocato più simpatico della storia dei videogiochi!

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Phoenix Wright: Ace Attorney - Trials and Tribulations è disponibile per Nintendo DS.

La riforma del sistema giudiziario

Il manuale di gioco tiene a precisare, più volte, che il sistema legale rappresentato in Phoenix Wright è completamente fittizio: e meno male, visto che ci troviamo di fronte ad un giudice onnipotente ma sostanzialmente un po’ idiota, ad un avvocato e ad un procuratore vere superstar che si contendono i favori del giudizio con orazioni e gestualità degne più di una rappresentazione teatrale che di un’aula di tribunale, ad imputati sempre disperatamente “colpevoli fino a prova contraria”, a testimoni che regolarmente si presentano santi e altrettanto regolarmente si rivelano diavoli, e a una testarda fissazione di tutto il sistema sulle prove, l’unica componente del tutto in grado di dimostrare innocenza e colpevolezza e di ribaltare una sentenza che sembrava già scritta.

il sistema legale rappresentato in Phoenix Wright è completamente fittizio

La riforma del sistema giudiziario

T&T non cambia di una virgola la formula vincente dei prequel: ogni caso, ce ne sono cinque in tutto, si divide in una parte investigativa (che però non sempre è presente) e nel processo vero e proprio. Nella prima fase Phoenix, accompagnato talora dai suoi validi compagni, si sposta da un punto all’altro della città cercando prove ed interrogando chiunque gli si pari di fronte come farebbe un qualsiasi buon detective da telefilm americano; nel processo invece si interrogano e contro-interrogano i testimoni cercando di svelarne le contraddizioni grazie alle famose prove di cui sopra. Tutto ciò con la classica meccanica punta-e-clicca che, abbiamo già avuto modo di dirlo in altre recensioni, è perfetta nella sua semplicità, e annulla di fatto sin da subito quella distanza tra giocatore e universo di gioco che tecnicamente si chiama “interfaccia”, il tempo necessario all’assimilazione della quale, solitamente, divide i Capolavori da tutti gli altri giochi. Squadra che vince non si cambia, è logico, ma è il caso di dire che, se avete giocato già due o tre titoli della serie, forse a questo vi comincerete a chiedere se non sia magari il caso di cercare qualche altra soluzione…

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Lucchetti psichici

Phoenix Wright non è un Principe del Foro come tanti altri: possiede infatti un Magatama, potente talismano della tradizione giapponese donatogli da Mia Fey, che gli consente di rilevare una chiusura nel suo interlocutore talmente forte da essere rappresentata con dei veri e propri lucchetti. Tali lucchetti sono da scardinare con lo stesso meccanismo di presentazione delle prove del processo, ma il tutto resta una simpatica, anche se minima e non nuova, variante al gameplay classico della serie.

Un sacco di personaggi, in cerca di un colpevole

L’altra grande caratteristica della serie, dopo il sistema di gioco, è l’universo stesso in cui è ambientato. Tutti i personaggi, forse il protagonista è l’unico quasi normale, sono figure improbabili fortemente caratterizzate, degne di un anime del genere demenziale che tanto andava di moda qualche anno fa. Tanti personaggi che abbiamo già avuto modo di amare (od odiare) nei prequel ritornano in tutta la loro forza narrativa: a parte l’ovvio Phoenix Wright, il giudice innanzitutto, un vecchietto incanutito estremamente simpatico ma anche estremamente volubile, poi Mia e Maya Fey, rispettivamente la mentore e l’assistente di Phoenix, Larry Butz, amico d’infanzia di Phoenix, donnaiolo e irresponsabile che però, non si sa come, si rivela spesso indispensabile per salvare la vita di un innocente (sembra che nel Paese fittizio dov’è ambientato il gioco viga la pena di morte), simpatiche comparse come Wendy Oldbag, la classica vecchina rompiscatole e tiranna, e tanti altri che vi lasciamo il piacere di scoprire. Una new entry importante è il misteriosissimo Godot, inesperto ma già forte procuratore: tutto di lui, persino il suo volto nascosto da una maschera, è avvolto nell’incertezza; sembra che conosca Wright e il suo obiettivo principale sia sconfiggerlo in tribunale, ma chissà poi perché…

L’altra grande caratteristica della serie, dopo il sistema di gioco, è l’universo stesso in cui è ambientato.

Un sacco di personaggi, in cerca di un colpevole

Avrete capito che con tali premesse i casi non possano che essere intricati, esagerati, spesso addirittura grotteschi, trattati con leggerezza ed umorismo anche quando sono degli efferati omicidi, senza però rinunciare ad un tocco di drammaticità ed al necessario, ed edificante, lieto fine. Anche in questo, T&T si rivela, se non per le storie in sé, per nulla inedito e forse, parlandone da veterani della serie, bisognoso di una svolta; non è un caso che stavolta le vicende si presentino da subito molto intricate e difficili, talmente ingarbugliate che raccogliere ogni tanto le idee è necessario ma arduo, mentre negli altri episodi la difficoltà aumentava gradatamente di caso in caso. E la parte tecnica? Indovinato: è tutto uguale, con schermate semi-animate in stile manga e musiche che rispondono perfettamente, e anzi contribuiscono a crearla, alla situazione.

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Commento

Insomma, è (quasi) tutto uguale: è un male o un bene? Giocare Trials and Tribulations per gli esperti della serie è un po’ come leggere il nuovo episodio di una saga letteraria alla Montalbano: l’autore è come sempre al massimo della forma, i personaggi, le ambientazioni, le dinamiche e le atmosfere sono quelle che si amano da ormai molto tempo e danno un rassicurante senso di familiarità. Ma, forse, si comincia a sentire il bisogno di qualcosa di nuovo. T&T è poi penalizzato dalla strana scelta di posticiparlo rispetto ad Apollo Justice, e da una difficoltà sin da subito molto alta. Insomma, non è il titolo ideale per iniziarsi alla saga, quello resta il primo anche per questioni di continuità, ma se amate la serie Capcom accomodatevi pure, sapendo che l’impatto della novità è ormai svanito.

Pro C’è tutto il buono della serie Appassionante come pochi giochi Contro Forse è ora di rinnovarsi… Intricato e difficile sin da subito

Chi di voi ha giocato almeno qualche caso di uno degli ormai quattro Ace Attorney usciti su DS, sa quanto le trame siano ingarbugliate; ebbene, anche la storia di questo Trials and Tribulations lo è, e non stiamo parlando, in questo caso (ma ci arriveremo dopo) della storia nel gioco: uscito nel 2004 in Giappone su GBA come episodio conclusivo della trilogia di Phoenix Wright, T&T ha seguito i due predecessori nella scelta operata da Capcom di convertirli su DS e farli uscire dal Giappone, ma non in Europa. Qui da noi, infatti, dopo il primo Phoenix e il seguito Justice for All, è uscito, pochi mesi fa, Apollo Justice, che era una sorta di sequel/spin off con lo stesso identico sistema di gioco. Solo adesso esce Trials and Tribulations, un anno dopo l’uscita americana, che è quindi il terzo gioco della serie ma il quarto ad essere pubblicato nel Vecchio Continente. Il tutto mentre si avvicina il nuovo titolo, stavolta dedicato ai procuratori, che promette di rivoluzionare l’intera formula. Non avete capito niente? Benissimo, siete pronti per cominciare!