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Un action game vecchia scuola, prodotto interamente in Europa, prova a trarre nuova linfa vitale dal touch screen: lo stylus sarà stato all'altezza del compito?

Elite Forces è un titolo che sembra provenire da un'altra epoca, dagli anni antecedenti ai poligoni: stesso feeling, stessa brutalità nei confronti del giocatore. Il progetto è tutto europeo, per l'esattezza tutto spagnolo, visto che sono iberici sia il produttore (Gammick) che lo sviluppatore (Abylight). Sebbene Abylight sia stata creata da poco, nel 2004, i quattro fondatori (Nacho Garcia, Alberto Gonzalez, Daniel Lopez e Ricardo Fernández) vantano nel curriculum dei progetti per NES, SNES e, addirittura, Spectrum: non sorprende quindi che Elite Forces, primo gioco per console dopo tanto tempo passato a sviluppare sui cellulari, sia pervaso da un'atmosfera retrò.

Quattro soldati per difendere la terra

L'introduzione, sia narrativamente che visivamente, lascia piuttosto interdetti: una sequenza di illustrazioni digitali, dalla qualità oscillante tra amatoriale e professionale, mostra il rapimento, a opera di un imprecisato gruppo terroristico internazionale, di eminenti intellettuali ed eccellenti personalità scientifiche. Naturalmente (?) questo terribile ratto costituisce una minaccia alla sicurezza mondiale, e, altrettanto naturalmente, viene inviata una squadra di soli quattro militari a sventare il pericolo.

L'incipit è all'altezza delle migliori orazioni Bushiane, cosa che lascerebbe presagire il peggio, ma fortunatamente lascia presto spazio all'azione, decisamente la parte migliore (oltre più importante) del gioco. L'avventura si sviluppa nella sua interezza con una visuale leggermente dall'alto, che, sebbene all'inizio possa far presagire una parziale vicinanza agli RTS, col tempo rafforza il legame tra Elite Forces e i vecchi action game degli anni '80. Il sistema di controllo è focalizzato completamente sull'uso del Touch Screen, tanto che i pulsanti si utilizzano soltanto in poche occasioni e, soprattutto, in combinazione col pennino (per attivare un'arma secondaria, ad esempio). Toccando una determinata zona dello schermo si sposta il personaggio in quel punto, mentre, se si trascina lo stylus, si ottiene un controllo più diretto, simile a quello che si avrebbe con uno stick analogico, associabile a quello ammirato in The Legend of Zelda: Phantom Hourglass. In generale il sistema di controllo funziona più che dignitosamente, tuttavia ci sono delle leggere imprecisioni, fastidiose nelle situazioni (poche, fortunatamente) in cui è richiesto di passare in piccoli sentieri e, sopratutto, quando bisogna disinnescare degli esplosivi, azione che non raramente, e non per colpa del giocatore, si conclude con l'involontaria attivazione della mina.

Intelligenza Artificiosa

Ognuno dei quattro membri della squadra è dotato di un fucile dalle munizioni infinite, fatto che, se da un lato limita la strategia, dall'altro catalizza immediatezza e azione, qualità più appropriate a un action game come Elite Forces, che, piuttosto che cadere in banali contaminazioni, ne fa completamente a meno. Per sparare non bisogna far altro che toccare col pennino il nemico desiderato, processo che funziona discretamente bene, se non fosse per le rare ma fastidiose imprecisioni alle quali si è accennato prima.

I quattro membri del team hanno, probabilmente ma fortunatamente, anche delle qualità che li rendono unici (solo uno, ad esempio, può vedere e disinnescare le mine). Questa componente del gioco, assolutamente necessaria, non è stata però sviluppata nel migliore dei modi, sia perché i possibili enigmi che avrebbe potuto originare sono pochi e piuttosto prevedibili, sia perché, purtroppo, i militari controllati dalla CPU si comportano un modo assurdo. I soldati non selezionati, uno o tre che siano, seguono in fila indiana quello controllato, e aiutano pure a sparare, ma non lo fanno di propria iniziativa o autonomamente, seguono solamente le iniziative del momentaneo leader: durante uno scontro a fuoco quindi il giocatore è costretto, per far sopravvivere tutti i membri (la morte di un solo componente comporta la fine della missione), a cambiare continuamente il personaggio controllato. Un modo semplice per risolvere (o meglio, mascherare) il problema sarebbe stato il multiplayer, online od offline, che purtroppo però è del tutto assente dal gioco.

Vecchia Scuola

Abbiamo già ribadito varie volte che, per tematiche e immediatezza, Elite Forces sembra essere estrapolato da una cartuccia per NES; il fattore che più lo accomuna agli action game degli anni '80, tuttavia, è la spietatezza del sistema di salvataggio. Il gioco in sé non è molto difficile, ma le morti sono frequenti e implicano, spesso, la ripetizione di tutta una missione.

All'interno di un livello sono presenti pochissimi save point, e il fatto che i nemici spuntino all'improvviso da sottoterra (il radar sembra irridere il giocatore più che avere una qualsiasi utilità) obbligano a memorizzare la mappa come avveniva, appunto, ai tempi del NES. Questa caratteristica, che piaccia o meno, aumenta anche la longevità del gioco, che altrimenti sarebbe stata piuttosto bassa. Tecnicamente Abylight ha svolto un lavoro dignitoso, sebbene non particolarmente ricercato, in linea col resto della produzione: la parte peggiore è rappresentata dagli artwork che, come sottolineato in apertura, a volte hanno dei difetti piuttosto grossolani e appaiono, di conseguenza, quasi amatoriali.

Multiplayer.it

6.0

Lettori

S.V.

Il tuo voto

Elite Forces, sviluppato e prodotto da società spagnole, non è un lavoro ambizioso: un action game vecchio stile, votato all'immediatezza e al divertimento viscerale. Il sistema di salvataggio, sebbene non possa piacere a tutti, è un amarcord ben contestualizzato; il gioco non riesce però a decollare per colpa di un sistema di controllo poco preciso, per l'assenza di un multiplayer cooperativo e, soprattutto, a causa di una IA scadente.

PRO

  • Immediato
  • Divertente
  • Impegnativo

CONTRO

  • Pessima IA
  • Controlli non perfetti
  • Non c'è il multiplayer