Monster Madness: Battle for Suburbia - Recensione  1

Impariamo a sopravvivere ad un'invasione di zombie in questo nuovo gioco SouthPeak Interactive: quando horror e humour si fondono in uno sparatutto.

Qualcuno di voi senz’altro si ricorderà del vecchio Zombies Ate My Neighbours di LucasArts, uno sparatutto per Super Nes e Megadrive che divenne un vero e proprio cult dell’epoca dei 16 bit, pur non rappresentando uno dei più grossi successi commerciali, al tempo. Lo spirito scanzonato da commedia horror di quel gioco sembra essere stato ereditato in pieno da questo Monster Madness, che unisce ad una struttura da sparatutto pienamente votata al multiplayer, una rappresentazione dei classici clichè horror mediata attraverso uno stile comico-fumettistico. Quello che ne deriva è una sorta di parodia mista di film horror e commedie anni ’80, contenente tutto il repertorio classico del genere: invasione di zombie, alieni, mostri deformi, uomini lupo e altre aberranti figure che si aggirano funeste nella (un tempo) tranquilla suburbia americana media.
Una trama in perfetto stile film da teenager anni 80 non poteva che basarsi su un quartetto di personaggi-simbolo delle avventure giovanili, veri e propri stereotipi: il secchione, la dark girl, il casinista e la cheerleader. La storia viene narrata attraverso delle striscie a fumetti, ed inizia con Zack, il secchione, che è finalmente riuscito ad invitare a casa sua la fascinosa Carrie (la dark girl), di cui è segretamente innamorato e alla quale spera di confidare il suo amore proprio in quell’occasione. Ovviamente, si tratta proprio della serata in cui è destinato accadere di tutto: Andy, il casinista amico di Zack, si presenta sul luogo rovinando tutti i piani del ragazzo, e di lì a poco giunge anche Jennifer, la bellona della scuola, intenzionata a sfruttare il secchione per i suoi compiti. Il momento psuedo-romantico ovviamente precipita in una confusione iniziale, sfociante poi in vero e proprio panico e distruzione, quando all’improvviso si palesa l’invasione degli zombie, costringendo i ragazzi ad imbracciare armi di fortuna e lanciarsi alla volta della stazione di polizia, cercando disperatamente aiuto.

L’alba dei morti dementi

Nonostante la presenza di morti viventi e amenità assortite, non ci troviamo di fronte ad un survival horror. Un sapore nostalgico sovviene durante i primi minuti di gioco, poiché Monster Madness è un action-sparatutto di quelli da vecchia scuola, con azione inquadrata dall’alto e nessun altro scopo oltre alla distruzione forsennata e alla ricerca della fine del livello. Il riferimento al citato Zombies Ate My Neighbours è palese, poiché questo titolo potrebbe tranquillamente rappresentarne il seguito, con grafica in 3D ma con spirito e struttura pressoché inalterati. All’inizio del gioco possiamo scegliere uno dei 4 personaggi a disposizione, ognuno con caratteristiche diverse e con un diverso tipo di attacco-base per gli scontri corpo a corpo, ma la scelta non influenzerà in ogni caso lo svolgersi della (esigua) trama. Partendo dalla casa di Zack, dovremo farci strada fino alla stazione di polizia, attraverso le strade infestate della suburbia, e proseguire poi di livello in livello fino alla fine del gioco, e all’eventuale gran finale. In tutto, si tratta di cinque ambientazioni diverse da attraversare, suddivise a loro volta in vari sottolivelli, per un totale di circa 25 schemi, e 12-14 ore di gioco dichiarate. Seppure siano presenti degli elementi esplorativi, il succo del gioco è l’eliminazione di tutti i nemici presenti sullo schermo. Due sono le inquadrature a disposizione nella modalità in singolo, che cambiano notevolmente l’esperienza di gioco: quella ravvicinata, in terza persona, inquadra il personaggio principale da dietro, e consente dunque di avere sempre davanti agli occhi la porzione di spazio di fronte al protagonista, mentre quella aerea, l’unica disponibile per il multiplayer, ha un’angolazione fissa, e scorre a 360 gradi, seguendo le direzioni intraprese dai personaggi, con diversi livelli di zoom a seconda della distanza tra questi.

