8.7

Redazione

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FlatOut: Ultimate CarnageFlatOut: Ultimate Carnage - Recensione 62

Il rocambolesco racing game di Bugbear torna per un terzo episodio pesantemente vitaminizzato. Scegliamo un "ferro" da battaglia e lanciamoci nella mischia...

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Guida sporca

Il paragone con Burnout è inevitabile, viste le similitudini in termini di concept e struttura dei due giochi. FlatOut è in qualche modo il fratello cattivo, sporco, del gioco Criterion: mentre quest’ultimo ci fa correre su strade cittadine scintillanti, a bordo di veloci e moderne auto da corsa lucidissime, il titolo di Bugbear ha invece il sapore dei rodei automobilistici della periferia americana, pieni di fango, polvere e lamiere contorte. Il look generale del gioco riflette questa tendenza: le auto sono più sporche (quella della classe Derby sono veramente al limite del rottame), i circuiti si snodano nella maggior parte dei casi in tratti fuori strada, su sentieri di montagna, su tracciati fangosi e polverosi o zone cittadine dimesse.
La struttura di FlatOut si fonda sulle due linee parallele della corsa pura e della distruzione efferata: ci sono modalità che tendono in maniera specifica ad esaltare l’una o l’altra “specialità”, mentre nelle gare normali entrambe le caratteristiche vengono tenute in debita considerazione, con premi in denaro che spaziano dal piazzamento in classifica alle capacità distruttive. Il bilanciamento tra guida e scontri rocamboleschi risulta ottimale anche dal punto di vista tecnico, con un buon modello di comportamento della macchina sui diversi tipi di terreno che pone il gioco allo stesso livello di un ottimo racing arcade “normale”, e una gestione degli urti tra le auto e contro gli elementi dello sfondo altamente soddisfacente. Questo equilibrio determina una certa libertà d’azione per il giocatore, che può godersi la gara cercando semplicemente di guidare bene e arrivare nelle prime posizioni, concentrarsi sulla distruzione totale oppure dedicarsi ad entrambe le attività in maniera equanime: in tutti i casi, il divertimento è assicurato. La guida al limite e la ricerca dello scontro è qui incentivata attraverso un espediente simile a quanto visto in Burnout: le manovre più pericolose, gli scontri e l’abbattimento di elementi dello scenario determina la ricarica della “nitro”, attivabile con la pressione del tasto A, che fornisce all’auto un’improvvisa super-accelerazione dagli effetti devastanti. I circa 40 tracciati presenti sono zeppi di elementi dello scenario interagibili: questo comporta non solo la possibilità di abbattere qualsiasi cosa si stagli a bordo della pista, ma anche ad aprire dei veri e propri varchi, consentendo accessi a scorciatoie e sentieri alternativi che possono far guadagnare secondi preziosi sugli avversari. Immaginate la scena: durante una gara notate con la coda dell’occhio un capannone al lato della strada e vi viene un’idea; al giro dopo invece di impostare la curva normalmente decidete di tagliare direttamente attraverso il capannone, sfondando le porte e attraversandolo fino alla parete opposta, rientrando in strada direttamente dopo la curva. Una cosa che non può non strappare un sorriso compiaciuto.

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Demolitore professionista

Tra le numerose modalità a disposizione quella principale è ovviamente la “FlatOut”, che può essere associata alla tradizionale Carriera, nella quale dovremo guadagnare soldi vincendo le gare (o ottenendo riconoscimenti speciali per la nostra capacità di distruzione) e avanzare di livello in livello. Ci sono tre categorie fondamentali: “Derby”, “Gara” e “Classe da Strada”, ognuna caratterizzata da un particolare stile di guida richiesto, e da vetture adatte all’occorrenza. Tutte e tre le classi sono composte da diversi campionati (formati da due o più gare), e da una serie di eventi speciali di vario tipo: ci sono prove a tempo, Deathmatch Derby nei quali dovremo distruggere gli avversari all’interno di un’arena e cose del genere. Concludendo le varie gare con un piazzamento sul podio, si sbloccano i campionati e le prove di livello più alto. All’inizio del gioco avremo la possibilità di acquistare solo un’auto della Classe Derby, che rappresenta il livello più basso, basato su circuiti perlopiù sterrati e da mezzi di infima categoria. Una volta che avremo racimolato i fondi necessari per comprare le auto corrispondenti, potremo conseguentemente sbloccare le categorie “Gara” e “Classe da Strada”. I soldi vengono assegnati in maniera proporzionale alla posizione raggiunta all’interno delle varie gare, oppure ottenendo ambiti riconoscimenti come “Maestro della Distruzione”, “Demolitore”, facendo segnare il giro più veloce e così via. Il denaro può essere investito acquistando nuove auto al concessionario, oppure potenziando i mezzi già a nostra disposizione. Chiaramente, siamo lontani dalla customizzazione estrema di altri titoli del genere, ma la quantità di modifiche e componenti nuovi acquistabili per aumentare le prestazioni delle auto è comunque più che dignitosa.
Il livello di sfida nella modalità FlatOut si mantiene alto, anche grazie ad un’intelligenza artificiale che a tratti spesso a favorire eccessivamente le auto controllate dalla CPU, rendendo le auto davanti a noi sempre molto difficili da raggiungere e quelle dietro eccessivamente vicine, facendo sì che un minimo errore possa compromettere l’intera corsa, specialmente giunti agli ultimi metri di pista. Tuttavia con costanza, e i giusti investimenti in upgrade per le macchine, si può avanzare di livello in livello senza troppa fatica, pur incontrando alcuni momenti veramente frustranti. Certo, non si tratta di una sfida particolarmente lunga, ma ad aumentare la longevità del gioco intervengono tutte le altre modalità presenti, e soprattutto il multiplayer.

