Dreamfall: The Longest JourneyDreamfall: The Longest Journey - Recensione 

Il successore di The Longest Journey trascende le sue origini di avventura grafica e cede alle lusinghe delle nuove tecnologie ma, prima ancora di essere un gioco, è un capolavoro della narrazione interattiva.

la storia di Dreamfall è semplicemente stupenda

Nel segno dell’avventura... più o meno!

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Uno scorcio di Casablanca. Quest’ultimo e altri aspetti controversi del gameplay stanno facendo di Dreamfall un titolo piuttosto discusso: c’è chi lo considera assolutamente degno del suo illustre predecessore se non addirittura superiore, definendolo un’esperienza interattiva unica e imperdibile, e chi invece lo accusa di aver sacrificato troppo per l’ambizione di proporsi come “action-adventure”. D’altronde, nessun appassionato di avventure grafiche sarà rimasto estraneo alle polemiche che hanno preceduto l’uscita di questo attesissimo gioco (e, nel caso qualcuno lo sia, lo rimandiamo al paragrafo introduttivo della nostra anteprima). In buona sostanza, possiamo confermare che Dreamfall preserva i tratti distintivi dell’avventura, pur lasciandosi alle spalle la classica interfaccia “punta e clicca” e rinunciando a enigmi eccessivamente complessi per rendersi appetibile a un pubblico più ampio. Per lo stesso motivo e strizzando l’occhio anche al mercato delle console, opta per una grafica interamente tridimensionale e un approccio al gameplay maggiormente improntato all’azione, introducendo sequenze di combattimento e infiltrazione furtiva che facilmente andranno di traverso ai fautori delle avventure tradizionali. Per quanto l’operazione di restyling del genere non possa dirsi perfettamente riuscita e il gioco non sia esente da difetti, Dreamfall è un prodotto molto ben confezionato e starà a ognuno di noi confrontarne il valore con quello dell’originale The Longest Journey e stabilire fino a che punto sia un’avventura, perché la definizione stessa di quest’ultima dipende in larga misura dai gusti personali. Una cosa è certa: avventura o meno, questo titolo non deluderà MAI chi ama vivere e giocare delle belle storie raccontate ad arte!

Tre mondi e tre destini incrociati

Il primo capitolo di quella che probabilmente sarà la trilogia di The Longest Journey ci ha presentato una delle eroine più riuscite nella storia delle avventure grafiche, April Ryan: questa giovane studentessa d’arte di Stark (un mondo identificabile con la nostra Terra proiettata diversi anni nel futuro) scopre suo malgrado l’esistenza di un universo magico chiamato Arcadia e popolato da creature fantastiche. Scopre inoltre di avere la capacità di viaggiare tra questi due mondi paralleli, nonché l’ingrato compito di ripristinarne il delicato “Equilibrio”. Non è indispensabile conoscere le avventure di April per godersi appieno la storia di Dreamfall, per quanto quest’ultima si svolga dieci anni dopo e le sia indissolubilmente legata, ma i fan dell’originale avranno la possibilità di sapere cos’è accaduto ai loro beniamini e riscoprire luoghi familiari in una nuova e smagliante veste tridimensionale! Questa volta i mondi paralleli sono tre e altrettanti i personaggi che ci troviamo a interpretare. Il nostro viaggio parte ancora da Stark, che si sta riprendendo dal Collasso, un devastante cataclisma che ne ha sconvolto la vita dieci anni prima e in seguito al quale il governo ha imposto un rigido controllo militare su tutto e tutti. Ultimamente si stanno verificando strane interferenze che sembrano compromettere il regolare funzionamento della rete, mentre serpeggiano inquietudine e malcontento. Zoe Castillo è una studentessa di bioingegneria di Casablanca in piena crisi esistenziale: ha appena abbandonato gli studi, il fidanzato e la fede nel suo avvenire. Dopo aver ricevuto una serie di messaggi d’aiuto piuttosto allarmanti, si mette alla ricerca del suo ex, misteriosamente scomparso durante un’indagine giornalistica, e di una certa April Ryan. Prima ancora di rendersene conto, si troverà invischiata in una terribile cospirazione internazionale.

