Legacy of Kain: Defiance  3

La serie di Crystal Dynamics è arrivata al suo punto cruciale, riusciranno Raziel e Kain a sfuggire dal proprio destino? Per scoprirlo dovremo avventurarci nuovamente tra le terre di Nosgoth ma il cammino potrebbe non essere così esaltante...

La morte può attendere

Defiance è per molti versi il gioco delle occasioni perse. La prima tra tutte è la differenziazione tra i due vampiri, Raziel e Kain che andrete ad impersonare alternativamente. Entrambi possiedono infatti le stesse identiche abilità, tra cui la capacità di planare in volo e quella di arrampicarsi. Il medesimo discorso si applica ai combattimenti dove per ciascuno saranno disponibili le stesse combo, anche se ai fini del gioco si dimostrano marginali e per nulla spettacolari. Da questo punto di vista Defiance sembra prendere spunto da Devil May Cry di Capcom, costringendovi ad affrontare continue sequenze di combattimento che non tardano a divenire noiose e ripetitive, soprattutto considerando che i due figli della notte sono immortali; mentre Kain ripartirà dell’ultimo checkpoint, Raziel ritornerà semplicemente al mondo degli spettri, ma la sostanza non cambia. Un altro punto a sfavore di Defiance consiste nella mancanza di armi diverse dalla famelica Soul Reaver, che in mano a Raziel ha la sua forma spettrale, ma che non permette in ogni caso di impugnare altri strumenti come accadeva in passato, eliminando completamente il discorso delle “finish” sanguinose. Come per voler supplire a questa mancanza gli sviluppatori hanno implementato una capacità telecinetica con cui Kain può scaraventare lontano i nemici o, in alcune rare occasioni, impalarli su qualche punta acuminata. Al contrario Raziel si serve della medesima abilità per sparare globi di potere con i quali atterrare gli avversari, ma la differenza è appena percepibile in termini di gioco. Trattandosi in ogni caso di vampiri, tanto potere ha un prezzo che si chiama sete di sangue per Kain, mentre per Raziel consiste nel bisogno di divorare le anime dei propri avversari. Entrambi comunque possono saziarsi nello stesso modo quando un nemico è oramai privo di forze, afferrandolo poco prima che muoia, mentre tutti gli altri restano a guardare in attesa che abbiate finito. In alternativa il malcapitato può nutrire la vostra arma, che accumulata una certa quantità di energia la rilascerà attivando un’abilità speciale diversa a seconda del potere con cui è stata imbevuta. Si tratta di discorsi noti a chi ha già avuto modo di provare i capitoli precedenti, ed è sicuramente da apprezzare la continuità di Defiance, ma ogni buona trovata finisce per deludere non appena ci si rende conto della superficialità con cui è stata realizzata. Lo stesso vale per i puzzle, uno degli aspetti più affascinanti di Soul Reaver e che ora non vanno oltre l’uso di una leva o la ricerca di un oggetto dal nome esoterico, sacrificando l’elemento chiave della serie, ovvero la possibilità di Raziel di passare dal mondo reale al mondo degli spettri, le cui diversità costituivano un importante elemento per la costruzione di complicati enigmi. Ora tutto si riduce ad una colonna che si abbassa e poco più, alla ricerca di una struttura frenetica e veloce, minata però dalla pessima idea di inquadrare l’azione da una telecamera fissa. Non solo spesso vi troverete a correre contro un muro o senza una chiara prospettiva di quale strada stiate imboccando, ma nelle sequenze platform in particolare, i continui cambiamenti di inquadrature saranno più volte fonte di premature dipartite.

Tu sei Raziel, ti riconosco!