L’alba dei morti dementi


Quest’ultima inquadratura può causare diversi problemi: mentre quella ravvicinata segue da vicino i movimenti del giocatore, che si ritrova ad avere l’inquadratura puntata davanti al personaggio, facilitando la mira, quella a “volo d’uccello”, essendo fissa, costringe il giocatore a muovere forsennatamente lo stick analogico sinistro, che indirizza lo sparo del personaggio. Quello che ne deriva è una sorta di “sindrome da Smash TV”, nel quale si deve coordinare in velocità il movimento del proprio avatar (attraverso lo stick destro) e quello della linea di fuoco (con lo stick sinistro). Unito alla generalmente scarsa chiarezza e pulizia che domina nel gioco, soprattutto nelle fasi più concitate, tale sistema di controllo può diventare alquanto fastidioso. Le zone di gioco sono ambientazioni più o meno ampie, esplorabili con una discreta libertà, seguendo l’obiettivo segnalato da una freccia che indica la direzione da intraprendere. Lo schermo sarà, il più delle volte, pieno di nemici di vario genere, che ci verranno incontro a frotte e che dovremo prontamente eliminare. Ogni tanto, l’esplorazione dei livelli viene interrotta da eventi di vario genere: in certi casi tutti gli accessi per proseguire nello scenario vengono chiusi, e i personaggi vengono sottoposti alla “Monster Fest”, ovvero una tempesta di nemici che si abbatte sui nostri eroi, un attacco in massa da respingere eliminando tutti i mostri presenti nella zona, prima di poter proseguire. In altri momenti sarà necessario raccogliere qualche oggetto particolare, prima di poter andare avanti, come una chiave o qualcosa di simile, per cui diverrà necessario porre più attenzione all’esplorazione di ogni angolo della zona di gioco, più che all’eliminazione dei nemici. Altri elementi di stacco, più tradizionali, sono rappresentati dai classici combattimenti contro i boss, che avvengono solitamente in arene ben delimitate e richiedono un impegno (leggermente) maggiore, per essere abbattuti, sebbene non si tratti mai di elaborare strategie di attacco più di tanto complesse.

Monster Fest

La dinamica di gioco è quella tipica dello sparatutto: sebbene siano presenti attacchi corpo a corpo, in generale gli scontri avvengono cercando di mantenere i nemici a distanza, unico modo per sopravvivere contro il numero soverchiante di mostri. A mani nude, è possibile fare affidamento sul proprio attacco di base oppure sulla possibilità di afferrare praticamente ogni oggetto presente all’interno degli scenari. Qui entra in gioco il motore Phisyx di Ageia, che consente una discreta interazione con gli oggetti circostanti, sebbene questa non permetta grandi cose al livello di gameplay. In sostanza, le possibilità offerte si limitano all’afferrare tutti i vari pezzi d’arredamento e di scenario e di scagliarli contro ai nemici. Tuttavia, per la maggior parte del tempo ci troveremo ad utilizzare le armi da fuoco. Queste ci verranno fornite da Larry, una sottospecie di Easy Rider che compare di tanto in tanto all’interno dei livelli con il suo furgone-bancarella, pronto ad offrirci, dietro compenso, un aiuto contro le avversità. Larry, oltre al denaro sotto forma di gemme preziose che si raccolgono nei livelli, ha bisogno del maggior numero possibile di rottami (viti, marmitte, barattoli, tubi ecc.) che troveremo sparsi per ogni livello. Con questi, il nostro fornitore ufficiale potrà costruire, e potenziare via via, nuove armi dall’aspetto ben poco convenzionale come mitragliatrici-sparachiodi, fucili derivati da grondaie, cellulari-laser e così via. Queste armi hanno munizioni limitate, ma data l’abbondanza di rifornimenti (acquistabili o dallo stesso Larry o attraverso delle macchinette distributrici sul percorso), non è necessario fare grande economia di colpi durante tutto il gioco. Il tasto principale da tenere a mente è dunque il grilletto destro, che innesca l’attacco o il fuoco, nel caso si disponga di armi equipaggiate, mentre il sinistro consente di lanciare bombe a mano e molotov dal potere distruttivo superiore. I pochi movimenti alternativi al semplice camminare e sparare sono dati dalla pressione dell’analogico destro, che consente di effettuare piccoli salti per superare bassi ostacoli, e dell’analogico sinistro, che permette di eseguire una veloce schivata nella direzione selezionata. Questi pochi comandi, oltre alla possibilità di cambiare le armi equipaggiate e afferrare gli oggetti dello scenario con il tasto X, sono tutto ciò che è necessario conoscere per proseguire tra i livelli. La dinamica di gioco, ogni tanto, viene modificata dall’introduzione di alcuni mezzi, delle tipologie più disparate, da utilizzare per portare a termine alcune fasi di gioco: una romantica barca a forma di cigno per abbattere i mostri-pirata che infestano il laghetto nel parco, una sorta di super go-kart con mitragliatrice incorporata, per arrivare perfino ad un mech corazzato, costruito assemblando pezzi di un’utilitaria. In altre situazioni ancora, sempre citando il vecchio Zombies Ate My Neighbours, i protagonisti vengono trasformati in bestie di vario genere, come licantropi, mummie, vampiri o zombie che donano per un periodo limitato super-poteri e modalità di attacco differenti.

