7.8

Redazione

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Tom Clancy's Ghost Recon: Advanced Warfighter 2Ghost Recon: Advanced Warfighter 2 - Recensione 0

C'è sempre lavoro per la squadra fantasma! Ed infatti, a mesi di distanza dalla versione Xbox 360, ecco finalmente arrivare Ghost Recon Advanced Warfighter 2 anche su PC.

Back to root

Se nel primo episodio la quasi totalità delle missioni era ambientata a Città del Messico ora le locazioni sono di respiro un po’ più ampio e comprendono i sobborghi di Juarez, avamposti montani, ponti, dighe e via discorrendo.
Passando all’azione si nota subito un certo “ritorno alle origini”. La meccanica di gioco in verità e del tutto simile a quella precedente: il giocatore impersona solo il capitano della squadra Ghost e viene seguito da un massimo di tre militari che rispondono ai suoi comandi, impartiti come al solito dal pulsante centrale del mouse. Cosa avvicina dunque Advanced Warfighter 2 al capostipite della serie? In buona sostanza il design delle mappe, che ora sono meno “confusionarie” nonostante le dimensioni. Gli obbiettivi da perseguire risultano ben chiari ed immediati, cosa che non sempre accadeva nel precedente titolo, e anche la schermata di gestione delle unità è stata riveduta tenendo come pietra di paragone il primo Ghost Recon, e questo non potrà che far piacere agli aficionado del primo minuto. Senza contare il menù di briefing che permette di seguire meglio la trama.

Ghost Recon: Advanced Warfighter 2 - Recensione Ghost Recon: Advanced Warfighter 2 - Recensione

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La naturale evoluzione del gioco ha portato i programmatori a perfezionare il sistema di controllo dei commilitoni. Ora, quando vengono impartiti degli ordini agli altri membri della squadra, compaiono sullo schermo anche delle utili icone che aiutano a capire che cosa faranno. In effetti il maggior punto debole del primo GRAW consisteva nella difficoltà di capire dove si sarebbero mossi i nostri aiutanti, mentre ora la sensazione di avere tutto sotto controllo è molto più forte, anche se gli atteggiamenti suicidi non sono completamente scomparsi. Di tanto in tanto è possibile telecomandare anche altri mezzi, come mortai, carri armati o sentinelle bioniche. In questi casi (e, a nostro modesto modo di vedere, pochi altri) è preferibile utilizzare la visuale dall’alto, in stile strategico, visto che puntare il mirino laddove si nasconde un vespaio di terroristi equivale (quasi) matematicamente al passaggio a miglior vita.

La scheda PhysX

Le missioni della campagna in single player sono ben strutturate e coerenti con la trama; ambientate come detto nel confine tra USA e Messico, dove l’ocra e il metallo la fanno da padrone, prevedono target spesso diversi, e la scelta dell’arsenale più adatto può fare la differenza. La versione PC prevede la possibilità di scegliere tra due punti di inserimento; solitamente uno è più isolato e distante, mentre l’altro immette subito nella zona calda. La cura nella realizzazione dell’armamentario è sempre stato uno dei fiori all’occhiello dei giochi targati Tom Clancy, e in questa sede stabilisce nuovi metri di paragone, sia in termini di qualità che di quantità. È stata introdotta l’importante possibilità di recuperare le armi dai corpi dei cadaveri: scelta davvero azzeccata, visto che non di rado si verificheranno dei “colpi di scena” durante una missione, rendendo inadatto l’equipaggiamento iniziale.

