Manhunt  0

Recensione: I creatori della saga di GTA cambiano direzione, e si cimentano con un gioco completamente nuovo e dalle caratteristiche inedite: Manhunt, uno stealth action game ricco di buone trovate e dall'atmosfera impareggiabile. Per sapere il nostro giudizio, non vi resta che leggere la nostra recensione. E guai a chi non lo fa...

RECENSIONE di La Redazione —  26 Novembre 2003

La figura del buono in Manhunt non esiste. Il protagonista del gioco e nostro alter ego, James Earl Cash non è proprio uno stinco di santo. Anzi, diciamo pure che è il prototipo del bastardo, tutto muscoli e sguardo da duro, condannato a morte per i crimini che ha commesso. Facciamo la sua conoscenza nella sequenza introduttiva del gioco pochi istanti prima che la sentenza venga eseguita tramite iniezione letale. Ma qualcosa non va per il verso giusto, e quella che doveva essere la fine è in realtà l’inizio di un terribile incubo. Creduto morto dalle autorità, dimenticato da tutti, Cash diventa un burattino nella mani del misterioso Signor Starkweather, uno psicopatico che ama farsi chiamare “Il Regista”, la cui unica passione sono gli snuff movies, film underground assolutamente illegali in cui gli attori muoiono. Per davvero. Cash si trova suo malgrado protagonista principale, su un enorme set cinematografico che riproduce i sobborghi di una città, del più grande snuff movie mai girato. E dovrà vendere cara la pelle, seguendo alla lettera le istruzioni impartite dal Regista e uccidendo tutti coloro che gli si pareranno davanti, per sopravvivere.

Benvenuti a Carcer City

Inizia così Manhunt: Cash si trova solo, abbandonato in un desolato paesaggio urbano popolato da bande di criminali, i Cacciatori, assoldate apposta per dargli la caccia. A guidarlo, tramite un auricolare, la voce del Regista. Il gioco è fondamentalmente uno stealth game piuttosto atipico, che parte dai presupposti base del genere per evolverli secondo uno schema molto particolare. Il punto focale, a differenza di un Metal Gear Solid o uno Splinter Cell, rispetto ai quali Manhunt è molto più permissivo e flessibile, non è tanto lo sgattaiolare senza essere intercettato, quanto sfuggire ai Cacciatori, attirarli in trappola nascondendosi nell’ombra, e trasformarsi al momento opportuno da preda a carnefice, giustiziando in modo brutale gli ignari avversari. C’è un perverso gusto voyeuristico nell’osservare le vittime, seguirne ossessivamente con lo sguardo i movimenti ascoltando le loro farneticazioni da una posizione sicura, aspettare che ci voltino le spalle e assalirle di soppiatto, seguendole e dando loro il colpo di grazia. Interessante, quanto brutale, il sistema implementato per le esecuzioni. Una volta che è alle spalle di un Cacciatore, Cash alza un braccio, segno inequivocabile che può uccidere con un sol colpo, e a questo punto basta tenere premuto il tasto di attacco: più a lungo lo si terrà premuto, e più violenta sarà l’esecuzione (ci sono tre differenti livelli di gore, che variano inoltre a seconda dell’arma utilizzata) e più punti, indispensabili per sbloccare gli immancabili extra, si otterranno. Ovviamente più si attende e maggiori sono le possibilità di essere scoperti. E l’adrenalina sale, così come l’incessante tum tum del battito cardiaco di Cash. Ovviamente è possibile affrontare i Cacciatori anche in un diretto scontro corpo a corpo, gestito con le dinamiche classiche da picchiaduro, ma è davvero meglio evitare: i pazzi che popolano le strade di Carcer City sono incredibilmente forti, e bastano un paio di scontri diretti per ridurre Cash in fin di vita. Davvero molto buono in tutte le situazioni, per quanto non privo di qualche sbavatura, il sistema di controllo. Le pecche maggiori sono da ricercarsi nel sistema di gestione della telecamera, spesso difficile da orientare a piacimento, ma fondamentale in molte situazioni di gioco, visto che è sempre necessario poter tenere adeguatamente sott’occhio ogni movimento dei Cacciatori.

