Far CryFar Cry 

Lo abbiamo atteso tutti con ansia e finalmente è arrivato! Il ciclone Far Cry si appresta a prendere il posto che gli spetta di diritto sul podio degli sparatutto e noi siamo qui pronti per fargli una radiografia completa.

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Quando un uomo solo può fare la differenza

Abbiamo parlato del fatto che esistono numerose soluzioni possibili per ogni situazione e anche dei vasti ambienti a cielo aperto, sebbene non manchino sezioni al chiuso di ogni genere. Ci resta però il nodo cruciale, che è costituito dall’intelligenza artificiale dei nemici.
Il Cry Engine consente un’elaborata strategia di squadra da parte degli avversari, che sono così in grado di coordinarsi al punto da mettere in difficoltà anche il giocatore più smaliziato, in particolare ai livelli più alti di difficoltà, facendovi sentire il peso della vostra inferiorità numerica. L’elemento più interessante è però quello che Cevat Yerli (CEO di CryTek) durante l’intervista rilasciata a Multiplayer.it lo scorso settembre, definisce Sensory, la simulazione della vista e dell’udito umano. Secondo questo modello di sviluppo molto raffinato dell’I.A., i mercenari sono in grado di reagire dinamicamente alle sollecitazioni prodotte dai rumori circostanti, tenendo presente la regola d’oro “se noi li vediamo, loro ci vedono”. Questo costante adattamento dinamico vale anche dal punto di vista dello stile di gioco, gli utenti più “discreti” si troveranno quindi davanti mercenari più simili a silenziosi serpenti piuttosto che a rudi guerrieri. Unendo a quest’avanzato orientamento del comportamento un coordinamento gerarchico tra i ranghi nemici, ogni scontro assume sfumature sempre diverse, costringendovi a rimanere costantemente concentrati; finirete per credere che quei bastardi vi stiano davvero dando la caccia!
Per quanto possa far apparire Far Cry un gioco elitario per piccoli commando casalinghi, la verità è che una delle maggiori preoccupazioni del team di sviluppo è stata quella di rendere il titolo facilmente fruibile dal maggior numero possibile di giocatori, studiando un felice bilanciamento tra realismo ed arcade. Il risultato più evidente di questa filosofia è quello che si riscontra nel comportamento delle armi, che si allontana dalla psicosi balistica di Counter-Strike senza rinunciare a qualche elemento di verosimiglianza. Anche in questo caso si è pensato di più alla qualità rispetto alla quantità, nel senso di voler mettere a disposizione del giocatore un arsenale che seppur non molto vasto viene incontro ai gusti più diversi, mettendovi in mano un MP5 silenziato o un discreto P90, arrivando però al lancia-razzi e al dirompente fucile a pompa, con cui annunciare la vostra felice entrata in scena. Al contrario i veicoli sono delle simpatiche automobiline, senza tanti fronzoli e immediati da pilotare, con un solo tasto per l’acceleratore ed uno per l’eventuale mitragliatrice. Oltre alla nota jeep e al veloce motoscafo non manca neppure il gommone, l’aliante e l’insospettabile muletto, buono per lo più per la risoluzione di banali enigmi.
Già che parliamo di puzzle cogliamo l’occasione per chiarire subito che Far Cry offre nient’altro che un’elaborata e appassionante dose di azione. Dando al gioco tutto il merito degli elementi fino ad ora trattati, riconosciamo che la storia è inesistente, i personaggi non giocanti sono una manciata di comparse stereotipate (molto rare tra l‘altro) e voi passerete il tempo a fare commenti divertenti (e un po’ zotici), adatti più ad un marine di stanza su Marte che guarda film porno per ingannare il tempo. Questo significa che non ci sarà altro da fare se non trovare la scheda colorata, piazzare l’esplosivo e premere un interruttore, mentre ogni altra interazione con l’ambiente passerà per la canna del vostro fucile. Dalle foto in anteprima ci aspettavamo un po’ di tensione narrativa, ma da questo punto di vista ci siamo ingannati, ed anche l’incontro con gli “esperimenti” viventi condotti al largo delle coste asiatiche si è rivelato un po’ scontato.
Far Cry non perde in ogni caso la sua solidità, e l’intensità offerta dalla modalità singleplayer, relega l’esperienza on-line al rango di naturale complemento, senza introdurre novità sostanziali. L’unico elemento emerge nella modalità Assault, dove ogni giocatore dovrà scegliere fra tre classi diverse, decidendo se optare per il Grunt, il combattente per eccellenza, più forte e meglio armato degli altri, oppure se impersonare uno Sniper o il più eclettico Support, in grado di riparare veicoli, costruire e demolire basi ed equipaggiato con diversi health pack. Mentre la modalità Assault offre una sfida tra due team, uno dei quali attacca mentre l’altro difende, le restanti modalità Free for All e Team Deathmatch sono i classici scontri dove vince chi uccide più nemici, rispettivamente in singolo o a squadre. Sebbene le mappe adatte alla sfida multiplayer siano particolarmente ben realizzate, Far Cry offre un Editor completo per la creazione di mappe personalizzate, anche concatenabili tra loro per formare delle vere e proprie mini-campagne. Oltre a poter intervenire sulle centinaia di parametri disponibili, si può “entrare” in prima persona all’interno della mappa in costruzione, testandone immediatamente le potenzialità in fase di sviluppo.