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La scheda PhysX

La gestione della fisica è davvero notevole e raggiunge i massimi livelli con l’ausilio della scheda PhysX di Ageia che, come alcuni sapranno, alloggia un processore dedicato esclusivamente alla gestione del motore Havok. I designer si sono sforzati di usare tanta potenza non per motivi meramente estetici come accaduto col precedente episodio, ma tentando di influenzare anche il gameplay. L’obbiettivo è stato conseguito solo in parte: se è vero che alcuni elementi del paesaggio come staccionate, reti o vetture possono essere fatti saltare in aria eliminando alcune zone di “protezione” (spettacolare l’effetto dei camion che si accasciano quando viene perforato un pneumatico), è altrettanto vero che non tutto può essere raso al suolo (a volte in modo paradossale, come le mura della casetta di legno che restano in piedi nonostante l’esplosione di un carro armato vicino), e che le occasioni in cui il giocatore viene spinto a fare tabula rasa per scovare i cattivi non sono poi così numerose.

La maggior parte delle volte è difatti preferibile una tattica più silenziosa e “cerebrale”: chi pensa di poter fare un’allegra carneficina contando soltanto sulla prontezza dei riflessi troverà il nome del proprio alter ego comparire numerose volte nell’elenco dei caduti per la patria. I terroristi infatti si nascondono molto bene e… poco altro. Purtroppo infatti la loro IA non è stata oggetto di quella doverosa cura di neuroni che necessitava il primo GRAW. Sono troppo le volte in cui i nemici non sfruttano le difese a propria disposizione, o rimangono assolutamente indifferenti davanti ad un compagno che cade centrato da una pallottola in fronte. Certe situazioni toccano l’assurdità: più di una volta è capitato che intere squadre di militanti ribelli se ne rimanessero intente a sparare in direzione dell’ultimo lealista messicano rimasto in piedi senza minimamente curarsi di guardare le proprie spalle, cadendo così sotto i nostri colpi che sembravano esplosi contro una croce rossa.

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La maggiore sfida nelle partite contro il computer è quella di scovare i cattivi prima che abbiano tempo di farci fuori: questo comporta che il ritmo dell’azione sia tendenzialmente basso e che ci sia anche il tempo per ammirare il lavoro di level design, estremamente dettagliato. Il rovescio della medaglia è rappresentato dal fatto che i ribelli occupano le medesime posizioni ad ogni nuova partita, e questo fa sì che il timore che la propria testa possa essere fatta esplodere da un cecchino venga smorzato al terzo caricamento veloce, quando inevitabilmente si sarà capito da che parte proviene quel colpo.
Soluzione forse inevitabile per non appesantire ulteriormente un gioco che al massimo del dettaglio richiede diversi sforzi al sistema, ma che finisce con il diminuire la libertà d’azione che livelli così vasti potrebbero garantire. Ne viene di conseguenza minata anche la longevità, già di per sé ridotta dall’introduzione del quick save: continuano ad esistere i check point, ma la versione per PC permette di salvare “quasi” in ogni momento (la cosa è impossibile durante gli scontri a fuoco). Questo significa che per portare a termine la campagna principale in modalità normale sono necessarie all’incirca quindici ore.

Il multiplayer

A prolungare la vita del gioco dovrebbe venire in aiuto internet. L’aspetto multiplayer è di gran lunga il più delicato, dal momento che GRAW non si era minimamente mostrato degno di ereditare una comunità imponente come quella del primo Ghost Recon: solo con l’ausilio di patch sempre più consistenti si era dato forma al gioco in rete, inizialmente “inesistente”, ma non ancora sufficiente per i giocatori italiani. In questa produzione GRiN dimostra di aver ascoltato le lamentele dei fan. Naturalmente ci sono le modalità classiche che tutti abbiamo imparato a conoscere: Deathmatch in singolo e a squadre, Dominazione (qui chiamata Hamburger Hill) e Assalto. Ci sono poi due ulteriori varianti: la cooperativa e quella chiamata Recon vs Assault.

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Il multiplayer

La prima, giocabile anche con l’ausilio del cross-com, il futuristico elmetto multifunzionale, offre la possibilità di affrontare la campagna per singolo assieme ad altri giocatori umani: un modo simpatico per rivivere le stesse missioni (mancano però in questo caso le sequenze filmate introduttive) sulla falsariga di quanto già visto nel primo titolo e in Rainbow Six: Vegas. Come già riportato nella recensione per Xbox 360, anche per la controparte PC il livello di difficoltà si eleva notevolmente; i nemici sono un po’ più numerosi e soprattutto letali – con un colpo si finisce quasi sempre con l’essere messi a terra. Le mappe sono ovviamente quelle già viste nel single player. Questa modalità purtroppo risulta limitata dalla ripetitività delle azioni dei nemici, controllati dalla CPU, e può essere interessante solo immediatamente dopo aver completato il single player.