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Tanti modi per distruggere una macchina

La quantità di opzioni e modalità diverse presenti in FlatOut: Ultimate Carnage è encomiabile, fornendo una grande quantità di sfide diverse e variando l’esperienza di gioco in maniera notevole. Oltre alla modalità FlatOut, è possibile impegnarsi in una serie di altre attività e tipologie di corsa: ci sono diverse opzioni per il multiplayer, e varie specialità da poter affrontare in singolo. Una di queste, particolarmente divertente, è il Carnage, che contiene una quantità di prove assortite, frammenti di gameplay a base di auto e incidenti. Alcuni sono delle esperienze assolutamente “mordi e fuggi”: riuscire ad eseguire un certo salto, provocare determinati danni, ecc. Altri presentano invece una struttura più complessa, rappresentando vere e proprie alternative alla classica gara, come il Deathmatch, che consiste in un vero e proprio rodeo in stile “Hazzard”, con le auto intente a demolirsi a vicenda all’interno di un’arena, con tanto di bonus e power up da raccogliere per potenziare la macchina o abbattere in varie maniere gli avversari. L’ottima fisica rende questa modalità decisamente soddisfacente, con collisioni convincenti e spettacolari: una degna evoluzione next gen di quanto vedemmo anni fa con il buon vecchio Destruction Derby di Psygnosis.
Ovviamente, la modalità alternativa più importante è rappresentata dal multiplayer, che in un gioco del genere riveste un ruolo fondamentale: gli eventi singoli e i mini-game raccolti nel “Party Mode” rappresentano un modo estremamente efficace per modificare la normale esperienza di gioco, e soprattutto per allungarne la longevità, sebbene sia difficile concentrarsi a lungo su ciò che esula dalla gara vera e propria o dal Deathmatch, che sono in definitiva le uniche modalità in grado di offrire un divertimento di lunga portata. Via Xbox Live, è possibile giocare insieme ad altri fino ad un massimo di 8 utenti contemporaneamente in gara, ed è chiaro come questo rappresenti probabilmente la massima espressione di FlatOut, che offre in questo modo il divertimento puro e inesauribile, libero da eventuali limiti connessi al tedio e alle limitazioni della semplice lotta contro la CPU.

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Splendido caos

La grafica di FlatOut: Ultimate Carnage è l’aspetto che colpisce maggiormente. Le piste sono ricche di elementi interagibili, gli scenari dettagliati in maniera opulenta, mentre ben 12 auto sono costantemente intente a darsi battaglia, schiantandosi l’una con l’altra e trascinando nel caos gli oggetti a bordo pista. In quest’orgia di poligoni è possibile vedere incidenti che coinvolgono 5 o 6 auto insieme, esplosioni, frammenti di carrozzeria che volano insieme a copertoni, tronchi, staccionate e cartelli stradali, il tutto mentre il framerate si mantiene solido sui 30 fps, senza un’incertezza, mentre si corre a velocità folli sulle ali della nitro. I modelli poligonali delle auto sono ottimi, ma più stupefacente è il modo in cui si modificano in tempo reale, con le carrozzerie che si sfaldano fino a rivelare la struttura interna dello chassis, sporcandosi e deformandosi con l’accumularsi dei colpi subiti. La fisica è l’elemento portante del gioco: la sua ottima implementazione permette di colpire, deformare e spostare quasi tutto quello che possiamo vedere e raggiungere con l’auto, con risultati splendidi, nella maggior parte dei casi. Purtroppo, ci sono anche delle carenze in tale sistema, delle discrepanze nel comportamento dei vari oggetti, che possono determinare effetti bizzarri: succede spesso che gli oggetti si incollino al cofano o al tettuccio dell’auto; oggetti a prima vista invisibili, nascosti in mezzo ad altri, si rivelano essere inamovibili, provocando lo schianto della propria auto o ancora, alcuni elementi dello scenario, misteriosamente, non sono soggetti ai medesimi effetti degli altri (gli alberi, ad esempio, sono assolutamente inamovibili). In ogni caso, i difetti sono piccolezze, se paragonati alla mole grafica smossa da questo gioco di Bugbear/Empire, che setta veramente un nuovo modello qualitativo nel genere.
Il comparto audio è adeguato allo stile del gioco, almeno per quanto riguarda la colonna sonora: gli effetti sono assolutamente anonimi e poco piacevoli, ma la tracklist è rappresentata da un buon assortimento di tracce “alternative rock”. Venti canzoni poco conosciute ma che sanno infondere la carica giusta, comprendenti pezzi di 32 Leaves (“Waiting”), A Static Lullaby (“Hang’em High”) e Art of Dying (“You Don’t Know Me”), tra gli altri.

