Diablo 2  7

Presentazione

Mi sono scervellato per parecchio tempo. Volevo trovare una frase d’effetto per iniziare questa recensione. Mi sono reso conto, dopo decine di frasi scritte e cancellate, che non esiste un modo corretto per iniziare. Qualsiasi cosa io scriva, sarebbe in ogni caso fuori luogo.
Questa considerazione trova la sua origine nel gioco stesso che ho deciso di recensire e valutare. Un gioco che, nel bene o nel male, ha segnato una tappa fondamentale nel mondo videoludico e, in particolar modo, nel genere degli hack’n’slash.
E’ mia intenzione chiarire da subito che quello che sto per descrivere e valutare non è un gioco di ruolo, ammesso che una definizione chiara di questo genere esista, ma un hack’n’slash.
Il termine usato, letteralmente “taglia e affetta”, pone il giocatore ad interpretare uno o più personaggi con l’obiettivo di evolvere e migliorare le proprie capacità attraverso un percorso più o meno lineare. Questa meta si raggiunge attraverso costanti, frenetici e ripetuti combattimenti mentre il dialogo, i rompicapo, l’interazione con il mondo e i personaggi non giocanti sono ridotti ai minimi termini. L’attenzione del giocatore è completamente incentrata sul combattimento.
Penso di non sbagliare dicendo che questo genere è stato inventato o, quanto meno, portato al successo da “Diablo”, gioco sviluppato da Blizzard nel lontano 1996.
Diablo catalizzò l’attenzione di un numero eccezionale di persone quando fu commercializzato, in buona parte sfruttando il crescente interesse per il gioco on line che in quegli anni iniziava a mettere le radici. Inutile quindi dire che centinaia di migliaia di persone attendevano con trepidazione l’uscita del suo seguito, Diablo 2.
L’ansia dell’attesa crebbe moltissimo in quegli anni, specialmente a causa dei continui ritardi, beta test pubblici e slittamenti della data di rilascio. Tutto questo fino a quando non arrivò il fatidico fine giugno del 2000 (30 giugno, se non erro), data della sua commercializzazione.
Il successo fu immediato. Totale. Penso che la stessa Blizzard non immaginasse un numero di copie vendute pari a due milioni nelle prime settimane.
Permettetemi, prima di iniziare la recensione vera e propria, un’ultima precisazione.
In questa recensione parlerò non solo di Diablo 2 ma anche della sua espansione, Lord of Destruction, uscita esattamente un anno dopo. LoD è un’espansione a tutti gli effetti ma ho deciso di inserirla come parte integrante del gioco originario per 2 motivi. Il primo è che se non avete ancora acquistato Diablo 2, la cosa migliore è prenderlo nella confezione Battlechest che comprende entrambi i giochi. Secondo motivo (ma non per questo meno importante) Diablo 2 senza LoD è un gioco a metà, la sua espansione racchiude un anno d’esperienza, di consigli e buona parte del materiale che doveva essere inserito nel gioco originale ma che per motivi vari (a mio parere marketing) non è stato aggiunto.

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Installazione ed informazini tecniche

Diablo 2 risiede su 3CD mentre LoD è composto da un solo CD. L’installazione di D2 prevede 3 scelte: 650 mega per il gioco singolo, 950 mega per il gioco in multiplayer o 1,4 gigabytes aggiungendo i filmati su disco fisso (sono comunque skippabili). LoD aggiunge circa 800 mega per cui, al massimo, occuperete 2,2 Giga per il gioco completo.
Al termine dell’installazione il setup esegue un controllo del nostro sistema per proporci la configurazione ottimale. Approfitto quindi per parlare del motore grafico, a mio parere uno dei punti di minor qualità del gioco.
Diablo 2 utilizza una visuale isometrica a 45° in 2D puro (anche se elaborato per sembrare in 3D), l’accelerazione hardware serve principalmente per sfruttare al meglio gli effetti d’illuminazione. Posso affermare che un P3 600Mhz (o equivalente AMD), 128 mega di ram, scheda video accelerata con 32mb di ram (diciamo da Geforce 1 o Radeon 7000 in su) è sufficiente per giocare in maniera più che accettabile (indicativamente con un frame rate di 20 fps).