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Il multiplayer

Recon vs Assault probabilmente racchiude le maggiori potenzialità, poiché mette a confronto due squadre di giocatori: i Ghost e i messicani. In buona sostanza i primi devono cercare di far esplodere tre contraeree, i secondi devono eliminare tutti i soldati americani. La particolarità è che il ghost ucciso (a differenza del terrorista che è “immortale”), può tornare in gioco solo quando una batteria antimissilistica viene distrutta. Da morto può comunque contribuire alla causa dei suoi grazie all’elmetto cross-com, individuando la posizione dei nemici. Caratteristica comune alle modalità multiplayer è l’acquisizione di esperienza che permette di sbloccare armi nuove e più potenti. Per dire se il seme di GRAW2 attecchirà sotto il fronte di internet è necessario comunque diverso tempo e un supporto continuativo da parte dei programmatori. Le premesse sono senza dubbio migliori del titolo originario, da molti considerato embrionale al momento dell’uscita. Dal nostro canto possiamo soltanto sottolineare che i server attualmente non sono molto popolati, ma questo è dovuto anche alla scarsa penetrazione del gioco, uscito negli Stati Uniti e in Europa nei primi di luglio. Da sottolineare infine l’incompatibilità tra la versione PC e quella Xbox 360.

La tecnica

Analizzando Advanced Warfighter 2 sotto l’aspetto tecnico, siamo alle prese con un’evoluzione dell’originale. Il motore utilizzato è ancora il Diesel engine, giunto alla settima edizione, che sa regalare momenti di elevata spettacolarità, riuscendo nel non facile compito di immergere il giocatore nelle infuocate atmosfere di un Messico devastato dalla guerra civile. Camminare per le stradine di Juarez e scorgere in lontananza i bagliori di una bomba testimoniante la guerriglia in corso è molto evocativo, così come l’intervento provvidenziale di un Black Hawk alleato che spazza le ultime resistenze ribelli. Tra gli effetti meglio realizzati meritano menzione le esplosioni, rese ancor più scenografiche dalle conseguenze fisiche di cui abbiamo discorso sopra. I modelli poligonali hanno a loro volta subito un piccolo lifting ricostituente e sono caratterizzati da una buona fluidità di movimenti e da una discreta caratterizzazione. Per poter spingere tutte le opzioni al massimo si rende però necessaria una scheda video dotata di molta RAM per velocizzare il caricamento delle texture (peraltro “riciclate” abbondantemente dal primo GRAW). Per chi non è ancora dotato di una GeForce 8800 (questa la scheda necessaria per impostare tutto al limite), la scalabilità del motore permette di ottenere un frame rate decoroso anche su sistemi non propriamente all’avanguardia.

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La tecnica

Il comparto audio ci è davvero piaciuto: le esplosioni sono realizzate ottimamente così come i dialoghi in italiano, riveduti e corretti. Ora gli interpreti sembrano calati con maggior convinzione nel ruolo e rendono più “vive” le azioni di guerra. Menzione speciale per la colonna sonora, in perfetto stile Black Hawk Down, a parere di chi scrive il miglior aspetto dell’intero gioco. Peccato solo che debba ancora uscire il CD audio dedicato.

