Drakan: The Ancients' GatesDrakan: The ancient's gates 

Sony ci porta in un mondo ancestrale dove i draghi, creature dagli immensi poteri, e gli uomini vivono insieme lottando contro le forze oscure. La protagonista e il suo fidato dragone Arokh, dovranno combattere per aprire un portale da cui far tornare i dragoni persi nel sonno eterno e sconfiggere il male. Volate dunque a leggere la recensione completa di questo titolo per saperne di più.

Drakan: The ancient's gates Drakan: The ancient's gates
Drakan: The ancient's gates Drakan: The ancient's gates


Chi trova un drago trova un tesoro! Questa è l’impressione che ho avuto da Drakan: il drago oltre ad essere un elemento di combattimento è anche un valido aiuto e un’ottima “spalla” in molte occasioni.
Per quanto riguarda il menu principale non è molto ricco ma contiene una serie di opzioni molto utili con cui gestire i comandi e modificare la posizione dello schermo; i menu “in-game” sono richiamati col tasto select e danno la possibilità di gestire le armi le magie e i punti esperienza guadagnati durante il gioco. I caricamenti durante il gioco sono veloci, mentre i caricamenti tra un livello e l’altro sono abbastanza lunghi per il fatto che caricano l’intero livello e i tutti i dialoghi dei personaggi. La grafica risulta molto dettagliata, le texture sono di ottimo livello soprattutto per i volti dei personaggi. La velocità di gioco non subisce rallentamenti neanche durante le fasi più concitate. L’estetica del personaggio e dei nemici è molto curata e ben riuscita, inoltre è perfettamente in tema con l’ambientazione fantasy del gioco (troll e via dicendo). Gli ambienti sono molto vasti e ben costruiti, permettono una notevole libertà di movimento e di esplorazione in molti livelli. Il dragone è disegnato egregiamente, con tratti maestosi e imponenti, ed i suoi movimenti lo rendono più vivo e umano di altri personaggi del gioco. Non passa inosservata la pulizia dei fondali che, oltre a dare un discreto senso di profondità, rende bene le distanze tra gli sprite e il fondale stesso.

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I comandi del joypad sono molto intuitivi anche se richiedono comunque una certa pratica per essere padroneggiati; in fase di volo col dragone i controlli non sono molto ostici ma con un po’ di esperienza si riesce a dominare la creatura volante. Per quanto concerne il gameplay, all’inizio comandare i movimenti del personaggio non risulta molto semplice proprio perché la risposta ai comandi non è sempre veloce ed appropriata: durante il gioco, però avremo a che fare con dei personaggi che ci illustreranno i movimenti da eseguire (una sorta di tutorial) e i tasti da premere per usare le armi che troveremo lungo il cammino. Con entrambe le leve analogiche si riesce a gestire sia il personaggio che il sistema di telecamere. La mappa di gioco indica sempre tutti i percorsi che dovremo raggiungere ma crea un po’ di confusione quando si accavallano più obiettivi che si aggiungono con l’avanzare del gioco. Le azioni a disposizione di Rinn sono molteplici: ella può nuotare, tirare con l’arco, eseguire magie, cavalcare il dragone e combattere con varie armi che compreremo durante il gioco.
Il sonoro è caratterizzato da musiche orchestrali e d’impatto, aumentando d’intensità nelle fasi più concitate durante i combattimenti; le musiche per lo più tristi vanno a sottolineare la drammaticità del periodo in cui si svolgono le vicende. I dialoghi sono curati, sono tutti in italiano e infine il doppiaggio è ben realizzato (si nota l’impegno dei doppiatori). Il gioco si compone di varie missioni in cui bisogna portare avanti degli obiettivi che man mano ci saranno proposti nel corso del gioco. Ci sono, tuttavia, numerose missioni extra che non influiscono sullo svolgimento del gioco ma che ne aumentano la durata. Certo, non si può dire di prendere di nuovo in mano il joypad una volta terminato il gioco, anche perché non ci sono tanti stimoli nel farlo.

L’ardua sentenza.
A mio parere, gli sforzi dei programmatori si vedono tutti: l’idea alla base del gioco, pur non essendo una perla di originalità, riesce a tenere attaccato allo schermo il giocatore. La componente fantasy e le ambientazioni sono state ben curate; la figura del dragone non è mai ridicola e risulta molto gratificante dominarlo durante le fasi di volo.
Drakan:the ancient’s gates, al di la di tutto emerge dalla massa delle avventure che ormai popolano gli scaffali dei negozianti, e anche se all’inizio mi è sembrato poco profondo, è stata una grande esperienza di gioco.

Nata inizialmente su PC, l’epopea del Dragone Arokh e della guerriera Rinn, è stata magistralmente riportata da Sony sulla nostra PS2. Il gioco è un misto di azione e avventura con forti richiami fantasy ed epici; Sony comunque non si è limitata alla semplice trasposizione della serie su console ma ha creato un gioco nuovo con la trama che inizia dove il primo gioco era finito.
Il gioco inizia con una breve introduzione che narra la storia nelle sue precedenti vicende. Uomini e Dragoni strinsero patti di alleanza affinché regnasse l’ordine e la pace che durò per molti anni fino a che, il mago Navaros e l’Alleanza Nera, tradirono, grazie all’aiuto dei Dragoni, la fiducia degli uomini violando il patto di alleanza. Dopo un periodo di guerra e caos, Navaros esercitò il proprio predominio fino a che una guerriera di nome Rinn unì la propria anima al dragone Arokh sconfiggendo Navaros e ristabilendo l’ordine.
Il gioco inizia dopo questa narrazione, e una sequenza non interattiva introduce l’evolversi delle vicende che si prospettano alquanto nefaste: Rinn torna al proprio villaggio scoprendo che il fratello è scomparso; Arokh vola verso la città di Surdana e sarà raggiunto da Rinn e proprio in questà città che inizia il gioco vero e proprio.

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