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Dreamfall: The Longest Journey - Recensione

Tre mondi e tre destini incrociati

Neanche Acradia versa in ottimo stato da quando l’abbiamo lasciata: la città di Marcuria è stata invasa dalle orde barbariche dei Tyreni e successivamente liberata dalle armate del misterioso Impero Azadi, una cultura matriarcale retta da un forte credo religioso, che sconfina spesso e volentieri in fanatismo esasperato e nella convinzione di dover convertire tutti gli “infedeli” con qualunque mezzo. Il guerriero Kian Alvane è appunto un apostolo Azadi: la sua missione è divulgare la fede con la lama della spada ed estirpare alla radice qualunque forma di dissidenza. Non tutti infatti hanno accolto gli Azadi come salvatori e un gruppo di ribelli rifugiatisi nelle terre del Nord continua a combattere per l’indipendenza. Tra questi c’è anche la nostra April Ryan: dopo aver dato tutto per salvare l’Equilibrio, si ritrova svuotata e delusa, oltre che imprigionata in un mondo che non è il suo. Per dare un senso alla sua vita, ha deciso di battersi contro l’invasione Azadi ma sta perdendo la fede in se stessa e negli altri. Come se tutto ciò non bastasse, in un terzo mondo metafisico denominato Inverno, si annida un male oscuro che minaccia di mettere nuovamente a repentaglio gli ignari abitanti di Stark e Arcadia. Nel corso dell’avventura, i destini di Zoe, Kian ed April s’incroceranno ripetutamente, ci offriranno prospettive diverse sulla medesima storia e cambieranno sotto i nostri occhi: il viaggio che compirà ognuno di loro sarà fisico ma anche spirituale, li vedremo mettere in discussione le proprie convinzioni e i propri valori.

incontreremo vecchie conoscenze di April ma anche gradite new entry

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Le inquadrature nei dialoghi hanno sapore cinematografico. Un simile livello d’indagine psicologica è piuttosto insolito per un gioco ed è condiviso anche dai personaggi secondari: ognuno vanta una personalità individuale e ha una storia da raccontare. Incontreremo vecchie conoscenze di April ma anche gradite new entry. Il complesso universo fantasy e fantascientifico sviluppato dal genio di Ragnar Tornquist ha una dimensione solida e verosimile, che sembra trascendere il gioco ed esistere indipendentemente da esso: i mondi di Stark, Arcadia e Inverno palpitano di vita propria e il giocatore vi si immerge con la sensazione di essere effettivamente un viaggiatore di passaggio ma non può fare a meno di affezionarsi ai suoi protagonisti. L’interazione tra questi ultimi è uno degli ingredienti più irresistibili dell’avventura: i dialoghi sono scritti e diretti magistralmente, interattivi, maturi e ironici al punto giusto. Risultano molto più fluidi e meno pesanti che in TLJ, pur assolvendo al difficile compito di portare avanti la trama e lasciar trapelare il carattere e i pensieri dei personaggi in maniera assolutamente naturale. Durante le conversazioni, verremo spesso chiamati a operare scelte non solo sugli argomenti da trattare ma anche sull’atteggiamento con cui affrontarli (umile, aggressivo, comprensivo, provocatorio...). Non ci sono opzioni di dialogo universalmente giuste o sbagliate: le possibili diramazioni e la lunghezza delle conversazioni dipenderanno da noi ma avranno quasi sempre lo stesso esito, con l’unica differenza che potremo arrivarci come più ci piace ed eventualmente ottenere un maggior numero d’informazioni. Ciò contribuisce senz’altro a conferire una certa rigiocabilità all’avventura, oltre che ad accrescere ulteriormente il tasso di coinvolgimento.

Muscoli e cervello

Come già accennato, il gameplay di Dreamfall è una commistione di elementi tipici dei titoli d’avventura e d’azione, che scandiscono in maniera alternata il ritmo del gioco mantenendolo sempre incalzante e variegato: i dialoghi e l’esplorazione delle ricche ambientazioni 3D la fanno da padrone ma non mancano i puzzle logici e gli enigmi basati sull’inventario, seppur elementari e un tantino scontati. Oltre alla testa, ogni tanto ci ritroveremo a usare le mani o a doverci muovere furtivamente per eludere la sorveglianza di robot sentinella o soldati nemici. Come nel classico “Indiana Jones and the Fate of Atlantis”, alcune azioni o conversazioni possono sfociare in combattimenti che prevedono un numero limitato di attacchi e una parata, attraverso un sistema di controllo non proprio immediato e stimolante. Nelle fasi stealth, dovremo evitare di essere individuati dai nemici, restando fuori dal loro campo visivo, riparandoci dietro agli ostacoli e facendo in modo di non attirare l’attenzione su di noi con rumori improvvisi. In caso di morte prematura, potremo ricaricare la posizione più recente o l’ultimo salvataggio automatico. Per quanto le sequenze d’azione siano piuttosto semplicistiche e avrebbero sicuramente potuto essere sviluppate meglio, s’inseriscono dignitosamente nel contesto e non appesantiscono la meccanica di gioco, contribuendo in alcuni casi a renderla anche più eccitante e dinamica. Ad ogni modo, non fanno di Dreamfall un “action-adventure” nel vero senso del termine: al di là dei controlli un po’ lenti, infatti, non dovrebbero nuocere neanche agli avventurieri più riflessivi e meno avvezzi all’azione, né pregiudicare un’esperienza di gioco tutto sommato varia e gradevole.