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Installazione ed informazini tecniche

Quando il gioco uscì, una configurazione di questo tipo era però vicina al top che il mercato potesse offrire. Il gioco era ottimizzato per sfruttare l’accelerazione Glide di 3Dfx, un sistema che nel 2000 era ormai in declino (se non già deceduto) ma, considerati i ritardi della release, insospettabile al momento della realizzazione del motore grafico (considerate che la Blizzard nella scatola di starcraft lo pubblicizzava per Natale ’98).
La risoluzione era inizialmente di 640x480 a 16bit ma è stata data la possibilità di raggiungere la 800x600 installando LoD (sempre a 16bit). Graficamente parlando il gioco è comunque gradevole, le locazioni sono dettagliate anche se i personaggi e i nemici sembrano appoggiati a qualche centimetro da terra creando un effetto di scarso realismo, specialmente quando corrono. Inutile dire che ad un anno e più dall’uscita di Darkstone molti si aspettavano un motore meglio ottimizzato, non necessariamente in 3D ma quantomeno più fluido e solido.
L’audio è di media qualità anche se non riesco ad immaginare un sonoro diverso per un hack’n’slash, posso comunque considerare che le musiche accompagnano il gioco dignitosamente per quanto non siano nulla di speciale. Un po’ più di varietà non avrebbe certo guastato.
La localizzazione è stata eseguita anche per il parlato ed in maniera più che soddisfacente (tenendo però presente che la quantità di materiale da tradurre e doppiare è veramente esigua).
L’interazione con il gioco avviene in parte tramite la tastiera ma, principalmente, impartendo ogni selezione dal mouse. Tutto avviene rapidamente e semplicemente come un h’n’s deve essere, clicchiamo dove vogliamo andare o colpire e il personaggio esegue. Posso quindi consigliare l’uso di un mouse a 5 tasti configurabili con rotella di scorrimento per rendere l’esperienza ancor più immediata.

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Installazione ed informazini tecniche

In caso di back-up i personaggi possono essere comodamente salvati copiando la cartella save e reinserendoli nella stessa posizione dopo il reinstall.
Installando LoD verremo automaticamente aggiornati alla versione 1.08 ma è consigliabile scaricare da subito l’ultima patch (attualmente siamo alla 1.09) per evitare spiacevoli anomalie. Se non volete scaricare la patch ma aggiornare comunque il gioco, è sufficiente sfruttare la connessione a Battle.net (servizio multiplayer di Blizzard) inserita nel menù principale del gioco. Il download è rapido e in pochi minuti il gioco si aggiorna automaticamente

Single Player

Avviando il programma visioniamo da subito il primo filmato. E si resta forzatamente stupiti.
Penso che Blizzard sia la software house in circolazione che produce i migliori filmati. Non so dirvi se utilizzino motion capture inserendo gli attori in ambienti digitalizzati o se elaborino anche i personaggi con la computer grafica, in ogni caso la realizzazione di tutti e 7 i filmati è magistrale. Il menù principale che possiamo utilizzare è abbastanza scarno ma non serve altro per giocare, i settaggi di D2 sono limitati e comunque modificabili durante la partita.
Il gioco inizia cronologicamente poco tempo dopo il termine del primo episodio di Diablo. Non impersoneremo il nostro vecchio personaggio che avevamo lasciato a vagabondare per le lande al di fuori di Tristram tormentato dalla pietra dell’anima ne’ potremo importarlo. Di lui non si sa cosa sia accaduto, il filmato iniziale lo lascia immaginare ma non voglio dirvi altro per non rovinarvi la sorpresa.
Potremo scegliere tra 7 classi diverse: barbaro, necromante, amazzone, paladino, incantatrice, druido e assassina (queste ultime due classi sono state aggiunte con LoD).
L’avventura ha inizio nel campo delle ranger, il primo atto. Il gioco è infatti diviso in atti, 5 per la precisione: 4 di Diablo 2 e 1 di LoD. Ogni atto ha una città che potremmo definire il campo base. In essa potremo svolgere le attività tipiche di compravendita degli hack’n’slash: vendere, acquistare, riparare e ricaricare oggetti, ottenere qualche scarna informazione sull’avventura che stiamo intraprendendo, identificare oggetti, arruolare mercenari (uno solo per personaggio), ottenere alcune quests. Al suo esterno, ad ogni partita, vengono generate casualmente della mappe. Ognuna di esse è standard dal punto di vista delle quests da intraprendere ma la locazione di nemici, oggetti, passaggi, ecc… è totalmente casuale.
Ogni città e ogni mappa esterna sono raggiungibili in 3 modi: a piedi (!!!), tramite i portali che i giocatori di Diablo 1 già conoscono o tramite i waypoints (in pratica dei portali fissi attivabili al primo passaggio in ogni mappa).
Il gioco è decisamente lineare, una volta usciti dalla città si perlustra ogni mappa fino a che non si trova il passaggio per la successiva. Ognuna di esse è dotata di un waypoint, fanno eccezione solo alcune terre e i dungeons in esse contenuti. In esse completeremo delle quests che porteranno determinati vantaggi, a volte oggetti, altre volte incrementi di caratteristiche o abilità, ecc… fino al raggiungimento della quest principale dell’atto che permetterà di passare a quello successivo.
E’ praticamente impossibile perdersi, per quanto le mappe ad ogni partita vengano rigenerate casualmente, il percorso da seguire è sempre lo stesso (e ben visibile dal menù riassuntivo delle quests).
Vagabondare tra le varie locazioni ha un solo denominatore comune: il combattimento. L’obiettivo di ogni personaggio è infatti quello di ripulire le lande dai nemici per ottenere esperienza e ogni sorta di oggetto. Oltretutto le partite in single player non permettono il classico salvataggio in un punto specifico. Ogni volta che si esce dal gioco tutti i nemici sono soggetti a respawning (in pratica resuscitano). Diventa quindi fondamentale registrare i waypoints, in questo modo potremo reiniziare la partita successiva nell’ultima mappa raggiunta (ma dovremo nuovamente combattere con orde di nemici). Detto così può sembrare frustrante e per molti può esserlo davvero, tutto sta nel capire con che spirito iniziate a giocare a diablo.
Se avrete la pazienza di giocare approfonditamente, scoprirete quanto la creazione dei personaggi possa essere complessa e varia combinandola al numero spropositato di oggetti. Penso sia quindi opportuno focalizzare l’attenzione sulla parte meno considerata dai detrattori di diablo e che invece rende questo gioco incredibilmente vario, cioè :