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Un sole che scotta

Lo abbiamo sottolineato fin dall’inizio, grazie al Cry Engine è tutto oro quel che luccica a partire dagli incredibili effetti di riflessione e rifrazione. Fino ad ora abbiamo ammirato le onde in pieno giorno, ma testando la versione definitiva siamo rimasti incantati dal chiarore della luna che si specchia sul mare, o dalle acque paludose degli acquitrini sotterranei. A tutto si somma la vegetazione finemente riprodotta e composta di varie specie vegetali che si flettono sotto la spinta del vento, tra uccelli che si levano in volo (simpaticamente polverizzabili) e spiagge che sembrano davvero composte da miriadi di granelli bianchissimi.
Ogni effetto messo a disposizione dalle nuove tecnologie è stato implementato e combinato con le soluzioni offerte dal Cry Engine: ombre e nebbia volumetrica si amalgamano a trasparenze e grazie al polybump, è possibile renderizzare modelli con pochi poligoni a partire dagli stessi con un numero maggiore, senza perdere nulla in qualità. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: modelli dettagliatissimi e texture sensazionali applicate con cura ad ogni minimo elemento del gioco. Non dimentichiamoci inoltre che non esistono finzioni scenografiche, tutto ciò che appare sullo schermo è tridimensionale e perfettamente “giocabile”. Davanti ad una mole così imponente di poligoni Fra Cry non poteva tradirsi sulla fisica, che al contrario è sviluppata con grande perizia, in particolare per quanto riguarda i movimenti dei corpi umani.
A questo punto non ci rimane che menzionare il comparto sonoro, che segue le azioni del giocatore aumentando o diminuendo il ritmo e il volume secondo quanto accade sullo schermo. Oltre alle avvolgenti colonne sonore sono stati riprodotti con molta naturalezza i rumori dell’ecosistema circostante, elemento che si rivelerà fondamentale anche ai fini del gameplay.

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Commento finale

Far Cry è immediato e coinvolgente, con numerosi livelli di difficoltà che lo rendono adatto a qualunque tipo di pubblico. L’avanzatissima intelligenza artificiale in grado di organizzarsi per squadre, unita all’originale ambientazione, offre numerosi spunti innovativi per il gameplay. Vi troverete tra le mani una dose di azione piena di strategia e flessibile rispetto al vostro stile di gioco, incorniciata da una realizzazione tecnica eccellente. L’unico appunto che si può fare al gioco riguarda la linearità sconcertante della trama e l’assenza di qualunque interazione degna di nota con gli scenari. Per il resto è una grande prova per un team europeo che si affaccia sul mercato con un prodotto che consigliamo a tutti senza riserve.