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Dreamfall: The Longest Journey - Recensione

Muscoli e cervello

Tale risultato, tuttavia, è stato raggiunto sacrificando l’implementazione dei puzzle, componente essenziale di ogni avventura grafica: pur essendo discretamente vari, appaiono molto meno numerosi e complessi rispetto a quelli di TLJ e la loro rigida linearità non costituirà alcuna sfida per gli avventurieri più navigati. Il livello d’interazione con l’ambiente è piuttosto buono e non tutti gli elementi esaminabili sullo schermo sono necessari alla soluzione del gioco, ma aggiungono spessore alla sceneggiatura. Difficilmente avremo in inventario più di due o tre articoli per volta e in genere il loro utilizzo risulterà ovvio fin dal principio. La maggior parte degli enigmi richiede viaggi avanti e indietro allo scopo di recuperare oggetti o aggirare ostacoli più o meno ardui, a volte si tratta di semplici commissioni per altri personaggi. In più di un’occasione, dovremo improvvisarci hacker e introdurci abusivamente nei sistemi di sicurezza per disabilitarli, abbinando tra loro una serie di simboli, routine che presto diventa ripetitiva. Gli enigmi nel loro complesso risultano abbastanza divertenti e ben integrati, particolarmente indicati per i neofiti del genere, ma chi delle avventure predilige i rompicapo, mettendo la trama in secondo piano, farebbe meglio a guardare altrove. A seconda dell’esperienza del giocatore, Dreamfall può durare dalle dieci alle quindici ore.

“Punta e clicca”? No, grazie!

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Il porto di Marcuria in 3D. Il passaggio alla terza dimensione non ha penalizzato minimamente l’universo di The Longest Journey, al contrario ne ha reso le suggestive ambientazioni ancora più dinamiche e avvolgenti: pur non vantando un livello di dettaglio astronomico, sono una gioia per gli occhi e offrono gustosi particolari e colori vividi e pieni. Si spazia da uffici ultramoderni a vecchie torri diroccate, da asettici laboratori a foreste incantate, da sofisticati mezzi di trasporto ad affollate piazze di mercato... e l’originalità del loro design è superata solo dalla spettacolare direzione artistica. Degni di nota sono anche le texture che rivestono gli oggetti e riproducono le superfici riflettenti, i realistici effetti atmosferici e i notevoli giochi di luce e ombra. I filmati d’intermezzo, tutti realizzati col motore grafico in-game, abbondano e sono caratterizzati da sapienti inquadrature cinematografiche. I modelli dei personaggi sono ben costruiti, nonostante quelli di alcuni comprimari appaiano un po’ avari di texture. Nei primi piani colpiscono le animazioni facciali incredibilmente espressive, i toni della pelle naturali e il discreto lip-synch, che tuttavia soffre di sporadici ritardi rispetto al parlato. Solo la resa dei capelli lascia un po’ a desiderare. Nel menu delle opzioni sono supportate risoluzioni che vanno da 640x480 a 1280x1024 e la visualizzazione in modalità widescreen, con tanto di anti-aliasing. Malgrado qualche piccolo bug, la superba grafica di Dreamfall è forse quanto di meglio abbia da offrire il moderno mercato della avventure.

la superba grafica di Dreamfall è forse quanto di meglio abbia da offrire il moderno mercato della avventure

“Punta e clicca”? No, grazie!