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Obiettivi 360

Il gioco contiene 45 obiettivi sbloccabili, per il classico totale di 1000 Gamerpoint. La disposizione degli achievement è piuttosto disparata, come si confà ad un gioco che fa degli eventi differenziati la sua struttura principale. Alcuni si raggiungono proseguendo nella modalità FlatOut, superando livelli e completando le varie categorie, ma la maggior parte si sbloccano ottenendo risultati specifici, come un certo numero di auto distrutte, collezionando un tot di vittorie o eseguendo determinate performance. Un obiettivo particolarmente esilarante è “Costanza”, sbloccabile dopo un certo numero di volte che si interrompe e ricomincia una gara: evidentemente gli stessi sviluppatori si sono resi conto che in certi momenti il gioco può divenire frustrante!

Commento

Gli unici difetti ascrivibili a questo FlatOut, a parte i problemi di AI truffaldina e incoerenze nella gestione della fisica, sono quelli connaturati alla struttura stessa del genere. In particolare, il gioco può stancare, saturando il giocatore con un’overdose di velocità e incidenti, specialmente dopo sessioni prolungate. La grande quantità di modalità alternative e il solido multiplayer tuttavia possono facilmente porre rimedio al problema, e allungare notevolmente la longevità del titolo in questione. Di positivo c’è praticamente tutto il resto: la realizzazione tecnica è ottima nella ricchezza della grafica, supportata dalla fisica applicata agli elementi dello scenario. L’estesa interattività con quest’ultimo consente un approccio ben più libero e faceto ai tracciati, interpretabili a piacere, ma cosa più importante: FlatOut risulta decisamente divertente. Il divertimento deriva dall’ottimo bilanciamento tra il piacere della guida arcade (salti, derapate, escursioni fuori strada) e quello della distruzione indiscriminata, supportato a dovere dall’aggiunta di varie tipologie di gara e soprattutto dal multiplayer. E’ anche vero che questo Ultimate Carnage non aggiunge praticamente nulla di nuovo alla struttura della serie stessa e della concorrenza, ma in attesa di vedere gli sviluppi next gen del genere si pone come punto di riferimento per i “racing arcade distruttivi”.

Pro: Ottima realizzazione tecnica Divertente e immediato Grande quantità di opzioni e modalità selezionabili Contro: Struttura di gioco fondamentalmente invariata Intelligenza artificiale truffaldina Alla lunga tende ad annoiare

Fior di studi si sono concentrati, recentemente, sui possibili effetti dannosi dei giochi di guida moderni. Sessioni prolungate a questi prodotti possono influenzare una condotta di guida pericolosa e violenta? C’è chi dice sì, c’è chi dice prudentemente che i dati non portano al momento da nessuna parte, ma su una cosa tali studi non si sono mai soffermati: quanto è dannatamente divertente guidare oltre il limite delle possibilità umane, travolgere con l’auto tutto quello che incontriamo e provocare incidenti terribili, nella sicurezza domestica della nostra postazione da gioco. Ci si rende sicuramente conto che tutto questo è sbagliato, e ci si può sentire addirittura segretamente in colpa per i danni arrecati, eppure non si può fare a meno di sorridere nel vedere le auto schiantarsi tra loro. Ci deve essere, da qualche parte, un lascito di quello spirito infantile con il quale da piccoli si giocava a far cozzare le automobiline tra loro, e tale divertimento fanciullesco mascherato sotto una sfavillante grafica next gen è la vera forza di questo genere di giochi, che trova in FlatOut: Ultimate Carnage uno degli esponenti migliori. La questione è semplice: fare soldi con le corse, utilizzando ogni mezzo, senza nessuna regola di correttezza, anzi ricevendo incentivi per una guida scorretta e violenta. E’ un filone alternativo alle simulazioni di guida che ha incontrato negli anni sempre più il favore del pubblico, dal primo “scandaloso” Carmageddon, passando per Destruction Derby, Need for Speed fino a Burnout. Quest’ultimo è il vero avversario di FlatOut, con cui condivide, oltre al suffisso, anche gran parte della struttura di gioco e del feeling generale. Il titolo EA sviluppato da Criterion è quello che finora si è distinto maggiormente e ha fatto registrare i risultati migliori, ma questo nuovo Ultimate Carnage di Bugbear/Empire ha davvero le carte in regola per ribaltare i pronostici e affermarsi non solo come il “fratello cattivo” di Burnout, ma anche come il migliore.