Per fortuna l’aspetto grafico non è mutato, nel senso che la pulizia e la qualità dei modelli principali non è venuta meno neppure in questo Defiance così sotto tono. Oltre ad essere molto veloci ed animati fluidamente, Kain e Raziel sono identici nelle fattezze a come li abbiamo conosciuti in passato, mentre i nemici risultano meno dettagliati e convincenti. In particolare i cacciatori di vampiri non danno un grande senso di solidità e sono animati in maniera piuttosto grezza. Complessivamente comunque il risultato non è negativo, considerando che le architetture sono rifinite con cura e gli ambienti godono di un aspetto generale accattivante, sebbene molto sia da imputare ad elementi di scena bidimensionali. Rispetto alle versioni per console quella Pc si differenzia solo nella maggiore risoluzione, e con una configurazione di medio livello non avrete problemi di alcun genere a patto che possediate un joypad, altrimenti passerete dei brutti quarti d’ora in compagnia della tastiera. Dopo tanti dubbi almeno un punto fermo rimane, ed è costituito dall’eccellente doppiaggio italiano, prodotto dallo stesso cast di interpreti che abbiamo imparato ad apprezzare nel primo Soul Reaver. Grazie alle splendide voci riesce ad emergere tutta la sofferenza e il dramma che si cela nella sceneggiatura di questa serie, coprendo le scialbe colonne sonore in parte riciclate dagli episodi precedenti.

Commento finale

Ci aspettavamo tutti molto da Legacy of Kain: Defiance, ma purtroppo le buone idee non sono state sviluppate fino in fondo e quanto era già stato fatto di buono ora è solo un’ombra nel gameplay. Se avete amato la serie di Raziel potreste volerlo terminare per arrivare finalmente al punto cruciale della vicenda, altrimenti il rischio di cadere vittime della sua ripetitività è alto. Peccato perché senza i difetti della telecamera e la scarsa sfida che offre avrebbe potuto essere un grande gioco. Così com’è resta un titolo d’azione più che sufficiente, supportato da una narrazione ricca e da personaggi meravigliosi.

    Pro:
  • Personaggi indimenticabili
  • Finalmente la saga arriva ad un punto di svolta
  • Immediato e piacevole da vedere
    Contro:
  • Tante buone idee sprecate
  • Diviene presto ripetitivo
  • La telecamera fissa è un incubo

Il destino nelle vostre mani

Non è facile stabilire quali sono gli ingredienti che rendono un gioco davvero indimenticabile. Se ci guardiamo indietro fino al 1999 non possiamo dimenticare un titolo come Legacy of Kain: Soul Reaver, il cui successo è difficilmente rintracciabile in modo netto e distintivo. Da un lato c’era un cast di personaggi attraenti e forti nella personalità, dall’altro c’era un sistema di gioco innovativo ed immediato, quasi magnetico. Per questi motivi è davvero un peccato che l’evoluzione della serie abbia portato ad una netta caduta di stile, che si riassume in Legacy of Kain: Defiance. Come sempre le premesse, almeno sulla carta, sono delle migliori; innanzi tutto la sorpresa più gradita per i fan della saga consiste nella possibilità di poter finalmente impersonare Kain e Raziel nello stesso titolo, accompagnandoli all’appuntamento con il proprio destino. Questo significa che ripercorrerete alternativamente gli stessi livelli con i due vampiri, lungo linee temporali distinte verso il nodo cruciale, che chiarirà finalmente i tanti misteri che Legacy of Kain si porta dietro fin dalla sua prima pubblicazione. Naturalmente tutti i personaggi secondari giocheranno il loro ruolo, compresi Ariel e Vorador. Sebbene Defiance sia dedicato a chi ha già una certa familiarità con le terre di Nosgoth e i suoi oscuri personaggi, i nuovi giocatori potranno contare su alcuni supplementi in grado di chiarire i passaggi chiave relativi alle vicende passate. Ad ogni modo nonostante le numerose sequenze animate è facile perdere il filo della narrazione, ritrovandosi ad avanzare nella speranza di capirci qualcosa piuttosto che animati dalle recenti scoperte. Purtroppo è tutto fin troppo lineare e la longevità superiore alla media, è frutto di espedienti che vi costringono a ripercorrere ogni livello in cerca di una porta che prima non potevate aprire, senza l’ausilio di nessuna mappa. Ben presto vi renderete conto che non vi è più alcuna traccia di quelle costruzioni complesse piene di cunicoli da esplorare che avevano fatto la fortuna del primo capitolo. Il risultato finale è una grossa incoerenza tra gli eventi cosmici di cui dovreste far parte e la semplicità con cui si passa da un capitolo all’altro.