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Zoe cambierà d’abito più volte nel corso del gioco. La necessità d’interagire con ambienti tridimensionali ha imposto a Dreamfall un sistema di controllo diretto come quello dei titoli d’azione in terza persona, che offre un’esperienza di gioco radicalmente diversa rispetto al suo antenato “punta e clicca”. Questo è sia un bene che un male per gli avventurieri ormai abituati alla stessa interfaccia da anni: darà loro la possibilità di scorrazzare liberamente nel meraviglioso mondo virtuale creato da Funcom, gustandoselo da diverse angolazioni, ma al tempo stesso li priverà della comodità di controllare ogni azione di gioco con un semplice clic del mouse. Qui dovranno fare i conti con l’uso combinato di quest’ultimo per la rotazione della telecamera e della tastiera per il controllo del movimento. Nel menu delle opzioni è comunque possibile riconfigurare il sistema di controllo, sperimentando altre soluzioni: l’alternativa più pratica è sicuramente rappresentata dal gamepad, anche alla luce del fatto che Dreamfall è stato sviluppato come prodotto per console oltre che PC, ma chi non sopporta l’idea di ricorrere alla tastiera avrà comunque a disposizione una modalità che prevede l’uso esclusivo del mouse, per quanto non molto immediata. L’unico problema tecnico da segnalare è una gestione delle inquadrature talvolta difficoltosa nelle sequenze d’azione che si svolgono in spazi angusti. La ricerca delle zone interattive avviene attraverso l’originale “focus field”, un fascio di luce blu attivabile col tasto destro del mouse, che ruota a 360° intorno al nostro personaggio evidenziando le aree d’interesse sullo schermo e debellando finalmente la minaccia del “pixel hunting”. Una volta attivato un punto caldo, l’interazione con quest’ultimo si effettua tramite un menu sensibile al contesto, tanto semplice quanto versatile: ricorda quello adottato da Broken Sword 3 e raffigura le opzioni di volta in volta disponibili sotto forma d’icone. A un primo approccio, l’uso dell’inventario può apparire un po’ macchinoso, ma con l’andare del tempo si dimostra sufficientemente funzionale. Com’è consuetudine in molte avventure, avremo a disposizione anche un diario che registrerà i nostri progressi e tutte le conversazioni.

Dreamfall ha un sistema di controllo diretto come quello dei titoli d’azione in terza persona

“Punta e clicca”? No, grazie!

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione Useremo i più disparati mezzi di trasporto in quest’avventura. La colonna sonora calza alle varie fasi di gioco come un guanto e contribuisce a conferire un carattere distintivo a ogni singola ambientazione. Alterna epici brani orchestrali, ovattati pezzi ambient, composizioni elettroniche cupe e cadenzate, motivi tribali e anche un paio di nostalgiche ballate, appositamente composte per l’occasione dall’artista norvegese Magnet, che ha contribuito alle colonne sonore di noti telefilm quali The O.C. e Six Feet Under. Gli effetti audio ambientali e direzionali sono assolutamente convincenti, anche perché il gioco supporta un’ampia gamma di schede sonore e sistemi di diffusione, dal semplice stereo a due canali fino al suono surround 8.1, sfruttando soprattutto le tecnologie X-Fi ed EAX di ultima generazione targate Sound Blaster. Un discorso a parte merita la localizzazione, discreta ma piagata da qualche errore grossolano, soprattutto nella traduzione dell’interfaccia, che avrebbe richiesto un testing molto più accurato: per fare un esempio, è meglio impostare momentaneamente i menu delle opzioni in inglese per capirci qualcosa! Persino il manuale d’istruzioni è infarcito di refusi che tradiscono una mancata revisione. Inoltre, in alcuni dialoghi vanno perse delle sfumature qua e là, travisate delle espressioni idiomatiche e gergali piuttosto comuni o snaturate delle battute in realtà non molto difficili da rendere. Il doppiaggio è apprezzabile, per quanto il casting delle voci originali fosse più azzeccato. Troppo spesso, però, gli attori sembrano sbagliare clamorosamente intonazione, anche su frasi che non danno adito ad ambiguità d’interpretazione rispetto al contesto di gioco.

Avventurieri, attenti ai requisiti hardware!

Noi amanti delle avventure grafiche siamo abituati a giochi non particolarmente esigenti in fatto di prestazioni, ma questo non è il caso di Dreamfall, che è animato da un motore 3D di tutto rispetto. Prima di correre al negozio più vicino, è quindi auspicabile considerare bene i requisiti minimi: Windows XP (con SP2), processore Pentium 4 da 1.6 GHz o equivalente, 512 MB di RAM, scheda sonora compatibile con DirectX 9.0c e scheda grafica 3D da almeno 128 MB. Sia ben chiaro che, con una configurazione simile, non si ottiene certo il rendimento migliore dal gioco, quindi è consigliabile anche qualcosa in più. Tenete presente, inoltre, che vi serviranno ben 7 GB di spazio libero su disco - sì, avete letto bene! E trovatevi qualcosa da fare durante l’installazione, perché è indolore ma decisamente lunghetta...