Certo le meccaniche di gioco, per quanto interessanti, tendono a diventare alla lunga ripetitive, soprattutto considerando la vastità di alcuni livelli, davvero estenuanti da portare a termine, e l’intelligenza artificiale degli avversari. La IA è di livello molto elevato, ed è un piacere osservare le reazioni dei Cacciatori che ci stanno braccando alle prese con le situazioni più disparate, quali un rumore sospetto da noi provocato ad hoc o il ritrovamento del cadavere di un compagno ucciso, ma si ha la netta impressione che non ci sia una reale evoluzione dei loro schemi comportamentali con il procedere dei livelli, e Cacciatori appartenenti a bande differenti tendono ad agire comunque più o meno allo stesso modo. Notevolissima la varietà di armi, divise in quattro diverse categorie per dimensione, tipologia e il rumore che provocano durante le esecuzioni. Ed è doveroso sottolineare come il gioco, in alcuni livelli in cui Cash è dotato di armi da fuoco, si trasformi da stealth game in un frenetico sparatutto, aggiungendo un po’ di varietà ad una formula che alla lunga tende a stancare, soprattutto considerando la linearità dei venti livelli di cui il gioco è composto, da affrontare rigorosamente in sequenza. La trama che lega gli eventi è comunque piuttosto coinvolgente, e non mancano un paio di colpi di scena a tenere il giocatore incollato alla poltrona. Il livello di difficoltà è decisamente alto, anche molto alto in alcuni stage tanto da rasentare la frustrazione quando occorre rigiocare intere sequenze piuttosto lunghe, complici punti di salvataggio da cui ripartire un po’ troppo distanti tra loro. Bassi gli incentivi a rigiocare il titolo una volta terminatolo, per quanto non manchino alcuni extra da sbloccare.

Dell’aspetto tecnico non si può che dire un gran bene: la realizzazione di Manhunt è ottima sotto tutti gli aspetti. Il solido motore grafico è sfruttato a dovere per ricreare atmosfere oppressive e fastidiose, il design degli ambienti e dei Cacciatori è molto azzeccato, così come gli effetti, che mirano a rendere l'immagine quanto più simile possibile a riprese amatoriali fatte in otto millimetri. La violenza visiva delle esecuzioni è allucinante, impossibile non rimanerne fortemente impressionati, soprattutto considerando la grafica realistica e non calmierata, come nel caso di GTA, da un'impostazione volutamente caricaturale.
Ottimo il lavoro svolto da Rockstar anche sotto il profilo audio. Pezzi noise di sottofondo, buoni effetti e un doppiaggio a dir poco perfetto, purtroppo solo in inglese, per quanto sottotitolato in italiano nei dialoghi più importanti. Peccato che non siano sottotitolate le frasi pronunciate dai vari Cacciatori nel corso del gioco: chi non conosce l’idioma d’oltremanica si perde irrimediabilmente alcune chicche.
Una curiosità: è possibile utilizzare l’headset per PlayStation 2 venduto con SOCOM per ascoltare in cuffia le istruzioni del Regista e utilizzare il microfono per attirare l’attenzione dei Cacciatori. Un elemento in grado di caricare ulteriormente la già di per sé pesante atmosfera del gioco, immergendo ancor di più il giocatore nel mondo malato di Manhunt.

Commento

Manhunt non è un gioco per tutti, e lo si evince in primis dal bollino VM 18 in copertina. Un bollino pienamente meritato: la nuova fatica Rockstar è forse il gioco più violento e crudo che sia mai stato programmato, dal fortissimo impatto emotivo. E proprio l’atmosfera opprimente, accentuata dall’accurata scelta dei colori, dalle diroccate ambientazioni metropolitane, dal taglio in puro stile 8 millimetri e da un accompagnamento audio eccezionale, è il maggior punto di forza del gioco. Oltre a una forma eccezionale non manca la sostanza: un gameplay solido e ricco di trovate vincenti, seppur non perfetto e a tratti ripetitivo.
Manhunt merita, ma solo se avete il fegato, e l’età, per giocarlo.

    Pro:
  • Divertente e godibile, buone trovate
  • Atmosfera eccezionale
  • Ottima realizzazione tecnica
    Contro:
  • IA dei Cacciatori non sviluppata a dovere
  • Alla lunga ripetitivo

Via, è ora di cambiare. Basta GTA, almeno per un po’, e per questo Natale i ragazzi scozzesi di Rockstar North, ex DMA, hanno deciso di deliziare i fans (che sono davvero tanti), con un progetto ambizioso e del tutto inedito: Manhunt.
I contenuti sono forti, il bollino VM 18 in copertina non manca, ma mai come in Manhunt Rockstar ha dimostrato di saper coniugare con maestria a tematiche volutamente eccessive una struttura di gioco di primissimo piano, puntando tutto sulla sostanza, oltre che sull'apparenza e l'immagine. E ottenendo risultati strabilianti.