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La gestione del personaggio

Ogni classe scelta ha una gestione diametralmente opposta dalle altre. I personaggi, ad ogni passaggio di livello, ottengono 5 punti caratteristica e 1 punto abilità da distribuire. Grazie a questi bonus e alla loro assegnazione genereremo personaggi più o meno potenti e vari.
I punti caratteristica devono essere distribuiti tra forza, destrezza, vitalità ed energia (magia).
La Forza influisce sul combattimento in corpo a corpo e permette di indossare armature e armi sempre più pesanti. La Destrezza influisce sul combattimento a distanza, sulla possibilità di colpire e sull’armor class (l’indice di protezione: più il numero è alto, maggior difficoltà i nemici avranno per colpire con danni fisici).
La Vitalità incide sulla quantità di vita che avremo a disposizione prima di morire e sulla quantità di stamina a disposizione. La stamina è un contatore che limita la nostra possibilità di correre, una volta che si esaurirà (specialmente se indosseremo un equipaggiamento pesante) dovremo fermarci per rigenerarla.

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La gestione del personaggio

L’Energia determina la quantità di mana che potremo utilizzare per le magie per quanto in diablo 2 le magie siano espresse sotto forma di abilità e non della conoscenza indotta dallo studio dei libri. Questo valore è estremamente importante perché, a differenza di tutti gli altri hack’n’slash, non troveremo in vendita pozioni per rigenerare il mana ma dovremo trovarle nei territori, un indice di difficoltà decisamente alto, soprattutto all’inizio. Solo le incantatrici saranno in grado di rigenerare mana ad una velocità spropositata ma, naturalmente, con la giusta combinazioni di abilità.
Abbiamo quindi menzionato il sistema di gestione delle abilità, unico nel suo genere e vero indice di abilità di un giocatore nel generare personaggi potenti e vari. Ogni personaggio ha a disposizione 3 sfere di abilità e in ognuna di esse sono presenti circa 15 abilità incrementabili fino ad un massimo di 20 livelli (limite superabile solo con alcuni oggetti).
Le skills sono attivabili in base al livello e sono strutturate ad albero, ad esempio l’abilità X per essere attivata richiede almeno un livello dell’abilità Y che la precede nell’albero delle skills. Sicuramente è più facile da vedere che da spiegare:

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La gestione del personaggio

Penso quindi risulti chiaro a tutti che non potremo assegnare punti a tutte le abilità ma solo ad alcune di esse, facendo delle scelte determinanti già dal primo livello. Considerato infatti che avremo a disposizione 98 punti skills per il passaggio di livello (il massimo raggiungibile è 99 ma il primo livello è già attivo e senza abilità) e 12 per livello di difficoltà attribuite da alcune quests, in totale dovremo assegnare 110 skills. Vi assicuro che 110 punti sono veramente pochi in virtù anche del fatto che il livello 99 è difficile da raggiungere, specialmente in single player. Bisogna giocare moltissimo tempo prima di trovare le giuste combinazioni di abilità.
Molti potrebbero contestare il fatto che si può sconfiggere il nemico finale senza tanti problemi e attribuendo punti e skills a casaccio giusto per vedere che effetto fanno. Hanno in parte ragione ma è altrettanto vero che hanno sicuramente giocato a diablo solo a livello normale. La struttura di un hack’n’slash, come abbiamo detto, è ripetitiva ma il più delle volte si differenzia in più livelli di difficoltà. Diablo 2 ne ha tre: normale, incubo e inferno.
Il livello inferno tiene fede al suo nome, ci sono nemici immuni a determinati attacchi, causano danni fuori dal comune e sono maledettamente difficili da abbattere. Come se non bastasse, se morirete in incubo e inferno, oltre al danno subirete anche la beffa, perderete esperienza.
Se volete finire il gioco a tutti i livelli di difficoltà, ogni punto di caratteristica e abilità deve essere gestito in maniera assolutamente meticolosa. Dovrete essere totalmente padroni del sistema di gioco.
Oltre a questo bisogna conoscere a menadito una quantità di combinazioni tra oggetti e abilità da far accapponare la pelle (nulla a che spartire con lavori recenti come Dungeon Siege, 3 caratteristiche e 4 abilità…).
Ogni nemico che sconfiggerete, sia esso un banale orchetto passando per un capo branco, un campione o l’avversario di fine atto, ha una percentuale di item find associato al livello di difficoltà e, secondo molti, anche al livello e classe del vostro personaggio. In virtù di questo verranno depositati al suolo oggetti casuali, dal semplice coltellino ad alcuni oggetti di potenza incredibile. Avremo quindi la possibilità di equipaggiarci con centinaia di oggetti semplici, oggetti magici, oggetti rari, oggetti unici, oggetti dei set, oggetti incastonabili. Ognuno di questi oggetti potrà poi essere semplice fino ad elite. Alcuni di essi sono stati aggiunti con LoD mentre altri sono stati modificati. Capite quindi quanto sia elevato il numero di combinazioni raggiungibili.
Detto questo non possiamo però negare che il gioco tenda ad essere ripetitivo e poco vario per quanto i livelli siano generati casualmente. Cosa ha quindi reso Diablo 2 un successo planetario?

