Dungeon Siege: Throne of AgonyDungeon Siege: Throne Of Agony - Recensione 

Potenti guerrieri, incredibili maghi e pericolosi dungeon da esplorare. Tutti gli elementi classici del fantasy occidentale in un palmo di mano.

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Armature di varia foggia, armi, pozioni, c’è davvero di tutto a disposizione del nostro eroe. A patto di saperseli conquistare affrontando orde di nemici in interessanti combattimenti corpo a corpo in tempo reale sulla falsariga di altri titoli del genere trasposti su console. In queste fasi, col tasto Select si richiama il Menù principale, con Start si salva mentre coi pulsanti frontali si possono impartire dei rapidi comandi al combattente (ad ogni tasto viene assegnato una particolare azione, ad esempio ad X quello di un attacco semplice). Con i dorsali, infine, è possibile somministrare pozioni di mana (R+L) e salute (generalmente L) ai nostri personaggi. In questi frangenti è interessante evidenziare come potremo contare su un prezioso alleato, un Avatar che potremo evocare in combattimento per farci dare manforte e che cresce di livello esattamente come noi (ogni giocatore puo' portare fino a quattro personaggi non giocanti fra animali di supporto e compagni di viaggio -Ndr). Acquisiti i tradizionali punti Exp il Pg principale potrà essere per certi versi “personalizzato”: a seconda di come lo faremo evolvere assegnando i suddetti "points" a determinate caratteristiche piuttosto che ad altre (il nostro amico virtuale ha tanti parametri e abilità speciali che lo contraddistinguono) egli può diventare tendenzialmente buono o cattivo. Inoltre il nostro eroe può cambiare di classe nel corso del gioco (si può arrivare anche a 16 differenti Classi), con la conseguente possibilità di ottenere finali diversi e aggiungere nuove abilità al Pg (sei per la prima, tre per la seconda) in aggiunta a quelle (quindici) di base, per un totale di ventiquattro abilità. Il gioco prevede un sistema multiplayer per affrontare l'avventura sia in modalità cooperativa che competitiva con un amico.

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Ovviamente DS non è esente da difetti, specie per quanto riguarda alcuni aspetti legati al controllo del Pg principale e alla fisica. L'interazione fra il nostro eroe e l'ambiente circostante quali rocce o alberi e altri ostacoli naturali, infatti, non è sempre credibile, basti pensare ad esempio che laddove sembra esserci un varco, magari fra due elementi, in realtà non è possibile passare. Stesso discorso durante gli scontri e il conseguente, obbligatorio contatto fisico coi nemici: i colpi inferti agli avversari non sempre vanno a buon fine anche se ci si trova in ottima posizione per colpire e i comandi talvolta non rispondono in maniera solerte alle aspettative. Intendiamoci, non è che poi questi aspetti impediscano di giocare, semplicemente risultano fastidiosi se non ci si abitua subito e non si impara, con molta pazienza, a conviverci. Per il resto, infatti, DS: ToD piace. Anche dal punto di vista estetico il gioco si difende davvero bene. L'engine mostra personaggi ottimamente caratterizzati e dettagliati, città ben costruite e curate, d'atmosfera, effetti luminosi di livello eccelso, specie nell’esecuzione di alcune magie di luce. Peccato che qualche dungeon sia stilisticamente più povero se paragonato agli elementi di cui sopra, e che talvolta i caricamenti fra un’area e l’altra siano un tantino lenti (in media 15 secondi) ma nulla di che comunque. Belle, infine, le fasi in cui assistiamo a dei filmati realizzati in stile cartoon al posto delle classiche in CGI. Il comparto audio è, a nostro parere, uno dei punti di forza del gioco, e certamente DS: ToA può vantare una delle migliori colonne sonore mai ascoltate in un videogame. Le musiche sono infatti state eseguite da un'intera orchestra e a tratti danno un non so che di epico alle situazioni che ci si parano dinanzi durante le varie fasi dell'avventura. Azzeccata.

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Conclusioni

Una storia intrigante, con una trama collocata a metà tra i due titoli della serie per PC, livelli ben strutturati e un'infinità di cose da fare e oggetti da trovare. Ma allora cosa manca a Dungeon Siege per entrare nell'Olimpo dei giochi più belli per PsP? Probabilmente una maggiore cura della fisica, una telecamera un tantino più funzionale e una difficoltà più alta. Il titolo Supervillain Studios non presenta infatti un livello di sfida all’ altezza della fama di questa serie, e globalmente non è un’avventura difficile da affrontare. In definitiva, un bel gioco, che a parte questi difetti, non di secondo piano ma nemmeno tali da renderlo meno che discreto, non dispiacerà agli amanti del genere e si pone sicuramente tra i migliori esponenti del genere. Pro: Ottima profondità. Storia e musiche epiche. Gran varietà di situazioni. Contro: Fisica degli impatti da rivedere. Controlli un tantino lenti. Level design dei dungeon non sempre ispirato.

La saga di Dungeon Siege è probabilmente una delle più amate in ambito videoludico, sponda Pc. Su una piattaforma dove abbondano gli Rpg di stampo occidentale, il titolo dei Super Villain Studios ha di fatto saputo conquistare vasti consensi fra le comunità di appassionati. Adesso DS prova a ritagliarsi un suo spazio anche su console (portatile) puntando su alcuni cambiamenti tecnici atti a renderlo adatto ad un altro tipo di pubblico. In Throne of Agony ci si trova a guidare uno di tre personaggi selezionabili, Serin l'Arciere, Mogrim il Guerriero o Allister il Mago, in una lunga avventura che vi condurrà dalle coste a sud-est del continente di Aranna fino all'estremo Nord, attraverso una trama che si dipanerà mano a mano che si procede nella storia e che non vi sveliamo per ovvie ragioni. La scelta del Pg con cui giocare e dunque della relative classe non è prettamente estetica, ma importante ai fini del gameplay stesso, in quanto tale scelta influenzerà molto sia le battaglie sia il modo stesso di agire, di "evolversi", come vedremo nel prossimo paragrafo. Come suggerisce il titolo, grande importanza è data alle missioni nei dungeon, ma questo non vuol dire che il gioco si limiti a quello. La dinamica di quest'ultimo è strutturata in maniera classica, cioè ci si sposta su una mappa molto dettagliata con visuale isometrica (in questo caso forse troppo vicina al Pg) affrontando una serie di missioni primarie per procedere nell’avventura seguendo gli eventi, e secondarie, quasi sempre per fare Level-up oppure per scoprire alcuni fra i tanti, vari oggetti speciali sparsi nelle aree. Nel primo caso il titolo offre un discreto numero di città da visitare, personaggi con cui interagire e case o edifici in generale in cui accedere, mentre nel secondo i dungeon da esplorare sono parecchi e permettono di accumulare esperienza oltre che raccogliere una infinità di artefatti utili, come detto poc’anzi.

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