Bug

Purtroppo l’esperienza in rete (sia locale che internazionale) è limitata a causa di fastidiosi bug che portano all’uscita del gioco durante le sessioni particolarmente affollate. In altre partite ancora è capitato che il sistema si congelasse dopo una “resurrezione” costringendoci al riavvio del programma. GRIN è già corsa ai ripari rilasciando una patch da 30 Mbyte (la 1.02) pochi giorni dopo l’uscita del gioco, ma questa non è comunque ancora sufficiente.
Da segnalare infine l’incompatibilità di Advanced Warfighter 2 con l’ultima versione dei driver video di nVidia, la 162.18. Ne sconsigliamo l’installazione a chi desidera continuare a giocare al titolo Ubisoft, almeno fino all’uscita di una nuova patch.

Commento

I più maliziosi potrebbero considerare Advanced Warfighter 2 quello che avrebbe dovuto essere il primo titolo, ed effettivamente la sensazione è quella di avere tra le mani un gioco più completo. Le migliorie si vedono un po’ ovunque: dal motore più snello alla struttura di gioco meno confusionaria ed un multiplayer molto più consistente di quello passato. Il gioco sa regalare un’esperienza tanto piacevole quanto volatile in modalità single player; la trama è al solito ben congegnata e intrigante, le mappe dettagliate e spettacolari. Per sapere se GRAW2 saprà tenere testa anche sul fronte di internet è necessario attendere i prossimi mesi, così da poter valutare il supporto che Ubisoft saprà dare a questo nuovo episodio di Ghost Recon.

Pro Colonna sonora Fisica spettacolare Trama interessante e single player piacevole Contro Troppi bug al momento dell’uscita Single player breve Multiplayer acerbo

Requisiti di Sistema


Requisiti Minimi: Sistema operativo: Microsoft Windows® XP/Vista Pentium® IV o AMD Athlon™ a 2 GHz 1 GB di RAM Scheda grafica GeForce 6200 o Radeon 9600 (128 MB compatibile con DirectX® 9.0c e Shader Model 2.0) DVD-ROM 2x 5 GB di spazio libero sul disco rigido Connessione: modem ad alta velocità con 64 Kb di velocità di trasferimento dati per un client, 512 Kb di velocità di trasferimento dati per un server di gioco Requisiti Consigliati: Pentium® IV o AMD Athlon™ a 2.8 GHz 1 GB di RAM Scheda grafica da 256 Mbyte DVD-ROM 4x Connessione: modem ad alta velocità con 128 Kb di velocità di trasferimento dati per un client, 512 Kb di velocità di trasferimento dati per un server di gioco. Schede video supportate al momento della pubblicazione: ATI® Radeon® 9559, 9600, 9800/X800-X1950 NVIDIA® GeForce™ 6200-8800 I modelli laptop di queste schede potrebbero funzionare ma NON sono supportati. Tali chipset sono gli unici adatti al funzionamento del gioco. Altri chipset potrebbero essere supportati dopo la pubblicazione. Configurazione di Prova: AMD Athlon FX-55 1 GB di RAM Scheda video nVidia GeForce 7800 GTX

Esce qualche mese dopo la versione Xbox 360 il seguito di Tom Clancy’s Ghost Recon: Advanced Warfighter per PC; lo sviluppatore svedese GRiN ha impiegato appena un anno per confezionare le nuove avventure della squadra fantasma, impegnata ancora una volta in territorio messicano.
La trama prende forma quarantotto ore dopo il termine della missione precedente, anche se non è necessario esserne a conoscenza per capire perfettamente quello che sta succedendo. Canada, Stati Uniti e Messico hanno chiuso una sorta di alleanza panamericana. I soliti ed esagitati narcotrafficanti temono di vedere minacciati i propri affari e ne fanno una questione di stato, minacciando di non volere la presenza degli USA sul suolo messicano e preparando un attacco nucleare grazie a tre testate scomparse in Ucraina nei primi anni Novanta ed ora misteriosamente riapparse. Il compito del capitano Scott Mitchell e della sua squadra è naturalmente quello di scongiurare qualsiasi tipo di pericolo, ma come si vedrà la situazione precipita velocemente fino a divenire una vera e propria guerra civile tra i terroristi a capo del governo e i lealisti fedeli al precedente primo ministro e supportati dagli statunitensi.