Final Fantasy Crystal Chronicles: My Life as a KingFinal Fantasy Crystal Chronicles: My Life As a King - Recensione 

Square Enix inaugura il nuovo servizio WiiWare con un gioco gestionale. Una novità nella novità dunque, e ad un prezzo davvero invitante...

Crystal Chronicles è la soluzione ideata da Square Enix per sperimentare nuove esperienze videoludiche legate a Final Fantasy, slegandosi dal pesante fardello di aspettative che il nome altisonante della serie si porta appresso. E questo nuovo My Life As a King è davvero una deviazione enorme, rispetto alla struttura tipica degli RPG, trasformando l’universo della serie spin-off - pur mantenendone perfettamente intatte l’atmosfera e la caratterizzazione generale di personaggi e ambientazioni - nello scenario di un gestionale in stile Sim City. Considerando anche l’essenza sperimentale del progetto, il gioco si presenta egregiamente: nonostante il regime budget in cui è stato prodotto e il prezzo a cui è venduto (15 euro), non si ha proprio l’impressione di trovarsi davanti ad un videogioco di second’ordine, che dimostra invece di essere curato con il tipico tocco Square Enix in ogni sua parte. Se avete giocato in precedenza al Crystal Chronicles su Gamecube, riconoscerete anche in questo il taglio tipico della sotto-serie: un mondo fantasy maggiormente imperniato sulle dinamiche tipiche della fiaba, con una caratterizzazione più infantile e trasognata rispetto alla serie principale, impreziosita da una grafica di tutto rispetto (nonostante il prezzo, rivaleggia tranquillamente con le produzioni a costo pieno di Wii) e da un comparto audio piacevole. Invece di fare la parte dell’eroe-esploratore, però, in questo caso interpretiamo il Re in persona, incaricato di ricostruire la capitale del regno dopo il funesto avvento del Miasma, che ha distrutto molte città. Ci troviamo dunque, all’inizio del gioco, nei panni del giovane monarca, accompagnato dall’aiutante Chime, dal cavaliere Hugh Yurg e dal misterioso pinguino Pavlov, all’interno di una città fortificata completamente vuota. Ma le cose sono destinate ben presto a movimentarsi, grazie alla presenza dell’enorme cristallo magico in mezzo alla città, capace di donare al Re il potere dell’Architek, e con esso costruire (denaro e magia permettendo) il proprio regno pezzo per pezzo.

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La dura vita del Re

Il mondo di gioco liberamente esplorabile è limitato alla città, ed è in essa che si svolge tutto, con il mondo esterno visitabile “per interposta persona” attraverso le missioni (i “job”) da affidare agli avventurieri. Il Re deve occuparsi di molti aspetti nella gestione del suo regno: costruire gli edifici, controllare i flussi finanziari, guidare gli avventurieri e tenere alto il morale dei cittadini. La progressione temporale è scandita dal succedersi dei giorni, che propongono ciclicamente le varie azioni necessarie per la corretta gestione della città, e in certi casi dal passaggio di capitoli quando si raggiungono alcune sezioni narrative (c’è infatti, seppure molto dilazionata, anche una trama da seguire). Dentro la nostra roccaforte possiamo costruire edifici di vario tipo (case, negozi e quant’altro, un po’ come in Sim City), gestendo a dovere la quantità di Elementite (necessario per sfruttare il potere del cristallo, l’Architek) e ovviamente di denaro. Le entrate, per quanto riguarda queste due indispensabili risorse economiche, sono affidate all’azione degli avventurieri - che possono essere reclutati tra i membri del popolo e inviati in varie missioni al di fuori della città - e alle tasse. Ogni mattina, la fedele assistente Chime ci aiuta ad organizzare l’operato quotidiano degli avventurieri, stabilendo gli obiettivi da perseguire (esplorare, abbattere mostri e quant’altro) e controllando l’andamento economico. Se all’inizio l’azione di gioco sembra eccessivamente guidata e semplificata, con il passare dei giorni le cose da fare e da tenere sotto controllo aumentano esponenzialmente: l’esercito degli avventurieri ha bisogno di nuovi equipaggiamenti per far fronte alle minacce crescenti (si deve quindi costruire negozi appositi e finanziare la ricerca sulle armi, per arrivare poi alla possibilità di cambiare la classe dei vari combattenti), i cittadini hanno bisogno di mantenere il morale alto per far evolvere al meglio la società (è dunque necessario ascoltare attentamente i loro desideri, costruire ciò che vogliono, ed eventualmente organizzare feste cittadine). Il tutto eseguibile comodamente utilizzando il Telecomando Wii (o le altre configurazioni previste), attraverso semplici menù.

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Pay to Play

My Life As a King contiene la nuova, famigerata opzione “pay to play”, ovvero le micro-transazioni secondo Nintendo. In pratica, il misterioso bollino rosso individua la presenza di contenuti scaricabili venduti a parte, per completare l’esperienza di gioco. Il pericolo temuto era che si trattasse di acquisti obbligatori per poter godere del gioco, ma la realtà non si è rivelata così inclemente. I download aggiuntivi arricchiscono l’esperienza di base, ma aggiungendo elementi che non sono necessari (dungeon aggiuntivi o ulteriori razze da arruolare come esploratori al momento, per esempio) per il gameplay. Non si tratta dunque di un’operazione commerciale di bassa lega come si poteva temere: il pacchetto base basta e avanza per godersi il gioco in pieno.

Commento

My Life As a King è probabilmente il gioco più completo, tra i titoli presenti in questa prima mandata WiiWare, per quanto riguarda design e realizzazione. Nonostante il regime budget, Square Enix si è impegnata nel confezionare un gestionale (scelta atipica rispetto al curriculum del publisher, peraltro) di buon livello, nonostante le ovvie limitatezze scaturite dalla volontà di mantenere il gioco accessibile e godibile anche da chi non è esperto del genere. La semplicità d’uso e la scansione in piccoli frammenti (le “giornate” del Re) lo rendono perfettamente fruibile anche in piccole dosi, con una progressione lenta e facile nel pieno delle meccaniche di gioco. Certo, per chi è abituato a Sim City o simili, rimane un gestionale all’”acqua di rose”, ma per tutti gli altri può rappresentare un’ottima introduzione al genere, oltre che un gioco comunque piacevole. L’opzione “pay-to-play” non si rivela invadente, rimanendo appunto una libera scelta, mentre un appunto va fatto sulla mancata traduzione dei testi, interamente in Inglese, che può rappresentare un grosso freno alla diffusione del gioco in Italia, soprattutto fra i più giovani.

Pro: Buona realizzazione tecnica Divertente e ben strutturato come gestionale Bilanciato e semplice anche per i neofiti Contro: Dinamiche troppo semplici per gli esperti Ripetitivo alla lunga Solo in Inglese

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