Mostri da impazzire

E’ piuttosto ovvio che Monster Madness non sia un gioco programmato per assurgere ad alte vette qualitative, all’interno dell’offerta videoludica attuale. La struttura estremamente semplice, e lo stile grafico adottato, dimostrano che più che grandi pretese, lo scopo di Artificial Studios e Immersion Games era quello di creare un gioco divertente e simpatico. Il problema è che Monster Madness è caratterizzato da numerosi difetti, che ne inficiano la qualità globale. Alcuni di questi sono in qualche modo strutturali, e bisogna conviverci dai primi minuti di gioco: prima di tutto la confusione generata dalla telecamera aerea, l’unica disponibile nella modalità multiplayer, rende tutto poco gestibile, anche se con un po’ di abitudine il difetto può essere trascurato, resta il fatto che soprattutto nelle fasi in cui bisogna arrampicarsi verso l'alto, riuscire a fare esattamente quel che si vuole è praticamente impossibile. A questo problema si associa la scarsa fluidità nello scrolling dello scenario, che male si associa alla frenesia dell’azione, ma anche in questo caso non si tratta di problemi determinanti, anche se minano in parte il livello qualitativo del comparto grafico. Quest’ultimo, creato utilizzando il celebre Unreal Engine, non fa gridare al miracolo, ma si difende dignitosamente: il look fumettoso e grottesco dei personaggi e dei mostri svolge bene il suo dovere, mentre gli scenari in certi casi sono decisamente piacevoli, con buoni effetti di illuminazione e riflessi, seppure caratterizzati spesso da scelte cromatiche un po’ discutibili, ma generalmente in linea con l’aspetto caricaturale di tutto il prodotto.
I problemi maggiori sono i bug che compaiono periodicamente durante l’esperienza di gioco e che spesso fanno completamente perdere il controllo della situazione. In alcuni punti la pessima gestione delle collisioni rende impossibile proseguire, poiché non si riesce a saltare un ostacolo che dovrebbe essere tranquillamente alla portata, in altri il respawn automatico fa rinascere il proprio personaggio in un punto dello schermo da cui non si può raggiungere il fulcro dell’azione, creando una situazione di stallo totale. In un caso in particolare, dopo la morte dei personaggi e la loro “rinascita”, la telecamera ha continuato ad inquadrare l’ultima zona di gioco raggiunta, con i protagonisti che sono dunque rimasti totalmente “fuori campo”, senza possibilità di essere controllati, andando quindi incontro ad una veloce eliminazione. Si tratta di errori episodici, certamente, ma la frequenza con la quale sono stati rilevati durante la prova del gioco fa pensare che il periodo di testing a cui è stato sottoposto il prodotto, non è stato assolutamente sufficiente per eliminare i bug presenti nel codice.

Obiettivi Xbox 360

Gli obiettivi di Monster Madness sono disposti in maniera da premiare sia il giocatore più feroce negli scontri con i mostri, che quello maggiormente dedicato all’esplorazione dei livelli. In tutto, si tratta di 50 achievement per un totale di 1000 gamerpoints: alcuni si sbloccano raggiungendo particolari risultati, come "camminare per 1000 chilometri" o "uccidere 10.000 mostri", o ancora "collezionare 72 armi speciali da corpo a corpo". Altri possono essere sbloccati concentrandosi maggiormente sull'eplorazione, come "raccogliere tutte i frammenti di armi" dispersi per i livelli. In generale, alcuni obiettivi, quelli strettamente legati all'avanzamento nel gioco, si raggiungono facilmente, ma molti richiederanno un bel po' di impegno.

Commento

Monster Madness: Battle for Suburbia è un simpatico action game da vecchia scuola, uno sparatutto scanzonato e semplice che risulta abbastanza divertente, soprattutto in multiplayer. Questo sapore, con frequenti citazioni ad alcuni successi del passato, è sicuramente affascinante, come lo stile fumettistico adottato e i riferimenti a certa produzione horror-giovanile del cinema anni ’80. Il gioco offre comunque una buona quantità di livelli ed ore di gameplay, con una piccola modalità online via Xbox Live che consente di scontrarci direttamente contro altri avversari umani.
Tuttavia, Per un gioco che punta tutto sul gameplay veloce e immediato, risultano pesanti i problemi legati all’uso della telecamera e alla scarsa fluidità dell’azione, e altrettanto debilitanti sono i bug presenti, che periodicamente rovinano l’esperienza di gioco. Peccato, con un po’ di cura in più, e un periodo di testing adeguato, Monster Madness avrebbe meritato sicuramente di più.

    Pro:
  • Atmosfera piacevole, ricca di umorismo
  • Divertente, soprattutto in multiplayer
    Contro:
  • Grafica non all'altezza di altre produzioni contemporanee
  • Scarsa fluidità e chiarezza nell'azione
  • Presenza di bug, anche piuttosto gravi