Pro: Immediato e coinvolgente Intelligenza artificiale evolutissima Tecnicamente splendido Contro: Narrazione ridotta all'indispensabile Salvataggi a checkpoint scomodi E' necessario un PC di ultima generazione

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Una natura ostile

La scena degli sparatutto per PC è dominata, con tutte le ragioni, dalla statura di Doom 3 e di Half-Life 2, la cui oramai ritrita questione del codice trafugato gli ha conferito l'alone del mito. Tra le pesanti nubi di questi attesi capolavori è riuscito a filtrare un raggio di luce chiamato Far Cry, che dopo aver spopolato per due anni in anteprima all'ECTS di Londra, è pronto a sollevare definitivamente il sipario sulle sue reali potenzialità.
La curiosità che questo titolo è riuscito a destare ne fanno uno di quei giochi sui quali ciascuno ripone le proprie aspettative personali, che in parte saranno disattese ed in parte appagate, ma che vi assicuriamo non vi deluderà, perché Far Cry brilla di luce propria. Il diamante al centro del bagliore è il Cry Engine, il motore proprietario sviluppato da Cry Tek, in grado di dare vita a quelle superfici d'acqua che sono state il biglietto da visita di Far Cry nelle demo tecniche che si sono susseguite negli ultimi anni. Di questo avremo modo di parlare in seguito, nel frattempo diamo uno sguardo all'ambientazione inusuale, composta da isole tropicali circondate dalle acque del Pacifico, dove nei panni di Jack Carver vi troverete ad indagare su Valerie, una presunta reporter che vi siete offerti di accompagnare con la vostra imbarcazione.
Se da un punto di vista puramente estetico la foresta pluviale ed il clima equatoriale intrigano e affascinano, dal punto di vista del gameplay gettano le basi per un approccio “sensoriale” all’esperienza di gioco. L’obiettivo è uno, sopravvivere, se poi questo vuol dire far saltare qualche antenna di comunicazione o ripulire un paio di laboratori sotterranei a Jack poco importa, quel che basta è rimanere in piedi al termine di ogni sessione. Quanto detto sull’ambientazione gioca qui un ruolo fondamentale, perché la vastità degli spazi aperti, con una linea dell’orizzonte di ben 2 km (rapportati alle dimensioni del gioco ovviamente), vi metteranno di fronte a situazioni strategicamente complesse.
I fattori che concorrono a rendere questo shooter un’appagante guerriglia pluviale sono tre, la già citata scala d’azione, la molteplicità degli approcci e stili di gioco possibili e l’intelligenza artificiale. Per quanto riguarda il punto primo si è già detto che di strada da percorrere ce n’è molta: siamo arrivati a nuotare per oltre tre minuti nel tentativo di aggirare un furiosa zona di guerra ed era solo una delle tante strade percorribili, ognuna delle quali presuppone uno stile di gioco differente. Se il vostro strumento musicale preferito si suona premendo il grilletto, vi troverete a dipingere di rosso le pareti delle basi nemiche, oppure nel bel mezzo di scontri all’aperto sulla falsariga di Halo (questa volta senza rinforzi però), mentre se siete di quelli a cui piace strisciare lenti come lumache tra le fronde evitando il pericolo (noi nuotavamo solo per prendere tempo…), troverete kilometri di fango da masticare. Tra un estremo e l’altro ogni sfumatura è concessa, e secondo la situazione potrete optare per una scelta piuttosto che per un’altra, ma un punto fermo rimane, ai Tropici non siete venuti per una vacanza e qualunque cosa scegliate di fare, se non è preceduta da un’attenta pianificazione si rivelerà un fallimento. Con ciò vogliamo dire che ogni dannato metro di giungla ve lo dovrete guadagnare con i denti, ma la soddisfazione che proverete nel lasciarvi alle spalle morte e distruzione è ineguagliabile.

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