Lost OdysseyLost Odyssey - Recensione 

L'atteso gioco di ruolo di mr. Sakaguchi è finalmente tra noi. E' tempo di rivivere 1000 anni di ricordi!

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Eroe immortale

Ma il fulcro dell'avventura non è solo questo, l'attenzione è concentrata su un distinguo preciso, quello che divide gli esseri comuni, i mortali, da coloro che portano il pesante fardello di un'esistenza senza fine, e ricordi. Proprio come il nostro protagonista Kaim, e non solo lui, visto che nel corso dell' avventura ne incontreremo altri, disponibili a comporre un party quantomeno eclettico. Il giocatore è subito esortato a gestire le due tipologie di personaggi, sfruttando una disposizione sul terreno di battaglia strutturata su due file distinte (wall system). I combattenti collocati nelle retrovie godono di una protezione rappresentata a schermo da una barra, denominata condizione di guardia. Questa è calcolata in base ai punti salute dei personaggi collocati in prima fila. Sta quindi al giocatore impostare una personale strategia che tragga il meglio dalle caratteristiche dei vari componenti del gruppo. Gli immortali non sono in grado di apprendere nuove tecniche, ma possono acquisirle dai mortali con i quali scendono in campo, attraverso un sistema di link nei menu di preparazione. Per contro, prevedibilmente, non possono effettivamente morire una volta azzerati i punti vita, ma rimangono in uno stato di catalessi che si risolve dopo qualche turno, con un lieve recupero di punti vita. E' un sistema semplice e stimolante, che aggiunge un certo spessore strategico al battle system. I combattimenti vengono proposti in modo casuale, senza quindi dare la possibilità al giocatore di individuare nemici sulla mappa. Una scelta abbastanza anacronistica, che riporta ai jrpg di ben dieci anni fa. Fortunatamente non sono troppo frequenti, anche se l'inevitabile interruzione della fase esplorativa porta ad un'esperienza piuttosto frammentaria e potenzialmente frustrante.

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La tradizione non si ferma neanche una volta scesi in battaglia, come dimostra la canonica impostazione a turni, scanditi da un visualizzatore che ne stabilisce l'ordine. La scelta, a dir poco nostalgica, di rimanere ancorati al passato non impedisce la volontà di migliorarsi, e Mistwalker lo dimostra con alcuni elementi inediti. A partire dai colpi fisici, che sono stati risolti sfruttando un'intuizione ludica davvero brillante: la pressione prolungata del grilletto destro visualizza un cerchio , quando il personaggio ha equipaggiato un anello, che va a sovrapporsi su quello del target nemico. Rilasciando il tasto nel momento in cui le due figure combaciano, attiveremo una serie di effetti in base all'anello equipaggiato durante l'attacco. In sostanza si tratta di un vero e proprio minigioco, che può avere tre esiti distinti e permettere tre livelli di danno diversi, che scongiura la passività congenità del sistema a turni, e che si dimostra stimolante anche dopo averlo padroneggiato a dovere. I suddetti anelli possono essere assemblati utilizzando una serie di oggetti reperibili durante l'avventura e che vanno a costituire un rudimentale quanto appagante sistema di crafting. Altrettanto efficace e coraggioso si rivela il limitatore dei punti esperienza, che impedisce il livellamento a oltranza dei personaggi rispetto a quello massimo stabilito per la zona d'esplorazione, in modo da garantire una sfida sempre accesa. A beneficiarne maggiormente sono gli scontri con i boss, di elevato spessore tattico, che costringono allo sfruttamento totale delle risorse a nostra disposizione. Ne risulta una giocabilità impegnativa, ma in grado di offrire un'enorme soddisfazione. Per contro viene a mancare il tipico senso d'onnipotenza acquisito dal giocatore ad avventura inoltrata, occorre quindi non perdere mai la concentrazione e pianificare a fondo tutti gli scontri.

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Quattro dvd!