Multipiattaforma

Le sole differenze tra le versioni per PC e Xbox riguardano la grafica e il sistema di controllo. Dreamfall ha un notevole impatto visivo su entrambe le piattaforme, anche se gli utenti PC con migliori risorse hardware godranno di un livello di dettaglio più elevato. Forse il gioco lamenta un minore ricorso all’anti-aliasing su Xbox, volendo proprio essere pignoli. Chi giocherà questo titolo su console, dal canto suo, potrà avvantaggiarsi dell’uso del gamepad, molto più pratico e intuitivo.

Commento finale

Con la sua pregevole realizzazione tecnica, una storia davvero irresistibile, un cast di personaggi memorabile e uno stile deciso e maturo, Dreamfall manca di poco il bersaglio del capolavoro: sarebbe stato perfetto con enigmi più stimolanti e una migliore implementazione delle sequenze d’azione, che in effetti risultano un po’ deludenti. Funcom merita se non altro un riconoscimento per gli sforzi d’innovazione volti a rendere più dinamica la sua avventura. Il ritmo di gioco è incalzante e gli elementi del gameplay sapientemente equilibrati: alle fasi d’esplorazione e una discreta varietà di enigmi si alternano sequenze d’infiltrazione e combattimento, appassionanti conversazioni e innumerevoli colpi di scena, che riescono a calamitare la nostra attenzione dall’inizio alla fine. Purtroppo, ai puzzle è stato concesso relativamente poco spazio: se il primo TLJ fu criticato per qualche enigma eccessivamente cervellotico, Dreamfall adotta l’approccio diametralmente opposto, proponendo un livello di sfida fin troppo contenuto. In aggiunta a questo, la presenza di combattimenti e fasi stealth potrebbe scoraggiare gli avventurieri della vecchia guardia poco attratti dagli esperimenti d’ibridazione del genere. Tuttavia, è sufficiente lasciarsi assorbire dal suo universo ricco e immersivo per perdonare a Dreamfall qualsiasi cosa: se siete alla ricerca di una storia incondizionatamente avvincente e originale, anche a costo di accettare qualche piccolo compromesso nel gameplay, non potete assolutamente perderlo!

Pro Trama e sceneggiatura altamente coinvolgenti Ottima caratterizzazione dei personaggi Ricche ambientazioni 3D Solida colonna sonora Contro Puzzle ridotti all’osso Sistema di controllo non sempre funzionale Sequenze d’azione debolucce Localizzazione non sempre impeccabile

Nel segno dell’avventura... più o meno!

Dreamfall: The Longest Journey - Recensione La nostra eroina inizia l’avventura da un letto d’ospedale! Ci sono storie e storie. In genere, le storie nei videogame non sono altro che esili pretesti a sostegno della meccanica di gioco. La storia di Dreamfall invece è semplicemente stupenda: non soltanto è una delle migliori mai raccontate in un videogame, ma sarebbe eccezionale anche per un film. Col suo avvincente intrigo fantascientifico e il suo cast di personaggi affascinanti, la sceneggiatura rappresenta indubbiamente la carta vincente dell’ultima fatica di Funcom e riuscirebbe a convertire anche i più feroci detrattori del potenziale espressivo dell’intrattenimento digitale. Oltre a essere splendidamente articolata e genuinamente emozionante, sfiora tematiche tanto spinose quanto attuali, quali lo strapotere delle mega-corporazioni, i rischi intrinseci della tecnologia, il fanatismo religioso, la discriminazione razziale, la strumentalizzazione dei mezzi d’informazione... insomma, preparatevi a vivere un’esperienza profondamente immersiva e non priva di spunti di riflessione. Un solo avvertimento: quella di Dreamfall è una storia matura, dal gusto malinconico e gli amanti del lieto fine tengano presente che la sua conclusione non solo è tutt’altro che lieta ma pure sospesa! La trama si dipana a ritmo incalzante in un susseguirsi di colpi di scena (attenzione: l’ultimo arriva dopo lo scorrere dei titoli di coda!), però molte delle agognate rivelazioni finali in realtà aprono altrettanti interrogativi, lasciando un alone di mistero sull’intrigo e un margine di libera interpretazione al giocatore, ma soprattutto la convinzione che sia in arrivo un imminente seguito del gioco - per altro già ventilato dallo sviluppatore.

TI POTREBBE INTERESSARE