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Battle.net

Quanti di voi in questo periodo stanno sudando per cercare un server d’appoggio per il suo gioco preferito scoprendo che non esiste? Quanti hanno una linea analogica e non sono in grado di hostare una partita multiplayer con i propri amici per limiti di banda? Penso siate in molti e, fino a poco tempo fa, ero anche io una di queste persone.
Purtroppo non sono molte le software houses in grado di avere il denaro, la notorietà, il successo e la voglia sufficienti per aprire un servizio multiplayer gratuito ed efficiente.
Blizzard c’è riuscita creando anni fa Battle.net e ha fatto vedere perché bisogna comprare software originale: non per un manuale ridicolo, non per una scatola di cartone molliccia, non per applicare patches a tutto spiano per prodotti usciti grossolanamente sul mercato. Compriamo software originale per avere un prodotto di qualità che offra servizi veri post vendita, completi e stabili nel tempo.
Non è tutto oro quello che luccica, le prime settimane se non mesi dall’acquisto di Diablo 2 non sono stati rosei, c’erano problemi di sovraffollamento sui server molto probabilmente a causa dell’inaspettato successo del gioco (si parla di centinaia di migliaia di contatti ai server al giorno e un numero impressionante di partite attive).
Passate le prime burrascose settimane, Battle.net era finalmente al suo apice. Centinaia di migliaia di giocatori pronti a sfidarsi, aiutarsi, cercare oggetti in internet, incontrarsi anche solo per fare due chiacchere. Un mondo era lì ad aspettarci.
Per giocare dignitosamente il servizio fu diviso in reami, idealmente dislocati nelle principali aree geografiche del pianeta: US West, US East, Europe e, successivamente, Asia. I personaggi chiusi, che spiegherò tra poco, sono utilizzabili a piacimento su ognuno di questi reami ma non possono essere spostati. Ad esempio un personaggio europeo non può entrare in un reame americano. Possiamo generare personaggi su qualsiasi reame ma restano chiusi in esso. Si possono utilizzare anche personaggi open, cioè quelli che usate abitualmente in single player ma l’esperienza di diablo 1 ha insegnato come i cheaters rovinino regolarmente questo sistema di gestione del multiplayer. Blizzard ne era consapevole e per Diablo 2, forte di questa esperienza, diede la possibilità di giocare in multiplayer con personaggi closed cioè chiusi sul reame, generati e salvati sui server di Battle.net limitando di molto le possibilità di hackeraggio.
Questa scelta fu una vera e propria salvezza per molti, a volte qualcuno riesce a forzare il sistema ma considerato tutto posso affermare che la scelta fu un successo. Attualmente la situazione è peggiorata, penso più che altro per un lento ma inevitabile abbandono dei controlli di Blizzard che ormai è impegnata su altri fronti. Una partita in Battle.net comunque è sempre un’esperienza se amate il genere hack’n’slash, vediamo quindi come viene gestita.
L’accesso avviene mediante generazione di un account unico per reame il cui nick servirà per trovare i propri amici on line e chattare. Una volta completata la generazione dell’accesso, ci troveremo d’innanzi alla schermata dei personaggi simile a quella del single player. Sarà nostro compito scegliere il personaggio che vogliamo interpretare tenendo in considerazione che ogni account permette il salvataggio al massimo di 8 personaggio e che, se no vengono utilizzati entro 60 giorni, vengono rimossi dal server.
Generato il personaggio avremo accesso alla schermata di comando di Battle.net, nella parte di sinistra possiamo chattare o visualizzare la situazione della friends list (una lista che possiamo generare inserendo gli account dei nostri amici venendo sempre informati quando entrano od escono da Battle.net). A destra abbiamo la possibilità di creare o unirci ad una partita in corso. La creazione delle partite è configurabile a piacimento ponendo una buona quantità di limiti d’accesso. Mi preme quindi considerare la scelta, a mio parere giustissima, di Blizzard di inserire nel gioco il duello dichiarato. Quando un personaggio entra in gioco e vuole attaccarne un altro deve recarsi nella città e dichiarargli guerra. In questo modo il pkuppaggio selvaggio è leggermente tutelato, non proibito ma gestibile da chi non ha voglia di trovarsi un coltello tra le scapole mentre sta combattendo.
Sempre dalla stessa schermata potremo unirci in gruppo con altri giocatori, dividendoci l’esperienza e unendo le proprie forze per l’obiettivo comune. In Hell per molte classi la cooperazione è l’unico modo per arrivare velocemente a livelli alti e potenziarsi evitando di passare frustranti settimane nel tentativo di sconfiggere un boss immune ai propri attacchi. Naturalmente potremo anche giocare in solitaria come in single player, ricercando gli oggetti migliori da scambiare per altrettanti oggetti in games creati all’uopo.

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Due parole di chiusura

La conclusione è la parte più difficile da scrivere perché in poche parole è difficile rendere giustizia ad un prodotto.
Diablo 2 + Lord of Destrucion non è un gioco di ruolo, è un hack’n’slash. Questa definizione già dovrebbe essere sufficiente per fare la prima scrematura all’acquisto.
E’ combattimento puro, pone come obiettivo il raggiungimento di livelli sempre maggiori di esperienza e abilità all’estenuante ricerca dell’oggetto migliore. E’ sicuramente l’hack’n’slash con la maggior varietà di abilità e oggetti combinabili facendo leva sulla forza e stabilità di un supporto multiplayer senza paragone alcuno con qualsiasi altro gioco di questo genere.
E’ l’estremizzazione finale di un genere che non fa affidamento su un motore di gioco eccezionale (rispetto alle meraviglie del sistema di Dungeon Siege uscito però a distanza di qualche anno) ma solo ed unicamente sull’esperienza di una software house che ha fatto di due generi di videogiochi la sua bandiera, hack’n’slash e strategici in tempo reale.
Se siete amanti di uno di questi due generi, comprate un qualsiasi prodotto Blizzard, non ve ne pentirete.

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Due parole di chiusura




Odin

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