L'epopea di Kaim richiede la bellezza di quattro dvd per esere raccontata, anche attraverso una lunga e spettacolare serie di filmati in computer grafica, proprio come agli albori dei jrpg tridimensionali. La storia è lunga e appassionante, sebbene piuttosto canonica (vengono riproposti tutti i cliché di genere), e viene sviluppata nel perfetto stile Sakaguchi, con ritmi dilatati, lungo un lasso di tempo che si assesta sulle 40 ore solo dedicandosi alla quest principale.
Tecnicamente Mistwalker ha usufruito dell'Unreal Engine per visualizzare scenari evocativi, sia cittadini che naturali, non privi di particolari di pregevole fattura. Rimane, però, la sensazione che l'ambizione del progetto non sempre riesca a conciliarsi con le risorse impiegate. I risultati sono spesso entusiasmanti, altre volte appena passabili, con un quadro complessivo un po' altalenante. Considerazione analoga per il carachter design, non sempre ispirato e coerente, un difetto che si concretizza su alcuni personaggi dalla resa discutibile (Gongora è un esempio perfetto). Per contro abbiamo riscontrato, rispetto alla beta pervenutaci tempo addietro, un significativo miglioramento nei caricamenti, che rimangono ad ogni modo piuttosto frequenti.
La colonna sonora si avvale del mitico compositore Nobuo Uematsu, icona di Final Fantasy, qui nel non facile compito di bissarne l'impatto emotivo. Sakaguchi l'ha voluto fortemente, così come nel precedente Blue Dragon, e i risultati hanno premiato la sua ostinazione. Si tratta probabilmente di una delle sue migliori composizioni,ancora caratterizzata dal tipico eclettismo, in grado di conciliare sonorità rock, d'avanguardia e sinfoniche con rara maestria. Il pregio più grande è quello di mantenere alto lo spirito della concept soundtrack, con l'eccezionale main theme proposto come collante dell'intera avventura. A prescindere dai gusti musicali, è difficile non venire trasportati dalle melodie dell'artista, in grado di valorizzare al meglio le situazioni di grande impatto emotivo allestite dal gioco. Impressionante la quantità di dialoghi parlati, in particolar modo la versione italiana che gode di una completa localizzazione di alta qualità, un valore aggiunto indiscutibile. Preparatevi a riconoscerete molte voci note del doppiaggio, soprattutto nell'ambito degli anime giapponesi!

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Multiplayer.it ha pubblicato l'edizione italiana della guida ufficiale di Lost Odyssey
La guida è in formato A4, con ben 277 pagine tutte a colori, e svela tutti i segreti di questa esclusiva Microsoft per Xbox 360.

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Per scoprire le strategie per battere ogni boss del gioco, provare tutte le skill dei personaggi e trovare gli oggetti segreti nascosti nell'universo di gioco creato da Hironobu Sakaguchi.
La guida è in vendita dal 29 Febbraio al prezzo di 14,90 Euro.
Ecco la copertina della versione inglese!

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Commento

Lost Odyssey è un progetto di grande caratura che merita tutta l'attenzione di ogni appassionato di jrpg. Seppur non privo di difetti, rappresenta un'occasione d'oro per riassaporare, nello splendore dell'HD, tutto il gusto della vecchia scuola di Sakaguchi. Scuola che paga un prezzo salato per il suo ostinato approccio anacronistico al genere, seppur aggiunga alcuni piacevoli elementi, ma che non perde mai il dono della genuinità e senso della meraviglia, stabilendo un ideale collegamento con il settimo, indimenticabile, Final Fantasy per PSX. Un prodotto quindi principalmente indirizzato agli appassionati dei tempi che furono, ma anche per chi vuole riscoprire oggi un genere che ha fatto epoca. Un giro nell'ottovolante di Mistwalker che non possiamo fare a meno di consigliarvi. Pro: Avventura lunga e appassionante Il sistema degli anelli è un'ottima trovata Colonna sonora eccezionale Contro: Un po' troppo tradizionale Tecnicamente altalenante Piuttosto impegnativo per i neofiti

Xbox 360 - Obiettivi

Rispetto all'ostico Blue Dragon, Lost Odyssey premia con maggiore generosità gli sforzi dei giocatori, portando a conseguire a fine avventura la maggior parte dei 1000 punti a disposizione, sempre se ci si dedica anche alle subquest.

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